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Il Consiglio europeo riunito ieri e oggi a Bruxelles era chiamato a lanciare un chiaro messaggio di sostegno all’Ucraina: sostegno politico, con l’apertura di un negoziato d’adesione, e sostegno economico, con lo stanziamento di un credito da 50 miliardi di euro a destinazione di Kiev. Queste le intenzioni se non che, per realizzarle, ci vuole l’unanimità dei 27 ed un certo Viktor Orban, si è detto NON d’accordo fino alla vigilia. Quali le sue intenzioni? Il primo ministro ungherese sembra però aver rinunciato alla sua posizione inflessibile che rischiava di mettere in scacco l’Unione europea, offrendo una vittoria a Vladimir Putin.
Ieri sera, in effetti, il Presidente Charles Michel su X-Twitter ha annunciato che il Consiglio Europeo ha deciso di aprire i negoziati di adesione con l’Ucraina. Secondo fonti europee “nessuno ha obiettato” e la decisione “non è stata bloccata da alcuno Stato”. “Questa è una vittoria per l’Ucraina. Una vittoria per tutta l’Europa. Una vittoria che motiva, ispira e rafforza”, ha commentato su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il Consiglio Europeo ha per altro deciso di aprire i negoziati anche con la Moldova e di concedere lo status di Paese candidato alla Georgia.
Crisi scongiurata? Orban ha strappato concessioni all’UE? Quali sfide comporta un nuovo allargamento ad est dell’Unione europea che, con ritmi diversi, vorrebbe passare dai 27 paesi di oggi a ben 36? Fino a poco tempo fa nessuno voleva veramente pensarci; la nuova geopolitica impone di farlo, ma con quali effettive opportunità? Quali i pericoli, anche tenuto conto che già in 27 le cose sono tutt’altro che semplici? Ne discutiamo con:
Matteo Bonomi, Responsabile di ricerca nel programma “UE, Politiche e Istituzioni” dell’Istituto Affari Internazionali a Roma;
Stefano Bottoni, professore associato di Storia dell’Europa Orientale, Università Firenze (da Budapest);
Davide Maria De Luca, giornalista del quotidiano Domani (da Kiev);
Andrea Ostinelli, corrispondente RSI a Bruxelles.
Modem, dal lunedì al venerdì, su RSI, Rete Uno e LA1 alle 08:30, in replica su Rete Due alle 18:30. Ci trovate anche sul Podcast e sulle app RSI e RSIPlay.
By RSI - Radiotelevisione svizzera5
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Il Consiglio europeo riunito ieri e oggi a Bruxelles era chiamato a lanciare un chiaro messaggio di sostegno all’Ucraina: sostegno politico, con l’apertura di un negoziato d’adesione, e sostegno economico, con lo stanziamento di un credito da 50 miliardi di euro a destinazione di Kiev. Queste le intenzioni se non che, per realizzarle, ci vuole l’unanimità dei 27 ed un certo Viktor Orban, si è detto NON d’accordo fino alla vigilia. Quali le sue intenzioni? Il primo ministro ungherese sembra però aver rinunciato alla sua posizione inflessibile che rischiava di mettere in scacco l’Unione europea, offrendo una vittoria a Vladimir Putin.
Ieri sera, in effetti, il Presidente Charles Michel su X-Twitter ha annunciato che il Consiglio Europeo ha deciso di aprire i negoziati di adesione con l’Ucraina. Secondo fonti europee “nessuno ha obiettato” e la decisione “non è stata bloccata da alcuno Stato”. “Questa è una vittoria per l’Ucraina. Una vittoria per tutta l’Europa. Una vittoria che motiva, ispira e rafforza”, ha commentato su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il Consiglio Europeo ha per altro deciso di aprire i negoziati anche con la Moldova e di concedere lo status di Paese candidato alla Georgia.
Crisi scongiurata? Orban ha strappato concessioni all’UE? Quali sfide comporta un nuovo allargamento ad est dell’Unione europea che, con ritmi diversi, vorrebbe passare dai 27 paesi di oggi a ben 36? Fino a poco tempo fa nessuno voleva veramente pensarci; la nuova geopolitica impone di farlo, ma con quali effettive opportunità? Quali i pericoli, anche tenuto conto che già in 27 le cose sono tutt’altro che semplici? Ne discutiamo con:
Matteo Bonomi, Responsabile di ricerca nel programma “UE, Politiche e Istituzioni” dell’Istituto Affari Internazionali a Roma;
Stefano Bottoni, professore associato di Storia dell’Europa Orientale, Università Firenze (da Budapest);
Davide Maria De Luca, giornalista del quotidiano Domani (da Kiev);
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