Confederation Music

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By RSI - Radiotelevisione svizzeraMusic
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Confederation Music episodes

  • Nadja Zela - Clowns

    Nadja Zela è tornata. Cinque anni dopo “Greetings To Andromeda” è arrivato “Clowns”, pubblicato sempre con la sua label Patient Records.

    In cinque anni le cose cambiano. Cambia il mondo dentro di te e si trasforma anche quello attorno a te, che oggi è diventato molto, troppo rumoroso. È il rumore delle opinioni che tutti quanti mettono in piazza come se fossero esperti tuttologi, in un sistema di reti sociali e corporative dalle quali siamo dipendenti. E mentre siamo coscienti d’essere attori o spettatori di una deriva che ci porta alla rovina, sorridiamo e danziamo, distratti dall’effimero. 

    Siamo noi i pagliacci, i “Clowns” protagonisti dell’assurdo circo globale 3.0. Nadja Zela ce lo racconta in 10 canzoni, con il suo pop sperimentale intriso di blues e brute folk. “Clowns” ha un suono più essenziale che racchiude sottigliezze da cogliere. È corale e parlato, un grido musicale per la riconciliazione, per ritrovare, nella tenerezza, la vera libertà.

    Abbiamo incontrato Nadja Zela in occasione della presentazione del suo nuovo album a El Lokal, a Zurigo.

    31 min
  • Gina Été - Prosopagnosia

    Chi soffre di prosopagnosia non riconosce le persone dal loro volto. 

    Gina Été, in forma lieve, è nello spettro della prosopagnosia e si chiede se sia un handicap o un dono, perché riscoprire ogni volta una persona può essere un antidoto al pregiudizio.

    Parte da lì “Prosopagnosia”, l’ultimo album della cantautrice e violista zurighese Gina Été che, in questa nuova coproduzione ha fatto molto di più da sola e si sente: il disco, carico d’archi e di voci, riflette l’idea di qualcuno che non è sceso a compromessi.

    Nel suo nuovo mondo sonoro sferico, elettronico e senza batteria rock, Gina Été mette sotto la lente l’essere umano, l’essere fisico e l’esser nata in un corpo di donna. 

    È con estremo piacere che ritroviamo Gina Été a Confederation Music

    31 min
  • Monte Mai - Tropicalpino

    Avete già ascoltato “Tropicalpino” di Monte Mai? 

    È incredibile come un cambio d’approccio e di forma mentis di fronte alla pagina bianca possa influire radicalmente sul risultato creativo. Il secondo album di Monte Mai fa sembrare il primo “Eye sea double” una cosa lontana, nel tempo e nello stile. 

    Come dice Anais Schmidt, è anche dall’esperienza degli altri che impari cose; è un riferimento al batterista e produttore Domi Chansorn che ha condiviso questo nuovo capitolo del trio luganese. Questa volta, il mantra è stato “spontaneità, ritmo e canzoni, meno concetto, meno ragionamento e più jam e rock’n’roll”.

    “Tropicalpino” di Monte Mai è bello perché è un disco di belle canzoni, frutto di un entusiasmo e di una chimica che, adesso che i chilometri percorsi e i concerti si sommano, agisce in modo evidente e delizioso sulla musica.

    È sempre un piacere ritrovare Monte Mai

    31 min
  • The Young Gods - Appear/Disappear

    “Appears/Disappears” è “un ritorno alle radici sonore” degli Young Gods, all’elettronica industriale carica di chitarre che ispirò il mondo a cavallo tra la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90.

    È un disco arrembante e combat pieno di amore e chitarre, un invito alla resistenza, a non capitolare di fronte allo tzunami di dati, conflitti militari, sorveglianza di massa e drammi personali che affliggono la civiltà.

    Franz Treichler, gentiluono d’altri tempi, ci ha accolto in una sala del rinnovato Cinema Korso di Friborgo, intitolata alla sua compianta moglie Heleen, luogo di memorie giovanili (come il film Woodstock visto lì dentro) e di affetti personali.

    33 min
  • Hilke - Am I angry enough

    “Sono abbastanza arrabbiata?” È con questa domanda che Hilke è tornata, a un anno di distanza da “Piano Feroce”, la raccolta di rivisitazioni “piano e voce” di alcuni brani del suo primo album “Silent/Violent”. Prima elettronica, poi acustica, la musicista belga nella sua ultima opera “Am I angry enough” (2025 Red Brick Records) si trova musicalmente al centro di quei due mondi, con una nuova consapevolezza vocale.

    La rabbia di Hilke è quella femminista. È il pretesto per un viaggio in dieci canzoni attraverso le emozioni che si celano negli anfratti più bui della sua identità trans-femminile e che accompagna la sua auto-emancipazione. 

    Vulnerabile e gentile, triste e speranzosa, Hilke esamina la questione identitaria da ogni angolazione, scoprendo che la risposta alla domanda “chi sono io?” non si trova negli estremi, bensì a metà strada. 

    Il veicolo di questa nuova consapevolezza è un blend musicale malinconico fatto di paesaggi acustici, beats elettronici, campionamenti distopici e le carezze di un pianoforte.

    Sandra Romano ha incontrato Hilke a Zurigo.

    31 min
  • Sunday, June - Sun Glitter and Other Reflections

    La musica può essere un colpo di fulmine, come nell’amore. Passa dalle orecchie e non dagli occhi certo, ma è al cuore che va. E ci rimane. E come per l’amore, mica lo sai perché torni sempre lì.

    “Sun Glitter & Other Reflections” (2025 Nuda) non è un’ossessione ma poco ci manca. È il titolo del primo album del quintetto indie psy-rock ginevrino Sunday, June, due parole che contengono l’essenza di un suono: la leggerezza contemplativa di una domenica e il sole caldo di giugno.

    In 10 tracce (di cui 3 sono interludi) Sunday, June mostrano una naturale e fantastica inclinazione per le grandi melodie, gli spazi aperti e la psichedelia degli anni 60, in un mélange vintage/moderno ben prodotto e che si condensa in uno degli album indie rock svizzeri più belli dell’anno.

    Musica suggestiva da ascoltare con la strada davanti, per sognare, con la brezza del deserto nei capelli. Ce la racconta lo scienziato ambientale e musicista d’origini catalane Mario Peiro.

    31 min
  • Kush K - Drum Therapy

    Quando le forze sono più grandi di te, puoi scegliere di combatterle o fartele amiche.

    “Drum therapy”, il terzo album di Kush K nasce dall’idea che una botta non più fa male se diventi parte di quella botta, perché essere storditi facilita l’ingresso in quello stato.

    Sono riflessioni scatenate dal pesante lutto vissuto dalla musicista poschiavina Catia Lanfranchi, prima di affrontare il nuovo capitolo musicale di Kusk K, uno shock alimentato anche dalla sensazione di “rottura” causata dallo stravolgimento della sua formazione.

    Prendi “Lotophagi” del 2020, premiato da Indie Suisse come migliore album svizzero dell’anno, e prendi “Drum therapy” ... e sono due mondi lontani. Le canzoni non sono più solo canzoni, sono riflessioni sul fatto che esistano, sul motivo per cui si persegue un obbiettivo musicale.

    Kusk K oggi sono concettuali e sperimentali. Le sette canzoni di “Drum therapy”, concepite tra la Valle di Blenio, la Sardegna, Bienne e Zurigo, sono lo spaccato della visione di un’artista che si sposta sempre più verso il significato delle proprie idee. Ascoltarle è un’esperienza immersiva, dove il ritmo non è scandito da una batteria (se non in rare occasione) ma dall’alternarsi di canzoni che sono stati d’animo.

    Serietà e ambiguità, leggerezza e vigore, rigore e gioco, un gioco di contrasti alla fine del quale, spentasi l’ultima canzone, hai la sensazione d’affacciarti sull’ignoto.

    Sandra Romano ha incontrato Catia Lanfranchi a Zurigo.

    30 min
  • Tam Bor - Intense & Ciao

    Quando Peter Kernel nel 2023 rilasciano “Drum To Death” (On The Camper), un album innescato dai pattern dei loro 11 batteristi del cuore, le prime parole che si sentono sono “Hey messicano”. È l’opener “Eeoo”.

    Ci sono mille e una ragione per cui decidi d’aprire un disco con quella o quell’altra canzone, ma la scelta di Aris Bassetti e Barbara Lehnhoff non fa un grinza. “Eeoo” nasce da un ritmo di Tam Bor, al secolo Giacomo Bastianelli, storico batterista dei Peter Kernel. Il messicano appunto.

    Bastianelli, in anni di live e viaggi in furgone per l’Europa con Peter Kernel, ha maturato un sogno che è diventato un’idea, trasformata in progetto e che adesso è un disco di concetto, “Intense & Ciao” (2025 On The Camper).

    Il primo album di Tam Bor contiene undici canzoni coerenti, con un suono distintivo che ribadisce l’idea musicale di Giacomo Bastianelli: un crossover stilistico e culturale fondato sul ritmo e che, posizionato al centro della platea, diventa rituale ogni volta che appare dal vivo.

    È con estremo piacere che diamo il benvenuto a Tam Bor.

    30 min
  • Supernova Easy

    Nick Furrer è un individuo curioso e versatile, un modo di essere che negli anni ha permesso a questo batterista e cantautore zurighese di immergersi in mondi ed esperienze musicali diverse, principalmente nei Black Sea Dahu e nel progetto solista Haubi Songs.

    Spinto dalla necessità di cambiare, Furrer si è ritrovato tra le mani Supernova Easy, un progetto indie pop in cui, facendo della sua vulnerabilità la sua forza, mette in discussione i modelli di ruolo, la mascolinità e il patriarcato, dipingendo una galassia sonora piena di romanticismo, prospettiva e apocalisse.

    “Supernova Easy” è sia il nome del progetto che del titolo dell’album di Nick Furrer. È il suo nuovo modo di concepire la musica, condividendo le idee con gli ospiti più disparati e una costante, l’amica di vecchia data Corinne, in arte Cori Nora, band cui Nick suona la batteria. 

    Supernova Easy è una corposa espressione del DIY totale, del fascino della musica fatta in casa e dell’ignoto da affrontare con lo spirito dell’esploratore. 

    Sandra Romano ha incontrato Nick Furrer a Zurigo!

    31 min
  • Palinstar - Backtrain Places

    Sarah Palin negli anni ha prestato mani e strumenti ad artisti svizzeri come OneSentence.Supervisor (di cui è stata batterista) o Kusk K e gli americani BoyToy, per i quali ha suonato il basso. Eppure, nell’anima di questa polistrumentista aleggiava un sentimento di mancanza: quello delle radici. In sintesi, serviva un rifugio.

    Sarah Palin il rifugio se l’è costruito con Palinstar e ne parla nel suo album di debutto “Backtrain Places” (Mouthwatering Records) l’album heart-rock (“heart” come il cuore) di un’artista che ama il grunge, il kitsch e ogni cosa che sta tra Mica Levi e Chappel Roan.

    Palinstar è un condensato indie rock di grandi melodie, testi essenziali e una voce sensuale che parla di auto-apprendimento, cura di sé, trasformazione e sensibilità. E c’è una curiosità: alcuni testi sono tradotti letteralmente dallo svizzero tedesco all’inglese, a cominciare dal titolo dell’album. Sono modi di dire inglesi inesistenti che si possono scoprire ascoltando le 9 canzoni di questo primo e consistente esercizio.

    “Backtrain places” di Palinstar è una capsula del tempo che trasporta piccole gemme maturate nel corso di tanti anni e che ne raccontano la storia.

    Sandra Romano ha incontrato Sarah Palin a Zurigo.

    31 min

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