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Hugo Trist è stato un colpo di fulmine.
Il singolo “Owe You”, uscito nell’autunno del 2023 mi aveva catapultato alla fine degli anni 90, quando dall’Inghilterra (in quella decade, grande fucina di nuove tendenze) arrivavano le ritmiche sincopate della 2Step e della UK Garage.
Trist ha preso quel mondo ritmico e gli ha messo un vestito epico, carico di malinconia ed euforia, con linee vocali soul e suggestive che hanno un tono quasi supplichevole, quello di un forte desiderio d’umanità e amore.
Venerdì 27 settembre 2024, dopo un filotto di 4 singoli e un “out-take”, Hugo Trist ha pubblicato l’album “Ready For The Fix” (Mouthwatering Records). Quella sensazione provata ascoltando “Owe You”, l’ho ritrovata amplificata dentro un disco intero che, per ambiente sonoro idee, non ha simili in questo paese.
Sono andato a Zurigo, a casa di Hugo, per capire da dove arrivano queste idee. C’era anche Sophie Adam, ovvero Nin Lil, la fantastica voce di questo mondo musicale elettronico moderno ed evocativo.
La chiacchierata è partita da titolo “Ready for the Fix”. Che cosa significa ?
Quella di Black Sea Dahu è una storia musicale svizzera di successo. È come una grande casa costruita, mattone dopo mattone, da un gruppo di amici, con impegno e passione, con centinaia di concerti in Svizzera e soprattutto in Europa.
Black Sea Dahu sono una delle realtà musicali rossocrociate più attive e popolari al di fuori dei confini nazionali, grazie alla bellezza di un’indie folk che non ha eguali nel nostro paese e a una storia costruita a braccetto con la label bernese Mouthwatering Records.
Black Sea Dahu hanno chiuso un ciclo di 7 anni di concerti con “Live in Zürich & Bern”, un primo importante album dal vivo che non è solo una raccolta di canzoni live, ma la fotografia di un percorso di crescita, la celebrazione di un viaggio e un tributo ai tantissimi fan sparsi nel continente.
Un’intervista dedicata a un disco dal vivo è diventata la premessa per una testimonianza, a volte anche drammatica, della vita on the road, dell’entusiasmo contrapposto alla stanchezza e della condizione di precarietà vissuta da chi sceglie di fare il musicista di professione.
Sandra Romano ha incontrato Janine Cathrein a Zurigo.
Il tempo vola e improvvisamente ti guardi in dietro e sono già passati 4 anni dall’uscita di “Constellations” di Chiara Dubey.
È proprio negli anni che separano un disco dall’altro che accade ciò che ispira e innesca quello successivo, e in 4 anni la musicista e compositrice ticinese con radici indiane, si è immersa ulteriormente dentro sé stessa ricercando e trovando una nuova armonia, una pace per la “silenziosa guerra interiore” che divampa nell’anima.
“Chandani” è il nuovo album di Chiara Dubey, uscito giovedì 12 settembre 2024 con Livana Music. È anche il secondo nome di Chiara, che in lingua Hindi significa “chiaro di luna”. Contiene più voce, usata volentieri come strumento musicale, e ci sono nuovi e inediti accenni ritmici che aprono stimolanti prospettive per il futuro.
È con grande piacere che ritroviamo, a Confederation Music, Chiara Dubey !
Che cosa succede se dici alla macchina di farti una canzone, se le spieghi che cosa vuoi, le dai gli elementi, e poi vedi che cosa ti restituisce ?
“Caffèlice” è l’album di Danfango Orchestra, alter-ego digitale del cantautore luganese Gionata che, per la prima volta, ha generato un disco con l’Intelligenza Artificiale. Il risultato di questo esperimento é sorprendente e inquietante, perché questo disco dal sapore anni 60, contiene belle canzoni che ti emozionano. È una prima finestra aperta su un futuro musicale possibile che ha spiazzato lo stesso autore e la cui portata deve ancora essere compresa.
Ho trovato “Caffèlice” affascinate e non potevo non chiamare Gionata per parlarne e per farvelo ascoltare.
“Rete One” l’avevo nel cassetto da qualche tempo e quando (finalmente) l’ho ascoltato ho proprio detto “ma perché non l’ho ascoltato prima?”
“Rete One”, pubblicato da Safe Port Production è il primo album di “Currenti Calamo”, progetto Hip-Hop luganese. È un disco denso e intelligente registrato, mixato e masterizzato da Leo Pusterla aka Terry Blue.
È un album lungo perché difende e ribadisce il valore dell’LP in un’epoca di marketing fatto di singoli pubblicati a raffica. Contiene 23 tracce calde e profonde prodotte coi beats realizzati da Funereo.
“Rete One” è suddiviso in 4 parti in cui Currenti Calamo lanciano dardi critici e densi d’amore verso la città di Lugano, fanno hip-hop per il semplice gusto di farlo, rievocano con velata malinconia amori passati e parlano, con introspezione, di disagio giovanile.
È stato un piacere incontrare Shair, in arte Skinny Cruz e Ludo, in arte Sboo Di Boo Boo.
Sono le scelte che facciamo a determinare dove andiamo e cosa facciamo, a forgiare la nostra personalità e a nutrire la nostra autostima. Decisioni, più o meno importanti che, se non prese, ci spingono nel buco dell’immobilismo, della frustrazione e dell’infelicità.
Da un periodo di grande transizione, di dubbi e paure, nasce “Choices”, l’album di Ometra, sestetto rock e post-grunge luganese, guidato dal musicista e multistrumentista Carlo Gervasini, che ha suddiviso in sei canzoni un viaggio introspettivo e autobiografico, innescato dalla necessità di un cambiamento, del desiderio di rimettersi in carreggiata e ritrovare la luce.
La colonna sonora di questa rinascita personale é un opera rock, densa e vigorosa, ricca di arrangiamenti e complessa nelle sue strutture. Ne abbiamo parlato con Carlo Gervasini e Russell Knobel !
La storia di Benjamin Amaru insegna che, con una buona squadra, con un gruppo affiatato di amici che remano nella stessa direzione, puoi andare lontano con la musica, senza una label. Certo, devi conoscere bene le regole del marketing e della promozione nell’era dello streaming, ma se le conosci e le applichi correttamente, allora puoi fare grandi numeri.
Il cantautore appenzellese Benjamin Amaru ora ha un contratto discografico con la Warner, ma le decine di milioni di streams collezionati fino all’anno scorso, sono il risultato di una perfetta strategia indipendente di auto-promozione.
Sandra Romano ha incontrato Benjamin Amaru a Zurigo per parlare del nuovo e consistente album “I always remember all of my dreams”, una tappa ulteriore di un viaggio felice e avventuroso, fatto di amicizia, condivisione, pop acustico ed elettronico.
Quando, tre anni fa, chiesi a Flèche Love chi é Amina Cadelli, Amina parlò del bisogno di tendere verso una maggiore armonia e un maggior rispetto, per trovare il posto che le spetta nel mondo, per essere parte dell’universo e della natura senza metterle pressione, senza essere al di sopra o al di sotto di chiunque altro. In sintesi: trovare equilibrio e accuratezza.
Dopo la serie Naga (Parte 1 e Parte 2), Flèche Love lo scorso aprile ha pubblicato “Guérison” (Horizon Musique), un disco dal titolo eloquente.
Amina Cadelli toglie uno strato ulteriore e svela una nuova fetta della sua anima e delle sue radici algerine, affrontando una nuova tappa nel suo percorso di guarigione dai traumi subiti nell’infanzia.
Lo fa con un carico bilanciato di elettronica e tradizione strumentistica classica e magrebina e, soprattutto, con la poetica che avvolge da sempre la sua arte, fatta di musica, voce, danza, corpo, tatuaggi e un appetito insaziabile per la comprensione del rapporto che ci lega alla natura e al mondo che abitiamo.
“Le future ça marche pas” é il titolo del terzo album del duo ginevrino Cyril Cyril.
Cyril Yeterian (ex Mama Rosin e fondatore di Bongo Joe Records) e Cyril Bondi (batterista e percussionista fondatore di Insub Record) percorrono un sentiero indie e post-rock rivoluzionario, pieno di incognite e prospettive. È un’intesa umana e artistica stellare al servizio di un commento sociale anti-establishment.
Cyril Cyril guardano lo stato del mondo con gli occhi e la sensibilità dell’artista, ma se nel mirino di Yeterian e Bondi ci sono il capitalismo, la disinformazione, l’inerzia di fronte al cambiamento climatico o l’abuso dell’intelligenza artificiale, “Le future ca marche pas” non è un disco pessimista, bensì un nuovo esercizio creativo sperimentale, questa volta più oscuro (e per la prima volta collaborativo), di due gioiosi amanti della vita e del groove.
Siamo andati a trovarli a Ginevra, nel quartiere generale di Cyril Cyril presso l’Association Picto, al numero 28 d’Avenue Ernest Pictet.
Beatrice Graf è stata la prima batterista professionista Svizzera.
Béatrice suona la batteria dall’età di 16 anni, uno strumento che, oggi, porta in giro dentro una valigia con le ruote, assieme alla sua chitarra a una corda e tutto il “necessaire” per andare in scena come one-woman band; un‘autonomia musicale e logistica che le permette di andare in tour da sola, usando i mezzi pubblici.
Beatrice Graf, Premio Svizzero della Musica nel 2019, é un’artista poliedrica e un’attivista che si batte (anche) per diritti dei musicisti indipendenti; la conosciamo già come “la metà percussiva” di Ester Poly (assieme alla bassista Martina Berther). Il 17 maggio 2024 ha pubblicato il suo primo album solista, “Chansons & More” (Ripopée), interamente suonato da lei e prodotto e registrato dall’amico e collega Domi Chansorn.
“Chansons & More” è un album originale come la sua autrice, seduta alla batteria tra ritmo e melodia. È un mélange crudo e analogico (solo all’apparenza minimale) che contiene lo spirito punk e il carattere ipnotico della ripetizione, suddiviso in 16 canzoni cantate in francese e inglese, in cui Béatrice Graf parla d’ecologia, condizione femminile, dipendenze e amore.
Siamo andati a trovare Béatrice Graf a casa sua a Ginevra. Dopo un pranzo condiviso, ci ha raccontato la sua storia e quella di un nuovo capitolo nella lunga carriera di un’artista totalmente libera.
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Ah... è svizzero? Quante volte vi siete stupiti scoprendo che quella particolare canzone che tanto vi piace è svizzera?
All'ombra del grande mercato e del circo mass-mediatico internazionale,…
Confederation Music è una finestra aperta sulla variegata e frizzante scena musicale elvetica.
Potrete ascoltare parole e suoni di chi ha scelto di fare il musicista nel nostro paese, o di quegli Svizzeri che fanno musica all'estero, ma anche di chi, arrivando da fuori, ha fatto della Confederazione il proprio campo base musicale!