La prima puntata dell'anno la dedichiamo a due film di fantascienza che incarnano perfettamente il concetto dell'essere "l'ultima ruota del carro" dal punto di vista sociale, idea che già trovavamo in uno dei film di fantascienza più antichi della storia del cinema, ambientato, tra l'altro, proprio nel 2026, e a suo modo profetico: Metropolis di Fritz Lang. Se la classe operaia di Metropolis era costretta a turni massacranti senza mai vedere la luce del sole, e a mettere a rischio la propria vita, per garantire ai padroni una rendita acquisita senza alcuno sforzo, in questi film i protagonisti sono diventati ingranaggi sacrificabili di un sistema di cui sono l'ultima ruota, così deumanizzati da essere trattati come meri oggetti. Anche in questi film, coloro che sfruttano la forza lavoro dei protagonisti non si rendono conto dell'importanza di quel lavoro, e di conseguenza di quanto questi individui, ai loro occhi insignificanti, siano in realtà importanti, anzi cruciali, per la tenuta del sistema stesso. In Mickey 17, il diciassettesimo clone di Mickey Barnes, il cui lavoro consiste nell'essere ucciso nelle missioni o sperimentazioni più pericolose, si rende conto che, seppur ad ogni morte la sua coscienza venga uploadata in un nuovo corpo, la sua vita non continua davvero ad ogni clonazione, quando, creduto morto, si ritrova davanti il suo clone successivo, Mickey 18. In Moon, invece, Sam Bell, mandato sulla Luna per un turno di estrazione di elio3 della durata di 3 anni, si accorge di essere solo l'ennesimo clone del Sam Bell originale, e che al termine del turno non tornerà sulla Terra a riabbracciare la propria famiglia, ma verrà sostituito da un altro clone. È la consapevolezza della finitezza della propria esistenza, in entrambi i film, a risvegliare in loro l'istinto di sopravvivenza, il desiderio di vivere, e con esso il desiderio di combattere per continuare a vivere.