Coach for breakfast

Coach for breakfast

By Chiara Marturano Career coachBusinessCareers
Download on the App Store

Coach for breakfast episodes

  • Episode 19: Stop alle critiche! Come riconoscerle ed evitarle.
    Ben tornati a Coach for breakfast nuova stagione!Da oggi mi trovate anche su chiaramarturano.com su Instagram e LinkedIN come chiaramarturanoSe vi piace il podcast e avete voglia di sostenerlo, potete farlo offrendomi un caffè su kofi https://ko-fi.com/chiaramarturano e potremo passare un' ora insieme parlando di lavoro e crescita personale.Occhi che fanno abbassare i miei  Un ridere che si perde nella sua bocca  Ecco qui il ritratto senza ritocchi  Dell'uomo al quale appartengo   Quando lui mi prende fra le braccia  Mi parla a bassa voce  Vedo la vita in rosa •Cosí cantava Edith Piaf nella sua La vie en Rose•A volte gli occhiali sono rosa e ci fanno vedere solo il bello delle situazioni, delle cose e delle persone, come quando siamo innamorati. Il primo anno o due anni da expat vengono chiamati Luna di Miele, l´ho sperimentato anche io quando sono arrivata qui. Tutto è bello, nuovo, pare di essere in vacanza. Gli occhiali rosa fanno parte dei nostri filtri con i quali guardiamo il mondo, ma finiscono per distorcere la realtá. A volte li usiamo o li usano chi ci sta accanto per dare un opinione, magari non richiesta o per avanzare delle vere e proprie critiche. E noi, come reagiamo a queste critiche? •Quando intraprendiamo un percorso, un progetto, quando iniziamo a fare i colloqui di lavoro e ci sentiamo dire: non sei abbastanza bravo, ma quali sogni e sogni, pensa alle cose serie, bello questo progetto ma tanto è impossibile da realizzare, finiamo per crederci e molliamo e ci abbattiamo.•La gestione delle critiche è elemento fondamentale per essere assertivi e ci aiuta ad arginare gli altri, a segnare i confini per proteggere la nostra autostima. •Come gestiamo le critiche? Siano esse positive o negative?•Tanto dipende, ovviamente da chi ci muove quella critica: è una persona la cui opinione ha per noi una grande importanza e un grande impatto? Quanto siamo sensibili, in generale alle critiche? Quanto lasciamo che l´opinione degli altri ci influenzi nel valutare il nostro operato, le nostre scelte? A guardare sui social, sembra che la gestione della critica sia un problema per tutti. Eppure, nella maggior parte dei casi stiamo parlando di estranei. •Edoardo Giusti Alberta Testi, L’assertività – Vincere quasi sempre con le 3 A, Sovera Editore, 2010•Watzlawick, P., Beavin, J.H., Jackson, D.D. (1967), Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma, 1971.
    33 min
  • Episode 18: Come affrontiamo le nostre frustrazioni? Qualche strategia per farlo al meglio!
    Che cos´ e´la frustrazione?La frustrazione è un misto di emozioni: rabbia, paura, tristezza, ansia. Evviva! La frustrazione è un’emozione di valenza negativa (è spiacevole provarla) come tutte le emozioni, compie una precisa funzione. La frustrazione scaturisce dal mancato ottenimento di quello che vogliamo o speriamo, la funzione ultima della frustrazione è risvegliare la nostra attenzione e farci reagire. •Come facciamo allora con la frustrazione? Bella domanda! Io non ho tutte le risposte, ovviamente. Anzi spesso cado nel buco che la frustrazione crea in me e fatico ad uscirne. Ma! Come sempre dobbiamo allenarci. All´inizio è tutto difficile, poi, smuoviamo cose in noi e ci risvegliamo. Cosí quello che era meccanico e difficile, diventa una routine. Mi succede questo, provo a mettere in moto le mie tecniche. Ho il mio bagaglio di attrezzi (sempre in senso lato e non letterale, tipo ho una mazza da baseball e la do in testa al capo)•Numero 1: stare con la frustrazione. Eh già! Ma io ho da fare non ho tempo. Lo capisco. Rifiutare di vedere e di vivere un´emozione, negarla che sia esse positiva e negativa è un esercizio che conosciamo bene, lo abbiamo imparato da piccolini: non piangere, non arrabbiarti, non sentirti così, venivamo costretti a fare cose che ci mettevano a disagio ma questo disagio non veniva riconosciuto, dai il bacetto a zia (gente che vedevi una volta l´anno e non sapevi chi fosse) Anche adesso che siamo adulti qualcuno ci prova a dirci come dovremmo sentirci. Un po´per consolarci, un po´perché è il modo che abbiamo appreso di stare con le emozioni. Non le sentiamo. In inside out, film Disney Pixar, giá citato e che vale la pena di vedere anche da grandi, c´e´un personaggio che prova una profonda tristezza, Gioia non ha tempo da perdere devono salvare la situazione e cerca di distrarre il personaggio da ció che prova (lo facciamo con il telefono e  i social, ad esempio) Tristezza si siede accanto a lui, riconosce quello che prova, è triste perché ha perso qualcosa che amava, non è facile accettarlo. Dopo un breve momento di contemplazione, mentre gioia si sente frustrata, tristezza e il personaggio si alzano e riprendono il viaggio. Numero 2: sto con l´emozione e lascio andareNumero 3. Distinguere fra desideri, necessità e realtàNumero 4  lavoriamo sulle nostre aspettative. Troppo alte o basse? Sono le nostre o sono quelle che ci hanno detto che avremmo dovuto avere? Ma come non hai figli? Ma come non hai la laurea? Numero 5: lavoriamo sul senso di autoefficacia. Fa parte dell´autostima, bassa autostima basso senso di autoefficaciaNumero 6: cerchiamo di passare da una mentalitá fissa: le cose vanno fatte in un certo modo e solo in quello ad una mentalitá di crescita. Parole non mie ma di Carol Dweck•Carol Dwek, nel suo ted talk, ci regala un ultimo spunto, rispetto alla frustrazione.  Al posto di continuare a dire Non ho raggiunto quell´obiettivo, non ho ottenuto quel lavoro etc, proviamo ad aggiungere Ancora e il NON ANCORA.•Non ho ancora raggiunto quegli obiettivo, non ho ancora ottenuto quel lavoro. Cioè stiamo nel processo.  •https://www.ted.com/talks/carol_dweck_the_power_of_believing_that_you_can_improve/transcript?language=it•https://www.ilsole24ore.com/art/imparare-errori-e-un-arte-che-va-appresa-fin-piccoli-AE1w0hX•https://lamenteemeravigliosa.it/gestire-la-frustrazione-strategie/•http://emozioni.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/04/08/differenza-tra-bisogno-e-desiderio/comment-page-1/•https://www.psicologo-milano.it/newblog/crescita-personale-esercizio-di-self-help-dal-bisogno-al-desiderio/
    23 min
  • Episode 17: L´Autostima: alleniamola!
    Oggi partiamo dall´Autostima. Componente fondamentale della Resilienza, del nostro essere, essa è una competenza. Come tutte le competenze si impara. Se, quando eravamo piccini, le circostanze e gli adulti che erano con noi non ci hanno aiutato a costruirne una solida, Ecco che possiamo rifarci e imparare ad avere una buona stima di noi stessi. •Oggi vedremo di cosa si tratta, della nostra consapevolezza su di essa, ovvero abbiamo una buona autostima? Perché pensiamo di sí, lo diamo per scontato poi, invece, a ben pensare il valore che ci attribuiamo è un po´bassino. E vedremo come possiamo esercitarci per aumentare la nostra autostima. •Innanzitutto é  una competenza relazionale che consente di riconoscere le proprie emozioni e i propri bisogni e di comunicarli agli altri nel rispetto reciproco. (Giusti e Testi, 2010)•Autostima: ecco alcuni concetti ad essa collegati Valore Stima Rispetto Fiducia Sicurezza Orgoglio Amore Conoscenza Accettazione Affermazione Consapevolezza Positività•E Voi? Cosa aggiungereste a questa lista? Quando pensate alla parola autostima o immagine positiva di voi stessi, quali altri parole vi vengono in mente? •L´autostima, ci dicono Testi e Giusti, è uno schema comportamentale e cognitivo appreso, multidimensionale e riferito a diversi contesti che si basa sulla valutazione espressa da un individuo delle esperienze e dei comportamenti passati, influenza i suoi comportamenti attuali e predice quelli futuri ( a meno che non iniziamo a d interrompere questa catena, questo modo di vederci). Einstain, lo avevo pubblicato poco tempo fa, diceva con possiamo risolvere i problemi con la stessa attitudine mentale che li ha creati, vale lo stesso rispetto a noi stessi. Se continuiamo a vederci in un certo modo, non riusciremo a cambiare comportamento e otterremo sempre gli stessi risultati. Una buona stima di sé si basa su tre aspetti: l´amore di sé, la visione di Sé e la fiducia in noi stessi•W. James,  Quando due persone si incontrano ci sono in realtà sei presone presenti: c'è ogni uomo come egli si vede, ogni uomo come l'altro lo vede, e ogni uomo come egli è in realtà.•Ecco un esercizio, difficile, da provare a fare: iniziamo dal primo punto•Come ci vediamo? Riusciamo ad essere obiettivi? Certo dipende anche dai periodi: ci sono giorni che guardarci allo specchio è doloroso, altri in cui siamo troppo cool! (certo, ma quando mai?!) MA non è solo l´aspetto fisico. •Proviamo ad esplorare i vari aspetti della nostra vita: la nostra fisicitá, le nostre relazioni, ció che ci caratterizza, ció che facciamo durante al giornata e come lo facciamo, quali abilitá mettiamo in campo. •Secondo step. Come ci vedono gli altri? Tenuto conto che l´opinione degli altri non dovrebbe influenzarci tanto da paralizzarci nel fare o essere noi stessi, cerchiamo un amico, una persona la cui opinione per noi ha un peso e di cui ci fidiamo, cioè non andiamo da un parente o un amico che sappiamo essere giudicante e ipercritico per farci ammazzare definitivamente l´autostima! Cerchiamo una persona positiva. Chiediamogli di darci una suo opinione sui nostri pregi e difetti, cosa gli piace di noi e su cosa dovremmo, secondo lui, lavorare. Terzo step: poiché «come siamo in realtá» è piuttosto complicato quando la nostra autostima vacilla, proviamo a pensare, di tutte le caratteristiche e qualitá che avete elencato di noi stessi, quali vorremmo che gli altri vedessero di noi. Cioè l´immagine che vorremmo trasmettere agli altri, partendo dalla valutazione che abbiamo fatto di noi stessiEdoardo Giusti . Alberta Testi, L´autostima, Vincere quasi sempre con le tre A. Sovera Editore, 2013.https://lamenteemeravigliosa.it/curare-la-propria-autostima/https://www.youtube.com/watch?v=s3e6Pnstx-wNathaniel Branden, I sei pilastri dell´autostima, TeaLibri, 2018
    29 min
  • Episode 16: La trasformazione digitale....in viaggio con Katia D´Amico
    Una volta le competenze digitali venivano annoverate tra quelle tecniche, perché, a parte l´uso di office e outlook , disegnare, programmare, organizzare e monitorare un progetto digitale era ad appannaggio di specialisti. Molti di noi si sono trovati a fare i conti con il campo dell´information communication and technology. Con risultati, magari discutibili, perché privi di una formazione adeguata e dei giusti strumenti. Un po´come comunicare: lo facciamo da sempre, da quando siamo piccolini e abbiamo iniziato a parlare. Ma se non abbiamo gli strumenti giusti possiamo avere una comunicazione che va bene, una un pó a metá o una assolutamente disastrosa. Quando sono andata a cercare le competenze previste per i prossimi anni come da elenco del World Economic Forum, al punto 7 e 8 mi sono ritrovata con una serie di azioni tecniche, mi sono messa le mani nei capelli e ho pensato, uno io non ne so niente quindi sono competenze che non ho, due come faccio a spiegarle in un podcast se nemmeno io ne so niente? Quindi ho iniziato a cercare su internet per cercare di capire di cosa si trattasse e per capire: ma bisogna essere dei tecnici o bisogna saper utilizzare gli strumenti che il digitale ci mette a disposizione. Una differenza importante. Sono finalmente capitata su una pagina dove spiegavano tutto, praticamente la bibbia della trasformazione digitale: Digital Dictionary. Ho letto, ho riletto, ho studiato. Alla fine peró ho pensato ne so di piú ma non sono comunque un esperta.  Állora, armata di coraggio, ho scritto al team di Digital Dictionary che mi ha risposto subito e in maniera positiva. Quindi, oggi vi presento un´intervista con Katia d´Amico, responsabile dell area education di Digital Dictionary che è stata fantastica e che ha abbracciato l´idea di fare questa intervista e sará lei a spiegarvi e spiegarmi che cosa sono le competenze digitali e come provare a svilupparle, buon ascolto!•https://www.digitaldictionary.it/blog/quali-sono-digital-soft-skill-lavoro-futuro•https://gdpr-info.eu/•https://academy.itu.int/sites/default/files/media2/file/Digital%20Skills%20Insights%202020.pdf•https://www.webwise.ie/teachers/digital_literacy/•https://www.webwise.ie/uncategorized/critical-thinking-digital-world/
    34 min
  • Episode 15: Assertivitá? Si, no, ma...aspetta!
    Oggi parliamo di assertività. Ma di cosa si tratta? Molti ne avranno giá sentito parlare, e potranno fare un ripasso. Per tutti gli altri proviamo a fare chiarezza, a riconoscere i nostri atteggiamenti e a capire come svilupparla. Allora, Giusti e Testi, nel libro l´Assertività, la definiscono come «una competenza relazionale che consente di riconoscere le proprie emozioni e i propri bisogni e di comunicarli agli altri nel rispetto reciproco» Quindi è un atteggiamento che diventa un modo di essere. Nella vita ci capitano un sacco di cose che ci portano ad avere un atteggiamento verso le situazioni e verso gli altri di un certo tipo. Nella maggior parte dei casi sviluppiamo questo atteggiamento per ció che ci è successo durante la nostra infanzia. Come tutte le competenze e le nostre abilitá, possiamo impararla. •La persona passiva è quella che tace perché non riesce a parlare•La persona aggressiva è quella che parla perché non riesce a tacere•La persona assertiva è quella che tace o parla scegliendo di farlo.•È, insomma, in grado di passare da un atteggiamento positivo, ad uno piú passivo o aggressivo a seconda delle circostanze ma in maniera consapevole. •Virginia Satir, di cui vi ho giá accennato e di cui avremo modo di riparlare, distingueva 4 atteggiamenti ricorrenti che le persone assumono sotto stress durante una conversazione e che attivano i giochi, vi ricordate? Anziché avere uno scambio comunicativo diretto ad un obiettivo: mi passeresti la penna? Eccola. Grazie prego ciao. Diventa un gioco: la tua penna è la ´piú bella dell´ufficio, potrei usarla, ma certo! Ecco, adesso non me la ridará mai! Ah, se vuole la penna deve venire a chiedermela, io di certo non gliela restituisco etc..•Alla base di questi 4 atteggiamenti c´è´uno svuotamento della propria autostima. •4 categorie, il pacificatore, l´accusatore, il super logico, il distratto e, poi, c´è l´atteggiamento assertivo o come lo chiama Virginia Satir il congruente. •Lavoriamo su sei fronti per diventare assertivi: Libertá di espressione, la gestione delle critiche, l´immagine postiva di sé, la gestione del conflitto, la gestione delle richieste e il contatto con gli altri. Oggi parleremo di questi sei aspetti in maniera generica. Ho preparato alcune puntate dedicate a ciascuna caratteristicahttps://www.youtube.com/watch?v=YTspLfBauwgEdoardo Giusti Alberta Testi, L’assertività – Vincere quasi sempre con le 3 A, Sovera Editore, 2010STEWART, I., JOINES, V., l’Analisi transazionale, Milano, Garzanti, 1990Watzlawick, P. (1983), Istruzioni per rendersi infelici, Feltrinelli, Milano, 1984.Luigi Gerardi e John Littrell, Counseling in azienda, L´Airone, 2010Virginia Satir, In Famiglia…come va?, Editrice Impressioni Grafiche, 2000
    22 min
  • Episode 14: Tu chiamale...Emozioni
    Perché parlare di emozioni in un podcast dedicato alla ricerca del lavoro?•- Parlando di leadership e del lavoro con gli altri abbiamo parlato di emozioni e di risonanza, un buon leader dovrebbe essere in grado di suscitare emozioni positive sul luogo di lavoro. •- Abbiamo parlato del fatto che non è sempre cosí semplice parlare di emozioni: riconoscere le emozioni, dargli un nome, starci con quell´emozione e, poi, poter decidere come gestire le emozione. Perché? Perché alla base della consapevolezza di sé, della resilienza, della leadership, del self management etc, c´è l´Empatia.•"Empatia è la capacitá di leggere e comprendere le emozioni altrui e questo ci aiuta a costruire con più facilità relazioni intime e sicure con gli altri consentendoci inoltre di offrire e ricevere supporto sociale. Ma se noi non siamo in grado di sentire per primi le emozioni come possiamo riconoscerle negli altri?•- perché quando so fare tutto questo, riesco ad essere assertivo. Anziché tirare pugni,  chiudermi in bagno a piangiare, che poi magari lo faremo anche, ma prima abbiamo potuto dire la nostra in maniera efficace: con il capo, il collega, il cliente etc. •- Perché al colloquio di lavoro, ci faranno un sacco di domande: saremo capaci di controllare le nostre paure e ansie? Riusciamo a vedere e a leggere quello che sta succedendo all´altro mentre parliamo o siamo persi nel nostro mondo e l´altro manco lo consideriamo e lo annoiamo a morte? O rischiamo di essere poco convincenti?•Le emozioni siano delle risposte psicofisiologiche attraverso cui l’organismo risponde a ciò che accade attorno a lui, soprattutto se si tratta di cambiamenti ed eventi soggettivamente significativi. Si tratta quindi di aspetti importanti della vita dell’uomo che hanno a che fare con l’istinto di sopravvivenza e che, come tante altre funzioni, sono regolate dal Sistema Nervoso.•L’emozione è un intenso stato mentale, positivo o negativo che sia, che nasce in modo automatico nel sistema nervoso. il sistema limbico ha perfezionato, nel corso della sua evoluzione due strumenti potenti: l'apprendimento e la memoria. La mente emozionale reagisce al presente come se fosse il passato. •L´amigdala funziona con il metodo di confronto associativo: quando la situazione presente e quella passata hanno un elemento chiave simile, l'amigdala lo identifica come un'“associazione”. Cioè agisce prima di avere una piena conferma. Ci comanda precipitosamente di reagire a una situazione presente secondo modalità fissate moltissimo tempo fa, con pensieri, emozioni e reazioni apprese in risposta ad eventi forse solo vagamente analoghi – e tuttavia abbastanza simili da mettere in allarme l'amigdala•Tutte le emozioni sono impulsi ad agire, piani di azione dei quali ci ha dotato l’evoluzione per gestire in tempo reale le emergenze della vita. (Goleman 1997)•Alexander Lowen, papá della bioenergetica, su cui approfondiremo in una puntata a parte, ci dice che le emozioni vanno sentite, e partono dal corpo. Meno contatto abbiamo con il nostro corpo, meno ne abbiamo con le nostre emozioni. Non le sentiamo emergere, semplicemente. Ci travolgono, magari ma non sappiamo distinguerle. E, ci dice Galimberti, rischiamo di farci guidare dagli impulsi, che sono primordiali, ci facciamo guidare dalla pancia, ma non la pancia come sentire profondo ma dall´impulso. •https://www.in-psychology.it/il-cervello-emotivo-la-sede-delle-emozioni/•https://www.stateofmind.it/2018/07/freezing-paura-emergenza/•https://www.youtube.com/watch?v=TCSxOem2eOY•https://www.youtube.com/watch?v=ZmXnU3bANAA•https://www.youtube.com/watch?v=LRMiqrRWJ9w•https://www.ted.com/talks/tiffany_watt_smith_the_history_of_human_emotions?language=it  •Daniel Goleman, Intelligenza Emotiva, Bur, •Alexander Lowen, Amore Sesso e cuore, Casa Editrice Astrolabio•Anna Llenas, Labirinto dell'anima, Gribaudo
    22 min
  • Episode 13: Leadership e Intelligenza Emotiva
    Quanto siamo bravi a captare i segnali che ci mandano gli altri? Conosciamo qualcuno cosí bravo che riesca a captare le nostre emozioni e i nostri stati d´animo? Anche con un che c´e´,  come stai?Siamo poco abituati e ci esercitiamo poco, dietro una tastiera, poi è davvero difficile. Daniel Goleman, in Essere Leader scrive che l´interazione delle nostre individualitá fisiologiche si esplica in ogni aspetto della vita sociale e le nostre emozioni si adeguano automaticamente al registro della persona che ci sta accanto. Lo so sono partita da lontano, ma ce l´avete presente quando entrate in ufficio e senza vedere nemmeno la faccia del capo o del collega tirate fuori il machete per tagliare la tensione nell´aria? Come si fa a restare positivi e allegri, soprattutto il lunedí mattina, se intorno a noi ci sono malumori e tensioni. Non serve nemmeno che l ´altro apra bocca, basta un´alzata di sopracciglio, il tono della voce, un foglio posato sul tavolo in un certo modo. Goleman ci dice, ancora, che per i primi 15 minuti gli organismi funzionano diversamente, dopo uno scambio un interazione i profili fisiologici si corrispondono, ovvero avviene un rispecchiamento. Cosa succede se il capo è di buon umore o di cattivo umore? Quanto incidono le emozioni e gli stati d´animo del leader sugli stati d´animo di tutti gli altri? Tanto. Perché? Perché il capo è o dovrebbe essere punto di riferimento, tutti gli occhi sono puntati su di lui. Tanto piú un capo è dotato di Intelligenza emotiva, tanto piú sara´capace di creare effetti di risonanza, ovvero di entrare in sintonia sul piano emotivo con i propri collaboratori. Quindi abbiamo due aspetti che si intrecciano tra loro:La leadership e la capacitá di avere un impatto sociale. Nella definizione dello stesso WEF il lavoro di leader richiede la volontà di guidare, di farsi carico, ovvero la responsabilitá, offrire opinioni, offrire indicazioniE poi c´e´Goleman che ci parla di un leader dotato di intelligenza emotiva ovvero la capacitá di riconoscere le proprie emozioni e gestirle e la capacítá di riconoscere le emozioni dell´altro. Vedrete che nella descrizione delle caratteristiche del leader ci sono tanti punti che abbiamo giá discusso altri di cui parleremo in altre puntate e che sono competenze e conoscenze trasversali, si tratta di lavorare su di noi, come al solito. E sulle nostre emozioni, abbiamo sentito con Susanna che spesso nemmeno sappiamo riconoscere le nostre di emozioni.E poi, a tutti noi capita di occupare la posizione di leader in un ambito o in un altro: lavoro, famiglia, associazione di volontariato, gruppo di amici, nel gruppo facebook che abbiamo creato sui viaggi o sul lavoro etc. Avrete notato come, a seconda del tipo di guida da parte dell´amministratore, i gruppi siano piú o meno vivaci, piú o meno aggressivi o polemici. Daniel Goleman, - consapevolezza di sé (stato emotivo, accurata autovalutazione, fiducia in se stessi) –gestione di sé (gestione delle emozioni, trasparenza ed autenticità, adattabilità e flessibilità, orientamento al risultato, spirito di iniziativa, ottimismo)  Virginia Satir, altro mito, psicoterapeuta amercana, che si occupava soprattutto di dinamiche familiari e di quanto questo fossero simili a quelle sul lavoro, ci parla di Congruenza: quando tutto in noi corrisponde: il pensiero, quello che diciamo, il tono di voce, la postura etc. Siamo trasperenti, cioè come direbbe l´analisi transazionale non stiamo giocando a un giocho psicologico ma stiamo comunicando in maniera autentica. – comunicazione interpersonale (empatia, capacità di ascolto, motivazione e coinvolgimento, apertura al dialogo ed alla reciproca influenza, sostegno allo sviluppo, orientamento al cliente)– gestione dei rapporti interpersonali  (leadership ispiratrice, l’essere agenti di cambiamento, sostegno dell’appartenenza, della collaborazione e del lavoro di gruppo, creazione di legami interpersonali(continued)
    22 min
  • Episode 12: Eric Berne
    Oggi parliamo di Eric Berne con un ´ospite speciale Susanna Minasi: psicologa e psicoterapeuta esperta di Analisi Transazionale. https://www.instagram.com/latua_psicologaonline/https://www.latuapsicologaonline.com/Thomas A. Harris, io sono ok tu sei ok, Best BurIan Stewart Vann Joines, L´Analisi transazionale, GarzantiMuriel Jame, Nati per vincere , San PaoloBERNE E. (1972), trad. it. Ciao... e poi?, Bompiani, Milano 1979https://wisesociety.it/incontri/umberto-galimberti-la-nostra-societa-ad-alto-tasso-di-psicopatia-non-e-adatta-a-fare-figli/
    35 min
  • Episode 11: Resilienza e fattori protettivi individuali
    •Evelyn Glannie è una percussionista di fama mondiale, vincitrice di Grammy, titoli e onoreficienze e speaker motivazionale. A 17 anni fece l´audizione presso la royal Academy of Music di Londra: era brava ma la dissero che non l´avrebbero accettata perché non sapevano che futuro avrebbe potuto avere una musicista sorda. Forse non avevano mai sentito parlare di Beethoven.  Lei gli rispose che era inaccettabile. "Se mi rifiutate per queste ragioni e non per via della capacitá di eseguire, capire e amare l´arte di creare il suono, allora dovremmo chiederci chi accettate". Alla fine, dopo un´ altra audizione dove ottenne il punteggio piú alto la accettarono. E non solo quello, cambiarono anche la loro politica rispetto alle audizioni e cosí in tutti gli istituti musicali del Regno Unito: nessuna condizione fisica poteva limitare l´ammissione. Bastava dimostrare di essere bravi a suonare. Non solo si diplomó etc ma divenne percussionista e autrice solista, una roba abbastanza difficile per un percussionista. •Insomma se la vita ci da limoni possiamo farne limonata. •Perché ci serve parlare di Resilienza? •Per ricordarci di averla e svilupparla ulteriormente. •La ritroviamo tra le soft skills necessarie, sotto il cappello del Self Management: punto 2 Apprendimento Attivo e Strategie di Apprendimento e punto 9  Resilienza, Gestione dello Stress e FlessibilitàNel descriverci quando ci proponiamo per un nuovo lavoro. Se succede qualcosa riesco a riorganizzarmi e a dar battaglia.Perché all´ennisimo rifiuto del mio Cv o dopo aver fatto un colloquio o dopo aver creduto in progetto, va tutto gambe all´aria. E allora, piangiamo, ci diciamo cose orribili (non sei capace, ma cosa continui a provarci etc), e dopo esserci abbattuti, ci tiriamo su e ci riproviamo ancora e ancora. La resilienza è il frutto delle risorse di un individuo rispetto alle proprie capacità di autoriparazione per la sopravvivenza.La letteratura scientifica dimostra che la resilienza e’ un fenomeno ordinario nell’essere umano e non stra-ordinario. E´una roba che abbiamo dentro. Lo abbiamo visto anche con lo stress, ci adattiamo e andiamo avanti. Lo abbiamo fatto negli ultimi due anni: siamo passati da baci e abbracci a stammi a 1,5 metri di distanza, cambiando le nostre abitudini e ripensando alla nostra capacitá di socializzazione.   Generalmente, col il trascorrere del tempo, le persone trovano il modo di adattarsi bene a situazioni oggettivamente drammatiche. Le persone più resilienti, e che quindi spesso riescono meglio a fronteggiare le avversità della vita, hanno in comune tre caratteristiche:1.Impegno, ovvero la tendenza a lasciarsi coinvolgere nelle attività, essere partecipi, proattivi. 2.Locus of control interno, la convinzione di poter dominare gli eventi che si verificano al punto da non sentirsi in balia degli stessi;3.Gusto per le sfide, ossia predisposizione ad accettare i cambiamenti non vivendoli come problematici. Passiamo da «Oddio no!» A «ok, sará faticoso ma ce la posso fare!» Capita spesso durante i traslochi! Esistono due tipi di fattori protettivi: individuali e relazionali. Buona rete familiare di appoggio o amicale. A volte sono gli amici la nostra famiglia. Competenza socialeRelazioni significative , qualcuno su cui poter contare. Accettazione all’interno del gruppo dei pari, vale per tutti ed è essere riconosciuti dagli altri. Fattori protettiti individuali•Autoefficacia•Autostima•Consapevolezza emotiva•Ottimismo•Capacitá analitica e di pianificazione•Locus of control interno•Indipendenza•Humor•Empatiahttps://www.youtube.com/watch?v=VIlfxNHBGE8&t=292shttps://www.youtube.com/watch?v=IU3V6zNER4g&t=1728shttps://www.stateofmind.it/tag/resilienza/https://tesi.supsi.ch/1887/1/Marzi_Andrea.pdfVanistendael S., 2001, Umorismo e resilienza: il sorriso che fa vivere”. Tr. It.Cyrulink B (a cura di), 2005, Costruire la resilienza, Erikson, Trento, p. 16
    19 min
  • Episode 10: Stress e seghe mentali, come uscirne?
    •Ho pensato di proporre la puntata dello stress oggi, perché siamo stressati, Due anni di pandemia, adesso la guerra. Abbiamo vissuto situazioni difficili, quasi impossibili, sotto tanti punti di vista. Ci portiamo dietro i nostri fardelli: casa, scuola, lavoro. E rischiano di inficiare le nostre relazioni il nostro futuro, già sufficientemente minacciato dall´esterno. Affrontiamolo a piccoli passi, oggi ne facciamo un paio. •Lo stress si sviluppa in una catena di reazioni:·La prima è chiamata d’allarme, il corpo si mobilita, il sistema nervoso viene attivato e compaiono sintomi specifici e aspecifici, come la dilatazione delle pupille, l’aumento del battito cardiaco, della sudorazione e della pressione sanguigna. L’organismo è “minacciato” e tutti i suoi sistemi sono pronti ad un’eventuale fuga/attacco o il fingersi morti. . ·La seconda reazione è detta di resistenza, il pericolo permane e l’organismo cerca di adattarsi alla situazione e di ristabilire un equilibrio. ·Quando l’adattamento non è sufficiente e la minaccia si prolunga nel tempo l’organismo si esaurisce. In condizioni di stress, il nostro cervello secerne il cortisolo: Essendo un ormone steroideo mobilita, inoltre, le riserve energetiche aumentando la quantità di glicemia nel sangue: se da una parte la pressione sanguigna, il battito cardiaco e l’attivazione del sistema muscolare e di quello scheletrico aumentano, dall’altra parte altre funzioni come la digestione e le difese immunitarie diminuiscono e si hanno effetti collaterali quali colite, perdita del tono muscolare, osteoporosi etc.•Nel 1936, presso i laboratori della McGill University a Montreal, Canada, il dott. Hans Seyle studiando e osservando quelle che potevano essere le risposte fisiologiche degli organismi alla somministrazione di sostanze nocive, notò che gli animali sottoposti a stimolazioni esterne, soprattutto negative, si ammalavano più frequentemente di quelli non sottoposti a tali stimoli. Durante i suoi studi il ricercatore identificò con il termine stress “la risposta non specifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata ad esso”. In particolare indicò con il termine “stressor” gli stimoli chimici e biologici che aveva registrato come nocivi per le cavie, e definì la reazione agli stressor “Sindrome generale di adattamento”, lo stress, appunto. •Quel qualcosa che accade, allora, stimola cuore mente e corpo ad una reazione. Il medico austriaco chiamò questa reazione “adattamento”, ovvero come l’organismo si adatta e riorganizza se stesso, le proprie abitudini, il pensiero, il sentire rispetto ad uno stimolo, un evento che trova davanti a sé. Addirittura come l’organismo arrivi a modificazioni anche fisiche, lo abbiamo visto prima, di fronte ad un evento non previsto: dal sudore al deficit immunitario. Lo stress negativo, ovvero di – stress, si verifica quando gli stressor provocano un progressivo deterioramento delle difese psicofisiche. Il problema grosso è che anche con il cessato allarme, le condizioni di stress, e quindi di attivazione dell’organismo, permangano oppure che l’organismo reagisca a stimoli di lieve entità in maniera sproporzionata”. Insonnia, stanchezza, emicranie, gastriti, ulcere, dermatiti, problemi cardiaci etc.. Comportamenti: indecisione, insicurezza, impazienza, rabbia, frustrazione.. •Quante cose ci stressano sul lavoro? Le scadenze, i contenuti del lavoro, ció che dobbiamo fare, le cosiddette tasks, le telefonate dei clienti, dei fornitori, le richieste dei capi, quelle dei colleghi…nella valutazione dello stress lavoro correlato si tengono conto due aspetti:•- Contenuto del lavoro (carico di lavoro, orario, pianificazione dei compiti, ecc.) •- Contesto del lavoro (ruolo, autonomia decisionale, rapporti interpersonali, ecc.) presenti in ogni tipologia di azienda e organizzazione•Possiamo dire che questi due aspetti hanno in comune la relazione con l´altro: il carico di lavoro è oggetto di ridiscussione o il capo/supervis(continued)
    25 min

About Coach for breakfast

From the publisher's feed

Due podcast, un filo conduttore: le storie. Con Coach for Expat ascolterai storie di vita e carriera all’estero, tra sfide, sogni e nuovi inizi.Con Coach for Breakfast ascolterai le storie di professioni insolite e trasformazioni sorprendenti, tra curiosità, viaggi e ispirazioni.Mettiti comodo/a: qui troverai energia, leggerezza e tante idee per reinventarti.