Chiamando Eva

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Chiamando Eva episodes

  • 4×06: Per smontare gli stereotipi femminili bisogna partire dall’Antica Grecia
    Chiamando Eva ritorna con una puntata in cui indaga gli archetipi femminili per eccellenza, passando in rassegna le grandi figure del mito greco, dall’Iliade all’Odissea
    Perché quando diciamo che le donne sono state a lungo etichettate nel binomio o “sante” o “poco di buono” dobbiamo anzitutto partire dall’Iliade e dall’Odissea? Perché è proprio nei testi di Omero che si fissano i canoni di quella che sarebbe poi diventata l’immagine esemplare della femminilità. Nati come testi per raccontare le origini dei popoli dell’antica Grecia, i poemi omerici proponevano dei “modelli di comportamento” per il pubblico, anche femminile. Se Andromaca è il perfetto esempio di madre e protettrice del focolare domestico, Elena, per contrapposizione, è l’esempio negativo della donna che tradisce il talamo nuziale, la patria e i suoi sudditi.

    Ma questa contrapposizione trova le sue cause nella storica rivalità tra Atene e Sparta. Ad Atene le donne vivevano recluse in casa, non ricevevano un’educazione e non dovevano fare mostra di sé se non in limitate occasioni sociali. A Sparta invece le donne ricevevano un’istruzione, si allenavano al pari degli uomini e si mostravano in pubblico. Nonostante questo trattamento venisse riservato alle donne affinché donassero alla città figli guerrieri più forti, gli ateniesi avevano una visione estremamente licenziosa delle donne spartane.

    Le conseguenze di questa dicotomia fra spartane e ateniesi si sono poi trasformate, nel corso dei secoli, nei modelli stereotipati di rappresentazione femminile che si fatica ancora a scardinare. Ma per riuscire a debellarli definitivamente, è necessario conoscerli.

    Ne parliamo con Maddalena Parziani, laureata in Lettere classiche e insegnante di liceo.
    59 min
  • 4×05: Perché è sbagliato dire che Meghan è la nuova Diana
    Si continua a dipingere Meghan come la nuova Spencer, ma è molto più simile a Wallis Simpson
    L’intervista più chiacchierata dell’anno, la coppia più amata/odiata, l’argomento che sta imperversando ben oltre i tabloid inglesi. L’intervista a Harry e Meghan di Oprah Winfrey ha nuovamente scatenato un polverone mediatico, fra le accuse più pesanti, spicca quella di razzismo da parte di alcuni membri della Royal Family nei confronti di Meghan.

    La scelta della coppia di allontanarsi dalla Corona sembrerebbe essere stato dettato dal clima irrespirabile e dalla pressione mediatica a cui era sottoposta l’attrice di Suits. Sebbene effettivamente i tabloid online abbiano mostrato un accanimento nei suoi confronti, è tuttavia difficile prendere una posizione netta in merito a tutta la faccenda.

    Del resto, è da oltre sessant’anni che la Corona inglese affronta drammi che coinvolgono donne, potere e regine e re. Ne abbiamo parlato in una diretta IG con Guido Beduschi, dottorando in Storia a Cambridge, e Francesca Moretti, studiosa di Cinema e celebrity culture.

    56 min
  • 4×04: Questo non è un book club
    In questi tempi di Zoom call e lezioni a distanza, si sono anche moltiplicati i già tantissimi club del libro e con essi l’ansia da prestazione legata alla lettura. Tra reading challenges e gare a chi è più colto, leggere tanto sembra sempre di più una posa e sempre meno una passione. 

    Per questo motivo — e anche per una insana voglia di parlare FINALMENTE di romanzi rosa — le speaker di Chiamando Eva hanno deciso di inaugurare una diretta Instagram mensile (o poco più) dedicata alle letture del mese. Con la promessa di dire solo la verità e nient’altro che la verità, di portare alto il baluardo delle scrittrici contemporanee e non, e di dare spazio anche (e soprattutto) a quei libri meno cool ma, in certi casi, assolutamente necessari. 

    Nella diretta di Gennaio si è parlato di :

    J.K. Rowling, Harry Potter e la Pietra Filosofale, edizione MinaLima, Salani, 2020
    Stefania Bertola, A neve ferma, TEA, 2020
    Emma Cline, Le Ragazze, Einaudi 2017
    Nicola Lagioia, La Città dei vivi, Einaudi, 2020
    Antonella Lattanzi, Questo giorno che incombe, HarperCollins 2021
    Marta Barone, Città Sommersa, Bompiani, 2020
    Sophie Gee, Lo scandalo della stagione, Neri Pozza, 2007
    Io non sono Islam, Benedetta Argenteri e Sara Gironi Carnevale, Magazzini Salani, 2019
    Emil Ferris, La mia cosa preferita sono i mostri, Bao, 2018
    Walter Moers, Le tredici vite e mezzo del capitano Orso Blu, Salani, 2001
    Benedetta Craveri, Amanti e Regine, Adelphi, 2008
    57 min
  • 4×03: Da Kamala Harris a Stacey Abrams: le donne da tenere d’occhio nella nuova politica americana
    Un nuovo movimento femminista sta attraversando il partito democratico statunitense, ma non è tutto empowerment quel che luccica. Ne parliamo nell’ultima puntata di Chiamando Eva
    A poche ore dall’attesissimo insediamento di Joe Biden — e dall’ancora più attesa performance di Lady Gaga — è ormai indubbio che quest’ultimo anno ci abbia fatto conoscere meglio diverse voci femminili della politica americana, a partire da Kamala Harris, prima vicepresidente donna e prima vicepresidente afroamericana e prima vicepresidente asioamericana.

    Kamala nasce a Oakland da una donna indoamericana del Chennai e da un uomo di origine giamaicana. Si forma prima alla Howard University e poi alla Hastings College of Law di San Francisco e arriva sulla mappa nazionale nel 2003, quando viene eletta procuratrice distrettuale di San Francisco. Da quel momento inizia una carriera brillante, che la porta ad essere poi procuratrice generale della California, nel 2010, e nel 2014, e poi in Senato nel 2016. L’anno scorso è stata protagonista di una campagna per le primarie che ha avuto molto poco successo, ma il suo profilo, le ha garantito il “ripescaggio” come vice di Biden. 

    Ma la “donna dei tre primati” porta con sé diversi tratti controversi: femminista e concentrata sull’empowerment femminile (come ha sottolineato anche nel suo discorso post elezione), nel suo passato da procuratrice ha mantenuto una linea estremamente lassista verso le forze di polizia ed è nota anche per le sue proposte di legge draconiane — come la perseguibilità penale dei genitori dei figli che marinano la scuola.

    Ma in una realtà come quella statunitense, dove posizioni come quelle di Alexandra Ocasio Cortez sono considerate estreme, cosa possiamo aspettarci dall’elezione di Kamala Harris come vicepresidente? E quanto il femminismo ha influito e influirà su quelle che saranno le sue possibili mosse politiche? 

    In questa puntata Elena e Francesca fanno una chiacchierata con Bianca Giacobone, vecchia conoscenza di Chiamando Eva, giornalista e newyorkese di adozione. 
    Linkini

    Articolo di Pardis Mahdavi su Zócalo Public Square, sul movimento femminista che ha permesso l’elezione di Kamala Harris
    Sul passato di Kamala Harris come prosecutor, un approfondimento
    Kamala is a cop
    La riflessione di Reginald Dwayne Betts
    Cose che ci fanno volare: la questione Vogue
    I prossimi anni saranno una vera e propria battaglia per i diritti delle donne nel Congresso: ad esempio, stanno arrivando un sacco di donne contro l’aborto nelle file dei repubblicani
    Friendly reminder: questa ondata arriva dopo un anno che è stato chiave nella battaglia retrograda di tantissimi stati contro il diritto all’interruzione di gravidanza
    Cose positive di Nancy Pelosi: è per la difesa e l’aumento dello stipendio minimo legale, è a favore di azione progressista — ma non radicale — contro il cambiamento climatico: "'The existential threat of our time': Pelosi elevates climate change on Day One"; È a favore dell’aborto e dell’uso di contraccettivi ma una volta per spiegare perché era a favore ha detto «almeno così la gente non faceva figli se non li vogliono — che poi sono cari da mantenere per lo stato»
    Cose non positive di Nancy Pelosi: Lo spionaggio di massa ops; non si è mai opposta agli interrogatori con torture e waterboarding e Tifava Israele nella guerra del 2014, ma almeno è contro i piani di annessione israeliani
    Però la questione dell’outfit per l’impeachment ci ha fatto volare, grazie Nancy
    L'importanza di Stacey Abrams, la donna che ha contribuito alla vittoria democratica in Georgia
    Melania and Me, il libro che ora vogliamo leggere
    Feticisti per il sociale
    51 min
  • 4×02: Da Sally Rooney a Naoise Dolan: dove stanno andando le narrazioni femminili?
    Negli ultimi anni è emersa un’onda di giovani scrittrici che parlano di donne e questioni di genere, ma che soprattutto descrivono una generazione alle prese con il proprio destino sentimentale, lavorativo, e psicologico
    La seconda puntata di Chiamando Eva torna a parlare di un argomento caro alle autrici: donne e letteratura. Negli ultimi anni, nel panorama editoriale, è stata vista crescere e diffondersi un’onda di giovani scrittrici che parlano di donne, femminismo, questioni di genere, ma che soprattutto descrivono la generazione dei millennials alle prese con il proprio destino, sentimentale, lavorativo, psicologico.

    Ne esce un quadro di un insieme di soggettività complesse, i/le protagonisti/e si osservano con occhio cinico e disincantato, presentando un’immagine di sé carica di fragilità, vizi e difetti. Viene però da chiedersi se questa tendenza, nata nel panorama anglosassone e suggellata dal grande successo di “Normal People” di Sally Rooney, non abbia il limite di presentare una realtà parziale: c’è forse il rischio che la letteratura si “appiattisca” tutta in questa direzione?

    In Italia questa lezione per ora non sembra essere pienamente colta. Ma non per questo mancano esempi lodevoli di giovani autrici che stanno emergendo come le nuove voci della letteratura. Spesso però partono da un vissuto autobiografico — Città sommersa di Marta Barone, La straniera di Claudia Durastanti, ma anche Nuova era onirica e Noi non abbiamo colpa di Marta Zura Puntaroni — tralasciando il mondo della cosiddetta “fiction”.

    In un panorama — quale è quello italiano —  in cui, ancora con molta difficoltà, le scrittrici vengono presentati per i più importanti premi letterari, fa fatica a emergere un filone letterario ormai ben collaudato nel panorama anglosassone. 

    Infine, passando in rassegna i 40 titoli consigliati da Elena Ferrante, le speaker commentano la lista dispensando consigli per gli acquisti.
    Links

    Has Self-Awareness Gone Too Far in Fiction? 
    Elena Ferrante’s Recommended Reading
    Normal People’ Review: Their Love Will Tear You Apart.
    Naoise Dolan, il poliamore nel libro Exciting Times
    Ottessa Moshfegh’s Painful, Funny Novel of a Young Woman’s Chemical Hibernation
    Perché anche al premio Strega sono quasi sempre tutti maschi

    52 min
  • 4×01: Violenza (sulle donne) all’italiana
    In occasione del 25 novembre, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, è stato pubblicato il VII rapporto Eures sul femminicidio in Italia: dai dati risulta che sono 91 le donne vittime di omicidio nei primi dieci mesi del 2020 — una ogni tre giorni. Nel corso dell’anno sono diminuite significativamente solo le vittime femminili della criminalità comune (da 14 a 3 nel periodo gennaio–ottobre 2020), mentre risulta sostanzialmente stabile il numero dei femminicidi familiari, da 85 a 81).

    A inasprire ulteriormente la situazione ha giocato un ruolo decisivo il lockdown: obbligate a stare in case, molte donne si sono ritrovate rinchiuse con il loro proprio carnefice. Non ha inoltre aiutato la mancanza reale di spazi fisici per accogliere donne in difficoltà nei primi mesi della pandemia, un altro fattore che messo in grave difficoltà i centri antiviolenza.

    Una tematica che non risulta però emergere da quanto si legge nella stampa: i femminicidi finiscono sempre per essere un trafiletto di cronaca. E quando viene data attenzione, non manca la tendenza a voler comprendere le ragioni di chi ha commesso un delitto, a colpevolizzare la vittima — come a voler dire, ancora una volta, che se una donna è vittima di violenza fa meglio a tacere.

    Con Elena e Francesca è ospite per questa prima puntata della quarta stagione Claudia Torrisi, giornalista che si occupa di diritti di genere per Valigia blu e altre testate come Internazionale, Open Democracy e Vice. 

    Linkini

    Eures: 91 donne vittime di femminicidio nel 2020. Uccisa 1 donna ogni 3 giorni (Rainews)
    Eures, 91 donne vittime di femminicidio nel 2020 - Cronaca (ANSA)
    Aumentano i femminicidi: il 77% delle donne uccise in famiglia, complice il lockdown (la Repubblica)
    Con il lockdown è aumentata la violenza sulle donne: nel 2020 uccisa una donna ogni 3 giorni, raddoppiano i femminicidi-suicidi (il Fatto Quotidiano
    Alberto Genovese, chi è l’imprenditore accusato di violenza sessuale (Corriere della Sera)
    Alberto Genovese, Roberto Bolle chiamò la polizia la notte della violenza sessuale (Corriere della Sera Milano)
    Bisogna smettere di pensare la vita delle donne e la parità dei sessi come negoziabile: A partire da Vittorio Feltri, Mattia Feltri e Laura Boldrini - Giulia Siviero
    54 min
  • 3×15: Siamo stanche di sentir parlare di “prova costume”
    Puntuale come i tormentoni estivi, ogni anno arriva il timore di mostrarsi in costume, in pantaloncini corti, in abiti “estivi.” In questa puntata di Chiamando Eva — l’ultima della stagione — Francesca e Elena ne parlano dopo aver raccolto le opinioni delle proprie follower su Instagram
    Esiste un termine in psichiatria per definire quando percepiamo la nostra immagine corporea come sbagliata: si tratta di dismorfofobia e ne soffrono sia donne che uomini. Il modello di fisico che viene imposto, pur cambiando a seconda delle mode e dei tempi è perennemente inarrivabile, dunque anche la percezione del proprio fisico ne risulta alterata perché mai abbastanza aderente al modello proposto.

    Ma se quantomeno oggi — a differenza di 10 anni fa — si parla finalmente in maniera condivisa di accettazione del proprio fisico e della propria body shape, ciò non toglie che è altrettanto facile imbattersi, in una panoramica di TikTok, in challenge che sfidano le adolescenti a provare la propria magrezza: ad esempio facendo fare un doppio giro intorno alla vita il cavo delle cuffiette dell’iPhone.

    Nella seconda parte della puntata, Francesca e Elena ripercorrono gli highlight della stagione passata, tra lockdown e previsioni astrali, in un anno che  — come ci aveva anticipato l’astrologa Lumpa nella prima puntata  — presentava “la stessa conformazione astrale dell’anno in cui è scoppiata la Prima guerra mondiale.” In attesa di “cieli” migliori, Chiamando Eva tornerà a settembre con una nuova stagione.
    27 min
  • 3×14: Anche in Italia abbiamo sempre più bisogno di femminismo nero
    La lotta femminista si può inserire nel dibattito nato dalle proteste di Black Lives Matter a patto che l’intersezionalità non sia soltanto un’etichetta. In questa puntata di Chiamando Eva ne parliamo con Nadeesha Uyangoda, giornalista e autrice freelance

    A quasi un mese dalla morte di George Floyd, cosa rimane delle polemiche su Indro Montanelli, la riesumazione dell’intervista televisiva con l’intervento di Elvira Banotti e la questione se sia giusto o meno abbattere i monumenti?

    Non molto, o meglio, in Italia anziché cogliere l’occasione per parlare di diritti delle minoranze, ci si è focalizzati sul problema visto dai bianchi. Come ha fatto notare Francesca Moretti, il dibattito sul razzismo italiano ha deliberatamente evitato di prendere in considerazione i diretti interessati, i neri italiani.

    Cosa può significare allora, per la lotta femminista, rivendicare il proprio posto all’interno di questo dibattito? In che modo — in Italia — si può parlare di un femminismo realmente più inclusivo? L’aggettivo “intersezionale” troppo spesso viene utilizzato come etichetta apposta a molte femministe italiane, che continuano a essere una maggioranza — se non una totalità — di bianche.

    L’internazionalità, però, nasce proprio come unione di due blocchi che per troppo tempo sono stati visti come contrapposti: le discriminazioni subite dalle donne bianche in quanto donne, e la discriminazione dei neri in quanto neri. Tuttavia, oggi in Italia tante donne non bianche non si sentono rappresentate dal femminismo italiano.

    Ma come si può rendere più forte la voce delle donne — il cui stesso aggettivo “nere” è riduttivo — in Italia? Bisogna forse replicare l’esperienza statunitense in Europa o si rischia di appiattire e dimenticare la storia di lotte presenti anche in Europa?

    Ne parliamo in questa puntata con Nadeesha Uyangoda, giornalista e autrice freelance che si occupa di migrazioni e identità, da diverso tempo collaboratrice di The Submarine (già ospite di S/Confini) e per testate quali Vice, Al Jazeera, The Telegraph e Corriere della Sera.

    Leggi le note dell’episodio qui: https://thesubmarine.it/2020/06/24/chiamando-eva-314/
    55 min
  • 3×13: Le nostre eroine, passate e future
    Tra i vari personaggi femminili che hanno accompagnato la nostra crescita, alcuni sono risultati ben più funzionali e iconici di altri.
    Abbiamo chiesto alle nostre ascoltatrici di dirci quali fossero state le loro eroine letterarie o cinematografiche dell’infanzia, cosa avessero scoperto grazie a loro, e cosa avessero imparato (o disimparato).

    Dalle principesse Disney — specchio, il più delle volte, di una concezione della donna datata e maschilista — alle W.I.T.C.H, le guerriere alate del fumetto di Elisabetta Gnone, in una live su Instagram abbiamo provato a mettere insieme le tante risposte che ci sono arrivate, domandandoci anche quali siano, oggi, i personaggi (o meglio, le personagge) più interessanti e rappresentativi.

    Questa puntata è andata in diretta sul nostro profilo Instagram, per cui potete anche vederla qui: https://www.instagram.com/p/CAtDjfkIyKd/
    1 hr
  • 3×12: Non è possibile che indossare il velo in Italia sia ancora un problema
    L’odio che si è scatenato contro Silvia Romano per la sua conversione ha dimostrato come, ancora una volta, in Italia ci sia un problema con la religione musulmana. Sia sulle testate giornalistiche, che sui social, il velo indossato da Romano ha portato l’opinione pubblica a discutere le ragioni della sua scelta, ed è emerso ancora una volta e in maniera palese quanto il nostro Paese sia islamofobico.

    La fede è una scelta personale e, come tale, non dovrebbe essere messa in discussione dalla stampa e men che meno essere oggetto di chiacchiere da bar. Eppure Silvia è una giovane donna che in un periodo di prigionia ha deciso di convertirsi e diventare musulmana, e proprio per questo sembra che non possa essere padrona delle sue scelte di vita. La sua storia dimostra che il corpo della donna viene costantemente messo al centro del dibattito, come fosse di dominio pubblico, criticabile e analizzabile da chiunque.

    Tuttavia, nonostante questo panorama poco edificante, qualche esempio positivo di rappresentazione della donna musulmana esiste. Come l’attesa nuova stagione di Skam Italia che vedrà protagonista Sana, un'adolescente femminista e musulmana. O come il libro di Linda Sarsour, attivista e ideatrice della Women’s March, che spiega perché si può essere femminista e indossare il velo.

    In questa nuova puntata ne parliamo con Aya Mohamed, giovane studentessa di Scienze Politiche, nata in Egitto e cresciuta a Milano, blogger e attivista, più conosciuta sui social come @milanpyramid.
    53 min

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Benvenuti a Chiamando Eva, una conversazione quindicinale su donne, femminismo e la vita.