Borghi Fantastici - MITUR

Borghi Fantastici - MITUR

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Borghi Fantastici - MITUR episodes

  • Cessaniti (VB) - Le bocche dell’Inferno
    A volte bastano pochi minuti per distruggere secoli di storia. È quello che è avvenuto a Cessaniti, antico borgo calabrese, completamente raso al suolo da un violento terremoto nel 1905. I sopravvissuti alla tragedia decisero perciò di trasferirsi e ricostruirono le loro casa più a valle, motivo per cui, l’attuale borgo ha appena un secolo di vita.
    Cessaniti è famosa per le sue bellezze naturalistiche - come le Grotte Zungri o le Grotte del Palombaro - e per i numerosi reperti fossili rinvenuti nella cava situata nei pressi del moderno centro abitato.
    Ma è conosciuta per un’altra singolarità, per essere vicina alle bocche dell’Inferno! Ma cosa sono queste bocche infernali?
    Sono delle cavità profonde oltre 40 metri che si spalancano d’improvviso nel terreno, accanto alle radici di giganteschi ulivi secolari. La gente del posto le chiama “vucche du diavulu” o “vucche du ‘mpernu” perché si riteneva che lì sotto vi fosse un accesso per gli inferi. Le correnti calde che fuoriescono dalle cavità sarebbero dunque il respiro del Diavolo in persona!
    Secondo un’altra leggenda, invece, queste voragini sono la dimora dei fajetteji, piccoli folletti vestiti di rosso, violenti, dispettosi, e molto simili ai gremlins dell’immaginario inglese. Assieme a loro ci sarebbe Lamia, un mostruoso rettile che, ogni notte, uscirebbe strisciando per mettersi alla ricerca di sangue umano.
    Un’altra leggenda ancora narra che le bocche dell’Inferno si sarebbero aperte in antichità, facendo sprofondare al loro interno un insediamento greco della zona. Questo avvenimento avrebbe poi dato origine al nome dell’attuale Cessaniti, che deriverebbe da “cessau”, che significa “cessato di esistere”.
    Come avrete intuito, l’imponenza delle bocche dell’Inferno è tale da aver alimentato molti racconti e, immaginiamo che anche voi, dopo averle visitate, non vi priverete della gioia di crearne di nuovi.
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  • Caulonia (RC) - Il palazzo dei diavoli
    Avete mai sentito parlare di Caulonia? Si tratta di uno dei borghi più affascinanti d’Italia! Anticamente era chiamato Castelvetere e pare sia stato fondato dai superstiti di una colonia greca distrutta dalla vicina Siracusa.
    L’attuale borgo è disposto sulle cime di tre colli e, di notte, le sue strade illuminate appaiono come scie di fuoco che si attorcigliano sui pendii scoscesi. Il suo centro storico denota l’influsso bizantino dovuto ai monaci siriani e palestinesi che attorno all'XI secolo transitarono dalla Calabria. Le chiese più moderne sono invece in stile barocco e si affiancano agli opulenti palazzi nobiliari che conservano al loro interno arredi e oggetti d'arte di pregevole fattura.
    Ma la parte più interessante del borgo è un edificio: il Palazzo Asciutti di Martone, residenza signorile, detta anche “palazzo dei diavoli” per via della facciata decorata con altorilievo di figure mostruose. In alto, appena sotto al tetto, fa capolino una inquietante sirena: ha una lunga coda serpentina attorcigliata su sé stessa e alza una mano, come per schermarsi il viso dalla vista del tremendo satiro che le sta a fianco. Questo è alto, magro e irsuto, e sorride malevolo ai passanti che si affrettano nelle strade sotto di lui. Sembra quasi che li stia deridendo, o forse se la sta prendendo con il soldato saraceno del piano di sotto, immobile di fianco alla sua letale lancia. La scultura di un minotauro, poco distante da lui, lo fissa torvo, magari pensando che quella picca sia destinata a lui...
    Sono tanti i pensieri che sorgono, nell’ammirare questa bizzarra facciata. I soggetti degli altorilievi paiono pronti a muoversi appena smetteremo di tenerli d’occhio. Chissà, magari i mostri di Palazzo Asciutti non sono sculture, bensì delle creature pietrificate che un tempo erano vive...
    Come vivi sono i musicisti e i danzatori che d’estate creano la magia del Kaulonia tarantella festival, celebre evento dedicato alla danza calabra per eccellenza. Gli abitanti del borgo saranno contenti di coinvolgervi nei festeggiamenti e grazie ai tanti laboratori potrete anche voi cimentarvi nel ballo.
    Caulonia è una località splendida, che vi conquisterà con il fascino del proprio borgo e le sue tradizioni folkloristiche.
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  • Sezze (LT) - La Femminuccia di Sezze
    Sezze è un borgo sulle colline del Lazio, ai margini della Piana Pontina.
    La sua storia è strettamente collegata a quella dei Romani, che la fondarono nel 382 a. C. per avere una fortezza strategica nel territorio dei Volsci. Durante il medioevo il suo sviluppo fu bruscamente rallentato dalle invasioni barbariche, finché, tra il X e XI secolo, divenne possedimento dello Stato Pontificio. Questo spiega i numerosi reperti archeologici ritrovati nella zona e la grande presenza di edifici religiosi nel borgo. Tra questi segnaliamo la Cattedrale di Santa Maria, la Chiesa di San Bartolomeo e la chiesa di San Pietro; mentre gli edifici civili degni di nota sono certamente palazzo de Magistris e palazzo Normesini.
    Il centro storico di Sezze è un insieme di case strette e strade ripide in cui è divertente perdersi. Tra queste, però, ce n’è una che gode di una brutta fama. Si tratta di via della Libertà, una traversa di via San Carlo, che secondo una leggenda sarebbe infestata da uno spettro. Per poterlo incontrare bisognerebbe attendere la mezzanotte, recarsi sul posto e compiere tre giri intorno ad uno specifico palazzo. Così facendo il fantasma verrebbe richiamato e si mostrerebbe agli occhi dell’incauto visitatore.
    Si dice che il fantasma in questione sia quello di una bambina con la faccia seria e lo sguardo perso nel vuoto. Indosserebbe un antico vestito di pizzo e in mano reggerebbe un ago e un rocchetto di filo. Ogni volta che viene evocata, la bambina, che gli abitanti chiamano “la Femminuccia”, chiederebbe aiuto ai passanti.
    A quanto pare la Femminuccia non trova più la fattoria che un tempo era la sua casa e per questo domanda indicazioni su come raggiungerla. Purtroppo nessuno sa come aiutarla perché Sezze è cambiata nel tempo. La bambina, non ricevendo indicazioni utili, sparirebbe ogni volta nel nulla, talvolta volando via.
    A Sezze sono tanti che dichiarano di non credere alla storia della “Femminuccia”, ma nonostante questo evitano di passare da via della Libertà durante la notte. Nessuno vuole incontrare la bambina fantasma perché sembra che porti sfortuna.
    Passando da Sezze potreste comunque chiedere in giro. Magari riuscirete a parlare con qualcuno che ha incontrato di persona il fantasma.
    Se state pianificando di visitare questo meraviglioso borgo, e siete ghiotti di carciofi, ricordate che il 19 Aprile si tiene la grande fiera del carciofo romanesco, che ravviva le vie di Sezze. Per i più giocherelloni, invece, c’è il museo dei Giocattoli dei Monti Lepini, dove è possibile ammirare dei veri giocattoli dell’epoca contadina.
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  • Bracciano (RM) - La Stanza Rossa di Isabella de’ Medici
    Siamo a Bracciano, nei pressi dell’omonimo lago, considerato uno dei borghi più belli della Tuscia Romana. La particolarità di questo antico centro abitato è che le sue case sono tutte costruite in pietra lavica, ed è per questo che, soprattutto sotto sera, l’ambiente si fa tenebroso.
    Il patrimonio architettonico di Bracciano è ricco di palazzi e chiese, tra questi spicca il Duomo di Santo Stefano, insieme al convento di Santa Maria Novella, che ospita il Museo Civico, ma la meta che andremo a raccontare è poco più avanti, in cima al borgo.
    Stiamo parlando del Castello Orsini-Odescalchi, che troneggia su Piazza Mazzini. È un maniero imponente e romantico, forse per via delle piante rampicanti che lo ricoprono e che cambiano colore di stagione in stagione.
    Venite, superiamo l’ingresso. Dovete sapere che questo castello è stato edificato nel XV secolo sui resti di una rocca preesistente, da parte della potente famiglia Orsini. Le sue stanze interne sono affrescate e ancora ammobiliate e vi fanno capire perché questo maniero è considerato uno tra i fortini più eleganti d’Italia.
    Proseguendo si arriva alla Camera di Isabella, anche detta Stanza Rossa, per via degli arazzi che ne ornavano le pareti. Qui dimorò la moglie di Paolo Giordano I Orsini, ovvero la principessa Isabella de’ Medici, che diventò presto protagonista di una locale leggenda.
    Si racconta che la principessa avesse l’abitudine di ricevere numerosi amanti nella sua camera da letto. Dopo una notte passata insieme, Isabella chiedeva loro di andarsene da una porticina che li avrebbe fatti uscire senza essere visti. Peccato che, dietro alla porta, non c’era nessun passaggio, bensì una botola che si apriva sul vuoto e che faceva precipitare l’amante ignaro in un pozzo profondo.
    Il marito di Isabella era consapevole dei ripetuti tradimenti della moglie, ma decise di porvi rimedio soltanto anni dopo, quando, si dice, anche lui avesse trovato una giovane amante. Così, una sera, si recò da Isabella e la strangolò con un nastro rosso.
    Da allora, pare che il fantasma di Isabella De Medici s’aggiri per i corridoi del castello, portando sfortuna a tutte le coppie di innamorati che lo visitano.
    Questa diceria è alimentata dal fatto che il Castello Orsini-Odescalchi è stato più volte sede di matrimoni tra personaggi famosi che si sono poi separati. Tra questi vi cito Martin Scorsese e Isabella Rossellini, Eros Ramazzotti e Michelle Hunziker, Tom Cruise e Katie Holmes.
    Insomma, forse il castello non sarà infestato, ma pare proprio che porti iella. Perciò vi consiglio, mentre uscite verso Bracciano, di ripetere tra volte a alta voce la parola magica: ÀCCAVIA, che tiene lontana la malasorte.
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  • Bomarzo (VT) - Il Parco dei Mostri
    Bomarzo è uno dei borghi più rinomati del Centro Italia. Si trova alle pendici dei Monti Cimini, nel Lazio, al confine con l’Umbria, e offre diversi spunti per una visita. Il cuore antico del borgo, dall’aspetto medievaleggiante, è in grado di stupire i visitatori con le sue chiese e palazzi. Tra questi citiamo il Duomo, con le sue interessanti opere d’arte, la vicina chiesa medievale di Santa Maria di Montecasoli e Palazzo Orsini.
    Quest’ultimo fu costruito nel XVI secolo sui resti di un precedente castello e troneggia tutt’oggi sul centro abitato. È il monumento più rilevante dell’intero borgo e, durante la sua storia centenaria, ha visto succedersi numerosi proprietari a partire dagli Orsini.
    La famiglia Orsini è stata una tra le più importanti casate nobili d'Europa: ricca, potente e legata da parentele al Regno di Napoli, allo Stato Pontificio e al Sacro Romano Impero.
    Uno dei suoi principali esponenti, il principe Pierfrancesco II Orsini, fece di Bomarzo la sua residenza nel 1552. Durante quello stesso anno decise inoltre di costruire un parco nei pressi della sua residenza, ma non un normale giardino, come si era soliti fare all’epoca, bensì qualcosa di molto più peculiare: Pierfrancesco volle un parco pieno di mostri!
    Il principe ideò una serie di percorsi irregolari che si snodavano nei boschi di sua proprietà. Poi li disseminò con sculture mostruose che ritraevano draghi e animali esotici, divinità, soggetti mitologici, ma anche obelischi, templi e fontane, tutti ricavati dalle rocce magmatiche che affioravano dal terreno.
    La stranezza di questo parco finì col dare vita a svariate leggende. Una tra queste racconta che, alla nascita, il principe ricevette la visita di una fata madrina che gli donò tutte le virtù umane, tranne quella di saper riconoscere il bello. Per questo, una volta cresciuto, il nobile si circondò di mostruosità.
    Alcuni studiosi ritengono che il parco sia una metafora della discesa nell’Oltretomba. Un percorso iniziatico che fa di ogni scultura una tappa necessaria per avvicinarsi alla conoscenza e alla verità. Teoria affascinante, ma nessuno conosce la verità. Rimane, dunque, il dubbio su cosa spinse il principe a investire delle ingenti risorse in un progetto così strano.
    Non perdete questo luogo incredibile e se volete assistere al Palio di Sant’Anselmo, e partecipare alla Sagra del Biscotto di Bomarzo, vi consigliamo la data del 25 aprile, in cui si tiene questo tradizionale evento.
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  • Anagni (FR) - Appunti di un alchimista
    Anagni è un borgo nell’entroterra laziale, passato alla storia per aver dato i natali a ben quattro pontefici e per essere stato residenza e sede papale. Per questa sua particolarità, Anagni è stato soprannominato “la città dei Papi” e perciò non sorprende che sia ricco di edifici religiosi o legati al soglio pontificio.
    Il suo centro storico - un groviglio di viuzze, un tempo delimitate da mura difensive - è in grado di meravigliare i visitatori con le sue chiese romaniche, le logge, le piazze, e con i suoi palazzi eleganti.
    Tra questi segnaliamo l’imponente Palazzo di Papa Bonifacio VIII, costruzione dalle linee gotiche che ospita un museo di storia e archeologia. All’interno di questo luogo, nella “Sala delle Scacchiere”, avvenne il cosiddetto “Oltraggio”, evento storico durante il quale, Guglielmo di Nogaret, diplomatico francese, schiaffeggiò Papa Bonifacio VIII, reo di voler scomunicare il Re di Francia.
    Vi consigliamo, poi, di passare dalla Cattedrale di Santa Maria e visitare la Cripta di San Magno, senza dimenticare il Palazzo Comunale e la retrostante piazza.
    Inoltre, sembra che ad Anagni sia nascosto il segreto per raggiungere il Paradiso.
    Questa chiave per il Regno dei Cieli si troverebbe in via Vittorio Emanuele 83, di fronte alla chiesa di Sant’Andrea, nella maestosa e al contempo sinistra Casa Barnekow.
    Questo edificio storico, caratterizzato da un loggiato ad archi a tutto sesto, fu dimora del barone e artista svedese Alberto Barnekow, che si trasferì qui a metà ‘800.
    Secondo i cenni storici, il barone venne a vivere ad Anagni perché si era innamorato di una modella del posto, ma la leggenda racconta invece che dovette fuggire in Italia per nascondere gli studi alchemici che stava portando avanti.
    Si dice che fu in questa casa che Barnekow studiò un metodo per raggiungere l’immortalità, elaborando un “codice” che permettesse all’uomo di collegarsi col Paradiso. Il frutto dei suoi 25 anni di lavoro sarebbe stato nascosto nelle lapidi che adornano la scalinata dell’abitazione. Queste, che riportano simboli alchemici, immagini esoteriche e frasi scritte in più lingue, erano un messaggio che poteva essere interpretato soltanto da pochi occultisti d’Europa.
    Purtroppo, ad oggi, Casa Barnekow è uno dei monumenti meno studiati su questo argomento. Si spera che, in futuro, storici e umanisti la prendano maggiormente in esame.
    Nel frattempo potrete tentare voi stessi di decifrare il messaggio nascosto del barone. Nel caso non doveste riuscirci, non abbattetevi, perché i piatti tipici di Anagni sapranno sicuramente consolarvi.
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  • Fumone (FR) - Il marchesino
    Fumone è uno dei gioielli della Ciociaria. Si tratta di un piccolo borgo costruito in pietra, simile ad uno splendido presepe, che ogni anno ammalia i turisti che vi si recano.
    Per accedervi bisogna transitare da uno dei due ingressi storici del paese: Porta Napoli e Porta Romana, i cui nomi derivano dell’orientamento rispetto alle omonime città.
    Una volta dentro si può passeggiare tra i vicoli, visitando i tanti monumenti che impreziosiscono Fumone, come la Collegiata di Santa Maria Assunta o la chiesetta gotica di San Gaugerico.
    Ma l’attrazione più conosciuta del borgo è certamente la Rocca Longhi De-Paolis, ovvero il castello che sovrasta il paese, famoso per essere stata il luogo di prigionia di Papa Celestino V.
    Ora, non tutti sanno che, nella sala dell’archivio del castello, c’è una credenza che conserva un macabro contenuto. Si tratta delle spoglie imbalsamate del marchesino Francesco Longhi, morto nel XIX secolo.
    Francesco Longhi era l’ottavo figlio del marchese di Fumone, e sarebbe stato l’unico erede del patrimonio familiare, essendo l’unico maschio tra sette sorelle maggiori.
    Queste, che non si erano mai riuscite a sposare, erano terrorizzate all’idea di perdere l’eredità, e perciò ordirono un piano per liberarsi del bambino. Cominciarono così a somministrargli nel cibo delle piccole dosi di vetro triturato, in modo da ucciderlo gradualmente, senza lasciare tracce o prove del misfatto.
    Il piano si rivelò efficace: dopo poco tempo il marchesino accusò dolori terribili, seguiti da emorragie e, infine, dalla morte, avvenuta a soli cinque anni.
    La madre, distrutta dal dolore, volle che le spoglie del figlio venissero imbalsamate nella cera ed esposte in una teca di cristallo, trattamento che di solito veniva riservato ai Papi.
    Tutto questo potrebbe sembrarvi un racconto inventato di cattivo gusto, ma se chiederete ai membri dello staff del castello, questi apriranno per voi la teca nell’archivio e vi mostreranno quel che rimane di Francesco Longhi.
    Inoltre, secondo una leggenda, la madre del marchesino continuerebbe ad aggirarsi per il castello con passo inquieto, mentre il suo pianto riecheggia tra i corridoi. Alcuni custodi dicono di averla vista recarsi nell’archivio per far visita al figlio, a cui canterebbe delle ninne nanne mentre lo culla.
    Dopo aver ascoltato questo racconto, potrete di certo sentirvi tristi, ma pensate alle meraviglie della Rocca e al suo giardino pensile, considerato il più alto d’Europa; ecco, ora dimenticate l’oscuro passato che aleggia nel castello e godetevi la passeggiata tra i cipressi e le rose.
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  • Agnone (IS) - Palazzi malvagi e strade infuocate
    Agnone è un borgo di origine sannita situato sulle colline del basso Molise. È famoso per essere sede del più antico stabilimento al mondo per la fusione di campane, ed è stato tra i primi comuni italiani a conquistare la bandiera arancione del Touring Club. Le sue strade medievaleggianti ospitano svariate attrazioni, come le belle chiesette gotiche o la Mostra permanente del libro antico, che espone rari volumi cinquecenteschi.
    Tra le vie di Agnone, però, c’è anche un edificio che gode di una pessima, pessima reputazione.
    Volete sapere qual è? Avvicinatevi, ve lo dirò sottovoce. È Palazzo Nuonno, che si dice essere dimora del Diavolo in persona!
    Il palazzo, costruito tra il 1100 e il 1200, è contraddistinto da un forte influsso veneziano nell’architettura. Lo si denota dalla presenza di una bifora sulla facciata e dal suo corredo di statue leonine che richiamano il simbolo della Serenissima.
    Fu abitato fino al 1796 dalla famiglia Colucci. Poi, secondo le dicerie locali, questi lo abbandonarono in gran fretta, perché infestato dai fantasmi. Il palazzo venne dunque venduto alla famiglia Nuonno, ma anche loro furono costretti a scappare, abbandonando l’edificio al suo destino.
    Recentemente il Comune ha fatto murare gli ingressi del palazzo e l’Ente Provinciale per il turismo vi ha posto una targa che recita: “Questo palazzo è anche detto dei fantasmi, per i fatti e i fenomeni strani che si narrano”.
    Ma qual è la storia che circola attorno a Palazzo Nuonno?
    Si racconta che la nobiltà locale, in tempi lontani, si desse appuntamento nell’edificio per tentare di evocare Satana. E forse ci riuscirono, perché, una notte, il pavimento crollò sotto ai loro piedi, uccidendoli. Le comari di Agnone mormorano che sono proprio gli spiriti dei nobili a infestare il palazzo, e affermano che nella stanza in cui si verificò “l'incidente” è stato dipinto un teschio, come monito per i posteri.
    Insomma, Palazzo Nuonno pare essere pervaso da una secolare energia maligna, ed è forse per esorcizzarla che gli abitanti di Agnone infiammano le vie del borgo in occasione della Vigilia di Natale. Durante la notte del 24 Dicembre, infatti, si tiene la ‘Ndocciata, una sfilata di gigantesche fiaccole dalla caratteristica forma a raggiera.
    Si tratta di uno degli spettacoli di fuoco più incredibile del nostro Paese, tanto da essere annoverata come “Patrimonio d’Italia per la Tradizione”. La processione comincia nel tardo pomeriggio e vede la partecipazione di comparse abbigliate con cappe e tradizionali berretti neri. La processione sfila dunque lungo le vie del paese, trasformandole in fiumi di fuoco che, si spera, spaventeranno gli spettri, confinandoli all’interno di Palazzo Nuonno.
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  • Rocchetta al Volturno (IS) - L’Uomo Cervo
    Attenti, bambini, attenti! Tra questi vicoli si aggira l’Uomo Cervo!
    Siamo a Rocchetta al Volturno, sperduto borgo montano nel cuore del Molise. Le case in pietra che ci circondano sono perlopiù disabitate e le insegne arrugginite delle botteghe cigolano al vento. C’è odore di legna e di vecchio nell’aria… profumo di “buono”.
    Per raggiungere questo luogo si parte da Rocchetta Nuova, il centro abitato fondato dai discendenti di questo antico borgo, poi si sale la montagna e, attraversando il ponte della Zingara, si arriva a Rocchetta al Volturno. Percorrendo i vicoli si arriva ai ruderi del castello Battiloro. A vederla deve essere stata una fortezza imponente, ma adesso ne rimane giusto qualche muro. Il borgo pare essergli cresciuto attorno, come una folla che si prostra davanti a un sovrano.
    Quassù, ogni anno, si tiene il Carnevale dell’Uomo Cervo. Durante quelle giornate, un uomo del paese viene scelto per impersonare il Cervo. Il candidato si dipinge allora il viso di nero, indossa una pelliccia scura e grandi corna, e comincia ad aggirarsi tra i vicoli della città, spaventando i bambini. Il suo ruolo è quello di rappresentare la forza distruttrice della natura e come tale si comporta finché non giunge nella piazza centrale.
    Lì, l’Uomo Cervo viene raggiunto dal Martino, un pulcinella molisano che lo affronta, scacciandolo a bastonate. Tutto questo avviene mentre, sullo sfondo, danzano le Janare, inquietanti streghe locali che accompagnano il loro ballo con dei misteriosi strumenti musicali.
    Questa festa, molto simile a quella dei Krampus che si tiene nel Trentino Alto Adige e in Veneto, è un evento folkloristico che simboleggia la brutalità della natura, e che ricorda all’uomo l’eterno ciclo di morte e rinascita che accomuna gli esseri viventi.
    Nel caso voleste vederla coi vostri occhi, potrete recarvi a Rocchetta Nuova durante l'ultima domenica di carnevale. Ma, vi avvisiamo, dovrete essere pronti a tutto. Dietro ogni angolo potrebbe nascondersi la mostruosa figura di un cervo, in attesa del vostro passaggio!
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  • Matrice (CB) - Il Re Bove
    Partendo da Matrice, piccolo borgo di origine sannita, in provincia di Campobasso, potrete percorrere un trekking che vi condurrà presso la chiesa di Santa Maria della Strada, uno degli edifici religiosi più antichi del Molise, dichiarata monumento nazionale nel 1889. Questo gioiello dell'architettura romanica è situato sulla sommità di un colle, non lontano da Matrice, splendido borgo dell’Appennino molisano.
    Santa Maria della Strada è una costruzione in pietra che fa della semplicità geometrica e della ricchezza dei bassorilievi la sua forza. Sulla facciata si possono ammirare delle lunette rappresentanti figure umane e animali, tra le quali spicca l’effige di un bue.
    Questo elemento statuario rimanda all’antico racconto del Re Bove, uno dei personaggi leggendari più famosi della zona.
    Secondo la tradizione, in tempi antichi viveva un re di nome Bove che era innamorato di sua sorella. Per averla in sposa, Re Bove dovette recarsi in Vaticano e chiedere una dispensa al Papa. Questi tentò dapprima di dissuaderlo, ma, vedendo che l’altro non demordeva, finì per acconsentire alla richiesta a patto che re Bove riuscisse ad edificare, in una sola notte, cento chiese.
    Pazzo d’amore, il Re Bove accettò la sfida. Tornò in Molise e lì evocò il diavolo, l’unico in grado di dargli una mano.
    “Cosa vuoi da me, Re Bove?” domandò Satana, comparendo davanti al sovrano.
    “Devo costruire cento chiese, e devo farlo nell’arco di una notte. Puoi aiutarmi in questa impresa?”
    “Ma naturalmente. Tuttavia… ci sarà un piccolo prezzo da pagare.”
    “Tutto ciò che vuoi. Desideri il mio castello? Sarà tuo! Preferisci il mio tesoro? Prendilo! Vuoi i cavalli nelle mie stalle? Li farò sellare e te li consegnerò io stesso!”
    “No, no…” disse il diavolo, “Mi accontenterò della tua anima. Che ne dici? Affare fatto?”
    Il Re Bove disse di sì, e durante la notte successiva lavorò insieme al diavolo alla costruzione delle chiese. Satana faceva ruzzolare dai monti dei piccoli macigni di pietra ed il re li sovrapponeva come mattoni, componendo a tutta velocità i muri delle chiese.
    All’alba avevano costruito novantanove chiese, ma prima che la centesima fosse compiuta, re Bove provò un forte rimorso. Un'improvvisa tristezza gli si gonfiò nel petto e lo fece crollare a terra, in lacrime. Disperato, Re Bove levò il capo al cielo e pregò Dio, il quale, nella sua infinita misericordia, perdonò la sua follia.
    Infuriato per il tradimento, Satana scagliò un masso contro l’ultima chiesa, Santa Maria della Strada appunto, ma il masso rimbalzò contro la facciata e si conficcò poco distante dalla costruzione.
    Ancora oggi, se farete un trekking per arrivare alla chiesa, potrete ammirare una roccia aguzza chiamata “il Masso del diavolo”.
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Borghi Fantastici, la guida fantasy ai Borghi Italiani, è il progetto vincitore del Contest Viaggio in Italia promosso dal Ministero del Turismo in collaborazione con Invitalia.

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