CentoParole

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By Gruppo Corriere del TicinoArtsBooks
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CentoParole episodes

  • Gli ultimi anni di Totò, la maschera triste che da Napoli cercò rifugio a Lugano
    Tutti conoscono il volo irregolare e sornione di Totò, il genio della commedia napoletana che fece ridere prima l'Italia del regime recitando sulle tavole dell'avanspettacolo e, dopo, l'Italia repubblicana nella sale cinematografiche. Pochi conoscono, però, l'anima dietro la maschera, la distanza – a volte incolmabile – tra l'uomo e l'attore, le ombre della malinconia e il senso di fallimento che hanno accompagnato soprattutto gli ultimi dieci anni della vita di Antonio De Curtis. «Totò è morto con la convinzione di aver sprecato tutto, con la convinzione che il novanta per cento dei suoi film facesse schifo. E appena dopo la sua morte cambia tutto».
    In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro Francesco Piccolo, Cosa sono le nuvole. Gli ultimi anni di Totò, pubblicato da Einaudi. Nel libro c'è spazio anche per una storia che riguarda il rapporto di Totò con la Svizzera e con Lugano, città nella quale l'attore visse alcuni anni. «La discrezione dei luganesi, che fingevano di non vederlo quando passeggiava un po' esitante sul lungolago, lo rasserenava». Ma una volta...
    13 min
  • E se la bomba atomica fosse stata inventata in tempo di pace?
    Oggi vi racconto il libro di Carlo Rovelli, La cattiva coscienza dei fisici. Ci sono atomiche sufficienti a bruciare viva l'umanità, e stiamo litigando, pubblicato da Solferino.È un libro assolutamente anomalo, l'ultimo scritto dal fisico italiano Carlo Rovelli: una sorta di breve storia della nascita della bomba atomica intrecciata a riflessioni molto preoccupate e preoccupanti sul futuro. «Un racconto – dice Rovelli – in cui una serie di malintesi e incomprensioni determinano catastrofi. Il malinteso è il seguente.«Gli americani si [gettarono] a capofitto in un colossale sforzo per costruire la bomba in tempi brevi, con la motivazione esplicita e ripetuta che la super-bomba stesse cercando di costruirla la Germania. Ma non era vero: i tedeschi non si stavano impegnando a costruire l'atomica».Scienziati come Albert Einstein, John Archibald Wheeler, Edward Teller, Leó Szilárd, Niels Bohr, e altri, «si [sbagliarono] pesantemente nel giudicare cosa stesse facendo la scienza tedesca – sostiene Rovelli – Il timore per una superbomba di Hitler era infondato. Ma è stato questo timore a motivare il colossale sforzo degli Stati Uniti», che nel Progetto Manhattan impegnarono direttamente oltre 130.000 persone, investendo 2 miliardi di dollari del 1945, pari a 27 miliardi di dollari del 2023.«A causa di questo errore di valutazione siamo entrati nell'era atomica in un momento di massimo conflitto anziché in una fase pacifica, ed è stato questo fatto a innescare la tragedia attuale del rischio nucleare globale. [...] Se l'arma atomica fosse nata in tempo di pace, tutto avrebbe potuto essere diverso - sottolinea ancora Rovelli - La forza dell'atomo avrebbe potuto essere una forza di pace».
    13 min
  • Donald Trump, il vichingo 2.0 che vorrebbe annettersi la Groenlandia
    Oggi vi racconto il libro di Elizabeth Buchanan, Obiettivo Groenlandia. Le lezioni della storia dai vichinghi a Trump, pubblicato da Garzanti.Alla fine del 2025 gli Stati Uniti hanno aggiornato la propria strategia per la sicurezza nazionale confermando l'interesse nei confronti della Groenlandia. La nuova strategia ha inquadrato l'emisfero occidentale, in particolare la Groenlandia, come un'area d'influenza statunitense in base al cosiddetto «corollario Trump» alla dottrina Monroe. Corollario che sottolinea come il dominio statunitense nell'Artico sia garantito proprio dalla messa in sicurezza della Groenlandia, considerata la porta d'ingresso all'emisfero occidentale del Nordamerica. Il che inserisce la stessa Groenlandia, che piaccia o meno ai suoi abitanti, e non soltanto a loro, nella pianificazione strategica di Washington.Partendo da questa premessa, Elizabeth Buchanan, esperta di geopolitica artica, già ricercatrice per gli affari marittimi presso il Defense College della NATO, spiega nel suo ultimo libro perché Donald Trump, sulla scia di alcuni suoi predecessori alla Casa Bianca, sia tornato a rivendicare il possesso e il controllo dell'isola artica.Obiettivo Groenlandia, il libro di Elizabeth Buchanan, però, non è soltanto un'analisi geopolitica. È anche, così come sottolinea il sottotitolo, un testo di storia, seppure semplificata. La storia dell'isola più grande del mondo, un'aspra distesa artica che possiede (forse) immense ricchezze minerarie ed estrattive; che certamente è pervasa da una bellezza essenziale; e che sicuramente riveste un'enorme importanza strategica.
    12 min
  • Se la sfortuna fa 13, eppure qualcuno non ci crede
    I numeri sono segni. Ma i numeri sono anche simboli. Ai quali, nei secoli, l'umanità ha assegnato significati di vario genere. Il 3, ad esempio, è considerato il numero perfetto, poiché sintesi tra la tesi, l'1, e l'antitesi, il 2. Da qualche anno la casa editrice bolognese Il Mulino pubblica agili biografie di numeri. Uno degli ultimi volumi della serie, uscito lo scorso anno, è dedicato al 13 ed è stato scritto da Vittorio Marchis, già professore del Politecnico di Torino e studioso di storia sociale e antropologia delle tecniche. Esoterico, misterioso, enigmatico, il 13 è sacro per molte culture e religioni. Il 13 è anche, però, visto spesso come segnale di malaugurio, tant'è che negli alberghi mancano le camere con questo numero, e così pure le poltrone, sia nei teatri sia sugli aerei. Per altri, però, il 13 è un numero fortunato.
    In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Vittorio Marchis, Tredici. Un numero fatale, pubblicato da Il Mulino.
    12 min
  • Perché le radici giudaico-cristiane della cultura occidentale sono un’invenzione ideologica e politica
    «Con il suo "-ismo" e il trattino, il giudeo-cristianesimo ha qualcosa di implacabile», ha osservato alcuni anni fa lo scrittore e saggista Youness Bousenna. È un termine usato come sinonimo di altre grandi parole, come "moralità" o "civiltà", e beneficia di una regolare promozione mediatica. È un'idea forte. Ribadita. Ripetuta. Entrata ormai a pieno titolo nel lessico della cultura e delle istituzioni occidentali (e non solo). E transitata «nel linguaggio quotidiano, dove si segnala da una quarantina d'anni per la sua onnipresenza». Un'espressione, spiega Sophie Bessis, storica franco-tunisina di religione ebraica, che ha acquisito un senso del tutto diverso, se ne vogliamo considerare l'uso politico».
    In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Sophie Bessis, La civiltà giudaico-cristiana è un'impostura?, pubblicato da Einaudi.
    13 min
  • Dal basilico alla ricetta del pesto alla genovese: storia di una pianta magica dagli antichi romani ai giorni nostri
    Oggi vi racconto il libro di Pierpaolo Pracca, Profumo di basilico. Storia, usi e ricette della divina pianta, pubblicato da Il leone verde.L'intenso profumo del basilico «evoca un immaginario capace di richiamare mondi di senso che non attengono soltanto al nutrimento dal momento che», diceva Claude Lévi-Strauss, «un cibo non dev'essere buono solo da mangiare, ma anche da pensare».Il basilico, «prima di essere un alimento, [...] è anzitutto un'idea, un pensiero. Meglio: un sistema complesso di percezioni e convinzioni condivise in una cultura. E la sua storia lo illustra in modo evidente. Il basilico gode di grande nomea e valore presso numerosi popoli. Figura nella loro arte, ha significati molteplici e anche opposti: fertilità, fecondità, gioventù, crescita, rigenerazione, e, allo stesso tempo, malasorte, cattiveria, lascivia. [...] Diventa il simbolo regale del Cristo in età medievale e poi erba apotropaica contro i malefici delle streghe e del Diavolo in età rinascimentale». La storia del basilico, insomma, è «quella di un marcatore culturale».Alle verdissime e fragranti foglie del basilico, l'antropologo Pierpaolo Pracca ha dedicato un divertente saggio breve ricco di curiosità, riferimenti letterari, ricette antiche e moderne. Sì, perché il basilico avrà anche tanti significati reconditi e rimandi simbolici, ma è sempre e comunque una delle erbe regine della tavola mediterranea: sin dal I secolo a.C. il grande gastronomo Marco Gavio Apicio ne aveva infatti decantato «le lodi in cucina per profumo e gusto».
    11 min
  • Filosofia dell'ombrello, da Dickens a Robinson Crusoe
    Gli esseri umani creano, utilizzano, perfezionano e decorano ombrelli da millenni. E non deve stupire che qualcuno abbia scritto un «saggio ben illustrato e ampio sulla storia di un oggetto quotidiano» che, nel mondo di oggi, è tanto essenziale quanto facilmente dimenticabile. Dell'ombrello non si può fare a meno. Quando piove. Ma se il cielo è terso, o tira vento, l'ombrello non è soltanto inutile. È pure problematico. Diventa un impiccio, tanto che nulla si dimentica facilmente quanto un ombrello. Anche se può sembrare inverosimile, la bibliografia sull'ombrello è vastissima. Quando Robinson Crusoe naufraga su un'isola (apparentemente) deserta, comincia a creare alcuni manufatti di cui ha bisogno per sopravvivere, tra i quali un ombrello.
    In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Marion Rankine, Non ti scordar di me. Storia vera e immaginaria dell'ombrello, pubblicato da Il Saggiatore.
    12 min
  • Droni, IA e mercenari: ecco com'è cambiata la guerra, Medio Oriente compreso
    Oggi vi racconto il libro di Alessandro Arduino, La guerra è cambiata. Droni, IA e mercenari, pubblicato da Einaudi.Nella storia dell'antropocene, la tecnologia ha spesso mutato la guerra non per cancellarla ma, quasi sempre, per accelerarla, all'interno di una competizione ogni volta più distruttiva. Disponendo di armi sempre più efficaci, gli esseri umani non hanno mai soffocato il proprio desiderio di annientare il nemico. Semmai, è successo il contrario.Adesso, la crescita esponenziale dei sistemi d'intelligenza artificiale generativa ha ulteriormente cambiato lo scenario. Rendendolo, se possibile, ancora più drammaticamente insidioso. La guerra è cambiata, sintetizza nel suo ultimo libro Alessandro Arduino, docente affiliato al Lau China Institute del King's College di Londra e ricercatore al Royal United Services Institute (RUSI), il think tank più antico in materia di difesa e sicurezza del Regno Unito. «Siamo di fronte a un'accelerazione tecnologica senza precedenti, capace di rivoluzionare ogni aspetto del conflitto». Anche se, «nonostante l'evoluzione plasmata da un'iper-rapidità decisionale, tre verità restano immutabili: la guerra non sarà mai breve. La guerra non sarà mai economica. La guerra non sarà mai senza vittime».
    10 min
  • La guerra piace a chi non la conosce
    Mercoledì scorso, rivolgendosi alla nazione dal Palazzo della Moncloa, il primo ministro spagnolo Pedro Sànchez ha parlato della guerra in Iran in maniera per qualcuno ingenua, per taluni sprovveduta, per altri visionaria, per altri ancora matura e saggia. Leggendo il discorso di Pedro Sànchez non ho potuto fare a meno di andare con la memoria a un libro pubblicato in italiano una decina d'anni fa da Sellerio, ma scritto in latino oltre 520 anni fa. Sto parlando degli Adagia di Erasmo da Rotterdam, una raccolta di proverbi e sentenze di autori classici commentati con grande modernità, e da cui l'editore palermitano aveva tratto la lunga e appassionata riflessione nella quale l'umanista olandese affrontò una questione fondamentale: la guerra può essere giusta? La violenza può essere giustificata?
    Non so se il primo ministro di Spagna abbia preso spunto dagli Adagia di Erasmo da Rotterdam. Non mi sorprenderebbe. Sembra che il filosofo olandese descriva l'oggi. E suggerisca le giuste parole a Pedro Sànchez: «È assolutamente inaccettabile che dirigenti incapaci di adempiere (al proprio) compito utilizzino il fumo della guerra per occultare il proprio fallimento e, al tempo stesso, riempire le tasche di pochi, i soliti di sempre. Gli unici che vincono quando il mondo smette di costruire ospedali per costruire missili».
    In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Erasmo da Rotterdam, La guerra piace a chi non la conosce, pubblicato da Sellerio.
    9 min
  • Quando il maxi-processo a Cosa Nostra sbarcò nelle aule del Tribunale di Lugano
    Quaranta anni fa, il 10 febbraio 1986, si aprivano a Palermo le porte dell'aula bunker dell'Ucciardone. L'astronave verde – così era stata ribattezzata dai giornalisti presenti in massa – era stata costruita in una decina di mesi. Una sorta di miracolo, in un Paese sempre dominato dagli sprechi e dalle tangenti. Un miracolo però necessario. Per la prima volta, l'Italia portava alla sbarra la cupola mafiosa. Per la prima volta, la verità processuale su Costa Nostra sarebbe finalmente coincisa con la verità storica. Quel giorno, nelle gabbie dell'aula bunker entrarono, da imputati, centinaia di «uomini d'onore». Di fronte a loro, a giudicarli, c'era la Corte d'Assise presieduta da Alfonso Giordano, l'unico tra i magistrati titolati a ricoprire quel ruolo che non si rifugiò dietro un certificato medico per sfuggire al proprio dovere. Iniziava il maxi-processo.
    In questa puntata di CentoParole, il podcast letterario del Corriere del Ticino, Dario Campione vi racconta il libro di Pietro Grasso, 'U Maxi. Dentro il processo a Cosa Nostra, pubblicato da Feltrinelli.
    13 min

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«CentoParole» è un podcast del Corriere del Ticino, scritto e realizzato da Dario Campione. Non sappiamo mai cosa leggere, eppure abbiamo le librerie piene, il kindle senza memoria disponibile. Ecco…