CentoParole

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CentoParole episodes

  • Cento volte CentoParole: perché non basta una stroncatura a uccidere un libro
    Oggi giungiamo al traguardo del nostro podcast: cento volte CentoParole. E, inevitabilmente, vi racconto un libro che parla di libri. E il cui titolo bene si adatta a questo nostro appuntamento: Centolettori. I pareri di lettura dei consulenti Einaudi 1941-1991, pubblicato da Einaudi e curato da Tommaso Munari.In una lunga conversazione con Jean-Claude Carriére, pubblicata quasi 20 anni fa da Bompiani con il titolo Non sperate di liberarvi dei libri, Umberto Eco diceva: «Il libro è come il cucchiaio, il martello, la ruota, le forbici. Una volta che li avete inventati, non potete fare di meglio. Non potete fare un cucchiaio che sia migliore del cucchiaio. […] Il libro ha superato le sue prove e non si vede come, per la stessa funzione, potremmo farequalcosa di meglio. Forse evolverà nelle sue componenti, forse le sue pagine non saranno più di carta. Ma resterà quello che è».Un libro ci sarà sempre. Perché gli esseri umani non possono fare a meno di scrivere. Cose interessanti, cose utili, cose piacevoli, cose commoventi. E anche cose noiose, cose insulse, cose pesanti, cose che non servono. È sempre Umberto Eco a darci una spiegazione plausibile e convincente. Da quando gli uomini l’hanno concepita, diceva il semiologo di Alessandria, possiamo «considerare la scrittura come il prolungamento della mano e, in questo senso, come qualcosa di quasi biologico. Essa è una tecnologia di comunicazione immediatamente legata al corpo. Una volta che l’hai inventata, non puoi più rinunciarvi».Un libro c’è sempre stato. E un libro continuerà a esserci. Per consolare gli animi afflitti, per solleticare la vanità degli autori, per regalare qualche emozione o far esplodere rabbie e risentimenti. Centolettori, il volume di cui parliamo oggi, è un po’ la sintesi di tutto questo. Come dicevo prima, è un libro che parla di libri. Un libro scritto da cento autori diversi nel quale si parla di cento e più scrittori differenti. Una sorta di apoteosi della pagina stampata, il cui pregio è far emergere alcuni tra i passaggi più significativi della storia culturale italiana del dopoguerra, così come talune contraddizioni inaspettate e imprevedibili.Buon ascolto!
    12 min
  • Tra memoria e utopia, la speranza di papa Francesco
    Non è la prima volta che papa Francesco sceglie di parlare di sé in un libro. Lo ha fatto, in passato, prima dialogando con Sergio Rubin per il volume-intervista El Jesuita, scritto quando ancora era cardinale di Buenos Aires; poi, rispondendo alle domande di Fabio Marchese Ragona per Life, la mia storia nella storia. E, ancora, per raccontare a Javier Martínez-Brocal il rapporto con chi lo aveva preceduto sul soglio di Pietro in Il successore, i miei ricordi di Benedetto XVI.
    Ecco perché la biografia pubblicata la settimana scorsa da Mondadori e intitolata Spera non contiene, forse, quelle curiosità e quegli episodi inediti che normalmente è lecito attendersi in simili opere. È lo stesso Francesco a sottolinearlo: «Un'autobiografia non è la nostra letteratura privata, piuttosto la nostra sacca da viaggio. E la memoria non è solo ciò che ricordiamo, ma ciò che ci circonda. Non parla unicamente di quel che è stato, ma di quel che sarà. La memoria è un presente che non finisce mai di passare».
    Spera è il libro che vi racconta oggi Dario Campione in questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino.
    11 min
  • Il filosofo giapponese che riscopre Marx e spiega: solo il comunismo climatico ci salverà
    Oggi vi racconto il libro di Saitō Kōhei Il capitalismo nell’antropocene, pubblicato da Einaudi. Per parlare di questo saggio a metà tra la filosofia e l’economia politica, tanto complesso quanto affascinante, ho chiesto aiuto a un collega, Generoso Chiaradonna, caporedattore economia del Corriere del Ticino, che ringrazio e saluto. Partiamo dal libro. Sorprendente, soprattutto per noi che viviamo nella parte occidentale, ricca del pianeta. Un ritorno a Marx, ma in chiave ecologista, non produttivista. Saitō Kōhei attualizza il pensiero del filosofo di Treviri «rileggendo» i Quaderni di scienze naturali, migliaia di fogli di appunti che Marx scrisse negli ultimi 15 anni della sua vita, dopo la stesura del primo libro del Capitale. La tesi di Saitō Kōhei è in qualche modo rivoluzionaria: secondo lui, Marx avrebbe capito che il capitalismo non conduce inevitabilmente al comunismo ma alla distruzione del pianeta. Apocalittico? Buon ascolto!Se il libro di oggi ti ha incuriosito, ricorda che puoi avere lo sconto del 10% sui tuoi acquisti in libreria sia Mendrisio che a Savosa grazie alla CdT Club Card.
    22 min
  • Come accadde che un frate dominicano del Trecento scoprisse l'America 150 anni prima di Cristoforo Colombo
    Intorno al 1340, ovvero 150 anni prima che Cristoforo Colombo avvistasse le isole della baia di Fernandez, nella vecchia Europa mediterranea qualcuno sapeva già che, navigando verso occidente nell'oceano Atlantico, si sarebbe potuto approdare su altre rive che non fossero quelle gelide dell'Islanda e della Groenlandia; rive miti nel clima, abitabili, ricche di vegetazione e di frutti. L'America, allora, non c'era. Ma non per tutti. In un libro medievale in latino, la Cronica universalis, un frate domenicano vissuto a Milano tra il Duecento e il Trecento, Galvano Fiamma, scrisse infatti che a ovest della Groenlandia i naviganti avrebbero trovato «Marckalada», la terra dei boschi. È questa la più antica menzione del continente americano che sia mai stata trovata in documenti dell'area mediterranea.
    Una storia affascinante, quella del manoscritto medievale di Galvano Fiamma, che Paolo Chiesa, ordinario di filologia mediolatina all'Università Statale di Milano, ha riassunto in un avvincente e brillante saggio divulgativo pubblicato da Laterza. Marckalada. Quando l'America aveva un altro nome. Il libro che Dario Campione vi racconta in questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino.
    13 min
  • Quando Goebbels ordinò: «Bruciate i libri di Sandokan e del Corsaro nero»
    Il 10 maggio 1933, gli studenti di 34 città universitarie in tutta la Germania diedero alle fiamme oltre 25 mila volumi di autori molto diversi tra loro: Albert Einstein, Sigmund Freud, Ernest Hemingway, Karl Marx, Eric Maria Remarque, Bertolt Brecht, Franz Kafka, Thomas Mann, Stefan Zweig. E ancora: Isaac Babel', Alfred Döblin, John Dos Passos, Maksim Gor'kij, Joseph Roth, Arthur Schnitzler, Jack London.
    Bücherverbrennungen, furono chiamate queste cerimonie. Letteralmente: rogo di libri. A Berlino, nella Bebelplatz, che all'epoca si chiamava Opernplatz, Joseph Goebbels arringava una folla di 40 mila persone elencando, uno per uno, i nomi degli scrittori condannati a bruciare. Bebelplatz. La notte dei libri bruciati è anche il titolo del bel libro che Fabio Stassi ha dedicato a questo buio momento della storia europea. Il libro che Dario Campione ci racconta in questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino.
    13 min
  • Ecco quali saranno le parole del 2025
    Ci sono «parole che segnano» i vari momenti storici, altre che si limitano, per così dire, ad accompagnarli. «"Entrare" dentro queste parole», capirne il senso in profondità, è quasi sempre determinante perché «dalle parole che usiamo, e dal senso che (esse) possono mantenere, dipende la nostra intera vita». Come diceva Ludwig Wittgenstein nella proposizione 5.6 del Tractatus, «i limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo». Quali potrebbero essere, quindi, o quali saranno le parole del 2025? In questa puntata di CentoParole, Dario Campione presenta Dentro le parole. Per una critica dell'individualismo, l'ultimo libro del filosofo modenese Pier Aldo Rovatti, pubblicato da Meltemi.
    10 min
  • Dalle indulgenze di Bonifacio VIII alla misericordia e alla speranza di Francesco: i sette secoli di storia del giubileo
    Oggi non vi racconto un libro ma vi parlo di un evento, l’Anno Santo, e della sua storia. Chi volesse saperne di più, oltre ad ascoltare questo podcast potrà comunque leggere: Il giubileo, di Lucetta Scaraffia, pubblicato dal Mulino nel 1999; Il giubileo, una storia, di Alberto Melloni, edito da Laterza 2016; oppure Vivere il giubileo. Tutto quello che c’è da sapere sull’Anno Santo: la storia, i luoghi, gli appuntamenti da non perdere, un’agile guida scritta da Saverio Gaeta e uscita per Piemme poche settimane fa.
    14 min
  • Sotto la coppola, il tablet: mafie, Web e intelligenza artificiale
    Oggi vi racconto il libro di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso Una Cosa sola. Come le mafie si sono integrate al potere, pubblicato da Mondadori.Quando parliamo di mafia si fa strada, inevitabilmente, il ricordo di un vissuto tragico: la stagione delle stragi, la violenza cieca dei corleonesi, la risposta debole di uno Stato colpito al cuore. È inevitabile. Ma non del tutto corretto. Storicamente, infatti, le mafie - e non soltanto quelle italiane - si sono quasi sempre contraddistinte per i legami e le forme di collusione e di contiguità con determinati ambienti politici, sociali ed economici. Per la loro capacità di permeare il sistema.Oggi, queste mafie sembrano fare meno paura. Perché sono apparentemente meno invasive, perché sparano di meno. «Le stiamo in qualche modo normalizzando. Manca la volontà di capirne l’evoluzione», la loro trasformazione in organizzazioni «sempre più ibride, in bilico tra realtà analogica e virtualità digitale» - ha detto Antonio Nicaso in un’intervista - Nostro malgrado, se non lo sono già, rischiano di diventare una componente strutturale del capitalismo».Anche per questo Una Cosa sola è un classico libro «necessario». Se da un lato, infatti, completa un lungo ciclo di studi dedicati dallo storico della criminalità e dal procuratore della Repubblica di Napoli alle grandi organizzazioni malavitose dell’Italia meridionale, dall’altro lato allarga lo sguardo al resto del mondo, mettendo in luce come gli effetti della globalizzazione riguardino ormai tutti. I buoni, così come i cattivi.
    13 min
  • Volver, lo struggente addio di de Giovanni al commissario Ricciardi
    Oggi vi racconto il libro di Maurizio de Giovanni Volver. Ritorno per il commissario Ricciardi pubblicato da Einaudi.Non è difficile raccontare un libro quando l’autore, in prima persona, sceglie di rivelarne il senso, il significato, la genesi. È quello che ha fatto, in un lungo articolo pubblicato pochi giorni fa sul Corriere della Sera, Maurizio de Giovanni, costretto in qualche modo dai suoi tantissimi lettori a spiegare i motivi che potrebbero condurlo – questa volta in via definitiva – a chiudere con il quindicesimo titolo (cui vanno aggiunti anche dodici racconti) la lunga e amata serie del commissario Luigi Alfredo Ricciardi, barone di Malomonte. «Alle porte dell’uscita di questo romanzo, Volver, mi ritrovo a interrogarmi su Ricciardi e su me stesso - scrive de Giovanni - e scopro di avere più risposte che domande, sfogliando le istantanee, che il cuore più che la mente mi restituisce, di questi vent’anni in cui tutti e due siamo profondamente cambiati, ognuno nel suo tempo e ognuno nel suo mondo, legati da questo filo stretto e fortissimo che ci unisce ma che ci mantiene lontani. Io Ricciardi, sapete, lo guardo vivere da una finestra, come un vicino di casa di cui si sanno molte cose ma che non si è mai formalmente presentato. E adesso che questa finestra sta per chiudersi, almeno su quella fetta della sua esistenza che ho finora raccontato, posso chiedermi che cosa siamo stati l’uno per l’altro. E che strada tortuosa e accidentata abbiamo percorso, per arrivare fin qui».«Tra noi c’è sempre stato un accordo - dice ancora lo scrittore napoletano - avrei smesso di raccontare di lui nell’imminenza della guerra», la Seconda guerra mondiale. «Per la verità, venendo meno al patto, avevo provato a fermarmi prima, quando per lui era il 1934 e per me il 2021, con la morte della moglie e la nascita della sua bambina; credevo che fosse uno snodo insuperabile, e che l’immediato futuro gli avrebbe riservato solo dolore. Se vuoi bene a qualcuno non ti va di osservarne la sofferenza, e per poterne raccontare dovevo vedere. Poi però ho avuto un grave problema di salute, e me lo sono trovato in piedi vicino al letto, in ospedale. Non diceva niente, mi guardava soltanto: ma i suoi occhi pieni di malinconia mi chiedevano conto e ragione del perché non poteva avere ancora vita, adesso che la mia, quella di chi poteva raccontarlo, era così a rischio. Quegli occhi mi dicevano che non c’era solo dolore, negli anni che passavano dalla morte della sua Enrica: che c’era Marta, la bambina di cui ancora tanto c’era da dire, e i suoi amici, Maione e Bambinella e Modo, e le donne speciali che aveva attorno, Nelide e Bianca, e Livia dall’altra parte del mondo piena di rimpianti e di tango. Mi estorse la promessa che, se fossi uscito di lì con i miei piedi, avrei ripreso a raccontare di lui. E così è stato».Ecco, allora, spiegati i tre anni trascorsi tra Il pianto dell’alba e Caminito, il primo romanzo della trilogia del tango che, assieme a Soledad e, appunto, a Volver, chiude comunque il cerchio dell’esperienza napoletana del nobile commissario della Regia questura partenopea. Ed ecco anche svelato il senso della storia di questo romanzo, che ruota attorno al concetto del ritorno. Buon ascolto!
    11 min
  • La storia (e i segreti) di Sanremo secondo Amadeus
    Oggi vi racconto il libro di Amadeus Ama. La mia storia, i miei Sanremo, come il palcoscenico mi ha cambiato la vita pubblicato da Piemme.Un po’ biografia di sé, non priva di qualche compiacimento anche se a sprazzi autoironica. Un po’ manuale del bravo presentatore. Un po’ - di più, forse - storia degli ultimi cinque Festival di Sanremo. Quelli che lo hanno visto protagonista sia sul palco, a fare da padrone di casa, sia dietro le quinte come direttore artistico.È difficile definire con esattezza che cosa sia, veramente, Ama, il libro che Amadeus ha voluto scrivere per raccontare una vita di successo iniziata, come nelle migliori tradizioni, con una lunga gavetta.In un video postato su Instagram, sullo sfondo della scenografia della trasmissione che attualmente conduce sul Canale Nove, è lo stesso autore ad abbozzare una sintesi: «Ormai sono anni che vi parlo attraverso uno schermo o il microfono di una radio - dice Amadeus - ci sono però parole che non vi ho mai detto, storie che non vi ho mai raccontato, quelle vissute lontano dal palcoscenico. Ho sentito che era il momento di condividerle con voi nel modo più intimo che ci sia: un libro. Vi porterò con me in un viaggio che parte da una piccola radio di Verona e arriva fino al magico palco di Sanremo, vi porterò dietro le quinte di quegli anni tra emozioni intense, incontri con artisti straordinari e attese cariche di tensioni prima che si alzi il sipario. Ama è anche un modo per dire grazie alla mia famiglia, che è stata sempre al mio fianco, agli amici, quelli veri - spiega mostrando una foto con Rosario Fiorello - che hanno creduto in me affrontando ogni sfida insieme e con il sorriso. Ma grazie soprattutto a chi mi ha permesso di vivere tutto questo: voi».In realtà, il viaggio di Amadeus - così come dipanato nei vari capitoli - ha pochissime tappe: la Verona dell’adolescenza, la Milano della giovinezza e della formazione, la Roma della maturità e, ovviamente, Sanremo, la città della consacrazione. Buon ascolto!
    11 min

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«CentoParole» è un podcast del Corriere del Ticino, scritto e realizzato da Dario Campione. Non sappiamo mai cosa leggere, eppure abbiamo le librerie piene, il kindle senza memoria disponibile. Ecco…