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Una delle metriche più utilizzare per valutare lo stato di salute del mining è la sua potenza computazionale: in termini più appropriati, l’hash rate. La crescita di quest’ultimo indica che gli ASIC collegati alla rete sono aumentati o sono diventati più efficienti, migliorando la sicurezza del network. Più l’hash rate aumenta, più diventa dispendioso provare a controllare la maggioranza della potenza computazionale per provocare disservizi alla rete. Viceversa, minor hash rate implica minor sicurezza.
Questa metrica importante, tuttavia, non viene misurata in modo accurato. Come dimostrato pochi giorni fa dall’imprenditore e sviluppatore Jameson Lopp al Proof-of-Work Summit di Praga, oggi il margine di errore nel calcolo dell’hash rate è piuttosto ampio.
Quando si parla delle implicazioni sociali di Bitcoin, si fa spesso riferimento a potenziali effetti della sua diffusione che non sempre sono immediatamente evidenti: si tratta di effetti di secondo, terzo e quarto grado che potrebbero cambiare il modo in cui le persone si comportano nella quotidianità. Non si tratterebbe, peraltro, di una novità: la tecnologia ha già cambiato le caratteristiche della nostra vita, più di una volta.
Alzi la mano chi, negli anni '80, non avrebbe trovato folle l'idea che un giorno le persone avrebbero scelto il ristorante in cui andare in base alle valutazioni e alle recensioni su uno schermo digitale.
Chi avrebbe pensato che un giorno non sarebbe stato più necessario prestare attenzione al percorso da fare in auto per raggiungere la propria destinazione, magari imparandolo a memoria, perché un software avrebbe calcolato la strada migliore in base al traffico?
Come avremmo reagito se, negli anni '70, un amico ci avesse detto che in futuro si sarebbe potuto innamorare di una ragazza che non aveva mai visto grazie a dei messaggi di testo elaborati da un software?
L'innovazione cambia le interazioni sociali: lo ha sempre fatto e continuerà a farlo, soprattutto se una tecnologia è particolarmente dirompente.
Gli effetti della diffusione su larga scala del Lightning Network - una tecnologia che consente pagamenti istantanei da una parte all'altra del mondo a costi quasi inesistenti - possono essere estremamente profondi e possono cambiare interi settori. Come primo esempio, in questo articolo parleremo di come il settlement istantaneo potrebbe rivoluzionare il settore edile.
L'industria edile è un ecosistema complesso che coinvolge una molte parti, ognuna con i propri interessi. Questi sono spesso contrastanti e portano a inefficienze, ritardi e aumento dei costi.
Il Lightning Network offre una soluzione per allineare questi interessi.
"A differenza delle criptovalute - e come l’euro di carta - la nuova moneta sarebbe denaro della banca centrale. Il tentativo è di evitare che si moltiplichino le valute private, come il bitcoin, e che la moneta perda il suo carattere pubblico".
A scrivere queste righe è il giornalista Beda Romano sulle pagine del Sole 24 Ore dello scorso 5 settembre, in un articolo intitolato: “Panetta: «Con l’euro digitale più forti economia e autonomia della Ue»”.
Il corrispondente del quotidiano di Confindustria commenta le parole pronunciate il giorno precedente davanti alla Commissione Europea da Fabio Panetta, membro del board della Banca centrale europea e, dal prossimo 1 novembre, governatore di Banca d’Italia.
Non è la prima volta che i giornali descrivono l’euro come una moneta pubblica e, in contrasto, bitcoin come una moneta privata. L’interpretazione fallace può essere comprensibile: intuitivamente l’euro viene emesso da un’istituzione, mentre Bitcoin emerge naturalmente dal libero mercato. Le cose, tuttavia, non sono così semplici.
Africa, Stati Uniti e Cambridge: le novità sul mining
Il continente africano ha tutte le potenzialità per diventare il leader mondiale del mining. Le sconfinate risorse energetiche di cui dispone vengono sfruttate da secoli dalle economie sviluppate, ma Bitcoin potrebbe spostare gli incentivi a favore degli abitanti locali. La diffusione delle minigrid (approfondite in seguito, nda) può offrire accesso all’energia elettrica a larghe fasce della popolazione che abitano in aree remote, ma la loro costruzione incontra forti ostacoli di sostenibilità economica: qui entra in gioco Bitcoin.
Negli Stati Uniti il Massachusetts Institute of Technology (Mit) fa dietrofront sul mining e ammette che può avere anche dei benefici per l’ambiente: mitigazione del gas flaring, stabilizzazione delle reti elettriche, espansione delle reti alimentate da fonti rinnovabili ed economie circolari che riutilizzano il calore in eccesso degli ASIC. A Washington, poi, è stato formato il Digital Power Network: un nutrito consorzio di miner statunitensi che ha l’obiettivo di promuovere il mining di Bitcoin come catalizzatore per gli investimenti nelle energie rinnovabili e nella stabilità della rete elettrica.
Il Cambridge Centre for Alternative Finance (CCAF) - autore del più volte citato Cambridge Bitcoin Electricity Consumption Index (CBECI) - fa mea culpa e riconosce la necessità di rivedere le stime sulle emissioni legate alla generazione di energia elettrica per il mining di Bitcoin.
Daniel Batten, il ricercatore ambientalista che con il suo modello ha da tempo superato quelli di Cambridge, aggiorna numeri e stime.
Il coordinatore costituisce un punto di vulnerabilità. Un attore in possesso di dati relativi ai round di CoinJoin molto ghiotti per le aziende di analisi on-chain come Chainalysis. Le attuali implementazioni del protocollo di CoinJoin - metodologia di transazioni collaborative utilizzata per incrementare la privacy dei bitcoin - non possono farne a meno, ma provano a limitarne i poteri con approcci diversi.
Se nei casi di WabiSabi (Wasabi Wallet) e Whirlpool (Samourai Wallet) spesso il coordinatore è uno, in JoinMarket cambia perché ogni utente può scegliere di vestire i panni del coordinatore. Se quest’ultima implementazione - con i suoi compromessi, in particolare in termini di liquidità - è quella che meglio attenua i rischi del coordinatore, non è però in grado di eliminarli del tutto.
Al panorama delle transazioni collaborative, tuttavia, potrebbe aggiungersi un’altra soluzione pensata per eliminare il ruolo del coordinatore. Si chiama DMix ed è in fase di studio da Fadi Barbàra, ricercatore presso l’Università degli Studi di Torino. Per capire il funzionamento del CoinJoin, i trade-off che caratterizzano le implementazioni attuali e le caratteristiche di DMix, l’ho intervistato.
Finire in carcere su basi probabilistiche.
Reactor, il software proprietario di attività forense on-chain di Chainalysis sta venendo utilizzato per incarcerare sospettati, ma l’azienda nei tribunali non ha fornito prove della sua validità scientifica.
Non solo: “Non è nemmeno in grado di fornire ai tribunali i coefficienti di errore”, spiega a Bitcoin Train L0la L33tz, scrittrice sotto pseudonimo che sta seguendo da vicino il caso che potrebbe accendere i riflettori sull’azienda che detiene il monopolio de-facto della sorveglianza on-chain.
Il caso è quello di Roman Sterlingov, arrestato a Los Angeles nel 2021 dall’IRS - Internal Revenue Service, l’ente USA responsabile della raccolta fiscale - con l’accusa di essere il presunto gestore di un mixer custodial di bitcoin - Bitcoin Fog - tramite il quale avrebbe riciclato $336 milioni. “Bitcoin Fog è definito come un trasmettitore di denaro che operava senza licenza bancaria - spiega L0la L33tz. Poiché Bitcoin Fog non disponeva di protezioni antiriciclaggio, si sostiene che costituisse una forma di riciclaggio di denaro”.
Nonostante i due anni di carcere del sospettato, il caso è ancora alle sue prime battute e l’inizio del processo è stato recentemente rimandato a gennaio 2024. Fin dalle udienze preliminari, però, si è capito che il caso non riguarderà il solo destino di Sterlingov - che si è sempre dichiarato innocente - ma la legittimità stessa dell’operato di Chainalysis.
Era il 7 settembre 2021, giorno di nascita di questa newsletter, quando entrava in vigore la Bitcoin Ley di El Salvador, la legge che rendeva bitcoin valuta a corso legale nel Paese. L’entusiasmo era alle stelle tra gli appassionati, ma la realtà odierna non è rosea come in tanti si sarebbero aspettati.
Dopo un primo periodo in cui il governo locale aveva lanciato il wallet Chivo regalando $30 in bitcoin a chiunque lo installasse - ottenendo un grande risultato in termini di download e di conseguente utilizzo del wallet - oggi in El Salvador quasi nessuno utilizza bitcoin nella quotidianità. I $30 di bonus si sono presto esauriti e il wallet, tormentato da bug e malfunzionamenti, è finito nel dimenticatoio.
Come hanno riportato i Bitcoin Explorers Rikki & Laura nel loro lavoro di reportage dal Paese centroamericano, l’adozione di bitcoin tra la popolazione non solo non è migliorata dai tempi dell’approvazione della legge, è persino peggiorata.
Il dollaro su Bitcoin sarà presto una realtà. Così come lo sarà la possibilità di utilizzare wallet Lightning non-custodial scegliendo liberamente l’Lsp (Lightning Service Provider) a cui delegare la gestione dei canali.
E’ giunta al termine la Baltic Honeybadger 2023, conferenza che rappresenta un appuntamento imperdibile per i più importanti e longevi player del settore. Dalla capitale lettone le notizie da portare a casa sono di fatto tre. Gli sviluppi su RGB - il protocollo che consentirà la tokenizzazione su Bitcoin - quelli sull’Open LSP Model e le novità introdotte da BTCPay Server.
Niente conto in banca? Arriva il dollaro su Bitcoin
Presto sarà possibile detenere e spendere stablecoin su Bitcoin grazie a RGB. Il protocollo, descritto nel dettaglio da Federico Tenga nella fermata #71, prosegue il suo percorso di sviluppo ed è ora compatibile anche con il Lightning Network. Lo stesso Tenga ha illustrato i progressi sul palco della conferenza evidenziandone anche le implicazioni principali. Una, in particolare, ha un potenziale rivoluzionario. L’interazione tra RGB e il Lightning Network permetterà transazioni istantanee e con commissioni bassissime in USDt.
L’incentivo economico che offre Bitcoin fa gola. Non solo ad appassionati ed esperti ma a chiunque sia interessato a migliorare il proprio status. Governi compresi.
El Salvador ha pubblicamente annunciato l’adozione di Bitcoin nel 2021; l’Argentina nel 2022 ha investito in bitcoin come parte di una strategia per diversificare le riserve auree; la Repubblica Centrafricana ha prima abbracciato e poi abbandonato, sotto le pressioni francesi, la legge che avrebbe reso la criptovaluta a corso legale; il fondo pubblico che gestisce le pensioni norvegesi, Norges Bank Investment Management, ha investito in bitcoin lo scorso anno; la stessa cosa ha fatto AP7, il fondo pensione svedese. Quest’ultimo, in particolare, ha dichiarato di averlo fatto come parte di una strategia di investimento sostenibile.
Una mossa tanto coerente quanto audace, quella svedese, data l’abbondanza di quotidiani e opinionisti impegnati a raccontare quanto il mining di Bitcoin sia dannoso per l’ambiente con l’uso astuto di fallacie logiche e dati parziali.
In un’epoca in cui il cambiamento climatico è al centro di ogni dibattito, investire in bitcoin non è ben visto dalla stampa e dall’opinione pubblica, storicamente molto distanti dalle innovazioni. Come godere, dunque, dell’incentivo economico evitando il linciaggio mediatico?
Una risposta la danno il professore Troy Cross e il ricercatore Andrew Bailey nel paper intitolato: Bitcoin carbon-neutral per gli Stati.
Sì, quel Paul Krugman. Quello che nel 1998 disse che Internet avrebbe avuto un impatto sull’economia non superiore a quello del fax.
Entro il 2005 o giù di lì, sarà chiaro che l'impatto di Internet sull'economia non è stato superiore a quello del fax.
Quello che da sempre si è detto molto scettico su Bitcoin, sostenendo che non potesse svolgere efficacemente il ruolo di moneta e di riserva di valore. Ora Paul Krugman sostiene che la Federal Reserve - la banca centrale statunitense - dovrebbe alzare il suo tradizionale obiettivo d’inflazione (2%, come quello della Bce) di un punto percentuale.
Lo fa su Twitter, commentando un editoriale del Wall Street Journal in cui il professore di politiche monetarie ad Harvard Jason Furman sostiene la necessità di rivedere al 3% l’obiettivo d’inflazione a lungo termine.
L’articolo pesa quelli che per il professore sono costi e benefici di un tasso d’inflazione più elevato. Il costo principale sarebbe costituito dalla difficoltà di pianificazione a lungo termine a causa della perdita di potere d’acquisto, il beneficio quello di tamponare le recessioni gravi e stimolare gli investimenti. Questo in ragione del fatto che un obiettivo di inflazione più alto garantirebbe alla Fed maggiore capacità di tagliare i tassi di interesse. Cioè, tradotto in linguaggio comprensibile: abbassare il costo del denaro, quindi aumentare la concessione di crediti, quindi emettere più liquidità in virtù della riserva frazionaria. In sintesi, stampare più soldi.
Il premio Nobel esprime il suo sostegno all’autore scrivendo che la logica del 2% è stata superata da un paio di decenni di esperienza. La ragione dietro questa affermazione, però, non viene specificata.
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