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L’avventura della nostra arca radiofonica nel mare magnum della musica d’ogni luogo e d’ogni tempo ci riserva ogni settimana una quantità imprevedibile di sorprese, e non di rado ci porta “fuori tempo massimo” al punto da costringerci a tagliare una o più rubriche, per rispettare i tempi di emissione. Si tratta quindi di materiale sovrabbondante, certo, ma non per questo meno prezioso di quello che poi va effettivamente in onda. Ecco perché ci sembra doveroso recuperarlo, di tanto in tanto, riunendolo in puntate particolarissime perché svincolate dall’abituale scansione di rubriche e chiacchierate con gli ospiti. Itinerari ancor più sorprendenti, se possibile, che accumulano in modo sfrenato i balzi temporali e di genere che caratterizzano da sempre le scalette di Babilonia. Non solo, ma gli ospiti e quindi le voci si moltiplicano, e in questo caso sono quelle della chitarrista Eleonora Strino, del batterista Giovanni Lo Cascio e della pianista Stefania Tallini.
L’avventura della nostra arca radiofonica nel mare magnum della musica d’ogni luogo e d’ogni tempo ci riserva ogni settimana una quantità imprevedibile di sorprese, e non di rado ci porta “fuori tempo massimo” al punto da costringerci a tagliare una o più rubriche, per rispettare i tempi di emissione. Si tratta quindi di materiale sovrabbondante, certo, ma non per questo meno prezioso di quello che poi va effettivamente in onda. Ecco perché ci sembra doveroso recuperarlo, di tanto in tanto, riunendolo in puntate particolarissime perché svincolate dall’abituale scansione di rubriche e chiacchierate con gli ospiti. Itinerari ancor più sorprendenti, se possibile, che accumulano in modo sfrenato i balzi temporali e di genere che caratterizzano da sempre le scalette di Babilonia. Non solo, ma gli ospiti e quindi le voci si moltiplicano, e in questo caso sono quelle della cantante Petra Magoni, del sassofonista Enzo Favata e del cantautore e chitarrista romano Sergio Caputo.
Un uomo, un violoncello. Si potrebbe definire semplicemente così, il nostro ospite di oggi: violoncellista d’assalto. Luca Tilli ha studiato lo strumento con il maestro Michele Chiapperino, e dopo diverse esperienze in orchestra la sua attività concertistica e di studio nel campo della musica contemporanea e dell’improvvisazione lo ha portato a collaborare con il violoncellista americano Tristan Honsinger. Dal 2005 la sua attività si è concentrata sulla musica d’avanguardia, collaborando stabilmente in trio con Luca Venitucci e Fabrizio Spera e partecipando a vari festival con Sebi Tramontana, Paul Lytton, John Edwards, Phil Minton, Lol Coxhill, Mike Cooper e altri. Ha suonato nell’ensemble B for Bang di Katia Labèque, nel lavoro discografico di Zu The Left Hand Path (Trost Records 2014) e nell’ensemble Kammermusik di Giancarlo Schiaffini, ma questi sono solo alcuni esempi di una parabola creativa che lo porta a lavorare anche in ambito teatrale, con la compagnia Biancofango e, dal 2009, come musicista e performer al fianco dell’attrice e regista Federica Santoro. Oggi ci parlerà in particolare, tra le altre cose, del suo recente progetto in solo, Empty smile.
L’avventura della nostra arca radiofonica nel mare magnum della musica d’ogni luogo e d’ogni tempo ci riserva ogni settimana una quantità imprevedibile di sorprese, e non di rado ci porta “fuori tempo massimo” al punto da costringerci a tagliare una o più rubriche, per rispettare i tempi di emissione. Si tratta quindi di materiale sovrabbondante, certo, ma non per questo meno prezioso di quello che poi va effettivamente in onda. Ecco perché ci sembra doveroso recuperarlo, di tanto in tanto, riunendolo in puntate particolarissime perché svincolate dall’abituale scansione di rubriche e chiacchierate con gli ospiti. Itinerari ancor più sorprendenti, se possibile, che accumulano in modo sfrenato i balzi temporali e di genere che caratterizzano da sempre le scalette di Babilonia. Non solo, ma gli ospiti e quindi le voci si moltiplicano, e in questo caso sono quelle del cantante e polistrumentista Raffaello Simeoni, della violoncellista, chitarrista e cantautrice di origine irlandese Naomi Berrill e del pianista Alfonso Santimone.
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Un anno fa, il 6 novembre 2023, si spegneva a Roma alla veneranda età di 93 anni uno dei grandi pionieri del jazz italiano ed europeo. Qualche mese prima aveva accettato con entusiasmo l’invito sulla nostra arca radiofonica, ma era poi stato costretto a rinunciare per non compromettere il suo già precario stato di salute. Era invece ancora in piena forma nel 2014, quando abbiamo avuto la fortuna di ospitarlo, e oggi per rendergli omaggio riascoltiamo insieme quella puntata di Babilonia. Quello che segue è il comunicato originale:
Con una punta di malcelato orgoglio annunciamo oggi la presenza, a bordo della nostra arca radiofonica, di un personaggio che ha tutte le carte in regola per essere definito “un pezzo di storia del jazz europeo”. Definizione che certo non lo offende, perché Dino Piana è un gran signore oltre che un musicista eccellente. Astigiano, classe 1930, è stato amico e compagno di avventure musicali del “nostro” Flavio Ambrosetti, e come lui ha avuto un figlio trombettista che guarda caso si chiama Franco, che suona con lui e che non a caso è a sua volta ospite di Babilonia. Specialista del trombone a pistoni, che continua a maneggiare con sapiente maestrìa, Piana si è presentato nel 1959 al concorso radiofonico “La Coppa del Jazz” con il Quintetto di Torino, mettendosi immediatamente in luce come solista; ha poi fatto parte del quintetto Basso-Valdambrini e di orchestre radiofoniche e televisive, intensificando sempre più la sua attività e il suo rapporto con il jazz. Scorrere la lunga lista di nomi con i quali ha suonato è semplicemente emozionante: da Chet Baker a Slide Hampton, da Kenny Clarke a Charlie Mingus, da Paco de Lucía a George Coleman, passando per l’altro grande trombonista Kai Winding (con cui ha inciso il disco Duo Bones). Ha suonato inoltre nelle big bands di Thad Jones, Mel Lewis, Bob Brookmeyer. Come quasi sempre accade a Babilonia, anche oggi riusciremo ad attraversare solo uno spicchio dell’universo artistico del nostro ospite, che da parte sua si mostra assai generoso nell’elargire aneddoti e riflessioni e nel commentare l’eccentrica scaletta del nostro babilonico itinerario sonoro.
Prima emissione: maggio 2014
Il nostro ospite di oggi è un cantautore originario della provincia di Latina e romano d’adozione, attivo da oltre un decennio con tre solidi album alle spalle e un nuovo lavoro che non vede l’ora di presentarci. Emanuele Galoni, in arte Galoni, è docente di italiano per vocazione e professione, e fin dal suo album d’esordio del 2011, “Greenwich” (2011), ha attirato l’attenzione della critica grazie alla qualità del suo progetto e al suo stile di scrittura, con il quale ha saputo costruire un immaginario narrativo poetico e urbano, combinando la radice tipica della tradizione cantautorale italiana con sonorità di matrice nordeuropea. Rientra in studio nel 2013 per il secondo album, “Troppo bassi per i podi”, che racconta ed esprime una sorta di realismo magico di provincia, dove alla rassegnazione a una consuetudine alienante si contrappone una massiccia dose di follia e di surrealismo, che attraverso un costante dialogo riescono a rendere la quotidianità indolore e a trasformarla “in qualche straccio di futuro”.
Nel 2018 esce “Incontinenti alla deriva”, il terzo disco di inediti, che consolida l’ottimo riscontro della critica nei confronti della sua poetica, confermando Galoni come autore capace e originale. Il lavoro è un concept album che riflette sulle anomalie del periodo storico attuale e sulla omologazione del tempo. Noi ci occuperemo in particolare del suo lavoro più recente, “Cronache di un tempo storto”, che ruota intorno al concetto di casa e riflette con un approccio giornalistico e diaristico.
L’avventura della nostra arca radiofonica nel mare magnum della musica d’ogni luogo e d’ogni tempo ci riserva ogni settimana una quantità imprevedibile di sorprese, e non di rado ci porta “fuori tempo massimo” al punto da costringerci a tagliare una o più rubriche, per rispettare i tempi di emissione. Si tratta quindi di materiale sovrabbondante, certo, ma non per questo meno prezioso di quello che poi va effettivamente in onda. Ecco perché ci sembra doveroso recuperarlo, di tanto in tanto, riunendolo in puntate particolarissime perché svincolate dall’abituale scansione di rubriche e chiacchierate con gli ospiti. Itinerari ancor più sorprendenti, se possibile, che accumulano in modo sfrenato i balzi temporali e di genere che caratterizzano da sempre le scalette di Babilonia. Non solo, ma gli ospiti e quindi le voci si moltiplicano, e in questo caso sono quelle della cantante violinista Elena Paparusso, del contrabbassista Roberto Villa e dell’attore e voce degli Almamegretta, Gennaro Della Volpe in arte Raiz.
I nostri itinerari sonori, come sempre bizzarri e imprevedibili, girano oggi a sorpresa intorno alla tragedia Salomè di Oscar Wilde, ripresa in modo davvero originale nel concept album Il bacio - Rise and fall of Salomè firmato dai nostri ospiti, Monica Pinto e Salvio Vassallo. Un album che segna il ritorno alla collaborazione della cantante e cantautrice Monica Pinto con il musicista e produttore Salvio Vassallo, che dopo anni di lavoro comune all’interno del gruppo partenopeo Spaccanapoli, di cui Monica Pinto è stata co-fondatrice e voce solista, oggi realizzano insieme un progetto discografico in cui si fondono elementi della musica tradizionale campana con un linguaggio musicale contemporaneo, conservando così un rapporto di continuità con la band di provenienza. Tuttavia in questo lavoro tutti i brani sono originali e l’elemento tradizionale, che si arricchisce altresì di accenni alla musica antica, si combina con l’utilizzo di sonorità elettroniche singolari e timbri sonori costruiti e manipolati, anche a partire da suoni acustici. Il lavoro di produzione, realizzato da Salvio Vassallo, segue il solco dei suoi audaci progetti in cui ha rielaborato musiche di Luciano Berio, Claudio Monteverdi e brani tratti dal repertorio della tradizione campana con un sapiente quanto massiccio uso dell’elettronica.
Il nostro ospite di oggi è un pianista, compositore e arrangiatore romano, classe 1969, che ha approcciato lo studio del pianoforte classico all’età di 8 anni. Ben presto, però, Alessandro Gwis si avvicina al jazz e alla musica improvvisata
e comincia quindi ad approfondire l’uso del sintetizzatore e delle tastiere elettroniche.
Dal 1988 svolge un’intensa attività professionale: è membro del gruppo Aires Tango sin dalla sua fondazione, al fianco di Javier Girotto, e nel 2006 ha pubblicato il suo primo lavoro da solista, in trio con Luca Pirozzi e Armando Sciommeri. Collabora con i più illustri esponenti del jazz italiano e non solo, da Paolo Fresu e Antonello Salis a Cuong Vu e Paul McCandless, da Enrico Rava e Maria Pia de Vito a Gianni Coscia, Gege’ Telesforo e Ben Sidran, per non citarne che alcuni. Ha inoltre composto ed eseguito musica per il cinema, per la televisione e per la danza, e ha suonato ha collaborato con diversi cantanti di musica leggera, tra i quali
Gianni Morandi, Massimo Ranieri, Patty Pravo, Sergio Endrigo, Lucio Dalla e molti altri. Gli argomenti per chiacchierare con lui non mancheranno, insomma, così come le sorprese sonore che animano ogni settimana le nostre babiloniche scalette.
L’avventura della nostra arca radiofonica nel mare magnum della musica d’ogni luogo e d’ogni tempo ci riserva ogni settimana una quantità imprevedibile di sorprese, e non di rado ci porta “fuori tempo massimo” al punto da costringerci a tagliare una o più rubriche, per rispettare i tempi di emissione. Si tratta quindi di materiale sovrabbondante, certo, ma non per questo meno prezioso di quello che poi va effettivamente in onda. Ecco perché ci sembra doveroso recuperarlo, di tanto in tanto, riunendolo in puntate particolarissime perché svincolate dall’abituale scansione di rubriche e chiacchierate con gli ospiti. Itinerari ancor più sorprendenti, se possibile, che accumulano in modo sfrenato i balzi temporali e di genere che caratterizzano da sempre le scalette di “Babilonia”. Non solo, ma gli ospiti e quindi le voci si moltiplicano, e in questo caso sono quelle del violinista Alessandro Bonetti, dello sperimentatore elettronico Vinx Scorza e del mitico chitarrista di Paolo Conte, Jimmy Villotti.
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Un invito a viaggiare senza bussola nel mare magnum della musica d’ogni tempo e d’ogni luogo, a bordo di un’arca radiofonica guidata da due timonieri onnivori e tenacemente curiosi, con un ospite…