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  • Franco Battiato. Storia di un uomo che non sopportava i cori russi e il free jazz punk inglese
    Quando proposero alla sceneggiatrice Monica Rametta di scrivere un film su Franco Battiato, la prima risposta fu “No”. Un personaggio come il cantautore catanese, apparentemente schivo e severo, profondo e attento alla poetica dei testi, scritti anche con l’aiuto del filosofo Manlio Sgalambro, sembrava un’operazione impossibile. Invece, dopo aver accettato la sfida, il film su Franco Battiato ha preso vita, con la regia precisa e scomposta di Renato De Maria e l’interpretazione camaleontica di Dario Aita. “Ho studiato tutto quello che si poteva trovare su Franco Battiato – spiega il regista –: i libri, le fotografie, i materiali di repertorio video per calarmi completamente nel suo modo di parlare, di camminare, di gestire lo spazio, la parola, il rapporto con gli altri, ho cercato di rubare tutto per essere rigorosissimo sia nei costumi che nella ricostruzione scenica”. La voce dell’attore prestata anche alle canzoni, da “Cerco un centro di gravità permanente” a “La Cura”, la fisicità e i movimenti quasi identici all’originale, la ricostruzione della Milano degli anni ‘70 e ‘80 con la scena musicale dell’epoca, i vezzi dell’artista decisamente anomalo e fuori dalle righe. Qualcosa sarà sicuramente romanzato, eppure la figura di Franco Battiato viene restituita in una complessità interessante che arricchisce il contenuto e l’esecuzione delle canzoni. L'intervista, di Barbara Sorrentini, al regista Renato De Maria e al protagonista Dario Aita su “Franco Battiato – Il lungo viaggio”.
    8 min
  • Primi giorni di Olimpiadi: come cavarsela a Milano
    Da giovedì iniziano le giornate clou per l'inaugurazione delle Olimpiadi per Milano che vedono strade bloccate, scuole dentro la cerchia dei Bastioni chiuse, lavoratori in smart e mezzi deviati. Cosa c’è da sapere, come muoversi, cosa evitare? Il punto dell'Assessora alla mobilità del Comune di Milano Arianna Censi: “Muoversi col trasporto pubblico, evitare le zone rosse nelle ore delle cerimonie, da giovedì pomeriggio nell’area del Cimitero Monumentale, poi venerdì con la fiamma olimpica sulla circonvallazione della 90-91. Venerdì sarà il giorno più critico per via dell'inaugurazione”. Metropolitane aperte fino alle 2 di notte per tutta la durata dei Giochi. L'intervista di Massimo Bacchetta
    10 min
  • Olimpiadi, strade chiuse in centro a Milano per l’arrivo di Mattarella. Voci dalla città olimpica
    Corazzieri in moto e scorta d’onore in piazza della Scala. L’arrivo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel tardo pomeriggio di oggi, 2 febbraio, ha segnato l’inizio degli appuntamenti che porteranno all’apertura dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina.
    È stato il primo giorno in cui i milanesi hanno toccato con mano le conseguenze dell’avvicinarsi dei Giochi: le strade intorno a piazza della Scala chiuse fino a mezzanotte, le modifiche alla viabilità dei mezzi pubblici in centro. Gli altri giorni cruciali in questo senso saranno giovedì 5 e venerdì 6 febbraio. Comunque la si pensi sui Giochi, una settimana che a Milano sarà diversa dalle altre. I milanesi come vivono e come vivranno queste giornate in cui le Olimpiadi avranno conseguenze sugli spostamenti in città? Queste sono le voci raccolte da Martino Fiumi.
    2 min
  • Gaza, una goccia dell’oceano. Il valico di Rafah riapre dopo quasi due anni di chiusura
    Nella striscia di Gaza, oggi dopo quasi due anni di chiusura, il valico di Rafah ha ufficialmente riaperto. Attraverso il confine fra Egitto e Gaza potrà passare un numero limitato di persone a piedi – in entrambe le direzioni - ma non di camion con aiuti umanitari. Per il momento Israele ha detto che l'uscita sarà permessa solo a 150 persone, mentre a 50 sarà concesso l'ingresso a Gaza. A Gaza abbiamo sentito Sami Abu Omar, cooperante palestinese.
    2 min
  • “ICE out”: tutti i vincitori e i momenti anti-Trump dei Grammy 2026
    Nella notte italiana tra l’1 e il 2 febbraio, a Los Angeles, si è tenuta la cerimonia dei 68esimi Grammy Awards, tra i più prestigiosi riconoscimenti conferiti in ambito musicale.
    Basandosi sui numeri, è stato l’anno del rapper Kendrick Lamar, che da solo si è aggiudicato cinque premi su ben nove candidature, tra cui Registrazione Dell’Anno vinto insieme a SZA con Luther. Bad Bunny è invece protagonista di un’altra vittoria simbolica: Debí tirar más fotos è il primo disco cantato interamente in lingua spagnola a vincere il premio di Album Dell’Anno.
    Oltre alle premiazioni però, la notte dei Grammy 2026 è stata ricca di dichiarazioni politiche rilasciate dagli stessi artisti sul palco della Crypto Arena.
    "Prima di ringraziare Dio, dirò: fuori l'Ice”, ha detto il 31enne portoricano Bad Bunny ritirando il suo premio. “Non siamo selvaggi, non siamo animali, non siamo alieni. Siamo esseri umani e siamo americani. Lo so che è difficile non odiare in questi giorni e a volte ho pensato che fossimo “contaminados”, non so come dirlo in inglese. L’odio diventa più forte con più odio. L’unica cosa che è più potente dell’odio è l’amore. Quindi, per favore, dobbiamo essere diversi. Se lottiamo, dobbiamo farlo con amore. Non li odiamo, amiamo la nostra gente, amiamo la nostra famiglia ed è così che si fa. Con amore. Non dimenticatelo, per favore. Grazie!".
    Il Grammy per la miglior canzone dell'anno è andato invece a Billie Eilish con "Wildflower". "Nessuno è illegale su una terra rubata", ha detto la cantante statunitense lanciando un messaggio a favore degli immigrati, bersaglio del governo Trump. "Dobbiamo continuare a combattere e a far sentire la nostra voce e protestare, le nostre voci contano e la gente conta. Fuck ICE". A portare a casa il “grammofonino” di Best New Artist è invece la britannica Olivia Dean, mentre sono i Turnstile e i Cure ad aggiudicarsi  rispettivamente il Miglior Album Rock e il Miglior Album Alternative. Altro premio simbolico infine, è quello andato postumo a Fela Kuti: il pioniere nigeriano dell'afrobeat, è il primo artista africano a ricevere il prestigioso Grammy Lifetime Achievement Award, quasi 30 anni dopo la sua scomparsa nel 1997. Ascolta lo speciale di Volume sui Grammy Awards 2026 su radiopopolare.it
    29 min
  • Al Piccolo Teatro Marco D’Agostin ritrova il suo primo amore per lo sci
    "First Love", pluripremiato spettacolo di e con Marco D’Agostin, è la storia di un ragazzino di provincia degli anni ’90 al quale non piaceva il calcio, ma lo sci di fondo e la danza. Il suo mito di bambino era la campionessa olimpica Stefania Belmondo. In una rilettura della più celebre gara della campionessa, la 15km a tecnica libera delle Olimpiadi di Salt Lake City 2002, "First Love" restituisce, nello spettacolo di danza “più parlato” di sempre, la passione per lo sport, quello vero. Marco D’Agostin ne ha parlato con Ira Rubini.
    13 min
  • Il governo annuncia il “fermo preventivo” per fare peggio delle leggi d’emergenza
    Il Governo dopo gli incidenti di Torino al corteo per il centro sociale Askatasuna annuncia di voler introdurre “il fermo preventivo” ovvero la possibilità per la polizia di vietare la libera circolazione di cittadini per 12 ore in caso di manifestazioni o eventi oltre allo scudo penale per agenti di pubblica sicurezza. L’associazione Antigone aveva già denunciato come l’approccio repressivo e securitario del governo riduca in modo sistematico il ruolo del controllo giurisdizionale e comprima diritti fondamentali. “Questi provvedimenti non vogliono riparare dei danni ma individuare dei nemici pubblici, in questo sta il potere simbolico”, commenta Michele Miravalle, Coordinatore nazionale Osservatorio Antigone e professore associato di filosofia del diritto presso l’Università di Torino. “E’ una linea molto definita e che va a sbilanciare l’equilibrio costituzionale che finora aveva superato momenti molto bui della nostra storia e per alcuni aspetti in questi decreti sicurezza ci sono elementi ancora deteriori di quelle che erano le leggi d’emergenza degli anni '70, noi siamo molto preoccupati”. L'intervista di Cinzia Poli e Claudio Jampaglia.
    6 min
  • Anatomia di un massacro: la storia di Giulio Regeni in un documentario
    La frase del titolo “Tutto il male del mondo” l’aveva pronunciata Paola Deffendi, la mamma di Giulio Regeni, quando vide per la prima volta il viso tumefatto e irriconoscibile del figlio ucciso. Il documentario di Simone Manetti ricostruisce la terrificante vicenda del ricercatore italiano massacrato in Egitto dieci anni fa in carcere da quattro funzionari delle forze di sicurezza. Accanto alla ricostruzione fortemente emotiva dei genitori Paola e Claudio e la documentazione precisa e tenace dell’Avvocata Alessandra Ballerini, ci sono le testimonianze processuali di chi si è trovato coinvolto in quell’arco di tempo che va dal 25 gennaio al 16 febbraio del 2016. Il documentario inizia da quel giorno, quinto anniversario della Rivoluzione di Piazza Tahrir, quando un video mostra l’incontro tra Giulio Regeni e il leader del sindacato dei venditori ambulanti Mohamed Abdallah, rivelatosi poi un informatore dei Servizi Segreti Egiziani. Simone Manetti, ripercorre la storia di Giulio con l’estenuante ricerca di verità e giustizia, tra depistaggi, bugie e omissioni, rivelando attraverso alcune testimonianze l’orrore delle torture subite da Giulio Regeni in un'intollerabile violazione dei diritti umani. L'intervista di Barbara Sorrentini.
    7 min
  • “L’America era la terra della speranza, ora si vive sull’orlo della disperazione”
    Steve Scherer è un giornalista che è stato per oltre 20 anni corrispondente della Reuters da Roma, e poi è stato responsabile dei servizi Reuters in Canada, prima di essere licenziato all'improvviso a seguito della crisi dell'agenzia di stampa. Ora fa l'autista di Uber a Washington. Attraverso le storie dei suoi clienti e la sua conoscenza degli Stati Uniti traccia un profilo impietoso del Paese nell'era Trump. Paura, crisi del lavoro, declino dei valori americani. E il sistema mediatico nell'era del predominio dei social è un ulteriore fattore di crisi, dice in questa intervista con Luigi Ambrosio.
    12 min
  • Marta del Grandi tra sogno e realtà nel suo nuovo album Dream Life
    Marta Del Grandi è venuta a trovarci nel giorno dell’uscita del suo terzo lavoro, Dream Life per Fire Records. La cantautrice lombarda ci racconta l’atmosfera che l’ha portata alla scrittura di questo album tra sogno e realtà. “La fine del tour scorso, un periodo molto intenso in cui corpo e mente sono sfiniti, ho cominciato ad avere un po’ di confusione tra le cose successe veramente e quelle che sognavo, questa fase è stata un po’ un’ispirazione per un’idea sul il nuovo disco, ovvero che ci siano due dimensioni quella reale e quella del sogno e rendersi conto che in realtà il limite tra le due è impercettibile e elastico. Mi è piaciuto pensare che certe cose che non posso fare nella vita reale le posso fare nella dimensione del sogno”.Marta del Grandi ci parla anche del potere della musica e del sogno in un momento così difficile per tutti noi. “Questo è un momento storico terribile, non si può non parlare di quello che sta succedendo a livello politico, sociale, economico, umano e anche in questo disco non ignoro tutto questo, per mia inclinazione cerco di parlare con leggerezza e attraverso immagini metaforiche, è questa l’estetica che cerco di trovare anche quando parlo di cose che in realtà sono molto serie perché per me è importante parlarne ad esempio c’è un brano dal titolo Antartica che parla del cambiamento climatico visto dalla prospettiva del privilegio che abbiamo noi occidentali. E anche Twenty Days of Summer che parla dell’ingiustizia sociale che colpisce alcune popolazioni del mondo che non hanno il privilegio di rimanere nella propria terra ma che devono espatriare per lavorare e questo privilegio si trasforma in una prigione poiché spesso queste persone vengono sfruttate e quello che doveva essere un sogno diventa un incubo”. Ascolta il MiniLive di Marta del Grandi.
    30 min

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