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Pavoletti dice addio al calcio: “È iniziata una nuova pagina”
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Non sarà una partita come tutte le altre per Andrea Carboni. Lunedì sera il difensore del Monza affronterà il Cagliari, la società che lo ha cresciuto, lo ha accompagnato nei primi passi da calciatore e rappresenta ancora una parte importante della sua storia.
Per un giocatore nato in Sardegna e formato nel settore giovanile rossoblù, tornare idealmente alle proprie origini da avversario ha inevitabilmente un significato particolare. Carboni ha lasciato l’Isola nel 2022, dopo aver vissuto da titolare la retrocessione del Cagliari in Serie B, e da allora ha costruito una nuova parte della propria carriera in Brianza.
Il percorso di Carboni nel calcio che conta è iniziato soprattutto grazie alle prestazioni con la Primavera del Cagliari allenata da Max Canzi. Nel 2020 il difensore era uno dei punti di riferimento della squadra che stava disputando un campionato di vertice e che avrebbe potuto giocarsi fino alla fine il titolo di categoria.
La pandemia interruppe però la competizione. In quel momento l’Atalanta era prima con tre punti di vantaggio sul Cagliari, ma restava ancora da disputare lo scontro diretto. Carboni si era comunque già messo in evidenza tra i prospetti più interessanti del torneo e quelle prestazioni contribuirono ad accelerare il suo passaggio nel calcio professionistico.
A dargli spazio nel Cagliari fu Walter Zenga, allenatore della prima squadra nella parte conclusiva di quella stagione. Il 23 giugno del 2020 infatti arriva il debutto contro la Spal, subentrando a Joao Pedro nella vittoria per 0-1 a Ferrara.
Per Carboni iniziò così un percorso che lo portò a diventare stabilmente parte della rosa rossoblù. Seguirono altre due stagioni importanti, durante le quali il difensore riuscì anche a conquistare la Nazionale Under 21.
Le aspettative intorno a lui crescevano e, per una parte della tifoseria, Carboni rappresentava uno dei prodotti del vivaio destinati a diventare protagonisti a lungo con la maglia del Cagliari.
Nel 2022 arrivò però la separazione. Dopo la retrocessione in Serie B, Carboni lasciò il Cagliari per trasferirsi al Monza. Una decisione arrivata in uno dei momenti più difficili della storia recente rossoblù e che una parte della tifoseria visse con particolare amarezza.
Il difensore era infatti considerato un possibile “capitan futuro”, al pari di altri giocatori cresciuti nel settore giovanile sardo e poi diventati simboli del club. Il suo addio fu quindi interpretato da alcuni sostenitori come un tradimento proprio perché arrivato dopo una stagione culminata con la retrocessione.
Il primo confronto con il Cagliari da avversario arrivò quando Carboni giocava in prestito al Venezia. Era il playoff di Serie B e l’atmosfera all’Unipol Domus fu particolarmente difficile per il difensore, tornato nello stadio nel quale aveva mosso i primi passi nel calcio professionistico.
Anche la partita contribuì a rendere quella serata complicata. Carboni commise un errore decisivo che favorì il Cagliari allenato da Claudio Ranieri. A rendere ancora più acceso il confronto ci fu anche un episodio di nervosismo con Alessandro Deiola, oggi capitano rossoblù e, come Carboni, prodotto del settore giovanile sardo.
Da quel momento il difensore ha però costruito un percorso differente. A Monza Carboni è diventato progressivamente un elemento importante, riuscendo a consolidare la propria posizione anche nella stagione culminata con la retrocessione biancorossa.
La successiva esperienza in Serie B da leader ha completato un percorso di maturazione che lo ha riportato nuovamente nel massimo campionato. Ora Carboni è di nuovo in Serie A e rappresenta uno degli elementi centrali del Monza di Ivan Juric.
L’allenatore gli ha affidato responsabilità importanti e il difensore ha iniziato la stagione con buone prestazioni da braccetto sinistro nella difesa a tre, confermando la crescita maturata durante gli ultimi anni. Il giocatore che lunedì affronterà il Cagliari sarà quindi diverso da quello che aveva lasciato la Sardegna nel 2022: più esperto, più maturo e con una nuova dimensione costruita lontano da casa.
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Prosegue la preparazione del Cagliari in vista della trasferta contro il Monza, in programma lunedì 19 ottobre allo stadio Brianteo. La squadra di Fabio Pisacane ha svolto questo pomeriggio una nuova seduta di allenamento al CRAI Sport Center, continuando il lavoro in vista del prossimo appuntamento di campionato.
Il programma predisposto dallo staff tecnico ha previsto una prima parte dedicata allo sviluppo della forza, seguita da esercitazioni con il pallone sul terreno di gioco.
La seduta è iniziata in palestra, dove i rossoblù hanno svolto esercitazioni dedicate allo sviluppo della forza. Una prima fase del lavoro pensata per preparare il gruppo alla parte successiva dell’allenamento, che si è invece svolta direttamente in campo.
Una volta trasferitisi sul terreno di gioco, i calciatori hanno lavorato con il pallone. Il programma ha previsto rondos e partite a tema su spazi ridotti.
Sul fronte degli indisponibili, Yael Trepy ha proseguito anche oggi il proprio programma personalizzato. Non vengono segnalate ulteriori novità sulle condizioni del resto della rosa.
Il Cagliari tornerà al lavoro domani, venerdì 16 ottobre, con una nuova seduta pomeridiana ad Assemini. La squadra avrà quindi un altro appuntamento sul campo per continuare la preparazione verso Monza, dove i rossoblù saranno impegnati lunedì alle 18.30 nella gara valida per la settima giornata di Serie A.
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Joao Pedro torna a parlare di Cagliari e lo fa con parole cariche di affetto e nostalgia. Ospite negli studi di Radiolina, durante la trasmissione “Il Cagliari in diretta”, l’ex attaccante rossoblù ha raccontato il rapporto con la città, la propria esperienza in Sardegna e il desiderio di poter tornare allo stadio, questa volta senza vivere l’appuntamento da protagonista ma semplicemente da tifoso.
Il brasiliano ha iniziato con un pensiero rivolto a Daniel Maldini, autore di un ottimo avvio di stagione con la maglia rossoblù: “Spero che Maldini faccia 5 gol di fila come me, poi se arrivano con una vittoria ancora meglio”.
Joao Pedro sta però attraversando un momento complicato dal punto di vista sportivo. L’attaccante ha raccontato di essersi rotto il crociato durante il precampionato, proprio dopo un periodo particolarmente positivo. “Non è un momento bello perché mi sono rotto il crociato nel pre campionato dopo un momento da favola”, ha spiegato.
Un infortunio che, a questo punto della carriera, non si aspettava più di dover affrontare. “Una cosa di cui non avevo più paura a questo punto della carriera, però il calcio ci insegna cose nuove, nulla che mi spaventi. Sono sereno”, ha aggiunto.
Il rapporto con la Sardegna rimane particolarmente forte. “Al Cagliari sono stati anni belli, unici nella mia carriera. A Cagliari sono nati i miei figli, è sempre nella nostra storia”, ha raccontato Joao Pedro.
Il suo desiderio è quello di poter tornare in città e vivere nuovamente quei luoghi con maggiore normalità. “Vorrei andare allo stadio a vedere una partita senza avvisare, voglio godermela come una persona qualunque”, ha spiegato.
Joao Pedro guarda con attenzione anche all’attuale Cagliari, protagonista di un avvio di stagione sorprendente. I rossoblù occupano infatti il quarto posto e l’ex attaccante considera particolarmente importante la posizione raggiunta dalla squadra.
“Sicuramente è bello, perché è un campionato diverso stare lì sopra, dà il merito di fare qualcosa di importante, dà fiducia e responsabilità, non c’è niente di più bello”, ha detto.
Il tema più personale riguarda ciò che sarebbe potuto accadere se avesse deciso di rimanere a Cagliari. “Mia figlia mi spinge a tornare a Cagliari”, ha raccontato.
“Ci penso sempre che sarei potuto rimanere e diventare un pezzo di storia importante del club”, ha detto. La decisione di andare via, però, era legata alla sua natura competitiva. “Sarei andato contro la parte più forte che ho, ovvero quella competitiva. In quel momento avevo bisogno di provare qualcosa di diverso”, ha spiegato.
“Meritavo di poter giocare per vincere un campionato”, ha aggiunto, pur riconoscendo che dall’altra parte rimane il pensiero di quello che sarebbe potuto essere. “Sarei potuto restare a Cagliari tutta la vita”.
Nell’intervista non poteva mancare un riferimento a Fabio Pisacane, oggi allenatore del Cagliari e protagonista dell’attuale momento positivo della squadra.
Joao Pedro conosce bene il tecnico e non si dice sorpreso dai risultati che sta ottenendo. “Una grande persona. Quello che sta facendo non stupisce, è sempre stato ambizioso”, ha dichiarato.
L’ex attaccante considera quindi naturale vedere Pisacane affermarsi anche nel nuovo ruolo. “Vederlo come un allenatore vincente non mi stupisce. Se lo merita, ha avuto una carriera sofferente e ora sta dimostrando che può crescere e fare ancora meglio come allenatore”.
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Una mattinata all’insegna di sport, condivisione e vicinanza al territorio. Mercoledì 14 ottobre il Cagliari Calcio ha partecipato a Sarroch all’inaugurazione della tribuna e delle strutture rinnovate del campo sportivo comunale intitolato a Mario Tiddia, indimenticato ex calciatore e allenatore rossoblù.
L’iniziativa ha coinvolto oltre 300 studenti delle scuole secondarie di primo grado di Sarroch, Pula, Capoterra, Villa San Pietro e Domus de Maria. Una giornata pensata per promuovere lo sport come strumento di crescita, incontro e formazione, mettendo i ragazzi al centro dell’evento.
Per il Cagliari erano presenti il capitano Alessandro Deiola, il portiere Alen Sherri e Pierluigi Carta, direttore sportivo del Settore Giovanile. A rappresentare il vivaio rossoblù c’erano anche gli allenatori ed ex calciatori Francesco Pisano e Robert Acquafresca.
Gli ospiti sono stati accolti da un lungo applauso da parte degli studenti e del pubblico presente. La giornata ha offerto ai ragazzi anche l’opportunità di incontrare da vicino i propri beniamini, scattare fotografie e condividere un momento legato alla passione per il calcio.
L’iniziativa è stata promossa da Saras, in collaborazione con il Cagliari Calcio e il Comune di Sarroch, con il supporto dell’Asd Gioventù Sarroch.
Il programma ha previsto diverse attività ludico-sportive direttamente sul terreno di gioco. Gli studenti sono stati coinvolti in stazioni dedicate a differenti esercizi, organizzate dagli istruttori della società locale con la partecipazione dei calciatori rossoblù e dei docenti accompagnatori.
L’obiettivo non era soltanto quello di avvicinare i giovani al calcio, ma utilizzare l’attività sportiva come occasione di confronto e socializzazione tra studenti provenienti da diversi comuni del territorio.
Al termine della mattinata, Alessandro Deiola, Alen Sherri, Robert Acquafresca e Francesco Pisano, insieme al sindaco di Sarroch Angelo Dessì, hanno firmato la targa commemorativa dell’iniziativa.
Durante l’incontro, il capitano del Cagliari ha parlato agli studenti raccontando anche la propria esperienza personale. “Anch’io sono cresciuto in un Comune della provincia e ho coltivato fin da ragazzo il sogno di indossare la maglia del Cagliari”, ha spiegato il calciatore di San Gavino.
Il suo intervento ha posto l’accento sul valore dell’impegno, della determinazione e della costanza necessari per inseguire i propri obiettivi. Un messaggio rivolto ai ragazzi attraverso un percorso personale costruito sulla passione e sul sacrificio.
Anche Sherri ha invitato gli studenti a credere nelle proprie possibilità, affrontando lo sport con serietà e voglia di migliorarsi, senza però perdere il piacere di giocare e divertirsi.
L’inaugurazione ha rappresentato anche un’occasione per valorizzare il ruolo del nuovo impianto sportivo dedicato a Mario Tiddia.
Il sindaco Angelo Dessì ha sottolineato come la struttura non rappresenti soltanto uno spazio destinato alla comunità di Sarroch, ma possa svolgere una funzione più ampia per l’intero territorio. “Presentare la struttura in una giornata dedicata ai ragazzi significa valorizzare uno spazio a disposizione della comunità, in cui praticare sport e crescere insieme”, ha spiegato il primo cittadino.
La giornata ha inoltre evidenziato il valore della collaborazione tra società sportive, istituzioni e imprese nella costruzione di iniziative rivolte ai giovani.
“Il nostro impegno sul territorio, soprattutto nei confronti delle generazioni più giovani, passa anche attraverso iniziative come questa”, ha dichiarato Massimo Vacca, responsabile External Relations & ESG di Saras. “L’obiettivo – ha aggiunto – è promuovere lo sport nella sua dimensione più autentica e nei valori che è in grado di trasmettere”.
La mattinata si è conclusa con un momento dedicato alla memoria di Mario Tiddia, al quale è intitolato l’impianto. All’interno della struttura è stata apposta una targa commemorativa, a suggellare una giornata nella quale il ricordo dell’ex rossoblù si è unito alla valorizzazione dello sport giovanile.
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Nicolò Tresoldi ha un legame particolare con la Sardegna, ormai è risaputo. Nonostante abbia costruito gran parte della propria vita a Gubbio e della propria carriera calcistica in Germania, il giovane attaccante classe 2004 ha infatti trascorso nell’Isola i primi due anni della sua vita.
Grazie a una prestazione clamorosa in Champions League che gli è valsa una tripletta contro l’Inter, Tresoldi ha aumentato ulteriormente l’attenzione sul suo futuro, in particolare sulla Nazionale maggiore che sceglierà di rappresentare.
La giornalista Veronica Baldaccini, su Sky Sport, ha ricostruito il legame del calciatore con la Sardegna, sottolineando come questo possa effettivamente influire sulla scelta finale. La storia di Tresoldi infatti comincia a Cagliari, dove è nato nel 2004, e i primi due anni della sua vita sono trascorsi nell’Isola.
Le radici sarde dell’attaccante passano da Is Molas, nella zona di Pula, dove la famiglia ha vissuto durante i primi anni di vita di Tresoldi. Il rapporto con il territorio è legato anche alla tradizione familiare nel mondo del golf.
Tresoldi proviene infatti da una famiglia di golfisti e suo nonno è stato un maestro di golf con una lunga esperienza. La presenza di un importante campo da golf nella zona di Is Molas contribuisce a spiegare il legame della famiglia con il sud della Sardegna. Si tratta di un capitolo della sua storia personale che precede il trasferimento in Germania e che ancora oggi accompagna il percorso del giovane attaccante.
La tripletta in Champions League contro l’Inter ha riportato Tresoldi al centro dell’attenzione internazionale. Una prestazione che ha inevitabilmente aumentato l’interesse intorno al giovane centravanti e alle sue prospettive future.
La sua storia personale aggiunge così un elemento particolare a una carriera ancora agli inizi: nato a Cagliari, cresciuto in Germania, con radici familiari anche in Argentina da parte della madre e già protagonista con la selezione tedesca Under 21.
La scelta della Nazionale maggiore sarà quindi uno dei prossimi passaggi importanti per il classe 2004. Per la Sardegna, intanto, resta il legame con un giocatore nato proprio a Cagliari e cresciuto nei suoi primi anni di vita tra il capoluogo e il territorio di Pula, prima di costruire in Germania il proprio percorso nel calcio internazionale.
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Leonardo Pavoletti ha deciso di dire addio al calcio giocato. È questo il passaggio più importante della lettera con cui l’attaccante ha ripercorso alcune delle tappe più importanti della propria vita professionale, tra difficoltà, sacrifici, panchine, gol e momenti destinati a rimanere nella memoria.
Il testo, scritto per la pagina Consapevolezze e successivamente condiviso sui social dal giornalista Gianluca Di Marzio, racconta una carriera costruita lontano dai percorsi più scontati e arrivata fino alla Serie A, alla Nazionale e a una lunga esperienza con il Cagliari.
“Ho deciso di dire addio al calcio. Anche se una piccola porta la lascio ancora aperta. Chissà, non si sa mai. Ma al momento, sto bene così. È iniziata una nuova pagina della mia vita”, ha scritto Pavoletti.
Il racconto parte dagli anni in cui diventare un calciatore professionista sembrava tutt’altro che una prospettiva concreta. A 16 anni, Pavoletti si trovava infatti in panchina e non in una società professionistica, ma nell’Armando Picchi, formazione di Serie D, dove giocava nella Juniores.
“Difficile pensare di poter diventare un calciatore”, ricorda nella lettera. Un percorso che, passo dopo passo, lo avrebbe invece portato nel massimo campionato italiano. “A Lanciano ho fatto 16 gol. Potevo essere davvero un calciatore. Poi Sassuolo in B. 5 gol in tre partite, una squadra fortissima. Tutto sembrava andare per il meglio. Qualche incomprensione con l’allenatore, pochi minuti, la promozione in A e un altro prestito in B. Per loro, non ero pronto. La Serie A me la sono ripresa mesi dopo”.
Tra le esperienze più significative della carriera c’è quella vissuta al Genoa, dopo il passaggio dal Sassuolo. Pavoletti ricorda una squadra ambiziosa, una città profondamente legata al calcio e soprattutto la presenza di Gian Piero Gasperini in panchina.
Il rapporto con l’allenatore iniziò in maniera tutt’altro che semplice. “Un genio. Anche se dopo tre giorni mi massacrò davanti a tutti con un video tattico per dei movimenti sbagliati”, racconta Pavoletti.
Poi arrivarono due mesi straordinari. Pavoletti divenne titolare di una squadra capace di inseguire obiettivi europei, iniziò a segnare con continuità e conquistò il pubblico di Marassi. “Vincevamo. Segnavo. Eccome se segnavo. E tutto Marassi urlava il mio nome”, ricorda. È il periodo nel quale nasce anche il soprannome destinato ad accompagnarlo per anni: “Pavoloso”.
Nella lettera c’è naturalmente spazio anche per il Cagliari, club con il quale Pavoletti ha costruito la parte più importante della propria storia.
Il ricordo più intenso è quello della finale playoff contro il Bari, con la promozione in Serie A in palio. Pavoletti racconta di essere partito dalla panchina, proprio come accadeva quando era ragazzo. “Se vinciamo, torniamo in A. Non aspettavo altro, ma Ranieri mi tiene in panchina. Quella maledetta panchina, come quando ero ragazzo”, scrive.
Il tempo scorre e il risultato resta fermo sullo 0-0. Il suo ingresso arriva soltanto all’89’. Ma proprio quei pochi minuti diventano decisivi. “La vita me lo ha insegnato, ogni minuto può essere importante. Mi sono allenato per questo”, racconta Pavoletti.
Poi il momento che cambia la partita: un cross dalla destra, l’attaccante arriva prima di tutti e segna il gol dello 0-1. “Siamo in Serie A. Tutto riassunto in 5 minuti”, ricorda.
Pavoletti aveva lasciato il Cagliari alla fine della scorsa stagione, senza però prendere una decisione definitiva sul proprio futuro, tanto che in estate erano forti le voci che lo volevano in Serie C con il suo Livorno. I dubbi erano legati anche a un problema al ginocchio, ma nel frattempo l’attaccante aveva iniziato a guardare oltre il campo.
Pochi giorni fa è arrivata infatti l’ammissione al corso per direttori sportivi, possibile primo passo verso una nuova carriera dietro la scrivania o alla ricerca di nuovi talenti. Ora la decisione sul calcio giocato sembra essere arrivata.
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La settima giornata di Serie A proporrà lunedì 19 ottobre, alle ore 18.30, la sfida tra Monza e Cagliari. Un appuntamento che segnerà anche il primo confronto da allenatori tra Ivan Juric e Fabio Pisacane, due tecnici appartenenti a generazioni differenti, accomunati da una spiccata attenzione alla fase difensiva e all’organizzazione collettiva.
Per l’allenatore croato dei brianzoli non sarà tuttavia una novità ritrovare i colori rossoblù, già affrontati numerose volte durante la sua lunga esperienza sulle panchine italiane.
Quello di lunedì rappresenterà il quindicesimo incrocio in carriera tra Ivan Juric e il Cagliari. Nei 14 confronti precedenti, il tecnico nato a Spalato ha ottenuto 6 vittorie, 4 pareggi e 4 sconfitte, per una media di 1,57 punti a partita.
Un bilancio favorevole, costruito nelle esperienze alla guida di Genoa, Hellas Verona e Torino, formazioni con le quali Juric ha incrociato ripetutamente il cammino degli isolani nel massimo campionato.
Le sei affermazioni rappresentano il 42,9% degli incontri disputati, mentre i risultati utili complessivi salgono a dieci su quattordici, pari al 71,4%.
Dall’altra parte ci sarà idealmente Fabio Pisacane, alla seconda stagione da allenatore in Serie A dopo il percorso nel settore giovanile del Cagliari.
Il tecnico rossoblù, tuttavia, non potrà sedere materialmente in panchina per squalifica: a guidare la squadra a bordo campo sarà il vice Giacomo Murelli.
Il confronto con Juric rappresenterà comunque un interessante incrocio tecnico, all’interno di una gara importante per entrambe le formazioni. Il Cagliari, reduce dal pareggio casalingo contro la Juventus, cercherà continuità lontano dalla Sardegna, mentre il Monza proverà a sfruttare il fattore campo per rilanciarsi in classifica.
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Per la quinta puntata di Rossoblù Senza Frontiere concediamoci un’eccezione. Non un calciatore straniero passato per Cagliari, ma un allenatore che in Sardegna rimase appena poche settimane, lasciando dietro di sé un’esperienza amara e una carriera destinata a proseguire per altri venticinque anni. Il protagonista è Gregorio Elso Pérez Perdigón, nato il 16 gennaio 1948 a Gregorio Aznárez, nel dipartimento uruguaiano di Maldonado. Un uomo che ha conosciuto i trionfi, gli esoneri, il calore del calcio sudamericano e, molto più tardi, una battaglia che nulla aveva a che vedere con il pallone.
Prima della panchina, Pérez aveva costruito la propria identità calcistica da centrocampista, soprattutto nel Defensor Sporting, con cui conquistò lo storico campionato uruguaiano del 1976, interrompendo il monopolio di Peñarol e Nacional.
La carriera da tecnico cominciò nel 1981 al Progreso. Seguirono diverse esperienze nel calcio nazionale, prima della chiamata della federazione uruguaiana. Alla guida dell’Under 20 e successivamente come collaboratore di Óscar Washington Tabárez, partecipò alla spedizione della Celeste ai Mondiali di Italia 1990.
Un’esperienza preziosa accanto a un allenatore che sarebbe diventato un simbolo del calcio uruguaiano, ben conosciuto anche a Cagliari.
Il nome di Pérez è legato soprattutto al Peñarol di Montevideo, una delle istituzioni calcistiche più prestigiose del Sudamerica. Tra il 1993 e il 1995 condusse gli Aurinegros alla conquista di tre campionati uruguaiani consecutivi, raggiungendo anche due finali di Coppa CONMEBOL.
Dopo una parentesi all’Independiente argentino, nell’estate del 1996 arrivò la chiamata dall’Italia. Il Cagliari di Massimo Cellino gli affidò la panchina per aprire un nuovo ciclo.
L’esordio in campionato, l’8 settembre 1996, sembrò incoraggiante: Cagliari-Atalanta 2-0, con reti di Pancaro e Muzzi. Poi arrivarono le difficoltà. Nelle cinque giornate successive la formazione isolana conquistò appena un punto.
Il 20 ottobre, dopo la sconfitta per 2-1 contro la Lazio all’Olimpico, maturò la decisione dell’esonero. Il bilancio fu di una vittoria, un pareggio e quattro sconfitte. Al suo posto tornò Carlo Mazzone, senza riuscire a evitare la retrocessione, arrivata attraverso lo spareggio perso contro il Piacenza.
Una curiosità di quella sfida contro la Lazio riguarda un colpo di testa di Ramón Vega: il pallone superò la linea di porta, ma la rete non venne convalidata. Un episodio che contribuì ad accompagnare l’ultima partita di Pérez in rossoblù, il quale si rammaricò in maniera sincera per la fine dell’esperienza rossoblù, in una celebre intervista del giornalista Valerio Vargiu fuori dal Sant’Elia (video in basso).
Il fallimento italiano non cancellò il prestigio conquistato in patria. Nel 1997 Pérez tornò al Peñarol, vincendo nuovamente il campionato uruguaiano e contribuendo al completamento del celebre quinquenio, la serie di cinque titoli consecutivi ottenuti dal club di Montevideo.
Negli anni successivi il suo viaggio continuò attraverso Argentina, Uruguay e Paraguay. Allenò nuovamente il Gimnasia La Plata, poi Danubio, Olimpo, Argentinos Juniors, Libertad e Olimpia, tornando più volte sulla panchina dell’amato Peñarol.
Il percorso lo portò anche in Colombia, dove guidò Deportes Tolima e Independiente Santa Fe, prima di trovare una nuova dimensione professionale in Perù, all’Universitario de Deportes. Qui, ormai settantenne, seppe conquistare la considerazione dell’ambiente e dei sostenitori.
Dietro l’allenatore c’è sempre stato un uomo profondamente legato alla famiglia. Padre di Martín e Lorena, Pérez ha spesso raccontato quanto fosse difficile conciliare una professione itinerante con gli affetti.
In un’intervista concessa nel 2018 al quotidiano uruguaiano El País, sottolineò come il rispetto, la dignità e la capacità di superare le difficoltà fossero i valori fondamentali da trasmettere ai figli. E ricordò il prezzo pagato dai familiari per le continue trasferte e i cambiamenti imposti dal calcio professionistico.
Nel gennaio 2022, mentre preparava una nuova stagione con l’Universitario, arrivò il momento più delicato. Un problema cardiaco, diagnosticato come sindrome coronarica, rese necessario un intervento medico e lo costrinse a interrompere l’attività.
Dal mondo del calcio giunsero numerosi messaggi di vicinanza, compresi quelli del Peñarol. Pérez affrontò la convalescenza e, alcuni mesi più tardi, dichiarò di essersi ripreso. A 78 anni, Gregorio Pérez può guardare a una carriera che ha attraversato generazioni, Paesi e culture calcistiche differenti. Le fonti consultate indicano nell’Universitario la sua ultima esperienza ufficiale da allenatore, conclusa nel gennaio 2022.
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L’esordio in gare ufficiali di M’Bala Nzola, nato in Angola il 18 agosto 1996, aggiunge un altro capitolo alla storia dei calciatori africani del Cagliari. L’attaccante, arrivato dalla Fiorentina, ha esordito in rossoblù pochi giorni fa nel pareggio per 1-1 contro la Juventus, disputando 21 minuti.
Per ricostruire i precedenti, sono stati adottati due criteri precisi: nascita in uno Stato africano e almeno una presenza effettiva nel campionato italiano di Serie A con il Cagliari, escludendo le sole convocazioni, la Serie B, la Coppa Italia e le competizioni giovanili.
Il primo nome della ricostruzione è Eric Tinkler, nato a Roodepoort, in Sudafrica, il 30 luglio 1970. Il centrocampista disputò 20 incontri nella Serie A 1996-97. Due anni più tardi arrivò il connazionale David Nyathi, nato a Bushbuckridge, terzino sinistro con sei apparizioni nel campionato 1998-99.
La stagione 1998-99 portò in Sardegna anche due attaccanti destinati a lasciare il segno: Patrick Mboma, nato a Douala, Camerun, autore di 15 gol in 40 presenze complessive in Serie A con il Cagliari, e Mohamed Kallon, nato a Kenema, in Sierra Leone, che collezionò 26 partite e sei reti.
Nel 1999-2000 si aggiunse Jason Mayélé, nato a Kinshasa, nell’allora Zaire, oggi Repubblica Democratica del Congo. L’esterno offensivo, successivamente passato al Chievo, perse tragicamente la vita nel 2002. Del medesimo Paese è originario inoltre Paul-José M’Poku.
Il Ghana è il Paese più rappresentato nella selezione, con quattro calciatori.
Godfred Donsah, nato ad Accra, fu protagonista nel 2014-15 con 21 presenze e due reti. Nella stagione 2020-21 il Cagliari accolse due centrocampisti esperti, Kwadwo Asamoah, con nove apparizioni, e Alfred Duncan, con 19.
Più recentemente è stata la volta di Ibrahim Sulemana, nato a Sunyani, centrocampista che ha vissuto due esperienze rossoblù, nel 2023-24 e nella seconda parte del 2025-26.
La storia recente ha visto emergere Zito Luvumbo, nato a Luanda (Angola), che ha conquistato spazio nella prima squadra rossoblù a partire dal 2023-24 e attualmente milita in prestito negli spagnoli del Maiorca. Il Paese centrafricano torna protagonista con Nzola.
Lo Zambia ha invece espresso Kingstone Mutandwa, nato a Chibombo, autore anche di una rete nella massima serie (ora in prestito al Servette in Svizzera), e Joseph Liteta, centrocampista nato a Lusaka, lanciato in Serie A durante il 2025-26.
Completano il quadro Paul Mendy, nato a Rufisque (Senegal), arrivato alla ribalta con la doppietta contro l’Atalanta nell’aprile 2026, e Alieu Fadera, nato a Bakau (Gambia), approdato al Cagliari nell’estate 2026.
La lista non è completa: ci sono stati altri calciatori legati al continente africano che hanno rappresentato i sardi in Serie A.
Keita Baldé: nazionale senegalese nato ad Arbúcies, in Spagna.
Adam Ounas: nazionale algerino nato in Francia.
Antoine Makoumbou: nazionale della Repubblica del Congo nato in Francia.
Senna Miangué: origini congolesi, nato in Belgio e nazionale del Paese europeo fino all’Under 21.
Michel Adopo: centrocampista di origini ivoriane nato in Francia.
Sono esclusi, ma meritano la citazione, anche Moustapha Keita (francese, con radici in Mali), Christ Kouadio (Costa d’Avorio) e Joseph Tetteh (Ghana). I due giocatori hanno fatto parte delle rose del Cagliari ma senza presenze in Serie A.
Il quadro storico ricostruito è dunque di 21 calciatori. Il primato numerico spetta al Ghana, mentre Mboma rimane il più prolifico fra i nomi individuati, grazie alle 15 reti segnate in Serie A con il Cagliari.
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