Borghi Fantastici - MITUR

Borghi Fantastici - MITUR

By Ministero del TurismoSociety & CulturePlaces & Travel
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Borghi Fantastici - MITUR episodes

  • Castropignano (CB) - Il volo della “Fata”
    L’Italia è una terra colma di tesori. Uno tra questi è il borgo di Castropignano, in provincia di Campobasso, nel Molise. Il suo centro storico è abbracciato ad un colle che domina la Valle del Biferno ed è caratterizzato da vicoli silenziosi e scalinate, case basse, chiese romaniche, e dal profilo di Castel d’Evoli, che sorge poco distante.
    Il maniero, risalente alla metà del ‘300, è stato successivamente ampliato dalla famiglia d’Evoli, che lo trasformò da presidio militare a residenza nobiliare. Le fonti storiche raccontano che il castello era talmente sfarzoso da alimentare una leggenda secondo la quale ospitava, al suo interno, più di 365 camere da letto. Secondo i popolani, i d’Evoli dormivano soltanto una notte in ciascuna camera nell’arco dell’anno.
    Come buona parte dei luoghi antichi, anche Castropignano è funestato da tristi storie. La più famosa parla di una giovane pastorella del posto - chiamata la “Fata” per via della sua particolare bellezza - che fu costretta a trascorrere la prima notte di nozze non con il marito, bensì con il Duca di Castropignano, che la fece trascinare al castello.
    Fata si sentiva morire all’idea di dover trascorrere la notte col Duca e, per sottrarsi ad un tale disonore, si diede a una fuga disperata. Corse con quanto fiato aveva nei polmoni, superando i cancelli del maniero, incautamente lasciati spalancati, e si nascose sulla cima di una grande roccia nei pressi del Castello. Braccata dalle guardie e senza via di scampo, preferì lanciarsi nello strapiombo sottostante, che da allora prese il nome di Cantone della Fata.
    Gli abitanti di Castropignano raccontano che talvolta è possibile udire ancora le urla della sventurata fanciulla riecheggiare dal fondo del burrone. Altri affermano che, durante i pleniluni, sia possibile scorgere il suo corpo nei boschi circostanti, scortato da un corteo di fate e spiritelli che l’hanno accolta tra loro.
    Nei pressi di Castropignano è situato anche il tratturo Lucera-Castel di Sangro: ovvero una larga pista formata dagli spostamenti delle greggi, ideale per passeggiate o escursioni a cavallo.
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  • Verrès (AO) - La dama Bianca di Verrès
    Il rumore impetuoso del torrente risale le pareti dello strapiombo, lo sentite? Sale su, sempre più su, fino a raggiungere il castello arroccato in cima al monte. Siamo nel borgo di Verrès, una delle località più famose della Valle d’Aosta. Qui, immerso nella vegetazione, se ne sta un castello eretto nel 1287, luogo di numerose leggende.
    Superata l’antiporta che si apre nella cinta fortificata, si può procedere verso l’ingresso che immette il visitatore nell’androne della fortezza. La struttura è estremamente austera, geometrica, priva di decorazioni; caratteristiche che denotano la natura militare dell’edificio.
    Il castello di Verrès si sviluppa su più piani collegati da uno scalone in pietra. Al primo piano trovano spazio gli ambienti riservati ai castellani, tra i quali c’è la camera da letto della contessa Bianca Maria di Challant, detta “la dama Bianca”, ovvero il fantasma che ha l’abitudine di regalare baci ai visitatori.
    La dama Bianca era una bellissima contadina vissuta nel 1522. Il suo fascino era tale da attirare l’attenzione del conte Renato di Challant, con cui convogliò presto a nozze. Dopo il matrimonio, la dama Bianca si trasferì nel castello e iniziò a condurre una vita da nobildonna.
    Durante il suo soggiorno a Verrès, tuttavia, tradì il marito con innumerevoli amanti, i quali venivano regolarmente assassinati dopo una notte d’amore. Uno di loro, prima di venire trascinato davanti al boia, riuscì a vendicarsi, accusandola di un delitto che non aveva commesso.
    Incastrata dall’amante, la dama Bianca venne rinchiusa nelle carceri di Milano, dove fu processata dai giudici e condannata a morte.
    Il suo spirito, però, dev’essere tornato a casa, perché ancora oggi, soprattutto nelle notti d’estate, il fantasma di Bianca Maria Challant si aggira per i corridoi e le sale del castello di Verrès, in cerca di qualcuno meritevole della sua attenzione a cui regalare un bacio.
    Se durante la vostra visita vi sentirete sfiorare o percepirete una carezza, guardatevi attorno. Potreste vedere una bellissima donna che si allontana, sorridendo, per poi sparire attraverso un muro, lasciandovi lì, in sospeso a ripensare a quel dolce gesto.
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  • Brusson (AO) - Il tesoro di Graines
    Immerso nei fitti boschi e nei verdeggianti pascoli della Valle d'Aosta, se sta, placido e tranquillo, il borgo di Brusson, una bucolica meta turistica apprezzabile in ogni stagione.
    Brusson è una località ideale per le vacanze in famiglia e, oltre al buon cibo e ai meravigliosi trekking, offre delle importanti attrazioni storiche, quali le antiche miniere d’oro e il castello di Graines
    Il castello di Graines - situato poco distante dal borgo - è un tipico esempio di castello primitivo valdostano: si tratta di una struttura difensiva arroccata su di un alto promontorio roccioso e sembra uscito direttamente da un dipinto di William Turner. Di questa antica fortezza rimangono oggi visibili solo i resti della chiesa romanica, dedicata a San Martino, e le mura perimetrali che ne delimitano la navata.
    La tradizione vuole che il castello abbia sempre avuto dei signori dispotici e crudeli, che nel corso dei secoli avrebbero accumulato ingenti ricchezze, stipandole in una caverna incantata, nascosta sotto al casello.
    In molti hanno dedicato la propria vita alla ricerca del tesoro di Graines, ma, nel corso dei secoli, nessuno è mai è riuscito a portarlo alla luce.
    Si dice che solo un giovane mandriano fosse riuscito a rintracciarlo.
    Una notte, la voce di un angelo lo raggiunse in sogno e gli svelò l’esatta ubicazione in cui avrebbe trovato il tesoro. Prima che il mandriano si svegliasse, la voce lo ammonì che avrebbe dovuto lasciare la caverna prima del canto mattutino del gallo.
    L’indomani, il giovane si recò alle rovine del castello e scavò là dove gli era stato indicato, scoprendo una botola che conduceva sottoterra. Laggiù, illuminata a malapena dai raggi del sole, era ammassata un’immensa ricchezza! C’erano monete d’oro e coppe d’argento, spille, corone, armature tempestate di pietre preziose, e poi coltelli cerimoniali e diamanti e ciondoli e diademi.
    Il mandriano, estasiato da una tale ricchezza, perse la cognizione del tempo e indugiò troppo a lungo nel sottosuolo. Il canto del gallo lo colse mentre era ancora nella caverna, e la botola d’ingresso si richiuse silenziosamente, imprigionando per sempre il giovane.
    Di lui non si seppe più nulla.
    Un’altra leggenda narra invece che le castellane di Graines fossero caratterizzate da un delicato pallore. Per evitare che il riverbero della neve ne abbronzasse la carnagione, la gente del contado era obbligata dal feudatario a coprire di terra i pendii innevati dei monti.
    Oggi le rovine del castello di Graines sono ancora raggiungibili percorrendo un breve sentiero che attraversa un bosco di ciliegi. Ciò che rimane del dongione e della cortina muraria è stato restaurato sul finire del XIX secolo per volere del noto architetto Alfredo D’Andrade, ben consapevole del valore di questo sito archeologico.
    Vi invitiamo a passare un po’ di tempo al castello di Graines, magari esplorandone i piani bassi. Chissà, forse c’è davvero un immenso tesoro che non aspetta altro di essere ritrovato, magari dalle mani di un bambino.
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  • Civiasco (VC) - Il Re di Biss
    Civiasco, paese in provincia di Vercelli, Piemonte, è uno dei pochi borghi nell’Italia del Nord in cui potrete ammirare delle architetture ispano-moresche. Questa caratteristica è dovuta al fatto che una buona parte della popolazione emigrò in Spagna durante il ‘700, riportando poi nel paese d’origine uno stile costruttivo ispirato all’architettura araba.
    Il borgo sorge a 700 metri sul livello del mare e si estende su di un pendio soleggiato, pieno di faggi e prati verdi. Il centro storico è un piccolo gioiello d’arte e lungo le sue vie lastricate - abbellite da numerose meridiane, lavatoi finemente decorati e fontane dipinte - si possono scorgere antichi oratori, verdeggianti palme ed elaborate decorazioni trompe-l’oeil che impreziosiscono le facciate dei palazzi nobiliari.
    Durante il mese di agosto, in questa splendida cornice montana, si tiene un festival dedicato al “Re di Biss”, una creatura mitologica molto simile al basilisco, ovvero il demoniaco serpente che compare nei bestiari medievali.
    Nell’immaginario popolare il Re di Biss è descritto come una gigantesca biscia crestata, di colore verde scuro. Si pensava che nascesse da un uovo di gallina covato per nove mesi da un rospo, sopra un nido di peli di Iuvi. I contadini erano certi che questo mostro dimorasse nei pressi dei corsi d’acqua e infatti avevano paura di recarsi vicino a fiumi e torrenti. Erano terrorizzati dall’idea di incontrarlo, perché si diceva che il Re di Biss avesse il potere di pietrificare gli esseri viventi con un solo sguardo diretto negli occhi.
    Per questo il festival della Notte del Re di Biss è un elogio alla lentezza: i partecipanti vengono invitati a ignorare i frenetici ritmi della vita moderna e a godersi musica, arte, performance musicali e di teatro, racconti scritti o recitati, buona cucina e bellezze naturali. È anche un modo per propiziarsi la simpatia del Re di Biss, che, si spera, apprezzi il festival che gli è dedicato.
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  • Barolo (CN) - Il Castello della Volta
    Siamo nel bellissimo borgo di Barolo, in provincia di Cuneo, Piemonte.
    Molto tempo fa, le popolazioni celtiche di passaggio chiamarono questa località “bas reul”, luogo basso, ma col passare dei secoli il nome cambiò fino a divenire Barolo. Oggi, questo borgo medievaleggiante, conosciuto principalmente per l’omonimo vino che produce, è dominato dal Castello della Volta, un’antica roccaforte che custodisce una leggenda popolare.
    Si racconta che, all’inizio del XIV secolo, il castello fosse da poco diventato proprietà dei marchesi Falletti, una famiglia che vantava grandi ambizioni di espansione in quella zona. Avendo da poco concluso una guerra contro la famiglia Visconti, i Falletti decisero di celebrare la vittoria e organizzarono dei festeggiamenti talmente sfarzosi da richiamare le genti delle città limitrofe.
    I marchesi fecero allestire delle grandi griglie nella piazza del paese e macellarono maiali, buoi, capretti, conigli e galline per sfamare i partecipanti.
    Contemporaneamente, al castello, i Falletti organizzarono una festa riservata alla nobiltà locale. Numerose carrozze arrivarono da fuori e nella rocca si riversarono cavalieri e dame, religiosi e signorotti locali, artisti e mecenati. C’erano talmente tante persone che lo spazio nel castello non era sufficiente per ospitarle tutte: i Falletti dovettero attrezzare una tavolata nell’ampio cortile per trovare posto agli invitati.
    I festeggiamenti si protrassero per una giornata intera, colma di ebbrezza e allegria, ma, al crepuscolo, comparvero dei nuvoloni neri all’orizzonte. Il cielo si oscurò di colpo e, nel giro di pochi minuti, un violento temporale si abbatté su Barolo.
    Gli ospiti corsero al riparo e si stiparono nella Sala della Volta, l’unico salone che poteva accoglierli tutti, a patto che stessero in piedi. Nonostante fosse luglio, la servitù accese il camino della sala, così che gli abiti bagnati potessero asciugare, e i camerieri portarono vino cotto e speziato per riscaldare i partecipanti. Tutti ne bevvero in abbondanza, anche le dame, e presto furono ubriachi che si abbandonarono ad una incontrollata lussuria.
    Allora, per punire tanta scelleratezza, Dio fece crollare la volta del salone, seppellendo tutti i partecipanti.
    Udendo il frastuono proveniente dal castello, gli abitanti accorsero preoccupati. Trovarono la rocca vuota e, vedendo le macerie nel salone, intuirono quanto era successo. Così gli uomini si rimboccarono le maniche e rimossero travi e calcinacci, ma sotto non trovarono traccia né dei nobili, né dei Falletti.
    Misterioso e affascinante, ancora oggi il castello racchiude molti segreti. Prendetevi un pomeriggio per visitarlo - non ne rimarrete delusi - e, alla sera, potrete proseguire la vostra visita nel borgo, magari degustando un calice di vino in una delle tante enoteche del borgo.
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  • Pocapaglia (CN) - La masca e il cavaliere nero
    State attenti mentre percorrete il Sentiero della Masca Micilina. Strane cose avvengono lungo questo percorso...
    Siamo nel Roero, una regione piemontese dall’aspetto selvaggio, fatta di calanchi e dirupi. Poco distante si scorge Pocapaglia, un borgo arroccato sui crinali delle Rocche. È un piccolo centro abitato, sovrastato dall’antico castello e dalla Chiesa di San Giorgio, che paiono fronteggiarsi l’un l’altra.
    In questi luoghi, cinquecento anni fa, visse una donna di nome Micaela Angiolina, detta Micilina. Era originaria di Barolo, ma andò in sposa ad un contadino di Pocapaglia e perciò vi si trasferì quando ancora era giovane.
    Fin da subito la gente del posto sospettò che Micillina fosse una masca, una sorta di strega piemontese, poiché appena dopo il suo arrivo si verificarono disagi e sfortune. Le maldicenze vennero alimentate dal fatto che la donna era stata sorpresa nel bosco in compagnia di un misterioso cavaliere nero, che si pensò essere il Diavolo in persona.
    Così, da quel giorno, ogni problema del borgo venne ricondotto a Micillina e persino suo marito cominciò a diffondere la voce di aver sposato una Masca, anziché una donna.
    Tutte queste chiacchiere finirono per attirare le attenzioni degli inquisitori del Tribunale di Savigliano, che si recarono a Pocapaglia per indagare e condannarono Micillina per stregoneria. La donna venne perciò giustiziata e data alle fiamme.
    Il luogo dove avvenne l’esecuzione è oggi chiamato il Bric d'la Masca Micilina e si dice che possieda una fama sinistra. Pare infatti che numerosi passanti vi abbiano avvistato l’inquietante sagoma di cavaliere nero al galoppo.
    Chissà, magari c’era qualcosa di vero nelle dicerie popolari…
    Se vorrete saperne di più in merito, vi consigliamo di visitare il museo “Rocche e Masche”, realizzato all’interno delle cantine storiche dell’edificio comunale. Qui troverete maggiori informazioni in merito alle tradizioni e alle leggende del Roero.
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  • San Giulio (NO) - L’isola del drago
    Sulle sponde del lago d’Orta, nell’Italia del Nord, sorge un borgo dedicato a San Giulio. Si tratta di un luogo carico d’atmosfera, dove il tempo pare essersi fermato. Le stradine di pietra che lo compongono arrivano a lambire le acque del lago e sono ogni anno meta di artisti e curiosi. Il piccolo borgo possiede infatti un tale patrimonio artistico, storico e naturale da renderlo una meta turistica d’eccellenza.
    Passando da Piazza Motta, fulcro centrale del paese, potrete notare il porticciolo che conduce all’isola di San Giulio. Le navi che la collegano al borgo impiegano pochi minuti per spostarsi da una sponda all’altra e vi permetteranno di raggiungere rapidamente questa meraviglia naturale. Qui potrete ammirare anche il monastero Mater Ecclesiae, abbazia di clausura femminile che oggi accoglie turisti da tutto il mondo.
    Una leggenda del posto narra che su quest’isola fosse infestata da un drago, creatura crudele e ripugnante. La gente del lago se ne teneva a debita distanza e viveva nel terrore, finché, durante il regno dell’imperatore Teodosio, passarono da qui due fratelli. I loro nomi erano Giulio e Giuliano e avevano abbandonato la loro casa per evangelizzare le popolazioni pagane ed edificare cento chiese sul territorio.
    Giunti nei pressi del lago appresero della minaccia che infestava l’isola e si convinsero di doverla eliminare. Ma quando chiesero un passaggio ai barcaioli del posto, nessuno di loro osò accompagnarli. Allora Giulio pregò Dio di aiutarlo e questi trasformò il suo mantello in una barca, permettendogli di attraversare le acque, armato soltanto di una spada e della sua fede.
    Una volta sull’isola, il missionario fronteggiò la creatura. Fu una battaglia dura, ma, alla fine, Giulio respinse il drago sulle sponde del lago e lì lo uccise.
    Dopo una tale impresa, i paesani e il fratello lo raggiunsero e lo aiutarono a costruire una chiesa sull’isola. Col tempo, quella chiesa si espanse e divenne l’abbazia che potete visitare tutt’ora.
    Al suo interno è ancora una testimonianza del drago. Sul retro dell’altare dell'abbazia, infatti, potrete vedere, appesa al soffitto, l'incredibile vertebra del mostro!
    C’è chi dice che questo osso sia appartenuto a una balena, ma il dubbio rimane…
    ...Quindi non vi resta che verificare di persona. Recatevi sull’isola del Lago d’Orta e ammirate con i vostri occhi l'incredibile reperto.
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  • Candelo (BI) - La fortezza perduta
    Candelo è uno dei borghi più conosciuti del Biellese, soprattutto per il suo splendido Ricetto, ovvero un quartiere fortificato nel quale si rifugiavano i contadini in caso di pericolo.
    Visitando il Ricetto di Candelo è possibile scoprire molto di questo territorio e dei suoi abitanti. Il Ricetto mostra infatti una chiara matrice contadina: i suoi edifici non sono stati abitati in pianta stabile e durante i periodi di pace venivano adibiti a magazzini agricoli e cantine, come dimostra la presenza di un enorme torchio per la pigiatura dell’uva conservato al suo interno.
    Nel 1489, buona parte di Candelo era in possesso di Sebastiano Ferrero, uno degli uomini più influenti del suo tempo. Consigliere del Ducato di Savoia, Ferrero ricevette il controllo su Candelo assieme alla sua investitura feudale. Nel 1496, per dimostrare agli abitanti il suo potere sul borgo, Ferrero fece costruire all’interno del Ricetto un’abitazione fortificata, oggi nota come la casa del Principe.
    Secondo una leggenda locale, sotto alla casa del Principe si nasconderebbe una galleria che conduce in riva al torrente Cervo. Questa via di fuga era stata voluta da Ferrero che non si fidava degli abitanti di Candelo, con i quali era sempre stato in cattivi rapporti.
    I contadini pensavano che la galleria fosse stata creata con l’aiuto del Diavolo in persona, perché nessuno aveva visto dei manovali occuparsi della costruzione. I più fantasiosi sostenevano che il tunnel scendesse giù, sempre più giù nelle viscere della terra, e sbucasse all’Inferno prima di risalire e tornare in Piemonte.
    Ad oggi non sono state trovate tracce di questa fantomatica galleria, ma chissà, magari è esistita davvero e il suo ingresso è stata interrato e nascosto! Forse un giorno il portale verrà riaperto e dalle fondamenta della casa del Principe uscirà un mastino infernale che passeggerà incuriosito per le belle viuzze di Candelo.
    Il Ricetto è interamente visitabile e ospita differenti musei dedicati alla vita contadina. Se siete amanti del Natale, a dicembre il borgo si trasforma nella casa di Babbo Natale e le sue strade si riempiono di mercatini natalizi e laboratori didattici. Ma ogni giorno è bello per scoprire questa gemma del Piemonte, tuttavia evitate di scavare nei pressi della casa del Principe. Meglio lasciare certe cose sotto terra…
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  • Sant'Ambrogio (TO) - Al cospetto della Sacra di San Michele
    Sant’Ambrogio è un piccolo borgo del Piemonte che introduce il visitatore agli alti rilievi montuosi che lo delimitano. La nascita di questo borgo è strettamente collegata allo sviluppo della soprastante Sacra di San Michele della Chiusa, che ancora oggi si erge maestosa dalla cima del monte Pirchiriano e domina sul centro abitato sottostante. È un luogo dal sapore magico, soprattutto in inverno, quando le nevicate la ricoprono e le donano un fascino indescrivibile.
    Nessuno sa di preciso quando sia stata edificata: alcuni studiosi azzardano a dire che la costruzione risalirebbe al 987 dopo Cristo, ma non ci sono fonti storiche affidabili che confermino questa ipotesi.
    Interessante sapere che la Sacra di San Michele è situata sulla Linea Michelita, una linea immaginaria che unisce sette monasteri dall’Irlanda fino a Israele, e nasconde numerosi simboli esoterici tra le sue mura. Sul Portale dello Zodiaco, ad esempio, sono rappresentate due donne che allattano dei serpenti, un gruppo di persone che si strappano i capelli a vicenda, ma anche un gruppo di tritoni e il serpente con la faccia del diavolo.
    Tra le tante leggende che questo monastero ha ispirato, la più famosa è certamente quella della Torre bell’Alda.
    Si racconta che, nel medioevo, una fanciulla del posto, di nome Alda, fuggì da un gruppo di mercenari che volevano farle del male e cercò rifugio nell’abbazia. Corse fra i suoi corridoi e finì col nascondersi sulla sommità di una delle torri. Ma i mercenari la scoprirono e la raggiunsero. A quel punto, pur di non cadere nelle loro mani, Alda preferì lanciarsi di sotto.
    Cadde. Ma non morì.
    Degli angeli scesero dal cielo e la portarono a terra sana e salva. Stupefatta, la giovane raccontò la sua avventura in giro e prese a vantarsi, ma nessuno credette alle sue parole. Così, per convincere i suoi paesani, Alda salì nuovamente sulla torre e ripeté il tuffo nel vuoto. Tuttavia, per punirla della sua superbia, nessun angelo scese in suo soccorso, questa volta. Così, Alda morì, sfracellandosi in un dirupo.
    Pare che il suo fantasma continui a infestare la torre dalla quale saltò. Forse, se sarete fortunati, potrete incontrarla, ma non avvicinatevi troppo. Il fantasma ha la brutta abitudine di lanciarsi ancora dalla finestra, e potrebbe portarvi con sé.
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  • Roccascalegna (CH) - Il Corvo di Rocca Scalegna
    Roccascalegna è un borgo della provincia di Chieti ricco di siti archeologici e circondato da numerosi trekking.
    Il simbolo di Roccascalegna è la sua imponente fortezza, costruita su di una lingua rocciosa che si allunga minacciosamente sopra le case del borgo. I fondatori della fortezza furono probabilmente i Longobardi, nel 600 d.C., ma il suo attuale aspetto è dovuto agli ampliamenti fatti in epoca medioevale. Dall’undicesimo secolo in avanti, la Rocca fu infatti dimora di molti signorotti locali, tra i quali spicca il barone Corvo De Corvis, ribattezzato così dalla popolazione alla quale impose, per scherno di venerare, un corvo anziché Dio.
    Secondo un’antica leggenda, il barone Corvo De Corvis ristabilì nel 1646 la pratica dello Ius Primae Noctis, una legge feudale che gli dava diritto di costringere ogni sposa novella a trascorrere con lui la prima notte di nozze.
    Accadde, però, che uno dei futuri mariti, per niente contento di questa pratica, si travestì da donna e si recò alla Rocca al posto della moglie. Le guardie lo accompagnarono dal barone senza sospettare nulla: l’uomo si era infatti rasato il viso e indossava un velo per celare la propria identità.
    “Lasciateci soli” disse il barone alle guardie, dopo che queste ebbero introdotto l’ospite nella sua camera. Il drappello di soldati s’inchinò e tornò alle proprie mansioni.
    Allora il barone sfoggiò un sorriso meschino e bramoso. “Vieni qui” disse, allungando le mani per abbracciare quella che pensava fosse una donna.
    Lentamente, il marito si fece avanti, slacciandosi i lacci del corsetto per distrarre il suo avversario... poi, d’improvviso, estrasse un pugnale e lo conficcò dritto nel cuore del barone, uccidendolo e buttandolo giù dalla rupe.
    Nonostante la morte, il barone si rifiutò di lasciare la propria dimora. Nelle notti di tempesta, il suo fantasma continua ad apparire all’interno della Rocca, preannunciato dal volo di uno spaventoso stormo di corvi che volteggia a spirale sopra al borgo.
    Se non avete paura di imbattervi nel malvagio barone, visitate il castello. Potreste essere fortunati e scovare la famigerata impronta di sangue che il barone lasciò prima di morire sulla torre d’ingresso, e che non si è mai cancellata. Ancora oggi molti abitanti del paese dicono che sia visibile, ma nessuno vuole rivelare la sua posizione.
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Borghi Fantastici, la guida fantasy ai Borghi Italiani, è il progetto vincitore del Contest Viaggio in Italia promosso dal Ministero del Turismo in collaborazione con Invitalia.

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