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È da una settimana che, verso sera, in diverse località dell’Irlanda del Nord si verificano disordini e scontri con la polizia. In prima battuta, sono stati gruppi radicali unionisti a fomentarli a causa della decisione della polizia locale di non procedere penalmente contro le violazioni delle regole del lockdown anti-Covid compiute da centinaia di attivisti repubblicani e dirigenti dello Sinn Fein, in occasione del funerale di uno storico ex esponente di spicco dell'Ira.
Le violenze, che hanno causato il ferimento di oltre 50 poliziotti, hanno registrato la condanna unanime del governo locale dell'Irlanda del Nord, nella sua componente unionista, guidata dalla prima ministra del Dup, Arlene Foster, come di quella repubblicana, capeggiata dalla vicepremier dello Sinn Fein, Michelle O'Brian.
Sullo sfondo, oltre al caso del funerale, pesano peraltro le conseguenze della Brexit: in particolare i malumori del fronte unionista contro gli accordi firmati dal governo Johnson con l'UE per garantire il mantenimento del confine aperto fra Irlanda del Nord e Repubblica d'Irlanda - previsto dagli storici accordi di pace del Venerdì Santo 1998 - anche a costo di accettare controlli amministrativi doganali sulle merci europee in transito alla frontiera interna fra Ulster e resto del Regno Unito. Tali controlli, per gli unionisti, costituiscono una minaccia per il legame con Londra.
Dal canto suo, Boris Johnson, con la sua rapida campagna vaccinale ha fatto ammutolire i critici che - in patria e all’estero - lo consideravano capace solo di sparate retoriche e bluff negoziali, ma del tutto impreparato ad affrontare la pandemia. Il vaccino AstraZeneca, di cui si è tanto parlato in questi giorni, è stato la chiave di volta di questo successo. Le restrizioni anti-covid saranno allentate tra pochi giorni ed i sondaggi danno l’apprezzamento di Boris e dei conservatori in chiaro rialzo. Tutto ciò, tuttavia, non sembra funzionare in Irlanda del Nord e, nel contempo, si registra un crollo delle esportazioni verso l’UE.
Come stanno andando dunque le cose nel Regno Unito post-brexit? Ne discutiamo con:
Nicol Degli Innocenti, corrispondente da Londra de Il Sole 24 Ore;
Antonello Guerrera, corrispondente da Londra per Repubblica e inviato a Belfast;
Piers Ludlow, professore di Storia alla London School of Economics;
Haig Simonian, co-presidente della camera di commercio Svizzera - Regno Unito.
Modem su Rete Uno alle 8.20, in replica su Rete Due alle 19.25. Ci trovate anche sul Podcast e sulle app: RSINews e RSIPlay
By RSI - Radiotelevisione svizzera5
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È da una settimana che, verso sera, in diverse località dell’Irlanda del Nord si verificano disordini e scontri con la polizia. In prima battuta, sono stati gruppi radicali unionisti a fomentarli a causa della decisione della polizia locale di non procedere penalmente contro le violazioni delle regole del lockdown anti-Covid compiute da centinaia di attivisti repubblicani e dirigenti dello Sinn Fein, in occasione del funerale di uno storico ex esponente di spicco dell'Ira.
Le violenze, che hanno causato il ferimento di oltre 50 poliziotti, hanno registrato la condanna unanime del governo locale dell'Irlanda del Nord, nella sua componente unionista, guidata dalla prima ministra del Dup, Arlene Foster, come di quella repubblicana, capeggiata dalla vicepremier dello Sinn Fein, Michelle O'Brian.
Sullo sfondo, oltre al caso del funerale, pesano peraltro le conseguenze della Brexit: in particolare i malumori del fronte unionista contro gli accordi firmati dal governo Johnson con l'UE per garantire il mantenimento del confine aperto fra Irlanda del Nord e Repubblica d'Irlanda - previsto dagli storici accordi di pace del Venerdì Santo 1998 - anche a costo di accettare controlli amministrativi doganali sulle merci europee in transito alla frontiera interna fra Ulster e resto del Regno Unito. Tali controlli, per gli unionisti, costituiscono una minaccia per il legame con Londra.
Dal canto suo, Boris Johnson, con la sua rapida campagna vaccinale ha fatto ammutolire i critici che - in patria e all’estero - lo consideravano capace solo di sparate retoriche e bluff negoziali, ma del tutto impreparato ad affrontare la pandemia. Il vaccino AstraZeneca, di cui si è tanto parlato in questi giorni, è stato la chiave di volta di questo successo. Le restrizioni anti-covid saranno allentate tra pochi giorni ed i sondaggi danno l’apprezzamento di Boris e dei conservatori in chiaro rialzo. Tutto ciò, tuttavia, non sembra funzionare in Irlanda del Nord e, nel contempo, si registra un crollo delle esportazioni verso l’UE.
Come stanno andando dunque le cose nel Regno Unito post-brexit? Ne discutiamo con:
Nicol Degli Innocenti, corrispondente da Londra de Il Sole 24 Ore;
Antonello Guerrera, corrispondente da Londra per Repubblica e inviato a Belfast;
Piers Ludlow, professore di Storia alla London School of Economics;
Haig Simonian, co-presidente della camera di commercio Svizzera - Regno Unito.
Modem su Rete Uno alle 8.20, in replica su Rete Due alle 19.25. Ci trovate anche sul Podcast e sulle app: RSINews e RSIPlay

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