Soncino è un delizioso borgo medioevale, sorto nel cuore della pianura padana. La lunga cinta muraria, con i suoi torrioni, difende e abbraccia tutto il centro storico. Qui, palazzi della nobiltà d’un tempo si affiancano a storici mulini ad acqua, lungo un reticolo di viuzze dal respiro antico. È proprio a Soncino, che fu stampata la prima Bibbia Ebraica nel 1488, dopo meno di 40 anni dall’invenzione fatta da Gutenberg. Oltre al Museo della Stampa, nel borgo si possono visitare il Museo della Seta e la Pieve di Santa Maria Assunta, edificata nel 400, che riporta un soffitto dipinto con il cielo stellato. Poco fuori dal centro, si trova Santa Maria delle Grazie. Una chiesa impreziosita da capolavori del rinascimento lombardo.
Ma l’edificio più imponente che cattura lo sguardo, appena arrivati a Soncino, è la Rocca Sforzesca.
Completata alla fine del 1400, la Rocca di Soncino è una fortezza militare perfettamente conservata. Un suggestivo ponte levatoio permette l’accesso al cortile, circondato da quattro torri, con al centro un pozzo. Il Castello è visitabile anche all’interno. Si possono percorrere le mura merlate, salire sulle torri, attraversare i saloni che ospitano mostre, entrare nelle cucine oppure scendere fino ai sotterranei e nella polveriera.
Non mancano poi storie misteriose e leggende, attorno al Castello di Soncino.
Si narra, che una delle quattro torri, precisamente quella dall’insolita forma circolare, custodisca un tesoro. Ma di esso non vi è mai stata alcuna traccia. Invece nella Torre del Capitano, si racconta della presenza di un folletto. Fu un capitano di ventura a subirne le malefatte. Una notte, l’uomo soggiornò in quella torre e il folletto non fece altro che disturbargli il sonno, allontanando continuamente le coperte dal letto. Il capitano si spaventò così tanto che scappò da Soncino ma poi inviò le autorità spagnole da Milano, per indagare sull’accaduto.
Nel Castello, abitarono i nobili Stampa e la moglie del Marchese era la zia della Monaca di Monza. Dicono, che la monaca, resa celebre da Manzoni, soggiornò per lungo tempo presso il maniero, dove visse in un’atmosfera aspra e oppressiva. Circondata da loschi figuri e da un ambiente reso oscuro anche da quadri e affreschi funesti.
Ma il personaggio che maggiormente segna le vicende misteriose del Castello è Ezzelino da Romano. Egli fu un politico e condottiero accusato di eresia e di indicibili efferatezze. Morì a Soncino, rifiutando di ricevere cure e sacramenti, strappandosi le bende che avrebbero attutito il dolore, lasciandosi morire senza pietà. Il fantasma di Ezzelino sembra si aggiri ancora tra le mura del Castello. C’è chi ritiene si sia tramutato in un drago tarantolato e che continui a vivere nel fossato del maniero.
Ogni giorno a Soncino, si ricorda la figura di Ezzelino con un rintocco di campana. Fu un tiranno sanguinario ma fu anche un uomo dalla personalità molto controversa.
La Soncino medievale rivive comunque festosa nelle sue rievocazioni storiche, durante le quali si può sorseggiare l’Ippocrasso, un vino dolce dalla ricetta segreta che risale addirittura all’anno 1000.