CentoParole

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CentoParole episodes

  • Storia di Peter Thiel, il signore degli algoritmi che vorrebbe dominare il mondo
    Oggi vi racconto il libro di Luca Ciarrocca, L’anima nera della Silicon Valley, pubblicato da Fuoriscena.Qualcuno li chiama libri-faro. Sono i libri che squarciano il buio. I libri che mettono in fila conoscenze nuove e indispensabili per capire il mondo. I libri nei quali si raccontano storie, situazioni, fatti e persone che altrove sono taciuti. O nascosti. Negati.L’anima nera della Silicon Valley, di Luca Ciarrocca, è uno di questi libri. Un’inchiesta densa e documentata su uno dei più influenti - e meno esposti - oligarchi del tecnocapitalismo globale: Peter Thiel, un minaccioso costruttore di potere che agisce lontano dai riflettori intrecciando finanza spregiudicata, tecnologia digitale e smisurata ambizione politica in una visione coerente e radicale, libertaria e antidemocratica.Dentro questa prima biografia in lingua italiana Ciarrocca ricostruisce l’ascesa di Thiel a partire dagli anni universitari a Stanford, quando nel giovane immigrato di origini tedesche, nato a Francoforte nel 1967 e giunto negli Stati Uniti dopo aver vissuto con la famiglia in Sudafrica, prende forma un’idea nuova di potere, fondata sulle reti più che sulla visibilità, sull’influenza culturale più che sul consenso pubblico. Filosofo e giurista, Thiel prima cofonda PayPal e poi diventa uno dei grandi investitori di Facebook e Airbnb, intuendo in anticipo rispetto a molti altri la natura «tentacolare» delle piattaforme digitali e la loro capacità di ridisegnare i rapporti sociali, economici e politici.
    14 min
  • Notti Nere a Firenze tra Bordelli e prostitute
    Quattordici romanzi, tre racconti lunghi e altri, più brevi, sparsi in varie raccolte. Da quasi un quarto di secolo Franco Bordelli, commissario della questura di Firenze, si colloca in modo saldo tra le letture preferite degli appassionati del giallo italiano. Leggere i romanzi del commissario Bordelli – e il consiglio è sicuramente di farlo, partendo se possibile dal primo, dato che la serialità, in questo caso, è particolarmente importante – significa, innanzitutto, tornare indietro nel tempo. Lasciarsi alle spalle abitudini consolidate e rinunciare in fretta a conclusioni scontate. Così come i libri che l'hanno preceduto, anche Notti nere è «un giallo che rifiuta la rigidità del genere, un romanzo umano e malinconico, un ritratto d'epoca, un racconto di amicizia e di cambiamento». Sì, perché dentro Notti nere la crescita del protagonista non si ferma. Anzi, in qualche modo addirittura accelera.
    In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Marco Vichi, Notti nere. Un'avventura del commissario Bordelli, pubblicato da Guanda.
    11 min
  • La storia della stretta di mano, dagli assiri a Donald Trump
    Oggi vi racconto il libro di Massimo Arcangeli, L'avventurosa storia della stretta di mano. Dalla Mesopotamia al Covid-19, pubblicato da Castelvecchi.La pandemia di Covid, che abbiamo volutamente deciso di dimenticare troppo presto, aveva indotto molti di noi ad approfondire il significato e il valore del contatto fisico e a ragionar - come mai avevamo fatto prima - sulla prossemica, il modo di porsi nello spazio occupato anche da altre persone.Alcuni dei gesti più naturali nel nostro mondo simbolico erano diventati improvvisamente tabù: l’abbraccio, ad esempio; il bacio o la stretta di mano. Costringendoci a ripescare in altre culture modi e forme diverse di saluto: il namasté dell’India o il tai wai thailandese, con le mani giunte in forma di preghiera all’altezza del mento, del petto o della fronte; il sorriso e l’inchino; il gong shou cinese, ovvero il pugno contro il proprio palmo; il piede contro piede di Wuhan - la città da cui era partita la nuova peste - reso popolare da un balletto su Tik Tok; e il gomito contro gomito. Un emoji aveva fissato sugli smartphone anche il saluto di benedizione tipico del pianeta Vulcano, la V a quattro dita aperte, di solide radici ebraiche ma resa popolare dall’ufficiale scientifico ed esecutivo dell’Enterprise, S'chn T'gai Spock, sin dalla prima serie di Star Trek.«Forse - ha scritto qualcuno - non sarebbe stata una cattiva idea ibridarci con i tibetani, che congiungono le mani al petto e mostrano la lingua. In tempi bui di barbari e svalvolati, ci saremmo garantiti reciprocamente di non essere posseduti da demoni». Sulla scorta dei cambiamenti indotti dal Covid, il linguista Massimo Arcangeli ha dedicato proprio alla stretta di mano un saggio ricchissimo di rimandi storici, artistici e letterari, Un libro insieme divertente e colto.
    13 min
  • I Re Magi tra mito, storia e leggenda
    Quella dei Re Magi è una bella fiaba, forse la più bella del mondo. E certo una variabile di un'altra fiaba, ancora più solenne, ancora più antica. A scriverlo è lo storico e medievista fiorentino Franco Cardini, autore di una monografia pubblicata alcuni anni fa da Marsilio e dedicata ai Re Magi, la primitia gentium, i primi pagani ad avvicinare e adorare il Bambino Gesù. Per raccontare la storia o, se preferite, la leggenda dei Magi, bisogna necessariamente partire dal Vangelo di Matteo, l'unico a parlarne dei quattro testi riconosciuti dalla Chiesa cattolica come «canonici», vale a dire degni di essere inseriti in un canone, in una peraltro brevissima lista di testi che la stessa Chiesa, assistita dallo Spirito Santo, ritiene di ispirazione divina.
    Ma il testo di Matteo dice poco, sicuramente molto meno di quanto tutti noi pensiamo di sapere, su questi Magi. Fu la letteratura extra-canonica a proporre nuove informazioni, e in particolare il Protovangelo di Giacomo e il Vangelo dello pseudo-Matteo, due testi cosiddetti «apocrifi». Testi che, sin dalla fine del V secolo, la Chiesa sentenziò come non divinamente ispirati, ma che ugualmente entrarono nella pratica tradizionale e soprattutto ispirarono in modo speciale gli artisti chiamati a illustrare la vita di Gesù e di Maria.
    In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione racconta il libro di Franco Cardini, I Re Magi. Leggenda cristiana e mito pagano tra Oriente e Occidente, pubblicato da Marsilio.
    13 min
  • Da Harry Potter a Cormoran Strike, il nuovo successo di J.K. Rowling
    Oggi vi racconto il libro di Robert Galbraith, L’uomo marchiato, pubblicato da Salani.L’uomo marchiato è l’ottavo capitolo della serie gialla che ha per protagonisti l’investigatore privato londinese Cormoran Strike e la sua socia Robin Ellacott e per autrice, pure se celata da uno pseudonimo maschile, J. K. Rowling, la “mamma” di Harry Potter.Nel 2013, la pubblicazione della storia d’esordio - Il richiamo del cuculo - non aveva ottenuto particolare successo. Nelle prime settimane, il libro aveva venduto poco meno di 2 mila copie. A quel punto, l’editore fece trapelare il vero nome dell’autrice e, ovviamente, le cose cambiarono molto rapidamente. In 12 anni, la serie ha poi venduto oltre 20 milioni di copie ed è diventata una fiction di grande successo prodotta dalla BBC e interpretata da Tom Burke e Holliday Grainger, e della quale sono stati girati 19 episodi in 6 stagioni.La J. K. Rowling giallista ha scelto di chiamarsi Robert Galbraith mettendo insieme il nome del suo eroe politico, Robert F. Kennedy, con il suo nome fantastico d’infanzia, “Ella Galbraith”. A raccontarlo è stata la stessa scrittrice, in un’intervista al Guardian di qualche anno fa: «Quando ero bambina, volevo essere chiamata Ella Galbraith, non ho idea del perché. Il nome mi affascinava. In realtà, per la serie di Strike ho pensato di chiamarmi L. A. Galbraith, ma per motivi abbastanza ovvi ho deciso che le iniziali erano una cattiva idea».Nella stessa intervista, la Rowling ha spiegato di avere sempre amato la narrativa poliziesca. «La maggior parte dei libri di Harry Potter sono gialli nel profondo - ha detto - volevo tornare all’inizio di una carriera di scrittrice in questo genere, e lavorare senza clamore o aspettative. È stata un’esperienza fantastica».In L’uomo marchiato, un cadavere grottescamente mutilato è scoperto nella camera blindata di Ramsay Silver, un negozio d’argenteria nella City di Londra. Dopo una breve indagine, la polizia conferma che il corpo è quello del rapinatore Jason Knowles.Una conclusione tanto rapida quanto sospetta, che lascia aperti molti interrogativi. Tra chi non è convinto dell’identificazione c’è anche Decima Mullins, chef quarantenne appartenente all’aristocrazia londinese, convinta che l’uomo morto sia invece Rupert Fletwood, il padre della sua bambina, scomparso da mesi.Decima si rivolge a Cormoran Strike chiedendogli di dimostrare l’identità della vittima. E Strike accetta il caso, anche se con riluttanza, rimanendone tuttavia molto presto coinvolto pure emotivamente. Le indagini, infatti, si arricchiscono subito di elementi diversi tra loro. E scoperchiano, davanti all’investigatore, l’affascinante e cupo mondo della massoneria.
    11 min
  • Microgrammi, la scrittura segreta di Robert Walser
    Oggi vi racconto il libro di Robert Walser, Microgrammi, pubblicato da Adelphi.Nell'agosto del 1957, lo scrittore e mecenate zurighese Carl Seelig riceve per posta una vecchia scatola da scarpe contenente manoscritti e testi a stampa. Dentro ci sono anche 526 fogli coperti da una scrittura illeggibile vergata a matita. Glieli spedisce Hans Steiner, assistente medico della clinica psichiatrica di Herisau, nel Canton Appenzello. Appartenevano a Robert Walser, morto 78enne il giorno di Natale dell'anno precedente. Seelig è l'erede letterario dello scrittore, l'uomo che l'ha accompagnato per vent'anni nelle sue passeggiate, di cui ha reso conto in un'opera inconsueta, Passeggiate con Robert Walser (Adelphi).I foglietti della scatola costituiscono quella che, qualche tempo dopo, il filologo tedesco Jochen Greven definirà i «Microgrammi».Scrittura segreta, indecifrabile, una sorta di camuffamento calligrafico inventato dall'autore, scriverà Seelig su una rivista svizzera nel 1957, decretandone l'illeggibilità.In realtà, non è così. Proprio Greven, insieme con Martin Jürgens, germanista e docente all'Università di Münster, riesce a decifrare quei segni calligrafici minuscoli, sottili, quasi invisibili, traendone, tra molte cose, anche un romanzo, forse il più autobiografico di Walser, Il brigante, oltre a racconti e prose sparse.Tra il 1980 e il 2000, i Microgrammi saranno poi pubblicati in tedesco con il titolo Aus dem Bleistiftgebiet (Dal territorio della matita) in sei volumi, grazie anche al lavoro di Bernhard Echte, fino alla fine del 2006 amministratore delegato dell'Archivio Robert Walser, e di Werner Morlang, divulgatore e giornalista prima della Neue Zürcher Zeitung e poi del Tages-Anzeiger. Un'operazione editoriale che avrebbe contribuito alla leggenda dello scrittore di Bienne, «il più solitario tra tutti i poeti solitari», come lo ha definito Winfried Georg Sebald.Dei Microgrammi, adesso Adelphi propone al lettore di lingua italiana una cernita non troppo ampia ma rappresentativa, a cura di Lucas Marco Gisi, Reto Sorg e Peter Stocker, con la traduzione di Giusi Drago. Prose e poesie che restituiscono, malgrado la loro incompletezza, un saggio significativo della monumentale raccolta ora conservata nell'Archivio svizzero di letteratura della Biblioteca nazionale svizzera di Berna.
    11 min
  • Libertà e democrazia, i porcospini d'acciaio che l'Occidente dovrebbe mettersi in casa
    Il 2 marzo 2025, a tre anni dall'aggressione russa, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, spiegò che l'Unione era impegnata a lavorare per la «trasformazione dell'Ucraina in un porcospino d'acciaio, indigesto per i potenziali invasori». Lo disse ai giornalisti uscendo dal vertice londinese sulla sicurezza di Kiev. E, subito, la metafora si conquistò titoli e commenti. Secondo il Guardian, von der Leyen aveva però citato – chissà se volontariamente – l'ex premier britannico Boris Johnson, il quale – sempre a proposito dell'Ucraina – aveva utilizzato qualche giorno prima la stessa definizione. Poco importa la paternità, conta molto di più l'efficacia dell'espressione. In qualche modo, lo ha fatto anche lo storico Luciano Canfora, già ordinario di filologia greca e latina e tra i più acuti polemisti della scena italiana, il quale ha usato la vivida immagine del porcospino d'acciaio per dare un titolo al suo ultimo lavoro, un pamphlet breve ma densissimo sulla crisi dell'Occidente. Novantasei pagine – accompagnate, come spesso accade per i libri dello storico pugliese, da alcune dure polemiche – nelle quali Canfora ricostruisce la genesi del concetto di Occidente, per poi spiegarne a grandi linee l'evoluzione e sancirne, alla fine, l'inattualità.
    In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Luciano Canfora, Il porcospino d'acciaio. Occidente ultimo atto, pubblicato da Laterza.
    12 min
  • Il ritorno di Sandokan, eterno eroe della lotta del bene contro il male
    Lunedì 1. dicembre tornerà sugli schermi RAI uno dei personaggi più amati dal pubblico televisivo, non soltanto italiano. Sandokan è sicuramente tra gli eventi più attesi della nuova stagione TV. E, non a caso, è stato programmato a 50 anni esatti dalla messa in onda della prima, storica serie diretta da Sergio Sollima e interpretata da Kabir Bedi, Philippe Leroy, Adolfo Celi e Carole André. Scaduti ormai da quasi 40 anni i diritti d'autore, in occasione della nuova serie – la Tigre della Malesia sarà interpretata da Can Yaman, accompagnato da Alanah Bloor, Ed Westwick e Alessandro Preziosi –, l'editore Garzanti, con la curatela di Fabio Francione, porta in libreria non tanto l'ennesima edizione dei racconti salgariani, ma un'antologia «dedicata alle avventure del principe-pirata malese con un capitolo selezionato da ciascuno delle due versioni del romanzo capostipite dell'intero ciclo».
    In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione racconta il libro di Emilio Salgari, Io, Sandokan. Dai romanzi del ciclo indo-malese, pubblicato da Garzanti.
    12 min
  • Elogio della curiosità, contro il dogmatismo e il pensiero unico
    «Insubordinazione della forma più pura». Così Vladimir Nabokov definiva la curiosità. Un atteggiamento che spesso, nella storia del pensiero, laico e religioso, non è stato apprezzato. Antichi miti delle origini vedono la curiosità all'origine dei mali del mondo. È così nel mito di Pandora, la quale, per curiosità, toglie il coperchio dal vaso che conteneva tutti i dolori, le malattie e le sofferenze che in tal modo si spargono per il mondo. Ma anche il racconto biblico delle origini vede un atto di curiosità, di cui è protagonista Eva, all'origine dei dolori umani e della cacciata dall'Eden. Luciano Manicardi, biblista e priore della Comunità di Bose dal 2017 al 2022, da anni intreccia la lettura dei testi sacri alla riflessione sulla società. «Il perché è espressione della libertà e della dignità dell'uomo – dice Manicardi –. La curiosità è figlia del dubbio. È antidoto all'indifferenza, al cinico ritenere che tutto si equivalga, che nulla possa stupire».
    In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione racconta il libro di Luciano Manicardi, Elogio della curiosità. Contro l'indifferenza, pubblicato da Qiqaion.
    11 min

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«CentoParole» è un podcast del Corriere del Ticino, scritto e realizzato da Dario Campione. Non sappiamo mai cosa leggere, eppure abbiamo le librerie piene, il kindle senza memoria disponibile. Ecco…