Borghi Fantastici - MITUR

Borghi Fantastici - MITUR

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Borghi Fantastici - MITUR episodes

  • Sarnano (MC) - La leggenda dell’Uovo misterioso
    Sarnano è un borgo medioevale, con una storia lunga più di sette secoli, ed è situato ai piedi dei Monti Sibillini. Il paese si sviluppa a cerchi concentrici a partire dalla Piazza Alta, secondo lo stile tipico di un borgo fortificato. Sarnano incanta, con i suoi tetti rossi e le stradine che salgono a spirale. Tra le case del borgo, si infila l’aria frizzantina dei monti, che compongono uno sfondo selvaggio, ma pieno di naturale bellezza. Il paese è ricco di arte e storia, ma è anche un centro termale e sciistico. Da qui, si estendono sentieri per lunghe camminate nei boschi.
    Eppure, da alcuni anni, molti curiosi arrivano in paese perché attratti da uno strano ritrovamento, esposto nella piazza principale, davanti alla Chiesa di Santa Maria Assunta. Si tratta di un uovo. Ma non è un uovo da tenere in mano, non è proprio adatto per fare una frittata e non è nemmeno un uovo di Pasqua.
    L’uovo di Sarnano è un antichissimo manufatto di calcare bianco. Immaginate una grossa pietra, di tre tonnellate, alta un metro e venti centimetri e con in cima una specie di vaschetta. Praticamente un enorme uovo sodo, senza la punta. Migliaia di anni fa, qualcuno ha lavorato quella pietra a mano, con lo scalpellino, per tirar fuori quella forma stramba.
    L’uovo di Sarnano ha un’origine misteriosa. È stato ritrovato sul letto del Rio Terro, semisepolto dai detriti del fiume. Ma a che cosa serviva? E come è arrivato in mezzo al fiume? Se lo sono chiesti in molti eppure nessuno ha ancora trovato le risposte.
    Alcuni studiosi affermano che, in tempi antichi, l’uovo di Sarnano era un osservatorio astronomico. Quando la vaschetta si riempiva d’acqua rifletteva la posizione delle stelle e dei pianeti. Così, gli scienziati, gli alchimisti e i negromanti, potevano studiare da vicino gli astri celesti.
    La scrittrice Joyce Lussu racconta invece che la vaschetta un tempo veniva riempita di acqua, terriccio fertile e semi, due di legumi e due di cereali. Tra questi semi, il primo che germogliava, svelava quale sarebbe stato il raccolto più abbondante dell’anno, quello che avrebbe assicurato a tutti cibo e prosperità. L’uovo quindi era un uovo oracolare, capace di rivelare i segreti della natura sibillina. Ma un giorno, un uomo potente che non accettava affatto di seguire le leggi della natura, con l’aiuto dei suoi sgherri, scaraventò l’uovo in fondo ad una rupe. Quello rotolando cadde nel fiume.
    Ognuno può credere ciò che vuole dell’uovo di Sarnano, probabilmente la verità non la conosceremo mai. Però sappiamo che l’uovo è simbolo di vita, della nascita dell’universo, dell’armonia tra la natura, l’uomo e il cosmo.
    E chissà, forse chi immerge le dita nell’acqua della vaschetta, un giorno riuscirà davvero a toccare le stelle.
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  • Offagna (AN) - Il fantasma della Paora
    Offagna è un suggestivo borgo medioevale e sorge sul colle più alto della zona. Un rilievo di 300 metri che domina il paesaggio e offre un panorama invidiabile. Da lassù, lo sguardo si perde nella campagna, tra le colline intorno, e arriva dolcemente fino al mare.
    Nel cuore del paese di Offagna, si erge la Rocca. Una fortezza del 1400 costruita a scopo difensivo. Il castello è ben conservato, con il suo torrione, la cinta muraria e le segrete. La Rocca di Offagna impera sul suo strategico sperone. Ma dentro quelle alte mura, si nasconde da secoli una figura misteriosa. È il fantasma della Paora.
    C’è chi dice che Paora sia una donna vecchia, ricurva, dal volto raggrinzito, vestita con un saio da monaco, sporco e sdrucito. C’è chi è pronto invece a giurare che Paora sia una donna giovane e bella, una fanciulla dai boccoli biondi, vestita con un abito verde, forse è una cortigiana. Non si sa chi abbia ragione ma non importa. Il fantasma di Paora si nasconde nel castello di Offagna perché vuole difendere qualcosa di molto prezioso, che nessuno dovrà mai trovare: una chioccia con i suoi pulcini.
    Ma come, direte voi, un fantasma che difende una gallina? Ma non è mica una gallina qualunque, quella chioccia e i pulcini sono fatti d’oro zecchino!
    Il tesoro è nascosto vicino ad una fonte magica, proprio sotto il castello, nelle viscere della terra.
    Dovete infatti sapere, che il monte su cui sorge la Rocca, dentro, è tutto scavato, pieno di grotte e gallerie sotterranee. Le ha realizzate la Setta dei Giacomiti nel 1600. Erano monaci eretici che non potevano di certo vivere alla luce del sole, se volevano salva la pelle.
    Ed è lì, da qualche parte, in quei cunicoli, che si trova la fonte con vicino il tesoro.
    Nessuno però riesce a trovarlo. Chiunque tenti la difficile impresa viene spaventato dalla comparsa improvvisa del fantasma della Paora.
    Però ogni anno, a fine agosto, nel borgo di Offagna si celebrano le Feste Medioevali. Tutto il paese si raduna attorno al castello e gli abitanti partecipano alla rievocazione storica. Capita allora di alzare lo sguardo e scorgere tra le mura merlate un volto di donna. È quello della Paora, che vigila per difendere il suo tesoro, certamente ma… forse… compare anche per incrociare il sorriso di qualcuno e sentirsi un po’ meno sola, tra le alte mura del suo castello.
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  • Ostra (AN) - Gli sprevengoli
    Il paese di Ostra è immerso nella campagna marchigiana. Sta su una collina, a metà strada tra la costa e gli Appennini. Il borgo si chiamava Montalboddo ma poi, per Decreto del Re, nel 1881 il comune riprende l’antico nome di Ostra. È la denominazione originaria, che risaliva all’epoca romana.
    Il centro storico di Ostra è racchiuso dalle mura medioevali ed è attraversato da un reticolo di vicoli e stradine, le quali conducono alla Piazza Principale. Su di essa, si affacciano il Settecentesco Palazzo Comunale, il Teatro della Vittoria, la Torre Civica e la Chiesa di San Francesco.
    Ostra è un borgo al centro di un ricco territorio enogastronomico. Il paese fa parte dei circuiti Città del Miele, Città dell’Olio, produce il vino chiamato Lacrima di Morro d’Alba, ma anche formaggi, salumi e tutti quei prodotti tipici che conservano ancora il gusto della tradizione e sono il frutto di una intensa attività, legata alla terra.
    Dopo essersi inebriati col buon vino, saziati con ricette appetitose, cullati dall’aria buona della collina, nel paese di Ostra si faranno sicuramente ottimi sonnellini, intense dormite, sonni rilassati e sereni, penserete voi. Invece no! Anzi, potrebbe accadere l’esatto contrario, potreste trascorrere una notte parecchio agitata. Per colpa loro: degli sprevengoli. Ma chi sono?
    Sono spiritelli giovani e beffardi, che non stanno mai fermi. Poco importa, direte voi, se però quelli si limitassero ad attraversare i muri, come tutti i normali fantasmi, avreste pure ragione. Ma non è così.
    Gli sprevengoli sono molto più fastidiosi. Compaiono di notte, tra l’una e le tre, quando il sonno è più profondo. Saltellano sulla pancia di chi dorme, facendo svegliare le persone di soprassalto e in un bagno di sudore. A volte, per scacciarli, bisogna alzarsi dal letto e bere un bicchiere d’acqua. Secondo alcuni, è meglio farsi anche il segno della croce. Secondo altri, è il caso di agitare nell’aria pure un ramo di ulivo benedetto.
    Insomma, gli sprevengoli sono dei veri dispettosi ed è meglio non ritrovarseli di notte sullo stomaco. Soprattutto dopo un pasto parecchio abbondante.
    Nel mese di ottobre, per tre giorni, il borgo di Ostra festeggia La Notte degli Sprevengoli. Le vie del centro si immergono in un’atmosfera di magia, tra giocolieri, musicanti, artigiani e presenze misteriose. Sono le notti in cui si esorcizza la paura, in cui si possono incrociare gli sprevengoli anche lungo un vicolo. E allora, conviene approfittare e farseli amici, per garantirsi sonni profondi e lunghe dormite.
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  • Corinaldo (AN) - Il pozzo della polenta
    Corinaldo è un borgo medioevale, è detto il paese dei Matti ma è anche la città Natale di una bambina che diventerà Santa Maria Goretti. Il borgo nasce sulla sommità di un colle. Fin dal quattrocento, è protetto da poderose mura e da torrioni su cui è possibile salire ancora oggi, per ammirare l’incantevole armonia, del paesaggio rurale circostante.
    Nei vicoli di Corinaldo, si affacciano palazzi rinascimentali, edifici religiosi che contengono apprezzabili opere d’arte, un teatro ottocentesco, piazzette e passeggiando, si arriva fino alla Piaggia. È un’ampia scalinata di cento gradini, attorniata dalle case in mattoni rossi. A metà scalinata c’è un pozzo, chiamato Il Pozzo della Polenta.
    Si narra, che il pozzo fu fatto costruire nel 1450, da tale Antonio Attacca briga. Ora però, dobbiamo essere chiari. Il protagonista della nostra storia non è questo tizio di nome Antonio, che ringraziamo per aver fatto costruire il pozzo ma che, per via di quel cognome “Attacca briga”, non fa presagire nulla di buono. Infatti, la nostra leggenda ha per protagonista un'altra persona ed è un semplice contadino.
    Una volta, quest’uomo stava rientrando a casa, dopo aver faticato tutto il giorno in mezzo ai campi. Portava sulle spalle un grosso e pesante sacco, pieno di farina di mais. Man mano che saliva la lunga scalinata di Corinaldo, l’uomo diventava sempre più stanco e assetato. Fino a che, a metà scalinata, decise di fermarsi, per bere un po’ d’acqua fresca. Il contadino poggiò il sacco lungo il bordo del pozzo. Stava quasi per bagnarsi le labbra quando, disgraziatamente, con un gomito urtò il sacco. Quello cadde nel buco, fece un tonfo che riecheggiò cupo, dal fondo del pozzo.
    Il contadino si disperò. Aveva perso l’unico alimento che avrebbe sfamato la sua numerosa famiglia. Ma dalla disperazione all’euforia, a volte passano solo pochi minuti.
    D’un tratto, dal pozzo iniziò a risalire un composto morbido e giallo. Era polenta. Emergeva dal buco e strabordava dal pozzo. Polenta su polenta. Il contadino non credeva ai propri occhi. Tutte le donne che abitavano lungo la scalinata si affacciarono a vedere quel miracolo. Un infinito mare giallo di polenta scorreva su tutti i gradini.
    Non solo il contadino poté sfamare la propria famiglia ma, grazie al magico pozzo della polenta, tutti gli abitanti di Corinaldo ebbero di che mangiare, e in abbondanza, per giorni e giorni.
    Ogni anno, i Corinaldesi organizzano la Contesa del Pozzo. Una rievocazione storica in costume d’epoca, con dame, cavalieri, saltimbanchi, fattucchiere, artigiani e sbandieratori. Ma il vero protagonista è lui, quel pozzo magico che, forse, compie miracoli e porta fortuna, alle persone oneste e laboriose.
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  • Gradara (PU) - La storia di Paolo e Francesca
    Il borgo di Gradara è un gioiello medioevale, perfettamente conservato. Si erge su un colle, ed è protetto da una doppia cinta muraria, tanto imponente quanto armoniosa. Varcate quelle fortificazioni, ci si immerge in un’atmosfera suggestiva e si arriva al cospetto del Castello. È una Rocca maestosa, con ponti levatoi, passaggi segreti, sale sfarzose e prigioni, nei sotterranei del mastio. Tra le mura del Castello di Gradara, hanno vissuto prestigiose famiglie nobiliari, del Medioevo e del Rinascimento, come i Malatesta, i Borgia, gli Sforza e i Della Rovere.
    Tutto il borgo ancora riecheggia di una storia secolare, fatta di guerre, intrighi, conquiste, ma anche di amori e tragiche leggende. Come quella di Paolo e Francesca.
    Francesca da Polenta era una fanciulla in età da marito. Suo padre, Guido Minore da Ravenna, decise di dare la mano della figlia a Giovanni Malatesta, detto Giangiotto o Gianni lo Sciancato, per via di una gamba che lo rendeva zoppo. Come d’uso all’epoca, il matrimonio era combinato. Ma per evitare le possibili resistenze di Francesca, il padre osò di più e organizzò il matrimonio per procura. Francesca, quindi, ignara di tutto, il giorno del matrimonio trovò all’altare Paolo, il fratello di Giangiotto, detto Il Bello. Fu una grande gioia! Ma il tempo della felicità non durò a lungo.
    La prima notte di nozze, Francesca vide Giangiotto tra le lenzuola e così scoprì l’inganno. Ma la novella sposa non poté far più nulla, ormai aveva detto sì. I due presto si trasferirono nel castello di Gradara e la fanciulla visse in quelle stanze, come una sposa sconsolata.
    Paolo invece non si rassegnò. Dal giorno di quel finto matrimonio, provò una fitta al cuore. Era il rimorso per l’inganno a cui si era prestato, misto a un vero sentimento d’amore, per la bella Francesca divenuta sua cognata.
    Così Paolo prese a frequentare la Rocca, con la scusa di dover governare dei terreni intorno alla fortezza. E di giorno in giorno gli incontri con Francesca divennero degli incontri d’amore segreti.
    Ma qualcuno se ne accorse.
    Malatestino dall’Occhio, fratello anche lui di Paolo e Giangiotto, aveva un occhio solo ma con quello vedeva fin troppo bene. Malatestino rivelò, dunque, gli incontri degli amanti a Giangiotto. E quello, tradito ma per primo traditore, accecato dalla gelosia, decise di nascondersi in un passaggio segreto.
    “Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse” racconta Dante, nel V canto dell’Inferno.
    Paolo e Francesca infatti erano intenti a leggere un libro, quando Giangiotto apparve all’improvviso da una botola e, vendicativo come era, trafisse, in un colpo solo, i due amanti.
    Chi oggi visita il Castello di Gradara ed entra nella camera di Francesca, può vedere il leggio su cui poggiava quel libro galeotto. Ci piace vedere in questa triste storia l’invito a perdersi, insieme con la persona amata, tra le righe di una poesia, dove il sentimento puro può durare davvero per l’eternità.
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  • Bobbio (PC) - Il ponte del Diavolo
    Ho una storia da raccontarvi, anche se potreste già conoscerla. Ma andiamo per ordine: siamo a Bobbio, un piccolo borgo delle colline piacentine che con le sue architetture medievaleggianti saprà riportarvi indietro nel tempo.
    Il centro storico di Bobbio è un intrico di viuzze con palazzi, case in pietra, corti e chiese romaniche. Tra le cose da vedere a Bobbio bisogna citare l’Abbazia di San Colombano, fondata addirittura nel 614 dopo Cristo, e il vicino Museo che custodisce numerose opere d’arte. Meritevoli di una visita sono anche Il Castello Malaspina dal Verme, il Duomo, e il ponte Gobbo.
    Quest’ultimo è il simbolo più famoso del borgo. Si tratta di un ponte impressionante, lungo quasi trecento metri, formato da undici arcate diseguali che permettono di attraversare l’ampio argine del fiume Trebbia. La costruzione del ponte risale all'epoca romana, ma durante il medioevo la popolazione cominciò a pensare che fosse stato eretto dal Diavolo in persona.
    Questa è una leggenda ricorrente in Italia e perciò potreste averla sentita altrove. Certi elementi sono in comune: si parla sempre di un ponte impossibile da erigere, magari a causa di un fiume troppo impetuoso, e poi della comparsa del Diavolo che si proporrebbe di costruirlo con la magia, in cambio dell’anima di colui che per primo l’avrebbe attraversato. Da qui in avanti esistono diverse varianti, ma tutte prevedono l’arrivo di un salvatore che, imbrogliando Satana, salverebbe la situazione. In alcuni casi il salvatore è un capomastro, in altri, come a Bobbio, si tratta di un santo.
    Secondo la tradizione locale, fu San Colombano a stringere il patto col Diavolo. Una volta che il ponte era completato, tuttavia, il Santo vi fece passare per primo, al posto di un uomo, il suo cane malato. In altre parti d’Italia si parla di animali differenti, talvolta orsi o caprette, ma la sostanza non cambia: il Diavolo viene imbrogliato e, inferocito, se ne torna all’Inferno a mani vuote.
    A Bobbio si racconta anche che Satana, pieno di rancore, diede un calcio al ponte Gobbo prima di sparire. Per questo le arcate sarebbero curiosamente sghembe.
    Ogni giorno è perfetto per visitare Bobbio, ma se siete appassionati di cinema vi consigliamo di farlo tra luglio e agosto, quando si tiene il Bobbio Film Festival. Questo evento, curato dal regista Marco Bellocchio, propone laboratori che insegnano il mestiere della regia cinematografica e la proiezione di film e cortometraggi indipendenti. Un motivo in più per perdersi tra le meraviglie di questo splendido borgo.
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  • Montefiore Conca (RN) - Fantasma
    Nominando la Romagna è inevitabile che il pensiero vada subito alla sua Riviera, ma, spostandosi verso l’entroterra, vi sono altre grandi attrazioni di questa terra. Tra queste c’è sicuramente il borgo di Montefiore Conca, che spicca in lontananza grazie alla mole della sua fortezza.
    Per accedere al borgo si passa per la trecentesca Porta Curina. Il centro storico è decisamente piccolo, le poche case presenti sono costruite lungo una sola strada a semicerchio. Percorrendola, il visitatore potrà vedere la Parrocchiale di San Paolo e la Chiesa dell’Ospedale della Misericordia, ma l’edificio storico più interessante è certamente la fortezza che sovrasta il borgo.
    La Rocca venne edificata per proteggere i territori malatestiani, ma, come spesso accadeva, col passare del tempo venne convertita in residenza signorile. La fortezza di Montefiore Conca divenne infatti una delle dimore estive predilette dai Malatesta.
    Come ogni fortezza medioevale che si rispetti, anche la Rocca di Montefiore Conca ospita al suo interno un fantasma. Questa presenza senza pace sarebbe l’anima di Costanza Malatesta.
    Costanza si sposò giovanissima con il marchese Ugo d’Este, ma rimase vedova poco più che ventenne e perciò tornò da sola a Montefiore. Una volta qui, la ragazza si abbandonò a diversi eccessi, trascorrendo una vita spericolata, disobbedendo agli ordini della sua famiglia.
    Si racconta che dilapidò buona parte del suo patrimonio in abiti lussuosi, profumi orientali e vini rinomati. Suo zio Galeotto, che dopo la morte del marito amministrava il patrimonio di Costanza, chiuse un occhio su tutto questo, ma quando venne a sapere che la ragazza aveva una relazione sentimentale con un mercenario tedesco, decise che era ora di darci un taglio. Letteralmente. Galeotto Malatesta pagò un sicario e gli ordinò di uccidere la nipote, in modo da nascondere per sempre il suo adulterio.
    Da allora, Costanza si aggirerebbe per il castello, cercando giustizia per il suo assassinio.
    La presenza dello spettro di Costanza ha attirato, nel corso degli anni, diverse squadre di acchiappa fantasmi che sono addirittura riuscite a fotografarla! La foto del fantasma è oggi esposta nella sala in cui è stata scattata.
    Se siete curiosi di conoscere più dettagli su questa straordinaria scoperta, chiedete informazioni ai gestori del castello, saranno felici di raccontarvi maggiori storie sulla loro spettrale ospite.
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  • Poggio Torriana (RN) - La sparizione di Azzurrina
    Poggio Torriana è un elegante borgo nato da un feudo dei Malatesta, Signori di Rimini. Nonostante i cambiamenti avvenuti nel corso degli anni, l’abitato conserva alcune strutture medievali, come Palazzo Tosi, il mulino Sapignoli, il Santuario della Madonna di Saiano o l'imponente Rocca, nota anche come “Castello di Azzurrina”.
    Questo nomignolo è dovuto ad una leggenda. Si racconta che, tra le mura della rocca, attorno al 14º secolo, nacque la figlia del feudatario Uguccione di Montebello. La piccola, che venne chiamata Guendalina, aveva una particolarità: i suoi capelli erano completamente bianchi. Purtroppo la superstizione dell'epoca collegava l'albinismo alla stregoneria, e perciò la madre di Guendalina decise di tingerle i capelli di nero. Questi reagirono però in un modo inaspettato e divennero di colore azzurro, facendo guadagnare alla bimba il soprannome di Azzurrina.
    Anni dopo, durante il solstizio d’estate del 1372, Azzurrina stava giocando a palla tra i corridoi del castello, sotto lo sguardo vigile delle guardie. Ad un certo punto il pallone le sfuggì e rotolò in cantina. La bambina lo rincorse senza esitazione, ma, una volta dentro, urlò a perdifiato. Le guardie si precipitarono in suo soccorso, entrarono in cantina, e una volta lì non trovarono né la palla né Guendalina. La piccola era svanita nel nulla. Uguccione ordinò che i soldati setacciassero l’intero castello, ma nemmeno i segugi da caccia riuscirono a ritrovare Azzurrina.
    Ancora oggi nessuno sa cosa le accadde, ma pare che la bambina sia rimasto legata al Castello di Montebello. Successivamente alla sua scomparsa, infatti, molti residenti del maniero udirono la sua voce provenire dalla cantina. Lo strano fenomeno si è ripetuto più volte, ed è stato addirittura registrato da una squadra di acchiappa fantasmi. Secondo gli studiosi del paranormale, Azzurrina tornerebbe a far sentire la sua voce ogni cinque anni, in concomitanza con il solstizio d'estate.
    Vista la fama crescente di Azzurrina, i gestori del castello hanno organizzato dei tour che vi porteranno nelle stanze in cui il fantasma si è manifestato più spesso. Se sarete fortunati, durante la vostra visita a Poggio Torriana, potrete udire la voce di Azzurrina e, chissà, risolvere l’enigma della sua scomparsa.
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  • Gropparello (PC)- Donna Rosania
    Gropparello è un borgo immerso nei paesaggi incontaminati dell’Appennino emiliano. Il suo nome deriva dal celtico “Grop”, termine che indica un ostacolo naturale di tipo roccioso, e difatti Gropparello sorge su di un promontorio di roccia vulcanica, a guardia della Val Vezzeno.
    Il borgo è famoso per il suo castello, posto all'ingresso del centro abitato. Per raggiungerlo è necessario transitare dal ponte levatoio, unico ingresso che permette di superare la spessa cinta muraria e le minacciose torri di guardia. Una volta dentro si possono visitare le eleganti stanze del maniero, che ospitano anche una rinomata collezione di strumenti musicali d’epoca.
    Aggirandovi per il castello di Gropparello potreste essere testimoni di strani fenomeni: grida, porte che sbattono, passi in fuga, e persino la diafana apparizione di una donna. Questi fenomeni sono legati alla Dama Bianca, ovvero il fantasma che da secoli alberga tra queste mura.
    Secondo la tradizione si tratterebbe dello spettro della castellana Rosania Fulgosio, che visse durante il 1200. La donna andò in sposa al condottiero Pietrone da Cagnano, che era spesso lontano dal maniero per partecipare a delle sanguinose battaglie. Durante una sua assenza, accadde che il castello venne assaltato dall’esercito al comando del giovane Lancillotto Anguissola, antico amore di Rosania.
    Nonostante una strenua difesa, il castello di Gropparello cadde in mano nemica. Per evitare che Lancillotto passasse a fil di spada gli abitanti del maniero, Rosania si gettò ai suoi piedi e domandò pietà per tutti. Fu in quel momento che i due si riconobbero, e l’antico amore che li legava si ridestò. Lancillotto acconsentì a non uccidere nessuno e si limitò a imprigionare i soldati di Rosania nelle carceri di Gropparello. Il condottiero si trattenne solo alcuni giorni a Gropparello, poi proseguì, richiamato da altre imprese.
    Successivamente rientrò al castello Pietrone. L’uomo, informato di quanto accaduto in sua assenza, sospettò che la moglie avesse ottenuto la grazia in cambio di una notte d’amore. Pazzo per la gelosia, Pietrone addormentò Rosania con un infuso di erbe e la fece sparire per sempre.
    Per questo motivo il fantasma della donna non sarebbe stato in grado di abbandonare il maniero e ancora oggi si manifesterebbe nelle stanze in cui abitava. Sono molti i testimoni che affermano di aver avvistato la sfuggente figura di una giovane donna vestita di bianco che si aggirava a Gropparello.
    Nel caso aveste paura dei fantasmi vi sconsigliamo di entrare nel castello, ma non dovrete assolutamente perdervi il suo meraviglioso parco. Qui troverete il Parco delle Fiabe, il primo parco tematico-emotivo d’Italia in cui è possibile rivivere le atmosfere del medioevo. Preparatevi perciò ad immergervi in un’epoca di cavalieri, fate, damigelle e fantasmi.
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  • San Leo (RN) - Il Conte Cagliostro
    Risalendo la Valmarecchia è possibile arrivare al cospetto di San Leo, borgo fortificato sulla cima di una lingua di roccia. Questa fortezza risale al periodo delle guerre tra Goti e Bizantini, ma fu a partire dall’anno Mille, quando divenne proprietà della famiglia Montefeltro, che venne ampliata e trasformata in una impenetrabile roccaforte militare.
    Conteso nel corso dei secoli tra lo Stato Pontificio, la famiglia Medici e i Della Rovere, San Leo è un condensato di testimonianze storiche. Tra le sue mura è possibile ammirare importanti monumenti come il duomo, famoso per poggiare direttamente sulla roccia, Palazzo della Rovere e il Palazzo Mediceo, che ospita un museo di arte sacra. Passeggiando per San Leo vi accorgerete presto che le sue strade convergono verso la rocca, che dal 1441 divenne una prigione. Il suo prigioniero più celebre è stato il Conte di Cagliostro, processato per eresia dalla Chiesa Cattolica.
    Il Conte di Cagliostro era un avventuriero nato a Palermo nel 1743. Fin da giovane fu attratto dallo studio dell’alchimia e dell’ipnotismo e, appena ne fu in grado, si traferì a Roma, dove studiò queste materie occulte.
    Nella Città Eterna conobbe poi Lorenza, sua futura moglie, con la quale viaggiò per tutta Europa. A Londra misero in atto diverse truffe che permisero ai due di arricchirsi e stringere amicizie con la nobiltà inglese. Cagliostro divenne poi famoso per le pozioni magiche che vendeva ai creduloni, come il suo famosissimo “elisir di lunga vita”.
    Divenuto famoso nei salotti dell’alta società, il conte si trasferì a Parigi, dove fu però arrestato con l’accusa di aver partecipato ad un complotto. Nonostante venne in seguito dichiarato innocente, Cagliostro fu costretto ad abbandonare la Francia. Tornato a Roma, venne nuovamente incarcerato per volontà dello Stato Pontificio, che non vedeva di buon occhio le magie che vantava di saper fare.
    Dopo l’arresto, Cagliostro fu relegato in una cella nella Rocca di San Leo, in cui rimase per diversi mesi. Si racconta che durante quel periodo continuò a eseguire i suoi ultimi esperimenti alchemici, ma l’umidità e il freddo della sua prigione gli stroncarono la vita.
    La leggenda narra che il suo spirito aleggi ancora tra le mura di San Leo, alla ricerca di un modo per portare a termine i suoi studi. Una tenacia fuori dal comune, non trovate?
    Quando visiterete la rocca di San Leo, portate con voi un libro di scienze da lasciare nella cella del Conte Cagliostro. Il suo fantasma gradirà sicuramente il vostro regalo!
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Borghi Fantastici, la guida fantasy ai Borghi Italiani, è il progetto vincitore del Contest Viaggio in Italia promosso dal Ministero del Turismo in collaborazione con Invitalia.

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