E se il vero male nella Terra di Mezzo non fosse solo l'Occhio di fuoco di Sauron o l'ombra di Morgoth? Andiamo oltre il male "cosmico" per esplorare una dinamica molto più scomoda e attuale: il razzismo elfico nel "Silmarillion". Dalla gerarchia nata con il Grande Viaggio – Vanyar, Noldor, Teleri, Sindar, Calaquandi, Moriquendi – fino al fratricidio di Alqualondë e alla Maledizione di Mandos, scopriremo come l’idea di superiorità fondata sulla “luce” e sulla stirpe abbia avvelenato dall’interno il mondo degli Elfi. Tre sono i casi emblematici: l’arroganza di Fëanor e il primo massacro tra Elfi; l'insulto razziale di Thingol ai Nani e la rovina del Doriath; il risentimento di Maeglin, figlio di un'unione segnata dall’odio, e il tradimento di Gondolin. Come messo in luce da Michael Drout in "The Tower and the Ruin", il punto è radicale (e forse scomodo): molte delle grandi tragedie della Prima Era non nascono da un demone esterno, ma da un sistema di privilegi, pregiudizi e gerarchie mai messi in discussione. Un male autoinflitto, che rende l’opera di Tolkien tragicamente realistica e incredibilmente attuale.
Paolo Nardi Books
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