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5 novembre 2024.
E’ la data in cui si terranno le prossime elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Con ogni probabilità ad affrontarsi saranno nuovamente Joe Biden per i democratici e Donald Trump per i repubblicani.
L’evento non interessa unicamente alla stampa generalista e ai commentatori politici perché avrà, com’è ovvio, grandi implicazioni in tanti ambiti: quello geopolitico, quello bellico, quello economico e non solo. L’esito delle elezioni americane comporterà degli effetti anche per il mondo di Bitcoin.
A sostenerlo è un report di Grayscale Research, il braccio di ricerca del noto fondo emittente dell’ETF GBTC.
Il pattern è noto, ormai lo sapete tutti.
Quando il prezzo di bitcoin subisce delle variazioni significative in poco tempo, arrivano i giornali. Crescita repentina o crollo improvviso del controvalore in dollari attirano come calamite gli articoli dei grandi quotidiani e l’ultima risalita verso gli oltre $70.000 non ha fatto eccezione.
Per capire il sentiment dei principali organi di stampa non serve scandagliare tutti gli articoli di cronaca relativi, per l’appunto, al prezzo, quanto i commenti e le interviste. I protagonisti di questa puntata sono un editoriale del professore della Bocconi Andrea Resti su Affari&Finanza - l’inserto economico settimanale di Repubblica - e l’intervista ad Antonio Simeone sulla Stampa.
Mercato frizzante
Dopo che la SEC aveva approvato gli spot ETF per il mercato statunitense, le aspettative degli osservatori del mercato si erano divise. Alcuni prevedevano un aumento robusto della domanda, mentre altri erano scettici, sostenendo che le notizie sugli ETF fossero già state assorbite dai prezzi e prevedevano così un calo dopo l'annuncio. Hanno avuto ragione i primi, con il prezzo di bitcoin che l’11 marzo ha superato la soglia dei $72.000.
Già l'8 marzo il prezzo aveva superato il precedente massimo storico toccando brevemente i $70.000 sui principali exchange. Una soglia raggiunta dopo un periodo di forte volatilità e uso intenso della leva finanziaria da parte dei trader, che ha visto il mercato oscillare rapidamente. Solo tre giorni prima, il 5 marzo, Bitcoin aveva già tentato di superare il suo ultimo ATH, salendo fino a un nuovo picco prima di subire una correzione del 15%, che aveva portato il prezzo a $59.000: una caduta che aveva innescato liquidazioni per quasi $900 milioni.
Nella fermata #151 abbiamo affrontato la teoria dei giochi, scoprendo le sue basi e come si manifesta nel mining di Bitcoin.
Ma il mining non è l’unico caso-studio. La teoria dei giochi in Bitcoin è ben visibile nel meccanismo degli incentivi che porta alla crescente adozione della tecnologia. La diffusione della scoperta di Satoshi Nakamoto si muove sui binari di un circolo virtuoso che più volte si è ripetuto nella pur breve storia della criptovaluta.
Il circolo virtuoso dell’adozione
Pur non rispettando costantemente l’ordine degli eventi, nel corso degli anni Bitcoin ha dimostrato di seguire un pattern che si auto-alimenta.
La proposta o la scoperta di un potenziale caso d’uso ha preceduto la sua adozione o applicazione, alla quale è seguito un apprezzamento dell’asset, al quale è seguito un aumento della sua visibilità che ha portato alla scoperta di un nuovo caso d’uso.
Il ciclo è osservabile fin dai primi vagiti di Bitcoin, partendo dal White Paper, e arriva fino ai giorni nostri. E’ del tutto verosimile che continui nei prossimi anni.
Contante digitale
Il primo esempio è ovviamente quello del contante digitale, come riportato dallo stesso titolo del White Paper pubblicato il 31 ottobre 2008: A Peer-to-Peer Electronic Cash System.
La ricerca di un contante digitale è durata decenni e Bitcoin è il risultato finale di tale sforzo: è naturale che sia stato proprio questo il primo use-case ipotizzato e adottato.
Non è un caso se ancora oggi la community festeggia la ricorrenza di quello che è a tutti gli effetti il primo vero episodio in cui bitcoin è stato utilizzato come e-cash: l’acquisto di due pizze di Papa John’s per 10.000 bitcoin da parte dello sviluppatore di Laszlo Hanyecz, il 22 maggio 2010. Il Bitcoin Pizza Day, già raccontato nella fermata #31, celebra l’evento storico che ha portato al primo acquisto di un bene con il contante digitale, dando peraltro per la prima volta un valore economico alla moneta: dato che le due pizze erano costate 41 dollari, 1 bitcoin valeva 0,0041 dollari.
A questo evento sono seguiti altri casi simili che hanno implicato un inevitabile aumento del prezzo di bitcoin, essendo quest’ultimo un asset finito. Si arriva così a febbraio 2011, alla cosiddetta dollar parity, con bitcoin che raggiunge la quotazione di un dollaro americano.
I primi siti web e i primi blog dedicati a un pubblico ristretto di appassionati e informatici iniziano a riportare la notizia e a parlare di una nuova valuta che vive esclusivamente online, contribuendo all’aumento di visibilità quest’ultima.
E-commerce e donazioni
Più persone vengono a conoscenza dell’esistenza di uno strumento, maggiore è la possibilità che qualcuno ne scopra un utilizzo a seconda delle proprie competenze. E’ quindi prevedibile che si possa presto capire come la privacy e l’incensurabilità garantite dalla nuova valuta elettronica possano risultare utili per nuove applicazioni.
Nel 2011 nasce Silk Road per mano di Ross Ulbricht, la cui vicenda è approfondita nella fermata #52. Quando chiuderà nel 2013, il sito avrà processato transazioni per un volume in bitcoin equivalente a $214 milioni.
Nello stesso periodo Wikileaks si accorge che il blocco delle donazioni imposto dalla censura di Visa e Mastercard può essere eluso grazie all’e-cash incensurabile e inizia ad accettare bitcoin, che il 13 gennaio 2011 raggiunge un prezzo di $26, salvo poi crollare a $5 nel giro di pochi mesi.
Come nel primo caso, il prezzo fa notizia. La bolla rialzista e il suo scoppio arrivano su Wired che in un articolo di novembre 2011 titola: “L’ascesa e la caduta di Bitcoin”.
Trading
Ci si accorge che certe fluttuazioni del prezzo possono tornare utili per un altro caso d’uso: il trading. Si diffonde sempre di più, quindi, lo strumento che permette l’applicazione di tale caso d’uso: l’exchange. Prende piede la compravendita di bitcoin su Mt. Gox, exchange giapponese che in poco tempo diventa il più utilizzato al mondo. Gli scambi vedono il loro picco nel 2013, quando per la prima volta la criptovaluta sfonda il tetto dei $1.000.
A quel punto è un gioco da ragazzi per Bitcoin finire sul quotidiano più letto del mondo: il New York Times.
Oro digitale
Quando il track record di Bitcoin diventa degno di nota e anche i più grandi giornali del mondo ne parlano, sempre più utenti iniziano a pensare che la tecnologia non sia destinata a sparire facilmente. Perché non prendere un po’ di satoshi e risparmiarli nel lungo periodo? La narrativa dell’oro digitale diventa forse una delle più potenti in assoluto e parte, tanto per cambiare, dai piccoli investitori del mercato retail.
La diffusione dell’hodling si riferisce esattamente a questo: comprare e risparmiare quella che per sempre più persone è una riserva di valore, indipendentemente dalle fluttuazioni di breve periodo.
Il caso d’uso oro digitale ha una storia fatta di fasi. I piccoli hodler fomentano la bolla rialzista del 2017 facendo arrivare il prezzo a $20.000 e portando molti giornali e riviste ad accettare lo status di Bitcoin come oro digitale, come accade con Bloomberg.
A questo punto, con una reputazione lustrata e una visibilità ancora maggiore, arrivano gli adulti. Microstrategy inizia a investire parte delle proprie riserve in bitcoin nel 2020 e un anno dopo il primo Stato dichiara la valuta digitale a corso legale: si tratta ovviamente di El Salvador che decide di impiegare parte del tesoro pubblico nell’asset.
Sono queste mosse che alimentano la rincorsa ai $69.000 giunta a destinazione a novembre 2021 e che rendono Bitcoin sufficientemente maturo anche per i pesi massimi della finanza. Iniziano ad arrivare le prime richieste di approvazione di ETF spot su Bitcoin che, dopo la strenua opposizione della Sec, vengono approvate a gennaio 2024.
Lascio a voi lettori l’impegno di immaginare cosa ci potrebbe aspettare nel prossimo futuro e come potrebbe manifestarsi il circolo virtuoso. In particolare, considerando che ci troviamo all’alba dell’adozione di casi d’uso solo recentemente scoperti. Quelli del mining come strumento per stabilizzare le reti elettriche e come tecnologia per ridurre le emissioni di CO2. Applicazioni affrontate più e più volte in questa newsletter ma la cui efficacia è stata verificata sul campo da non più di tre anni e per cui esiste un mercato sconfinato in cui ben poche aziende si sono ancora lanciate.
Allacciamo le cinture.
Satoshi non può aver pensato a tutto, Bitcoin si è evoluto in modi che il suo inventore non poteva immaginare.
Così come chi vi scrive, in molti lo hanno creduto e continuano a crederlo. In parte è vero, ma in misura molto minore a quanto io pensassi. Il rapporto tra commissioni di transazione e sostenibilità economica del mining, quello tra energia e valore della moneta: aspetti che Satoshi Nakamoto aveva ponderato accuratamente, come emerge dal più grande archivio di suoi scritti mai pubblicato dalla sua scomparsa dai radar.
Le testimonianze
Il contesto è quello del processo britannico che vede schierata la Crypto Open Patent Alliance (COPA) contro Craig Wright, in cui l’associazione no-profit sta tentando di dimostrare in tribunale che l’imprenditore australiano non è Satoshi Nakamoto.
Nel corso delle udienze si sono susseguite varie testimonianze per entrambe le parti e, interpellati da COPA, hanno parlato anche Adam Back e Martti Malmi: il primo Ceo di Blockstream e inventore di Hashcash - la base della Proof-of-Work -, il secondo collaboratore di Satoshi quando Bitcoin stava muovendo i primi passi, nonché l’unico sviluppatore oltre a Satoshi a lavorare sulla seconda versione del software Bitcoin (Bitcoin 0.2).
A sostegno delle testimonianze sono state rilasciate corrispondenze via e-mail sia tra Satoshi e Adam Back che tra Satoshi e Martti Malmi. Dalle sei e-mail tra Adam Back e Satoshi rivelate in tribunale - tutte inviate tra agosto 2008 e gennaio 2009 - emerge come quest’ultimo avesse contattato Back per assicurarsi di eseguire correttamente il riferimento ad Hashcash in quello che sarebbe diventato il white paper di Bitcoin. I due commentano anche B-money, uno dei tentativi di creare una valuta digitale eseguito dal cypherpunk Wen Dai nel 1998.
La maggior quantità di informazioni, tuttavia, si ottiene dall’intera cronologia delle conversazioni tra Satoshi e il suo collaboratore Martti Malmi, conosciuto anche con lo pseudonimo Sirius. Quest’ultimo ha rilasciato oltre 250 pagine di e-mail - consultabili a questo link - e di seguito troverete le parti più significative.
Bitcoin secondo Satoshi
Gran parte dei contenuti più interessanti è riportato nella prima parte delle mail, quella in cui Satoshi risponde ai dubbi che Martti Malmi esprime su Bitcoin, oltre a dargli indicazioni sui lavori da eseguire. Siamo a maggio 2009, a sette mesi dalla pubblicazione del white paper e a soli quattro mesi dalla nascita effettiva di Bitcoin.
Il mercato delle commissioni
Nello scrivere Satoshi non distingue tra i full-node classici e quelli che fanno anche mining, si riferisce anche ai miner con il termine nodi perché all’epoca bastava un semplice laptop per fare mining. Spiega Satoshi:
Non prevedo che le commissioni (di transazione, nda) saranno necessarie a breve, ma se diventerà troppo oneroso gestire un nodo, sarà possibile gestire un nodo che elabori solo transazioni che includono una commissione. Al momento un nodo di questo tipo non otterrebbe nulla, perché nessuno include una commissione, ma se un numero sufficiente di nodi lo facesse, gli utenti otterrebbero una conferma più rapida includendo una commissione. […] La transizione non è comunque controllata da qualche persona a capo del sistema, ma solo da individui che reagiscono alle forze di mercato.
In poche parole Satoshi spiega che se nel 2009 la domanda di blockspace era talmente bassa che per far approvare una transazione non occorrevano commissioni - e gestire un laptop per il mining non implicava costi significativi - in futuro lo scenario sarebbe potuto cambiare. E il cambiamento non sarebbe stato dettato da “qualche persona a capo del sistema” - da un’autorità centrale - ma dalle semplici reazioni degli individui coinvolti alle dinamiche di mercato.
Bitcoin come registro distribuito
Un ragionamento facilmente collegabile al fatto che oggi Bitcoin viene utilizzato non solo per transazioni economiche ma anche come registro distribuito di file arbitrari: “Bitcoin è un server distribuito e sicuro per le transazioni - scrive Satoshi. Poche righe di codice possono creare una transazione con un hash aggiuntivo di qualsiasi cosa abbia bisogno di una marcatura temporale. Dovrei aggiungere un comando per timestampare un file in questo modo”.
Il mercato delle commissioni
Se poi pensiamo che le critiche legate al consumo di energia del mining siano arrivate solamente negli ultimi anni, ci sbagliamo. Lo stesso Malmi dice a Satoshi: “L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è lanciare un sistema il cui design preveda il consumo di elettricità e l’emissione di anidride carbonica”.
Purtroppo - spiega Satoshi - la Proof-of-Work è l'unica soluzione che ho trovato per fare funzionare il contante elettronico peer-to-peer senza una terza parte fidata. […] La PoW è fondamentale per coordinare la rete e prevenire la doppia spesa. Se dovesse crescere fino a consumare molta energia, penso che sarebbe comunque meno dispendioso rispetto all'attività bancaria convenzionale che sostituirebbe. Il costo sarebbe un ordine di grandezza inferiore rispetto ai miliardi in commissioni bancarie che pagano per tutti quegli edifici in mattoni e malta, grattacieli e offerte di carte di credito tramite posta indesiderata.
Un rapporto, quello tra Bitcoin ed energia, che Satoshi aveva ben chiaro potesse rappresentare la realizzazione di quella che Henry Ford teorizzo negli anni ‘20 come “moneta energetica”: “Il valore dei bitcoin - scrive Satoshi - sarebbe relativo all'elettricità consumata per produrli”.
Il difficulty adjustment
Illustrando a Malmi il funzionamento dell’aggiustamento della difficoltà - affrontato in questa newsletter nella fermata #3 - Satoshi spiega un concetto tanto banale quanto affascinante che testimonia l’indipendenza di ogni singolo nodo da tutti gli altri. Provando a capire il meccanismo di emissione di nuovi bitcoin al momento dell’approvazione di ogni nuovo blocco, Malmi obietta che, stando alla legge di Moore, man mano che viene sviluppato hardware più efficiente, l'offerta di bitcoin rischia di aumentare per via dell’aumento della potenza di calcolo a disposizione delle persone.
Satoshi, nell’introdurre forse uno dei meccanismi più affascinanti dell’intero protocollo, scrive molto semplicemente: “In realtà, questo problema è gestito”.
Esiste una media mobile che compensa per lo sforzo totale impiegato in modo che la produzione totale sia una costante. Man mano che i computer diventano più potenti, la difficoltà aumenta per compensare.
Malmi: “Come viene comunicata la difficoltà di ogni blocco attraverso il network e come viene concordata?”
Non è comunicata. La formula è codificata rigidamente nel programma e ogni nodo esegue lo stesso calcolo per sapere quale difficoltà è richiesta per il blocco successivo. Se qualcuno si discostasse dalla formula, il suo blocco non sarebbe accettato dalla maggioranza.
Introdurre una backdoor nelle chat crittografate per ottenere l’accesso alle conversazioni private costituisce una violazione all’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Lo ha stabilito recentemente la Corte Europea per i Diritti Umani, esprimendosi sul caso di Anton Valeryevich Podchasov, un cittadino russo che si era rivolto all’istituzione per contrastare il governo russo.
La sentenza rappresenta un riconoscimento molto importante per la confidenzialità dei rapporti privati in ambito digitale e, in futuro, potrebbe avere conseguenze anche per lo status di Bitcoin.
Domenica 11 febbraio 2024, ore 15:30: a Las Vegas si gioca la 58° edizione del Super Bowl in cui si affrontano i Kansas City Chiefs e i San Francisco 49ers. La partita finirà con la vittoria dei Chiefs 25-22 e le polemiche sulle inquadrature a Taylor Swift durante le pause di gioco, per alcuni eccessive.
Ma non temete, Bitcoin Train non è diventata una newsletter sul football americano. Il motivo per cui cito l’evento è che sette ore prima del calcio d’inizio l’account Twitter ufficiale del Presidente degli Stati Uniti (@Potus), postava un video rivolgendosi a tutti gli americani che avrebbero guardato la partita.
Nel video Joe Biden, seduto su quella che sembra una poltroncina di una sala cinematografica e con qualche pacchetto di snack al proprio fianco, si rivolge direttamente in camera:
Quando avete comprato gli snack per guardare la partita, avrete notato una cosa: le bottiglie delle bevande sportive sono più piccole, il sacchetto di patatine ha meno patatine, ma lo stesso prezzo. Essendo un amante del gelato, ciò che mi fa più arrabbiare è che le confezioni di gelato si siano ridotte nelle dimensioni, ma non nel prezzo. Ne ho abbastanza di quella che chiamano "shrinkflation". È una fregatura. Alcune aziende stanno cercando di rimpicciolire i prodotti poco alla volta, sperando che non ve ne accorgiate. Non fatemi arrabbiare. Il pubblico americano è stanco di essere preso per i fondelli. Chiedo alle aziende di porre fine a questa situazione. Facciamo in modo che le aziende facciano la cosa giusta.
Shrinkflation
Che i comportamenti di Craig Steven Wright fossero quelli di un bugiardo patologico lo sapevano già in tanti; che il suo limite di sopportazione per le umiliazioni fosse inesistente, forse non era ancora chiaro. Lo sta diventando, in modo drammaticamente evidente, nel corso delle udienze del processo che lo vede schierato contro la Crypto Open Patent Alliance, o Copa, un’organizzazione no-profit lanciata nel 2020 dall’azienda Square che include sviluppatori di Bitcoin Core e aziende del settore.
Da quando la Cina ha vietato il mining di bitcoin sul proprio territorio nel 2021, gli Stati Uniti sono diventati il primo Paese al mondo per hash rate. L’industria del mining è cresciuta significativamente in terra americana, in particolare nelle aree in cui la produzione energetica è molto vasta, come il Texas. Era prevedibile, dunque, che prima o poi il governo volesse capire come stessero le cose.
Da lunedì 5 febbraio l’Energy Information Administration (Eia) - l'agenzia statistica del Dipartimento dell'Energia - avvierà una raccolta dati sul consumo di elettricità da parte di società di mining che operano negli Stati Uniti. La ricerca durerà sei mesi.
Fin qui, nulla di strano. Se non fosse che l’Eia ha etichettato l’attività come “emergenziale”. Nel comunicato in cui l’agenzia stessa annuncia l’avvio dell’indagine, si legge:
L'Office of Management and Budget (Omb) ha autorizzato il sondaggio il 26 gennaio 2024, come richiesta di raccolta dati di emergenza.
E’ il 2012 quando la casa di produzione di videogiochi Ndemic Creations rilascia Plague Inc. L’idea è semplice: permettere al giocatore di sviluppare una strategia che gli consenta di creare un virus capace di sterminare l’intera umanità. Il gioco è sia per Android che per iOS e in poco tempo - è il caso di dirlo - diventa virale.
Dall’idea di un’app per smartphone all’ottenimento di centinaia di milioni di download e giocatori, diffusione su Xbox e Playstation e vendita della versione gioco da tavolo: certi risultati non arrivano per caso.
Plague Inc. è un gioco di strategia che non invecchia per un motivo semplice: interpreta perfettamente il concetto di azione e reazione. Fa scegliere al giocatore quali caratteristiche applicare a un virus e, in base a ogni scelta, cambiano i possibili scenari di vittoria e di sconfitta in una partita. Le combinazioni sono innumerevoli.
Che tipo di trasmissibilità ha il virus? Quali sintomi e quali abilità? Da dove farlo partire? Se si diffonde tramite il bestiame meglio farlo nascere in aree geografiche ricche di allevamenti. Il fatto allerterà le autorità locali, le quali prenderanno delle contromisure: il virus andrà dunque fatto evolvere con nuove caratteristiche. In questo modo, a ogni decisione del giocatore corrispondono conseguenze di primo e di secondo ordine che aprono a nuovi scenari per lo svolgimento della partita.
Plague Inc. fa confrontare l’utente con la teoria dei giochi, ovvero la stessa cosa che ha portato BlackRock a richiedere e a ottenere il proprio ETF su Bitcoin.
Confusi? Andiamo con ordine.
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