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La storica apertura della Securities and Exchange Commission agli ETF spot su Bitcoin, con il conseguente ingresso sui mercati finanziari Usa di 11 ETF, ha comprensibilmente fatto il giro del mondo. Se n’è parlato un po’ ovunque, soprattutto in Europa e Stati Uniti. Come hanno reagito, in particolare, i giornali italiani?
Nella settimana successiva all’approvazione gli articoli usciti sono stati decine contando anche quelli che hanno riportato puramente la notizia in forma di cronaca. Ho quindi selezionato solo i principali commenti ed editoriali, per rendere l’idea della reazione della nostra stampa.
I protagonisti dei sei articoli selezionati sono Sole 24 Ore, Milano Finanza e Corriere della Sera. Partiamo dagli esempi virtuosi.
Sono passati più di 10 anni da quando la SEC - Securities and Exchange Commission, il regolatore dei mercati finanziari Usa - ha ricevuto la prima richiesta di approvazione di un ETF spot su Bitcoin. Era il luglio del 2013 e la domanda arrivava dai gemelli Winklevoss.
Da allora le peripezie del primo prodotto finanziario in terra statunitense che offrisse un’esposizione diretta al prezzo di bitcoin sono state innumerevoli. Dalla vicenda Grayscale, che più volte ha provato a convertire il proprio trust (GBTC) in un ETF, arrivando persino a battere in tribunale la SEC, fino all’affondo di BlackRock (IBIT), l’idea di poter comprare prodotti legati al prezzo spot di bitcoin a Wall Street si è via via sempre più intensificata.
Fino a mercoledì 10 gennaio 2024, giorno in cui la SEC ha dato ufficialmente il via libera a 11 ETF spot su Bitcoin. Come riportato da Atlas21, che ha analizzato le diverse caratteristiche di tutti i prodotti, tra i gestori figurano proprio BlackRock e Fidelity, due tra i più grandi asset manager al mondo.
Cosa succederà ora? Qualcuno teme che lo zampino della grande finanza possa compromettere Bitcoin, altri ne vedono i lati positivi, in particolare dal punto di vista dell’attrattività dell’asset. Ciò che è certo è che non si smetterà di parlare di adozione istituzionale.
Libro: Too Big To Fail
Autore: Andrew Ross Sorkin
Editore: Penguin Books (edizione originale) - De Agostini per l’edizione italiana (2010)
Anno di pubblicazione: 2009
"Ufficio del Segretario Paulson. Attenda, per favore", disse Christal West al telefono dall'ufficio del Segretario del Tesoro degli Stati Uniti Hank Paulson. Erano solo le 8 del mattino, ma era già sommersa di chiamate. La decisione di Paulson di invitare le 'Big 9' di Wall Street a Washington, senza dare loro alcun indizio su quale potesse essere l'agenda, non stava andando particolarmente bene.
I dirigenti di Wall Street non furono gli unici invitati confusi; anche la Casa Bianca venne lasciata all'oscuro dei dettagli della convocazione di Paulson. Si trattava forse della riunione più importante della storia che si fosse mai tenuta al Palazzo del Tesoro e Christal West era la coordinatrice. Inviò un’e-mail a Stafford Via, un consigliere senior del Tesoro: "Dobbiamo trovare una soluzione logistica. Penso che avremo bisogno di qualcuno fuori dal cancello e appena davanti alla porta per indirizzarli verso il terzo piano. Inoltre, potremo utilizzare le piccole sale conferenze e la sala di ricevimento diplomatica come sale di attesa, se necessario".
Alle 9.19 inviò un'e-mail agli assistenti di tutti i nove Ceo di Wall Street, con le istruzioni su cosa avrebbero dovuto fare dopo essere stati accompagnati tra la Quindicesima Strada e Hamilton Place: "Dovranno procedere a piedi lungo Hamilton Place fino al Gate per entrare nell'edificio. Dovranno mostrare un documento d'identità con foto (una patente di guida va bene)".
Nonostante gli sforzi di West, la confusione regnava ancora. "Avete un elenco di chi parteciperà all'incontro delle 15.00?". Calvin Mitchell, responsabile delle comunicazioni del presidente della Fed di New York Timothy Geithner, chiese al capo del personale del Tesoro, Jim Wilkinson. "State già confermando chi è invitato?". Anche un'ora prima dell'incontro, gli amministratori delegati stavano ancora cercando di capire di che cosa si sarebbe parlato. "Qualche idea su quali saranno gli argomenti dell'incontro delle 15.00?" Steven Berry, responsabile delle relazioni governative di Merrill, chiese in un'e-mail a Wilkinson.
Libro: For a New Liberty: The Libertarian Manifesto
Autore: Murray Rothbard
Editore: Ludwig von Mises Institute
Anno di pubblicazione: 1973
Il governo, negli Stati Uniti e altrove, per secoli ci ha fornito alcuni servizi essenziali e necessari, servizi che quasi tutti ammettono essere importanti: difesa - compresi esercito, polizia e tribunali - vigili del fuoco, viabilità, acqua, fognature e smaltimento dei rifiuti, poste, ecc. Lo Stato si è talmente insediato nella mente dell'opinione pubblica con la fornitura di questi servizi che un attacco al finanziamento statale appare a molti come un attacco al servizio stesso.
Così, se si sostiene che lo Stato non dovrebbe fornire servizi giudiziari e che l'impresa privata sul mercato potrebbe fornire tali servizi in modo più efficiente e più morale, le persone tendono a pensare che ciò significhi negare l'importanza dei tribunali stessi.
Concorrenza vs Monopolio: incentivi opposti
Conflitti vs Mercato
Se il governo fornisce servizi in regime di monopolio - ad esempio, nel settore dell'istruzione o dell'approvvigionamento idrico - qualsiasi decisione il governo prenda viene imposta in modo coercitivo alla minoranza sfortunata, sia che si tratti di politiche educative per le scuole (integrazione o segregazione, progressiste o tradizionali, religiose o laiche), sia che si tratti del tipo di acqua da vendere.
Dovrebbe essere chiaro che non si verificano discussioni così feroci quando ogni gruppo di consumatori può acquistare i beni o i servizi che richiede. Non ci sono battaglie tra i consumatori, ad esempio, sul tipo di giornali da stampare, chiese da fondare, libri da stampare, dischi da commercializzare o automobili da produrre.
Qualsiasi cosa venga prodotta sul mercato riflette la diversità e la forza della domanda dei consumatori.
C'è un ciclo vecchio come la civiltà, al centro sia della politica che dell’economia: si tratta dell'accumulo esponenziale del debito e degli inevitabili azzeramenti finanziari che si verificano quando il debito raggiunge un punto di rottura sociale.
Il motivo per cui il ciclo è così antico e ripetitivo è che la natura esponenziale del debito finanziario è in qualche modo in conflitto con la natura umana, toccando anche le profonde questioni sociali di ciò che in definitiva dobbiamo gli uni agli altri.
“Possiamo ricostruire Internet”.
E’ questo che ha pensato Jeff Gardner, sviluppatore statunitense che vive in Italia da 14 anni, quando ha compreso le potenzialità di Nostr, il protocollo di comunicazione creato nel 2020 fiatjaf e descritto nella fermata #72.
Dopo aver lavorato per 15 anni nel mondo delle startup ha scoperto prima Bitcoin e poi, alla fine del 2022, Nostr.
Da gennaio ha iniziato a sviluppare client e applicazioni per il protocollo, attività che oggi costituisce il suo principale impegno professionale. Come racconta lui stesso, non è il solo: “Direi che almeno 100 persone lavorano su Nostr, non esattamente a tempo pieno ma impegnati in progetti abbastanza conosciuti o utilizzati”.
L’intera intervista a Jeff Gardner è disponibile su YouTube, quanto segue è un riassunto delle parti più significative.
Mettere d’accordo il mondo intero sul funzionamento di una tecnologia priva di un coordinamento unitario è un’impresa fantascientifica.
Ci è riuscito Satoshi Nakamoto nel 2009, trovando il modo di far concordare tutti i membri di un network sull’ordine temporale delle transazioni che vi avvengono, senza affidarsi a una terza parte. La scoperta, che risponde al nome di Bitcoin, è una rivoluzione copernicana che incontra economia, società, politica ed energia e che il mondo sta gradualmente iniziando a conoscere.
Il numero crescente di individui che utilizzano Bitcoin, tuttavia, porta con sé la naturale tendenza alla ricerca di un modo per efficientare le operazioni. Da qui, per esempio, nasce il Lightning Network, una soluzione pensata per migliorare la scalabilità di Bitcoin senza compromettere la distribuzione della sua blockchain. Da qui nascono anche le mining pool, nate per rendere più affidabile il flusso di ricavi proveniente dal mining.
Come insegnato dal Trilemma, però, scalabilità ed efficienza vanno a braccetto con la centralizzazione.
Secondo chi vi scrive oggi Bitcoin affronta tre problemi principali che spingono verso una crescente centralizzazione. La buona notizia è che per tutti e tre i casi stanno nascendo (o sono già nate) le rispettive soluzioni.
“E’ illegale scambiare Ordinals (titoli non registrati) in El Salvador. Lo stesso vale per gli NFT”.
A scriverlo su Twitter, lo scorso 6 dicembre, è Max Keiser, senior advisor del presidente di El Salvador Nayib Bukele. L’affermazione arriva in un momento in cui è acceso il dibattito su Ordinals, Inscription e, più in generale, transazioni che includono dati arbitrari sulla blockchain di Bitcoin, aumentando il costo delle commissioni. Ma, al di là dell’oggetto della discussione, il protagonista di questa puntata è l’autore del tweet.
Max Keiser è semplicemente uno tra i più popolari volti che, nel mondo intero, vengono associati a Bitcoin. Ed è un vero peccato perché un tale personaggio ha ben poco a che vedere con quei valori libertari che caratterizzano la cultura sottostante a Bitcoin.
Dalla carriera in Wall Street alla critica nei confronti del sistema finanziario tradizionale, dalla popolarità raggiunta con Russia Today alla promozione della shitcoin ispirata al suo nome, fino al ruolo di alfiere della propaganda di governo in El Salvador. Quella di Max Keiser è la storia di un uomo che ha rinunciato alla dignità in cambio della popolarità.
Un commento che si fa passare per studio accademico e una pellicola, che abbiamo già visto decine di volte, si riavvolge facendo ripartire il film daccapo.
Alex de Vries, data scientist presso la banca centrale olandese (DNB), da anni pubblica critiche a Bitcoin che vengono regolarmente smontate - talvolta ridicolizzate - per l’incapacità di comparare dati accurati e raccogliere fonti affidabili.
Una sua caratteristica è quella di pubblicare sempre quelli che vengono definiti dei commenti. Il motivo è che, a differenza degli studi scientifici veri e propri, i commenti non devono essere revisionati per essere pubblicati. In breve: gli studi sono peer-reviewed, i commenti no.
L’ultima trovata è quella dell’impatto sull’acqua, affrontato da de Vries in un commento del 29 novembre intitolato La crescente impronta idrica di Bitcoin.
Di pari passo con la pubblicazione del commento è arrivata la valanga mediatica che, armata di titoli clickbait e ampi paragrafi pronti a prestarsi alla disinformazione, ha perfettamente messo in mostra il meccanismo dell’agenda setting, di cui ho parlato all’ultimo PlanB Forum di Lugano.
Il sito della BBC, in primis, ha subito allertato il mondo che “ogni pagamento in bitcoin utilizza una piscina d'acqua”. Alla fonte britannica si sono unite Euronews, The Verge, Tom’s Hardware, per citarne alcune in lingua inglese. Noi italiani dobbiamo però farci notare e quindi Agi ha deciso di spingersi oltre: “Un bitcoin può svuotare una piscina”.
Lo scorso 23 novembre, come riportato da Atlas21, un utente ha subito un'importante perdita in bitcoin a seguito di un attacco informatico che ha comportato il pagamento di una commissione di transazione sproporzionatamente alta.
La transazione, registrata sulla blockchain di Bitcoin, ha spostato 139.4 bitcoin, pari a circa 5,2 milioni di dollari. Di questi, 83.65 bitcoin, equivalenti a 3.1 milioni di dollari, sono stati destinati alle commissioni. L’evento ha rappresentato il pagamento di commissione più alto mai registrato nella storia di Bitcoin.
Il protagonista dell’episodio è poi comparso su Twitter con l’handle 83_5BTC per condividere la propria esperienza e dichiarando di essere stato vittima di un attacco informatico. Dopo aver trasferito 139 bitcoin in un nuovo cold wallet, ha raccontato, i fondi sono stati rapidamente spostati da qualcun altro verso un altro indirizzo. Di tutti i bitcoin, 55.77 sono finiti nelle mani degli aggressori, mentre il resto è stato utilizzato per la commissione.
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