Ascoltate! Lo sentite anche voi? Il vento si è alzato e ci sta portando alle orecchie una cantilena che proviene dal mare aperto.
Siamo affacciati sulla Costa degli Dei, in Calabria, più precisamente nel borgo di Tropea, la perla del Mediterraneo. È una località talmente incantevole che ammalia i viaggiatori di tutta Europa.
La leggenda racconta che a fondarla sarebbe stato Ercole, il grande eroe greco, di ritorno da un'impresa ai confini del Mondo; ma se anche così non fosse, Tropea ha molto altro di cui essere orgogliosa. È una località ricca di fascino, storia e misteri.
Tra i suoi punti d’interesse vi sono certamente il Santuario di Santa Maria dell'Isola - lo vedrete scendendo verso il mare - ma anche Palazzo Toraldo, Piazza d’Ercole, e poi il Duomo, gli Scogli di Riaci e, ovviamente, la Spiaggia Rotonda, una meraviglia naturale che farà la gioia dei bagnanti.
Shhh--- aspettate. La melodia si sente meglio adesso. Eh sì, non ci sono dubbi: arriva dal mare. Dev’essere il canto di Donna Canfora.
Donna Canfora era una giovane vedova di grande bellezza, che viveva poco lontano da Tropea. Era una persona di animo buono, amica di tutti, ma, dalla morte del marito, si era chiusa in sé stessa e non lasciava mai la propria abitazione.
Un giorno, la sua governante la spronò a recarsi al porto dove, le disse, aveva attraccato una nave carica di tessuti pregiati provenienti dall’Oriente. Donna Canfora le rispose di non essere interessata, ma la governante insistette e si offrì di accompagnarla. Così, le due si avviarono e, giunte al porto, ammirarono le stoffe in esposizione. Erano di una fattura squisita: soffici al tatto e meravigliose alla vista.
“Le piacciono i miei prodotti, signora?” domandò il capitano della nave, sceso apposta per dare il benvenuto alla bella Donna Canfora.
I due chiacchierarono amabilmente. Il capitano era un gentiluomo e, quasi subito, la invitò a salire a bordo per vedere i prodotti che i suoi marinai non avevano ancora disposto sul molo. Donna Canfora accettò. Disse alla governante di attendarla, poi salì sulla nave.
La stiva in cui il capitano la condusse era colma di tappeti e tessuti che lei cominciò a prendere in esame. Dopo un po’ di tempo, però, si accorse che una strana brezza le scompigliava i capelli. Insospettita, sollevò lo sguardo e notò che la nave era salpata ed era ormai lontana dal porto.
Donna Canfora comprese immediatamente di essere prigioniera di una ciurma di pirati Saraceni. Si voltò allora verso il capitano e lo supplicò di poter uscire a poppa, per dare l’ultimo sguardo alla sua terra. Il Saraceno, certo che non potesse scappare, le permise di salire.
Donna Canfora si avvicinò quindi al bordo della nave e, salutando con la mano, osservò la sua casa sparire all’orizzonte. Poi, prima che i pirati la riportassero sotto coperta, scavalcò la balaustra e si lanciò tra le onde, dove morì.
Si racconta che il punto in cui sprofondò prese per magia il colore delle sue vesti e, ancora oggi, al largo della costa, è possibile notare una insolita macchia blu indaco, dalla quale si leva un canto. È la nenia di Donna Canfora, che, sconsolata, piange per il suo triste destino.
Perciò tendete l’orecchio mentre passeggiate tra le strade di Tropea, perché potreste udire una canzone smarrita sotto alle onde.