Babilonia

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By RSI - Radiotelevisione svizzeraMusic
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Babilonia episodes

  • Luca Romagnoli

    Il nostro ospite di oggi è un cantautore la cui poetica è da sempre legata a filo doppio al mondo indipendente e alternativo.
    Luca Romagnoli si è distinto prima di tutto come fondatore e autore dei testi di uno dei gruppi più controversi della scena indipendente italiana, il Management, precedentemente noto come Management del dolore post-operatorio, formatosi nel 2006 a Lanciano, in Abruzzo. Dopo aver pubblicato sette album con i Management, dal 2024 Luca Romagnoli si dedica ad un suo progetto solista, di cui ci parlerà in particolare oggi. La Miseria è un album che nasce dalla volontà di distaccarsi dalle proprie sicurezze musicali per mettere al centro dell’attenzione l’errore, utilizzato per esprimere la sua interiorità più profonda. Fondamentale ne La miseria è stato il connubio artistico tra il cantautore e il musicista Fabrizio Cesare, che nonostante la diversa formazione artistica, è riuscito a sintonizzarsi sulla sua stessa frequenza emotiva, sviluppando di getto un lavoro che mette in bella mostra gli istinti più profondi. Proprio da questo incontro è nata la convinzione dell’artista nel dedicarsi all’idea della miseria, dopo aver ricevuto in regalo da Fabrizio il libro La Malora di Beppe Fenoglio. Il fil rouge di questo disco è il fastidio che si prova nei confronti della distanza sempre più evidente tra l’essenza delle cose e la loro apparenza arrogante, dando così vita ad una stimolante fotografia sonora di una società ormai arrivata alla deriva.

    47 min
  • Alessandra Celletti

    È ormai nota la cocciuta predilezione di Babilonia per gli artisti che si sottraggono con una certa agilità ad ogni tentativo di catalogazione, passando trasversalmente da un genere all’altro senza mai perdere la bussola di una personale e fascinosa poetica sonora. Non sfugge a questa regola l’ospite di oggi, Alessandra Celletti, cresciuta musicalmente in ambito prettamente classico ma sempre affamata di esperienze artistiche che si moltiplicano con improvvise deviazioni in territori creativi tutti suoi. Alessandra esordisce come autrice nel 2006 con Chi mi darà le ali, ma è anche apprezzata interprete di un vasto repertorio che include composizioni di Debussy, Ravel, Satie, Gurdjieff, Scott Joplin e Philip Glass. Nel 2007 pubblica The Golden Fly, sedici composizioni originali per piano, seguito, nel 2008 da Way Out, nel quale le sonorità del pianoforte, si fondono alla forza ritmica della batteria. Molte le sue collaborazioni, dall’artista concettuale svedese Paulina Wallenberg Olsson al sassofonista Nicola Alesini fino al compositore inglese Mark Tranmer, con il quale ha pubblicato l’album The Red Pages. Il libero movimento dei suoni ha anche reso possibile l’incontro tra Alessandra Celletti ed uno dei massimi esponenti della musica elettronica sperimentale contemporanea, Hans Joachim Roedelius, con il quale Celletti ha composto l’album Sustanza di cose sperata, uscito nel 2009 in contemporanea ad Alessandra Celletti plays Baldassarre Galuppi, album dedicato ad uno dei cosiddetti “minori” veneti del Settecento. Quanto basta, insomma, per ingolosire ogni amante di promiscuità sonore che si rispetti.

    49 min
  • Inaudito Remixx 23

    L’avventura della nostra arca radiofonica nel mare magnum della musica d’ogni luogo e d’ogni tempo ci riserva ogni settimana una quantità imprevedibile di sorprese, e non di rado ci porta “fuori tempo massimo” al punto da costringerci a tagliare una o più rubriche, per rispettare i tempi di emissione. Si tratta quindi di materiale sovrabbondante, certo, ma non per questo meno prezioso di quello che poi va effettivamente in onda. Ecco perché ci sembra doveroso recuperarlo, di tanto in tanto, riunendolo in puntate particolarissime perché svincolate dall’abituale scansione di rubriche e chiacchierate con gli ospiti. Itinerari ancor più sorprendenti, se possibile, che accumulano in modo sfrenato i balzi temporali e di genere che caratterizzano da sempre le scalette di Babilonia. Non solo, ma gli ospiti e quindi le voci si moltiplicano, e in questo caso sono quelle del virtuoso di oud, cantante e compositore tunisino Ziad Trabelsi, e i cantautori Claudio Domestico, in arte Gnut, e Gianluca Massaroni in arte Massaroni Pianoforti.

    47 min
  • Marco Colonna

    Polistrumentista, compositore e scrittore romano, classe 1978, Marco Colonna è uno dei nomi più in vista del jazz italiano odierno più versato alla sperimentazione. Attivo da oramai vent’anni nei più diversi ambienti musicali, si forma frequentando il conservatorio di Frosinone e seminari con Alfredo Impulliti e Achille Succi, specializzandosi poi nell’esecuzione di musica contemporanea con il maestro Harry Sparnaay. Dedicatario di molte opere per clarinetto basso e clarinetto contrabbasso solo di compositori come Giorgio Colombo Taccani, Dan Di Maggio e Sofia Mikaelyan, si occupa di musica per teatro, cinema e documentari. In ambito jazzistico suona con Andrew Cyrille, Gebhard Ulmann, Omar Tamez, Michele Rabbia, Silvia Bolognesi, Eugenio Colombo e molti altri, ma le sue esperienze abbracciano anche il nuovo folk grazie all’incontro con il gruppo Acquaragia Drom, con cui registra il disco Rom Kaffè. Un’attitudine creativa decisamente babilonica, la sua, che lo rende un ospite perfetto della nostra arca radiofonica. Oggi ci parla tra le altre cose di un lavoro pubblicato di recente e dedicato alle sue radici romane, Valle Aurelia, una suite in duo con il pianista Andrea Centra nella quale si concentra sul suo strumento prediletto, il clarinetto basso.

    46 min
  • Namritha Nori

    La nostra ospite di oggi è una cantante e compositrice davvero babilonica, in senso musicale ma anche geografico. Cresciuta in Italia ma di origini indiane, Namritha Nori vive e lavora infatti tra Padova e Istanbul, e la sua musica è il frutto della ricerca delle sue molteplici radici. Dall’India all’Italia attraverso il Medio Oriente, ama esplorare la contaminazione di culture e influenze musicali che le appartengono, dal mondo arabo alla cultura sefardita, dall’Anatolia della sua Istanbul fino alla musica classica occidentale. Di formazione classica, dopo aver studiato canto lirico fonda a Padova nel 2015 il gruppo Mi Linda Dama con il chitarrista Giulio Gavardi, dedicandosi all’esplorazione del repertorio sefardita. I suoi numerosi viaggi in India, sua terra madre, a Beirut per la musica classica araba e il trasferimento nella città della sua anima, Istanbul, diventano il fulcro principale di creatività e connessioni da cui scaturisce il suo nuovo progetto solistico, nel quale l’artista esprime musicalmente le sue identità, in un mélange originale che guarda al Medio Oriente, alla mediterraneità ma attinge anche al jazz e ai linguaggi moderni. Oggi scopriamo insieme a lei il suo primo album da solista, Traces and roots, che la vede in veste di cantante, compositrice e produttrice, arrangiato e registrato tra Padova e Istanbul e uscito di recente. L’album contiene brani originali su testi in diverse lingue (spagnolo, francese, arabo, greco, dialetto veneto) scritti di suo pugno e cantati con un ensemble di strumenti occidentali e mediorientali.  

    48 min
  • Elio Martusciello

    Oggi accogliamo volentieri sulla nostra arca radiofonica il musicista e compositore napoletano Elio Martusciello, specialista nella produzione e manipolazione elettroacustica dei suoni in tempo reale, ovvero della cosiddetta pratica del live electronics. Docente di musica elettronica al conservatorio di Cagliari, si definisce improvvisatore radicale e ha collaborato con un buon numero di artisti tra i quali Eugene Chadbourne, Alvin Curran, Michel Doneda, Tony Oxley, Evan Parker e Giancarlo Schiaffini. Attivo a fianco del chitarrista inglese Mike Cooper nel duo interattivo Schismophonia, è membro del gruppo d’improvvisazione elettroacustica Taxonomy (con Graziano Lella e Roberto Fega) e del Bindou Ensemble (con Ana-Maria Avram, Chris Cutler, Rhodri Davies, Iancu Dumitrescu e Tim Hodgkinson). Oggi ci parla in particolare del suo più recente lavoro con il batterista Fabrizio Spera e il fisarmonicista Luca Venitucci, ovvero di una delle esperienze più significative del suo percorso artistico, quella del gruppo Ossatura.

    45 min
  • Pierpaolo Ranieri

    Il nostro ospite di oggi è stato definito “uno degli ingredienti segreti del pop italiano” per le sue grandi qualità di turnista, ma in realtà è anche un prolifico compositore e lo ascolteremo nelle vesti di solista. Bassista e contrabbassista, Pierpaolo Ranieri ha registrato centinaia di dischi mainstream in qualità di sessionman ed ha sulle spalle almeno una decade di tour che lo hanno portato ad esibirsi sui palcoscenici più prestigiosi del mondo. Con estrema disinvoltura il suo basso ha accompagnato artisti che vanno dal pop al jazz, passando da Massimo Ranieri a Mike Stern, da Paola Turci a Roberto Gatto, da Tony Hadley ad Arturo Sandoval.
    La sua indole di sperimentatore e cultore dello strumento lo ha spinto negli anni ad espandere il ruolo del basso, rimodellandone il timbro, moltiplicandolo e processandolo attraverso l’utilizzo di misteriose catene di effetti. Allo stesso modo, la musica per immagini è sempre stata per Pierpaolo una fonte di ricerca ed ispirazione. Passione condivisa con il suo produttore Luca Sapio con il quale ha realizzato I Am A Peacock, il suo album d’esordio per Blind Faith Records. Per tutte le nove tracce, il basso elettrico si fa largo deciso e spericolato tra una selva di sintetizzatori modulari e monofonici, disegnando temi, improvvisando e fondendosi con voci misteriose, in un paesaggio sonoro animato da minacciose batterie elettroniche che si fondono con il backbeat di pelli e tamburi. 

    46 min
  • Inaudito Remixx 22

    L’avventura della nostra arca radiofonica nel mare magnum della musica d’ogni luogo e d’ogni tempo ci riserva ogni settimana una quantità imprevedibile di sorprese, e non di rado ci porta “fuori tempo massimo” al punto da costringerci a tagliare una o più rubriche, per rispettare i tempi di emissione. Si tratta quindi di materiale sovrabbondante, certo, ma non per questo meno prezioso di quello che poi va effettivamente in onda. Ecco perché ci sembra doveroso recuperarlo, di tanto in tanto, riunendolo in puntate particolarissime perché in buona parte svincolate dall’abituale scansione di rubriche e chiacchierate con gli ospiti. Itinerari ancor più sorprendenti, se possibile, che accumulano in modo sfrenato i balzi temporali e di genere che caratterizzano da sempre le scalette di Babilonia. Non solo, ma gli ospiti e quindi le voci si moltiplicano, e in questo caso sono quelle dell’attrice e cantante Ottavia Bianchi, dell’autore, bassista e chitarrista Gabriele Ciampichetti, della cantante Monica Pinto e del polistrumentista, musicologo e musicoterapeuta Gianfranco De Franco.

    46 min
  • Fabrizio Emigli

    Interprete autore e compositore romano, classe 1962, il nostro ospite di oggi è attivo sulla scena musicale italiana da molti anni. Fabrizio Emigli ha infatti suonato al mitico Folkstudio, di cui è stato direttore artistico dello spazio giovani, e il suo eclettismo creativo lo ha portato anche a comporre i testi in italiano per numerosi film: “La fabbrica di cioccolato”, “La sposa cadavere”, “Before Sunset – Prima del tramonto”.  Per “La Fabbrica di cioccolato”, in particolare, ha cantato l’intera colonna sonora dando la voce ai nani “umpa lumpa” e ai pupazzi di Willy Wonka. Ha fondato una rivista letteraria, “Mentelocale”, ed associazioni culturali come “Sopra c’è gente”, ha scritto e condotto programmi radiofonici per emittenti private locali, ha interpretato jingles televisivi e radiofonici per Rai e Mediaset. Nel 2007 ha esordito su disco con Stelle In Eccedenza, un album autoprodotto, e l’anno seguente è stato finalista del prestigioso concorso di Musicultura. Oggi ci parla in particolare della sua terza fatica discografica, pubblicata di recente, Faccio sul serio, dieci tracce tra le quali una cover di Francesco De Gregori che mostrano un cantautore classico intento a raccontare di emozioni quotidiane.

    45 min
  • Chiara Ianniciello

    Si intitola semplicemente Chiaré il disco d’esordio, omonimo, della nostra ospite di oggi, cantautrice e contrabbassista salernitana, vincitrice della 19esima edizione del Premio Bianca d’Aponte con Zanzare, il singolo che ha anticipato l’uscita dell’album. Chiaré, all’anagrafe Chiara Ianniciello, classe ’99, è nata e cresciuta in un piccolo paesino dell’agro nocerino-sarnese e oggi vive a Roma, dove si è formata in canto jazz e contrabbasso classico. Nonostante la giovane età mostra già una vena creativa definita, spazia tra i generi conciliando sonorità tipiche degli anni ’80 con quelle contemporanee, creando un suono unico e affascinante che ricorda gli artisti ai quali si ispira, tra i quali Lucio Battisti, Edoardo De Crescenzo e Pino Daniele. «Tutto è cominciato circa tre anni fa – ricorda Chiaré – Ernesto Massimino Voza e io Siamo partiti da un sound che in qualche modo non mi apparteneva davvero, e dopo lunghe prove, ascolti e ricerca siamo arrivati a quello che per noi sembrava essere quello adatto a me. Peppe Maiellano che ha arrangiato il disco ha chiuso il cerchio. Il disco ha un suo filo conduttore: l’amore». Nei suoi testi alterna italiano e napoletano, come sentiremo, e nei curatissimi arrangiamenti delle sue canzoni i colori del sound napoletano si uniscono alle note del jazz dando vita ad una cifra espressiva già ben definita, che lascia intravedere notevoli potenzialità artistiche. 

    47 min

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