Nusco è un borgo della Campania che, dall’alto dei suoi 900 metri di altitudine, domina le splendide e rigogliose valli dell'Ofanto e del Calore. Il suo centro storico ha molti soprannomi, è infatti chiamato Paese Meraviglioso, Cantuccio di Luce, Balcone dell’Irpinia, Conca Paradisiaca e Gemma del Val Calore. Già da questo si può intuire quanto questo borgo sia bello e meritevole di una visita!
Nusco è un luogo pieno di vita: il visitatore se ne accorge appena mette piedi tra le sue strade, contraddistinte dall’allegro vociare e dal via e vai di persone. Tra le sue bellezze architettoniche spiccano la torre dell’orologio, la Porta Superiore, i resti del castello longobardo, la Cattedrale di Sant’Amato e la sottostante cripta romanica.
Un buon motivo per vedere Nusco sono gli eventi e le sagre che lo animano lungo l’anno, a cominciare dalla Notte dei Falò, che si tiene ogni terza settimana di gennaio. Questa rievocazione - che vede l’accensione di grandi fuochi per le vie del borgo - riporta Nusco indietro nel tempo e rapisce i visitatori con la sua aura di mistero e suggestione.
Secondo la tradizione, questo evento è collegato alla discesa all’Inferno di Sant’Antonio. Racconta la leggenda che, una volta, nel mondo, il fuoco non esisteva, e perciò gli uomini pativano il freddo. Stanchi della loro situazione, se ne andarono da sant’Antonio e lo supplicarono di risolvere la cosa. Il santo rispose prontamente di sì e, siccome il fuoco era all’inferno, decise di scendere laggiù per andare a prenderlo. Si avviò così verso la città dolente, accompagnato da un maiale che, da sempre, lo seguiva come un cagnolino.
Giunti alle porte dell’Inferno, il santo bussò e chiese di poter entrare, ma i diavoli che stavano di guardia, comprendendo di avere davanti un santo, sbarrarono il passaggio e si rifiutarono di farlo passare.
“Apritemi!” insistette sant’Antonio, ma i diavoli furono irremovibili.
“Giammai” risposero. Poi, per prenderlo in giro, schiusero il portone e dissero: «Però, se proprio ci tieni, lasciamo entrare il tuo maiale.”
Sant’Antonio diede una pacca all’animale e lo convinse ad entrare. Fu così che il maiale cominciò a scorrazzare per l’intero Inferno, rovistando a terra, sporcando e mettendo tutto in disordine. Disperati, i diavoli gli correvano dietro e cercavano di sistemare i disastri che faceva; provarono anche a farlo fuori, ma il maiale era talmente veloce che non riuscirono nemmeno a raggiungerlo.
Sfiniti, i diavoli andarono ad aprire le porte dell’Inferno e dissero a Sant’Antonio: “Ma che bello scherzo che ci hai fatto… Avanti. Vieni a riprenditi il tuo animale!”
Sant’Antonio si fece avanti e richiamò il maiale. Poi si voltò e fece per andarsene, ma, prima, allungò il suo bastone tra le fiamme dell’Inferno, e ne fece una fiaccola.
“Arrivederci” disse il Santo, andandosene con il maiale.
“Speriamo di no”, risposero i diavoli, ancora affaticati.
Tornato sulla terra, Sant’Antonio fece dono del fuoco agli uomini, e questi, per ringraziarlo, decisero che, da quel giorno in avanti, ogni 17 gennaio avrebbero acceso dei falò in suo onore.
E questa è la storia che spiega la nascita della Notte dei Falò. Non stupitevi, perciò, se in quell’occasione incontrerete dei maiali a zonzo per il borgo.