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A fine mattinata l’Aia ha comunicato le designazioni per i 32esimi di finale di Coppa Italia, con le gare in programma il prossimo fine settimana a partire da venerdì a lunedì.
Il match, in programma venerdì alle 18.30 alla Unipol Domus sarà arbitrata da Calzavara. Assistenti Fontemurato e Zezza, mentre il quarto ufficiale sarà Di Marco. Al Var Baroni con Avar Dionisi.
Classe ’93, nato a Vedano Olona, Andrea Calzavara viene da una gavetta lunga cinque anni in Can C. Dopo alcune designazioni in Serie A come quarto ufficiale, esordisce nella massima serie il 21 dicembre 2025, dirigendo l’incontro tra Sassuolo e Torino, terminato 0-1. Sempre in A ha diretto Parma-Pisa 1-0 e Inter-Hellas Verona 1-1. 15 i match in B e 2 in Coppa Italia.
PARMA-CATANIA Venerdì h. 18 (Canale 20)
MONZA-AVELLINO Venerdì 14/08, h. 20.45 (Canale 20)
FIORENTINA-BENEVENTO Venerdì h. 21.15 (Italia 1)
CATANZARO-SÜDTIROL Sabato h. 18 (Canale 20)
UDINESE-PADOVA Sabato h. 18.30 (Italia 1)
VENEZIA-MODENA Sabato h. 20.45 (Canale 20)
TORINO-CARRARESE Sabato h. 21.15 (Italia 1)
FROSINONEJUVE STABIA Domenica h. 18 (Canale 20)
GENOA-ASCOLI Domenica h. 18.30 (Italia 1)
HELLAS VERONA-VIRTUS ENTELLA Domenica h. 20.45 (Canale 20)
LAZIO-MANTOVA Domenica h. 21.15 (Italia 1)
PISA-EMPOLI Lunedì h. 18 (Canale 20)
SASSUOLO-CESENA Lunedì 17/08, h. 18.30 (Italia 1)
CREMONESE-SAMPDORIA Lunedì h. 20.45 (Canale 20)
PALERMO-LECCE Lunedì h. 21.15 (Italia 1)
La Coppa Italia è sulle reti Mediaset. Per il triennio, che finirà a giugno del prossimo anno, Lega Seria A incassa 56 milioni di euro comprensivi di quota variabile, e Mediaset si accollerà 2 milioni di costi fissi. In totale perciò i ricavi di diritti dal torneo salgono a 58 milioni, contro i 48 attuali. Oltre alla Coppa Italia la stessa Mediaset trasmette, sempre per il triennio anche la Supercoppa Italiana,
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Il futuro di Sebastiano Di Paolo resta uno dei piccoli dossier ancora aperti in casa Cagliari. Il giovane attaccante, arrivato dall’esperienza con il Siracusa, ha avuto la possibilità di mettersi in mostra durante il precampionato agli ordini di Fabio Pisacane, offrendo inizialmente indicazioni interessanti. Nelle ultime amichevoli, però, il suo spazio si è progressivamente ridotto e proprio mentre la rosa rossoblù comincia ad assumere una fisionomia più definita torna d’attualità un possibile interessamento dello Spezia.
Una destinazione che avrebbe anche un filo diretto con il recente passato cagliaritano, considerando la presenza in Liguria dell’ex direttore sportivo rossoblù Guido Angelozzi.
Nel ritiro in Val Camonica, Pisacane aveva deciso di testare Di Paolo sul fianco destro del reparto offensivo, posizione dalla quale il giovane può sfruttare dinamismo, capacità di attaccare gli spazi e predisposizione a muoversi verso zone più centrali.
Le prime risposte erano state positive.
Nell’amichevole contro la Sampdoria, Di Paolo era entrato nella ripresa riuscendo a lasciare una buona impressione. Freschezza, personalità e volontà di proporsi avevano reso interessante il suo ingresso, tanto da convincere lo staff tecnico a concedergli un’occasione ancora più importante nella partita successiva.
Nel test disputato a Temù contro il Modena, infatti, Di Paolo era stato promosso nell’undici iniziale.
Per lui 61 minuti in campo, utili a Pisacane per valutarne il comportamento non soltanto da subentrato contro avversari più stanchi, ma all’interno di una partita cominciata dal principio.
Il precampionato serve esattamente a questo: mettere alla prova i giovani, verificarne la capacità di sostenere ritmi e richieste tattiche della prima squadra e comprendere quali possano essere immediatamente funzionali al progetto e quali, invece, abbiano bisogno di un percorso differente per accumulare esperienza.
Le successive scelte dello staff hanno però modificato il quadro.
Di Paolo è rimasto in panchina contro l’Union Berlino, senza trovare spazio nell’amichevole disputata in Germania. La stessa situazione si è ripetuta sabato scorso all’Unipol Domus nel Trofeo Gigi Riva contro il Nizza.
Due esclusioni consecutive dal terreno di gioco che non rappresentano necessariamente una bocciatura, ma che assumono un certo significato nel momento in cui Pisacane sta restringendo le rotazioni e avvicinandosi alle prime partite ufficiali.
La concorrenza nel reparto offensivo, inoltre, è aumentata. Il mercato ha portato nuovi elementi e il tecnico deve ora stabilire gerarchie più precise.
In questo scenario torna a prendere quota l’ipotesi Spezia.
Il club ligure può rappresentare una soluzione interessante qualora il Cagliari decidesse di consentire a Di Paolo di proseguire altrove il proprio percorso di crescita. Il collegamento con Angelozzi, profondo conoscitore dell’ambiente rossoblù e dei giovani passati dal settore cagliaritano, rende la pista ancora più suggestiva.
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Nuova operazione in uscita per il Cagliari, che ha raggiunto un accordo con l’ADO Den Haag per il trasferimento temporaneo di Othniël Raterink. Il difensore ventenne si trasferisce nei Paesi Bassi con la formula del prestito per una stagione, mentre il club dell’Aia potrà esercitare anche un’opzione di acquisto al termine dell’annata.
Raterink ha superato con successo le visite mediche e da oggi si metterà a disposizione dell’allenatore Robin Peter, iniziando così ufficialmente una nuova tappa del proprio percorso professionale.
Per il Cagliari si tratta di un’operazione pensata soprattutto per consentire al giovane difensore di trovare spazio e continuità dopo il primo assaggio di Serie A.
Nato e cresciuto a Winterswijk, Raterink ha iniziato il proprio percorso nel settore giovanile del De Graafschap, società nella quale è entrato nel 2015.
La sua crescita lo ha successivamente portato anche fuori dai confini olandesi. Nell’estate del 2024 il difensore è infatti passato in prestito al Bayer 04 Leverkusen, dove ha fatto parte della formazione Under 19 ed è stato aggregato anche alla prima squadra.
Un’esperienza importante sotto il profilo formativo, utile per confrontarsi con una realtà di alto livello e con una metodologia differente rispetto a quella conosciuta nei Paesi Bassi.
All’inizio del 2025 è poi rientrato al De Graafschap, riuscendo gradualmente a conquistare un ruolo stabile.
Proprio con il De Graafschap, Othniël Raterink ha vissuto la stagione che gli ha permesso di attirare definitivamente l’attenzione internazionale.
Il difensore ha collezionato 24 presenze ufficiali, accompagnate da numeri particolarmente interessanti anche sotto il profilo offensivo: tre gol e quattro assist.
Un rendimento che testimonia la capacità di incidere non soltanto nella propria metà campo, ma anche nelle situazioni di sviluppo offensivo e sulle palle inattive.
Le sue prestazioni non sono passate inosservate e hanno convinto il Cagliari a investire sul suo profilo. Il club rossoblù lo ha infatti portato in Sardegna nel corso dello scorso inverno, facendogli sottoscrivere un contratto valido fino al 2030.
L’esperienza italiana ha già regalato a Raterink un passaggio significativo della propria carriera.
Con la maglia del Cagliari, il giovane difensore ha avuto infatti l’opportunità di fare il proprio debutto in Serie A, entrando così ufficialmente nel calcio della massima categoria italiana.
Un primo assaggio che il club rossoblù considera evidentemente parte di un percorso ancora in piena costruzione. Proprio per questo la soluzione ADO Den Haag può rappresentare un passaggio importante: tornare nei Paesi Bassi, trovare minuti e accumulare esperienza in un contesto competitivo.
L’accordo tra ADO Den Haag e Cagliari prevede il trasferimento per un’intera stagione e include un’opzione che consentirà alla società olandese di acquistare definitivamente il cartellino del giocatore.
Il futuro di Raterink rimane quindi aperto.
Da una parte c’è il Cagliari, che lo aveva individuato come prospetto interessante legandolo con un contratto di lunga durata. Dall’altra c’è l’ADO Den Haag, che avrà la possibilità di valutarlo quotidianamente e decidere in seguito se investire sul suo futuro.
𝗪𝗘𝗟𝗞𝗢𝗠 𝗜𝗡 𝗗𝗘𝗡 𝗛𝗔𝗔𝗚, 𝗢𝗧𝗛𝗡𝗜𝗘̈𝗟.
ADO Den Haag huurt Othniël Raterink voor één seizoen van Cagliari Calcio en heeft daarbij een optie tot koop bedongen.
Lees meer https://t.co/LPupiO79oo#ADODenHaag pic.twitter.com/8rvHTSAoOg
— ADO Den Haag (@ADODenHaag) August 12, 2026
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L’arrivo di Daniel Maldini al Cagliari non aggiunge semplicemente un altro attaccante alla rosa di Fabio Pisacane. Porta soprattutto una tipologia di giocatore difficile da chiudere dentro una sola casella. Trequartista? Seconda punta? Esterno offensivo? Falso nove? La risposta più corretta è probabilmente: un po’ di tutto, purché gli venga concessa la possibilità di muoversi negli spazi nei quali può vedere la porta e dialogare con gli altri uomini offensivi.
È proprio qui che si trova la possibile chiave del suo matrimonio con il Cagliari. Pisacane ha spiegato in passato di apprezzare il 4-3-1-2, trasformabile in 4-3-2-1, sottolineando quanto sia importante riuscire a “liberare un uomo tra le linee”. Una descrizione che sembra quasi disegnata intorno alle caratteristiche di Maldini.
Il primo equivoco da evitare riguarda il ruolo. Daniel Maldini può partire largo, ma difficilmente dà il meglio restando incollato alla fascia. Non è l’esterno che vive di sovrapposizioni, cross dal fondo e uno contro uno sempre in ampiezza. La sua zona naturale è quella terra di nessuno tra centrocampo e difesa avversaria. Ama ricevere internamente, orientarsi verso la porta e poter scegliere rapidamente tra conduzione, combinazione e conclusione. Già da giovanissimo si definiva un “centrocampista offensivo, una mezza punta”, mentre più recentemente alla Lazio è stato utilizzato anche da centravanti. Nel Cagliari potrebbe quindi essere utilizzato da trequartista centrale, oppure come uno dei due giocatori alle spalle della punta nel 4-3-2-1. In determinate partite potrebbe partire nominalmente a sinistra per poi stringere continuamente verso il mezzo spazio. È lì che Maldini diventa difficile da leggere.
Maldini possiede una struttura fisica non comune per un giocatore tecnico. È alto 1,88 metri, ma non ha movenze da centravanti tradizionale. Il suo calcio vive piuttosto di leve lunghe, controllo orientato e capacità di accompagnare il pallone avanzando. Luciano Spalletti, quando lo convocò per la prima volta in Nazionale, ne fotografò molto bene le caratteristiche: sottolineò la qualità della giocata, la capacità di reggere il contatto fisico, la corsa e soprattutto l’efficacia nel giocare spalle alla difesa avversaria. Questo aspetto può diventare prezioso per il Cagliari. Maldini può abbassarsi qualche metro, ricevere tra le linee anche con un difensore alle spalle, proteggere il pallone e poi girarsi oppure scaricare di prima. In questo modo può funzionare da cerniera tra centrocampo e attacco, evitando che la punta centrale rimanga isolata. Non è necessariamente lui a dover effettuare l’ultimo passaggio. Spesso il suo valore sta nel tocco precedente: attirare un avversario, rompere una linea e creare lo spazio nel quale può inserirsi un compagno.
È probabilmente uno degli aspetti più intriganti. Con un compagno come Kevin Carlos, Maldini potrebbe avere la libertà di orbitargli intorno anziché essere costretto a occupare stabilmente l’area di rigore. Il nuovo attaccante spagnolo può offrire presenza centrale e profondità; Maldini, alle sue spalle, potrebbe invece cercare continuamente la zona libera. Uno viene incontro e l’altro attacca lo spazio, oppure Kevin Carlos fissa i centrali e Daniel riceve alle loro spalle, tra difensori e centrocampisti. Lo stesso principio potrebbe funzionare con Mendy o Borrelli. Maldini diventa particolarmente interessante quando davanti a lui esiste un riferimento capace di occupare fisicamente i centrali. Non dovendo combattere continuamente dentro l’area, può partire qualche metro più indietro e arrivarci frontalmente. Ed è una differenza enorme.
Un’altra caratteristica da osservare sarà il modo nel quale Maldini occuperà il mezzo spazio sinistro. Partendo leggermente defilato può ricevere sul piede destro e orientarsi immediatamente verso il centro. Da quella posizione dispone di tre possibilità: dialogare con il centravanti, imbucare per un inserimento oppure cercare direttamente la porta. Non possiede l’accelerazione bruciante dell’ala che vince sistematicamente il duello sul lungo, ma ha una buona capacità di cambiare passo con il pallone, soprattutto quando può attaccare una difesa non perfettamente schierata. In transizione può quindi diventare particolarmente utile. Se riceve fronte alla porta con trenta metri da percorrere, ha tecnica e struttura per portare avanti l’azione senza essere facilmente spostato sul contatto.
C’è poi la componente balistica, probabilmente una delle qualità più affascinanti del nuovo rossoblù. Il destro di Maldini può essere estremamente pulito. Sa calciare senza avere bisogno di una rincorsa particolarmente lunga e possiede sensibilità nel tiro a giro verso il secondo palo. L’Atalanta, raccontando la doppietta realizzata contro il Parma nel maggio 2025, descrisse la seconda rete come una conclusione di prima intenzione dal limite, indirizzata con una parabola sul palo lontano. È esattamente il genere di situazione nella quale può fare male. Ricezione al limite, corpo aperto e conclusione sul secondo palo. Oppure controllo verso l’interno e tiro dal limite dopo una partenza dalla zona sinistra. Non è soltanto una questione di potenza. Nel suo calcio c’è sensibilità nel piede, e quando riesce a coordinarsi senza pensare troppo la conclusione può diventare elegante e improvvisa.
Ed eccoci alla questione centrale. Per diventare un giocatore realmente determinante, Maldini deve trasformare più spesso la qualità estetica delle proprie azioni in gol e assist. La sua carriera racconta lampi notevoli ma anche periodi nei quali è rimasto ai margini. Al Monza, nella seconda metà del 2023-24, mise insieme 4 gol e un assist in 18 presenze di Serie A; nella prima parte della stagione successiva ne realizzò altri tre con un assist in 20 gare prima di trasferirsi all’Atalanta.
Nella prima parte del 2025-26, invece, con l’Atalanta trovò soltanto nove presenze in campionato e una da titolare, prima del trasferimento alla Lazio. Il punto non è quindi capire se Maldini possieda qualità tecniche da Serie A. Su questo esistono pochi dubbi. La domanda è quanto frequentemente riesca a mostrarle nell’arco dei novanta minuti e delle trenta-quaranta partite di una stagione.
Luciano Spalletti, insieme agli elogi, aveva individuato anche il limite più evidente: qualche volta Maldini tende ad assentarsi dal gioco.
Probabilmente è questa la frase più importante per comprendere la scommessa del Cagliari. Daniel può produrre una giocata che pochissimi compagni sono capaci di immaginare e poi attraversare una fase della partita nella quale viene coinvolto poco. Il passaggio dalla promessa al giocatore pienamente affermato passa quindi dalla continuità mentale e tattica.
Pisacane, da questo punto di vista, rappresenta un allenatore esigente. Il tecnico rossoblù ha ribadito che accetta l’errore tecnico, ma non l’atteggiamento passivo, e in questa preparazione ha sottolineato nuovamente come la qualità debba necessariamente essere accompagnata dalla disponibilità al sacrificio. Per Maldini sarà una piccola prova del nove.
Il nuovo arrivato non deve trasformarsi in un mediano, naturalmente. Ma nel sistema del Cagliari dovrà diventare importante anche senza pallone. Da trequartista può schermare il regista avversario, indirizzare la prima costruzione e accompagnare il pressing del centravanti. Da sottopunta laterale dovrà invece essere pronto a ricompattarsi e seguire determinate uscite sulle corsie.
La sua struttura fisica gli consente di reggere duelli e contatti. Il tema sarà soprattutto la continuità nell’intensità. Se Pisacane riuscirà a ottenere da lui partecipazione costante alla pressione senza impoverirne la lucidità offensiva, il Cagliari potrebbe ritrovarsi un giocatore molto più completo.
C’è infine una soluzione da tenere nel cassetto. Alla Lazio, Maurizio Sarri lo ha utilizzato anche come centravanti, nonostante Maldini sia cresciuto calcisticamente da trequartista. La stessa Lega Serie A ha evidenziato questa evoluzione del ruolo. Non significa che debba diventare la prima alternativa a Kevin Carlos. Tutt’altro. Ma contro determinate difese, soprattutto quando il Cagliari avrà bisogno di togliere riferimenti ai centrali avversari, Maldini potrebbe essere impiegato da falso nove: viene incontro, porta fuori un difensore e apre il corridoio agli inserimenti dei trequartisti o delle mezzali. Una variante tattica, non necessariamente la sua posizione principale.
C’è poi un elemento meno misurabile dai dati. Maldini ha vissuto tutta la propria carriera con un cognome gigantesco sulle spalle. Milan, prestiti, Monza, Atalanta, Lazio: il suo percorso è stato fatto di opportunità ma anche della continua necessità di dimostrare di essere Daniel, non semplicemente il figlio di Paolo e il nipote di Cesare. Quando arrivò in Nazionale spiegò di aver imparato con il tempo a seguire la propria strada indipendentemente dai giudizi esterni.
Il Cagliari può offrirgli qualcosa che forse, a 24 anni, vale quasi quanto una posizione tattica: centralità. In Sardegna può trovare minuti, responsabilità e un allenatore che cerca espressamente qualità tra le linee.
Se dovessimo condensare tutto in una frase, Daniel Maldini può rendere il Cagliari meno prevedibile. Può ricevere tra le linee, giocare spalle alla porta, accompagnare una transizione, saltare un uomo, dialogare nello stretto, inserirsi e soprattutto calciare da zone nelle quali il Cagliari ha bisogno di diventare più pericoloso. Non arriva però come prodotto finito.
La sua grande sfida resta trasformare il talento intermittente in presenza costante, aumentare il peso realizzativo e imparare a incidere anche nelle giornate in cui la giocata spettacolare non arriva. Ed è forse proprio questo il fascino dell’operazione. Il Cagliari non ha acquistato soltanto ciò che Maldini è oggi. Ha puntato soprattutto su quello che può ancora diventare.
Se Pisacane riuscirà a trovargli una casa tattica precisa, senza ingabbiarne l’istinto, il nuovo rossoblù può diventare il giocatore capace di accendere la luce negli ultimi trenta metri. Non necessariamente quello che tocca più palloni, ma quello che, con un controllo, una sterzata o un destro dal limite, può cambiare improvvisamente il volto di una partita.
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Quasi tredici anni dopo, il Cagliari torna a parlare spagnolo. L’arrivo di Kevin Carlos Omoruyi Benjamin, attaccante prelevato dal Nizza, rappresenta infatti una piccola curiosità nella lunga storia internazionale del club rossoblù: il centravanti nato a Ceuta è soltanto il secondo calciatore spagnolo a vestire la maglia del Cagliari.
Il trasferimento è stato ufficializzato nelle ultime ore: il Nizza ha annunciato il passaggio dell’attaccante in Sardegna in prestito con diritto di riscatto.
Kevin Carlos è nato il 10 aprile 2001 a Ceuta, città autonoma spagnola sulla costa nordafricana, e possiede anche la nazionalità nigeriana. Sua madre è spagnola e suo padre è invece originario dello Stato africano, un intreccio di culture che accompagna una carriera già sviluppatasi tra Spagna, Svizzera e Francia prima dell’approdo in Italia.
Per ritrovare il primo precedente bisogna riavvolgere il nastro fino alla stagione 2013-14. Il protagonista era Antonio Adán Garrido, portiere cresciuto nel Real Madrid e arrivato a Cagliari nel novembre 2013 dopo essersi svincolato proprio dal club della capitale spagnola.
All’epoca il suo ingaggio rappresentò una novità assoluta: Adán fu il primo calciatore spagnolo nella storia del Cagliari. Prima di lui l’unico significativo legame iberico aveva riguardato la panchina, con Luis Suárez allenatore rossoblù nella prima parte della tormentata stagione 1975-76.
La parentesi di Adán, però, sarebbe durata pochissimo. Anzi, appena 180 minuti di Serie A.
Il portiere spagnolo debuttò il 5 gennaio 2014 nella trasferta contro il Chievo Verona. La partita terminò 0-0 e Adán mantenne la porta inviolata. Un esordio incoraggiante che sembrava poter aprire uno scenario completamente diverso.
Una settimana più tardi, il 12 gennaio 2014, arrivò invece la gara destinata a segnare definitivamente la sua esperienza in Sardegna.
Al Sant’Elia il Cagliari affrontò la Juventus di Antonio Conte. I rossoblù passarono persino in vantaggio con Mauricio Pinilla, prima di subire la rimonta bianconera: Fernando Llorente pareggiò nel primo tempo, quindi nella ripresa arrivarono le reti di Marchisio, ancora Llorente eLichtsteiner per il definitivo 1-4.
Per Adán fu un pomeriggio da dimenticare. Sul portiere pesarono errori evidenti, in particolare nella fase decisiva dell’incontro.
Quella contro la Juventus rimase la sua seconda e ultima partita con il Cagliari.
Il 27 gennaio 2014, esattamente quindici giorni dopo il pesante 1-4, Adán e il club rossoblù risolsero consensualmente il contratto. La sua avventura sarda si concluse dunque dopo appena due presenze e 180 minuti di campionato.
Il portiere tornò immediatamente in Spagna, dove avrebbe poi rilanciato la propria carriera con il Betis, prima delle successive esperienze con Atlético Madrid e Sporting CP. Molto più recentemente, ormai nella parte conclusiva della carriera, ha giocato in Iran con l’Esteghlal: il suo contratto è terminato il 30 giugno 2026 e, a 39 anni, risulta attualmente senza squadra.
Adesso la piccolissima colonia spagnola nella storia del Cagliari trova dunque il suo secondo componente. E stavolta cambia completamente il ruolo: dal portiere Antonio Adán al centravanti Kevin Carlos.
Se il primo esperimento iberico durò appena due partite, il club rossoblù spera evidentemente che questa nuova storia abbia ben altro sviluppo.
Kevin Carlos arriva in Sardegna nel pieno della maturazione calcistica, a 25 anni, dopo un percorso che lo ha portato dall’Huesca al calcio svizzero, dove si è messo particolarmente in evidenza, fino al Basilea e al successivo salto in Ligue 1 con il Nizza.
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Il calciomercato torna a prendersi gran parte dello spazio calcistico sulle prime pagine dei quotidiani sportivi italiani di mercoledì 12 agosto. Con l’avvio della stagione ormai dietro l’angolo, Inter, Juventus, Roma, Napoli e Torino accelerano per completare gli organici. Tra trattative internazionali, possibili cessioni e nuovi incastri, i nomi più caldi della giornata sono quelli di Djed Spence, Zion Suzuki, Rodrigo Mora, Malick Fofana e Njie.
La Gazzetta dello Sport apre il proprio spazio dedicato al calcio con la “rivoluzione Inter” e con Djed Spence in grande evidenza. Il laterale del Tottenham è indicato come il principale obiettivo dei nerazzurri per ridisegnare la fascia dopo la partenza di Dumfries.
La cifra che campeggia sulla prima pagina è importante: 35 milioni di euro. L’Inter vuole stringere e la trattativa entra dunque nella sua fase più delicata.
Anche Il Corriere dello Sport dedica il titolo principale calcistico proprio alle strategie nerazzurre: “Inter, non solo Spence”. Il club avrebbe già trovato un’intesa sull’ingaggio con l’esterno inglese e attende il via libera del Tottenham. Per sbloccare le prossime operazioni potrebbe però avere un peso anche il mercato in uscita, con Davide Frattesi indicato tra i giocatori intorno ai quali potrebbero svilupparsi nuovi scenari.
Ma Spence non è l’unico nome. Per la fascia sinistra l’Inter starebbe ragionando anche su Malick Fofana, talento belga del Lione, ampliando così il ventaglio delle possibilità a disposizione della dirigenza.
La Juventus trova ampio spazio sia sul Corriere sia su Tuttosport. Quest’ultimo apre con il successo per 2-0 contro il Palermo nell’ultima amichevole disputata a Perth, firmato da Kenan Yildiz e Arkadiusz Milik.
Il titolo “Una Juve d’attacco, alzato il livello” sintetizza le indicazioni raccolte dal tecnico Luciano Spalletti, soddisfatto della crescente concorrenza all’interno della rosa. Secondo Tuttosport, anche Douglas Luiz potrebbe restare, mentre la dirigenza continua a lavorare per consegnare all’allenatore gli ultimi rinforzi.
Uno dei nomi più insistenti è quello di Zion Suzuki. Il Corriere dello Sport parla di una vera e propria svolta, con un incontro previsto con l’agente del portiere. Anche la Gazzetta rilancia il dossier, sottolineando come la Juventus sia pronta a muoversi per il giocatore.
Sul fronte difensivo resta inoltre caldo il nome di Jhon Lucumí, altro profilo seguito per completare il reparto arretrato.
La Roma è un’altra grande protagonista della giornata. Il Corriere dello Sport titola “Roma, Mora più due” e mette al centro dell’attenzione Rodrigo Mora, talento del Porto che il club giallorosso vuole provare a portare nella Capitale.
L’operazione per il giovane portoghese sarebbe una delle priorità del mercato romanista, ma non l’unica. Nella lista compare infatti anche Luis Henrique, esterno brasiliano dell’Inter, per il quale sarebbe stata raggiunta un’intesa sulla base di un’operazione importante.
Il terzo nome indicato dal quotidiano romano è quello di Destiny Udogie, terzino del Tottenham. Il mercato della Roma assume così una dimensione particolarmente ambiziosa, con interventi pensati per aumentare qualità e profondità sulle corsie e nel reparto offensivo.
Spazio anche al Napoli, che continua a guardare in Premier League. Il Corriere dello Sport sottolinea i passi avanti per Gabriel Jesus, attaccante dell’Arsenal che potrebbe diventare una delle grandi occasioni di questa fase del mercato.
La valutazione del brasiliano potrebbe scendere sotto i 20 milioni di euro, una situazione che rende il dossier particolarmente interessante. Per il Napoli resta inoltre aperta la ricerca di rinforzi in difesa, con Badiashile tra i profili monitorati.
Nella parte bassa della prima pagina di Tuttosport c’è spazio anche per il Torino e per il futuro di Alieu Njie. Il titolo “Toro e Njie, milioni di intrighi” racconta una situazione tutta da decifrare.
Sul giovane talento granata sarebbe arrivato l’interesse di un club austriaco disposto a mettere sul tavolo una proposta importante, nell’ordine dei 12 milioni di euro più bonus. Una cifra che obbliga il Torino a riflettere attentamente sul futuro dell’attaccante e sulla convenienza di un’eventuale cessione.
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Mattia Esposito è il nuovo esterno offensivo del Bari e si è presentato ufficialmente oggi alla stampa raccontando caratteristiche, ambizioni e soprattutto il retroscena legato al mancato approdo al Cagliari. Il giovane calciatore, assistito dall’agente Mario Giuffredi, era stato seguito a lungo dal club rossoblù, ma la trattativa ha preso una direzione diversa fino al trasferimento in Puglia.
Durante la conferenza stampa di presentazione, il giocatore ha subito descritto il proprio modo di stare in campo. “Mi reputo un esterno d’attacco di sinistra, ma a Sorrento ho giocato anche a destra. Mi metto a disposizione”, ha spiegato.
Una duttilità che rappresenta uno degli aspetti più interessanti del suo profilo: la capacità di giocare su entrambe le fasce permette infatti di offrire più soluzioni tattiche all’allenatore.
Il classe 2008 ha poi raccontato come la situazione sia cambiata rapidamente nel giro di poche ore. Il passaggio al Cagliari sembrava ormai definito, ma una chiamata del suo procuratore ha modificato completamente lo scenario.
“La chiamata non è stata complicata. Era fatta con il Cagliari, poi mi chiama il mio procuratore nel tardo pomeriggio e mi dice che dovevamo parlare. Mentre parlava al telefono mi arrivano un sacco di messaggi di benvenuto a Bari. Dico, ma come? È stata una cosa improvvisa”, ha raccontato il giocatore.
La vicenda si intreccia anche con il momento particolarmente delicato vissuto dal rapporto tra Mario Giuffredi e il Cagliari. L’agente è stato infatti protagonista nelle ultime settimane del caso legato a Sebastiano Esposito, attaccante rossoblù al centro di una forte contrapposizione con la società dopo la rottura maturata durante il ritiro estivo. La tensione tra il procuratore e il club sardo sembra quindi aver influito anche sulle strategie di mercato relative ad altri assistiti.
The post Mattia Esposito al Bari: “Era fatta col Cagliari, ma il mio procuratore…” appeared first on Calcio Casteddu.
Il Cagliari continua il lavoro sulle uscite e si prepara a salutare, almeno temporaneamente, Othniël Raterink. Il giovane terzino olandese è infatti vicino al trasferimento in prestito all’ADO Den Haag, club pronto ad accoglierlo per la prossima stagione. A riportare l’indiscrezione è il giornalista Gianluca Di Marzio, secondo cui l’operazione sarebbe ormai ai dettagli.
Per il classe 2006 si profila quindi un ritorno in patria, con l’obiettivo di accumulare esperienza e trovare maggiore continuità dopo il primo impatto con il calcio italiano.
Raterink era arrivato in Sardegna lo scorso gennaio a titolo definitivo dal De Graafschap, firmando un contratto di lunga durata fino al 30 giugno 2030. Il Cagliari aveva puntato sulle sue qualità e sulla possibilità di far crescere un giovane talento con prospettive importanti.
Il suo percorso, però, ha evidenziato la difficoltà del salto verso un campionato come la Serie A, dove gli spazi per i giovani sono ridotti e la concorrenza è elevata. Prima dell’approdo in rossoblù, il terzino aveva già vissuto esperienze formative importanti: cresciuto nel settore giovanile del De Graafschap, nell’estate 2024 era passato al Bayer Leverkusen per poi tornare al club olandese.
Con il Cagliari, Raterink ha trovato spazio soprattutto nella formazione Primavera. Il laterale ha collezionato 9 presenze e 2 gol, riuscendo anche a coronare il sogno dell’esordio in Serie A. La prima apparizione nel massimo campionato è arrivata il 20 marzo contro il Napoli, un momento importante per il giovane difensore.
Ora, però, il club rossoblù ritiene necessario un percorso diverso, con più minuti e responsabilità lontano dalla pressione della Serie A. L’esperienza all’ADO Den Haag potrebbe quindi rappresentare un passaggio fondamentale per la sua crescita.
Parallelamente, il Cagliari lavora anche sulla situazione di Agustin Albarracin. Il talento uruguaiano era arrivato in Sardegna con grandi aspettative, ma il suo percorso non ha portato finora ai risultati sperati.
Nonostante il rigore decisivo nella vittoria del Trofeo Gigi Riva contro il Nizza, il giocatore resta tra quelli in uscita e la società sta cercando una soluzione. Al momento non si registrano particolari movimenti in Italia, mentre qualcosa potrebbe muoversi sul mercato sudamericano, soprattutto in Uruguay dove ha diversi estimatori.
Per Albarracin il Cagliari deve inoltre valutare con attenzione la formula del trasferimento. Il club rossoblù aveva investito circa 2 milioni di euro per acquistarlo, ma in caso di cessione definitiva dovrebbe riconoscere il 50% della futura operazione al Boston River, società di provenienza del giocatore.
Per questo motivo la soluzione del prestito appare al momento quella più percorribile, permettendo al calciatore di trovare spazio e al Cagliari di preservare il valore dell’investimento.
Le situazioni di Raterink e Albarracin rientrano nella gestione della rosa operata dalla società rossoblù. Il club continua a puntare sui giovani talenti, ma allo stesso tempo cerca di individuare per ciascuno il percorso più adatto alla crescita.
Per alcuni il salto immediato in Serie A però può rivelarsi prematuro: l’obiettivo ora è trovare contesti dove poter giocare con continuità e completare il proprio sviluppo, per poi magari consentire al club sardo di rientrare degli investimenti fatti nei prossimi anni.
The post Albarracín e Raterink, due acquisti troppo acerbi: i rischi della linea verde appeared first on Calcio Casteddu.
Manca sempre meno all’inizio della nuova stagione di Serie A e, prima ancora del verdetto del campo, iniziano a delinearsi le prime valutazioni sulla possibile lotta salvezza.
Le griglie dei bookmaker non riguardano soltanto la corsa allo scudetto o ai posti europei, ma anche la battaglia per evitare la retrocessione. Secondo le analisi degli esperti di Sisal e Snai, come riportato da Agpronews.it, alcune squadre arrivano ai nastri di partenza con un margine di rischio maggiore rispetto alle altre.
Tra queste compare anche il Cagliari, inserito nel gruppo delle formazioni chiamate a conquistare la permanenza in categoria.
Tra le formazioni più a rischio c’è il Monza. La quota relativa a un ritorno immediato in Serie B è fissata a 1,57, seconda soltanto a quella del Frosinone di Massimiliano Alvini, considerato il principale candidato alla retrocessione con una quota di 1,40.
Resta nel gruppo delle squadre a rischio anche il Lecce di Eusebio Di Francesco, chiamato a ripetere quanto fatto nella scorsa stagione. La retrocessione dei pugliesi è quotata a 1,85, con il club chiamato ancora una volta a superare una lunga battaglia per la permanenza.
Tra le neopromosse, il mercato sembra aver modificato le valutazioni. Il Venezia di Giovanni Stroppa viene infatti proposto a quota 2,40, una posizione più favorevole rispetto ad altre squadre appena salite in Serie A.
Anche il Cagliari viene inserito tra le squadre che dovranno prestare attenzione. Dopo una stagione precedente caratterizzata da momenti difficili ma da un finale rassicurante, i bookmaker fissano a 3,25 la quota relativa a una possibile retrocessione dei rossoblù.
La squadra guidata da Fabio Pisacane non viene però considerata tra le principali candidate alla discesa in Serie B, ma dovrà comunque affrontare un campionato nel quale ogni punto sarà fondamentale. Il progetto del club punta su un mix tra giovani talenti e giocatori più esperti, con l’obiettivo di consolidarsi nella massima categoria.
Il Parma, invece, viene valutato con una quota di 4,00, in linea con il Cagliari ma leggermente più distante dalle posizioni più critiche. Più tranquille, almeno sulla carta, risultano Sassuolo e Genoa, entrambe quotate a 6,00, mentre per Torino e Udinese la quota sale a 7,50.
Tra gli scenari più sorprendenti c’è quello relativo alla Lazio. Le difficoltà vissute nella stagione precedente non sono state dimenticate e gli operatori hanno inserito anche i biancocelesti tra le squadre teoricamente coinvolte in uno scenario estremo. Un’eventuale retrocessione della Lazio è però quotata a 50 volte la posta, anche se si tratta di una cifra insolitamente bassa per una squadra considerata di fascia alta. L’unica altra formazione di vertice presente nelle quote dei bookmaker è il Bologna, ma con una quota molto più alta: 250,00.
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