L’ex esterno di Udinese, Juventus e Cagliari Kwadwo Asamoah guarda con prudenza al futuro della nazionale ghanese ai prossimi Mondiali negli Stati Uniti. Nel corso di un’intervista riportata dal portale ClimaPartita, ha espresso più di una perplessità sul percorso delle Black Stars (di cui fa parte anche il rossoblù Ibrahim Sulemana), evidenziando problemi di identità tecnica e continuità.
“Non abbiamo una squadra definita”
Secondo Asamoah, uno dei principali limiti dell’attuale Ghana è l’assenza di una base consolidata: “Non credo che la Nazionale abbia un undici titolare definito”, ha spiegato, ricordando come ai suoi tempi fosse possibile individuare facilmente gran parte della formazione.
L’arrivo del nuovo commissario tecnico Carlos Queiroz, pur importante sul piano dell’esperienza internazionale, rischia di non bastare per risolvere problemi strutturali in così poco tempo.
La sfida mondiale e il poco tempo a disposizione
Asamoah ha sottolineato anche le difficoltà operative che attendono Queiroz: il tecnico avrà pochissimo tempo per lavorare con il gruppo al completo, visto l’impegno dei giocatori con i rispettivi club.
“L’unico momento in cui potrà lavorare con tutti sarà una preparazione di appena due settimane”, ha osservato l’ex calciatore, dipingendo una situazione complessa come un puzzle da completare con metà dei pezzi ancora sparsi sul tavolo.
“Non mi aspetto grandi cose”
Le parole più forti arrivano quando Asamoah affronta direttamente le aspettative sul torneo: “Onestamente non mi aspetto grandi cose, anche se naturalmente spero nel meglio”.
Una valutazione sincera, influenzata anche dalla difficoltà del girone che vedrà il Ghana opposto a Inghilterra, Croazia e Panama.
L’appello al calcio locale
Asamoah ha poi indicato una possibile strada per rilanciare il movimento calcistico ghanese: valorizzare maggiormente il campionato nazionale e integrare più talenti locali nella selezione maggiore.
Un richiamo alle radici del calcio ghanese, spesso oscurate dalla continua ricerca di giocatori cresciuti all’estero.
Il ricordo affettuoso dell’Italia
Nel finale dell’intervista, l’ex centrocampista ha ricordato con affetto la sua esperienza italiana: “È stato un onore condividere il campo con icone come Buffon, Pirlo e Chiellini. In ciascuna squadra in cui ho giocato – Udinese, Juventus, Inter e Cagliari – mi sono sentito come in famiglia“.
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