Enoagricola - Audio blog su vino e agricoltura

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By Fabio Ciarla - EnoagricolaSociety & CultureArtsFood
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Enoagricola - Audio blog su vino e agricoltura episodes

  • Galloni e D’Agata parlano di giornalismo digitale, giovani e fallimento / Collisioni 2016-Capitolo 3

    Siamo del secondo capitolo del racconto di un solo pomeriggio, ma evidentemente molto interessante, passato a Collisioni nell’enoteca di Barolo insieme ad Antonio Galloni e Ian D’Agata. Due personaggi del vino di livello internazionale, che però hanno apportato al festival piemontese anche qualcosa di più rispetto all’ambito di riferimento. Non solo vino quindi, per il quale rimando alla puntata precedente, ma anche tanto altro, con una specifica attenzione verso i giovani e le nuove tecnologie, con un insegnamento importante: fallire, almeno una volta nella vita, può essere utile. Vediamo nel dettaglio di cosa parliamo, come per il primo post in corsivo ci saranno i commenti del sottoscritto.

    LA DOMANDA: Molti sostengono che con il web la figura del giornalista è stata sminuita, lei come è riuscito a mantenere la sua credibilità?
    GALLONI: Una domanda fantastica, in effetti la figura del giornalista si è impoverita negli ultimi anni e non per il web, ma perché la gente non è più disposta a pagare per il nostro lavoro e questo mi fa arrabbiare. Fenomeni simili sono avvenuti anche in altri settori, per esempio i musicisti oggi non guadagnano più sui dischi ma sui tour, questo significa che bisogna modificare l’approccio e noi cerchiamo di farlo realizzando prodotti diversi e guardandoci intorno. Nel nuovo mondo dell’informazione bisogna diventare imprenditori e sono molto preoccupato per i giovani, ecco perché abbiamo istituito una borsa di studio per giovani giornalisti Under 30. Comunque è una strada difficile, ci vuole molto lavoro e tanta fortuna. Bisogna diventare esperti, metterci molta passione e vedere dove ci sono opportunità. Io sono stato fortunato perché ho trovato le opportunità, poi però le ho sapute anche sfruttate. Prima di tutto comunque è importante diventare esperti, specializzarsi in qualcosa che interessa davvero.
    D’AGATA: Condivido le parole di Antonio, anche io ho infatti un mio progetto per i giovani, ma non è che siamo generosi e basta, ci aspettiamo infatti che i giovani si impegnino per dare qualcosa in cambio di queste opportunità. I giovani bravi che lavorano duro troveranno sempre qualcuno che li aiuterà
    Posso confermare in prima persona l’impegno di Ian D’Agata per i giovani, negli eventi che lo vedono protagonista c’è sempre quel misto di personaggi che non trovi da nessun’altra parte (almeno in Italia). Ci sono sempre i big, perché quello è il livello, ma anche una nutrita presenza di giovani di diversa estrazione. A Collisioni, per il Progetto Vino, tra gli esperti ci sono diversi trentenni e nella stessa organizzazione ampie responsabilità sono affidate a ragazzi anche più giovani. Questo è il modo per crescere, tutti. Anche il critico rinomato e di altissimo livello può imparare qualcosa, o magari anche solo ricordarlo, stando a contatto qualche giorno con un degustatore giovane con tanta voglia di fare. 
    DOMANDA: Mai pentito di aver lasciato The Wine Advocate?
    GALLONI: No, non mi sono mai pentito. È stato difficile ma semplice. La cosa peggiore nella vita è il rammarico e a volte bisogna anche rischiare, si dice che la fortuna aiuta gli audaci. C’è stata un po’ di tensione all’inizio, ma poi siamo stati anche fortunati… Me lo sentivo, i miei genitori e mia moglie mi hanno supportato in questo percorso. D’altronde da solo nella vita non fai nulla, trovi ispirazione nelle persone che hai intorno. Avevo l’appoggio emotivo dei miei genitori e di mia moglie e soprattutto negli Stati Uniti il fallire non è visto come una cosa negativa, in Italia invece è tu
    6 min
  • Il “Galloni-pensiero” in 6 mosse / Collisioni 2016-Capitolo 2
    Avrei voluto è dovuto scrivere prima di questo incontro con Antonio Galloni ma va bene anche così, le indicazioni lanciate dal creatore di Vinous ai produttori di vino italiani, e ai giovani in generale, durante Collisioni 2016 a Barolo sono assolutamente ancora valide. Provo a farne un elenco per tema, non proprio un decalogo ma di certo qualcosa di facilmente fruibile. Più difficile invece aggiungere commenti, che comunque sono evidenziati tramite corsivo.

    Nelle immagini invece trovate la raccolta di tweet con i quali ho cercato di raccontare in diretta gli altri argomenti trattati da Antonio Galloni sabato 16 luglio a Barolo, dall’abbandono di Wine Advocate alle innovazioni di Vinous, passando per i nuovi progetti che lo vedono in collaborazione da una parte con Ian D’Agata e dall’altra con “MapMan” Alessandro Masnaghetti. Confermando quindi la centralità dell’Italia non solo come produttrice di vini ma anche di buoni contenuti.

    Galloni e il vino
    L’importanza dell’annata
    Grazie ai miglioramenti tecnici di oggi non ci sono più grandissime differenze nelle annate. Ai miei lettori dico sempre di comprare prima l’azienda e poi l’annata. È facile comprare un’annata mediocre da un grande produttore, mentre è difficile comprare una grande annata da un produttore mediocre. Io non cambio approccio al vino secondo l’importanza dell’annata.
    Non ci avevo mai pensato, ma alla luce del Galloni-pensiero è del tutto coerente. In fondo la grandezza di un’azienda dipende anche dal saper trarre il meglio da un’annata non felice. O no?
    L’enoturismo
    Il turismo del vino è fondamentale, qui in Piemonte venti anni fa c’erano turisti solo in autunno per i tartufi e in primavera, quando i tedeschi hanno le ferie. Oggi c’è sempre gente in queste zone, negli ultimi 20 anni – anzi negli ultimi 7/8 anni – c’è un flusso continuo di persone che vengono e spendono, poi a casa ne parlano con gli amici che magari decidono di venire l’anno successivo.
    Parole sante
    Come far conoscere zone poco affermate come la Basilicata e l’Aglianico?
    Le regioni non ancora conosciute a livello internazionale hanno bisogno di ambasciatori. Quando c’erano Angelo Gaja e Piero Antinori che andavano nel mondo facevano conoscere i loro vini ma anche le loro regioni. Nel mondo attuale, a tutti i livelli, manca la leadership e non è un problema solo italiano, come dimostra l’esempio di Robert Mondavi.
    È un’idea che sposo in pieno e che ritengo sintomatica per la mia regione, il Lazio, dove si fa di tutto per affossare quei pochi esempi positivi che potrebbero essere un traino per il territorio. Ma il peggio deve ancora venire (vedi sotto quando si parla di Frascati).
    Valorizzazione economica delle “nuove” regioni di produzione
    Esiste un mercato specifico per i territori che non sono “classici”, visto che vini come Brunello o Barolo salgono subito di prezzo e di fascia. Nel mercato americano è importante entrare negli interessi dei ragazzi che comprano vino al ristorante. I sommelier hanno bisogno di mettere in carta cose nuove, ma bisogna lavorare e viaggiare tanto per presentare i propri vini. Negli Stati Uniti una sola persona può aprirti la porta a 4 o 5 ristoranti, in Italia non è così, ma devi girare tanto.
    7 min
  • Biondelli, la Franciacorta tra Amore e Diplomazia

    Biondelli è una giovane azienda vinicola situata al centro della zona di produzione della Franciacorta, ma non può essere ridotta solo a questo, se non altro per lo spessore dei personaggi che l’hanno creata e vissuta.

    Oggi le attività vengono seguite dalla terza generazione insieme alla seconda, ovvero da Joska Biondelli che ha preso le redini della cantina dalle mani del papà Carlottavio e della mamma Mariella. Proprio a Carlottavio si deve il maggior impulso nell’evoluzione vinicola della tenuta Biondelli, ricevuta in eredità dal papà Giuseppe che arrivò in Franciacorta grazie al matrimonio con Clementina dei conti Maggi di Gradella. Amore e Diplomazia cominciano così a fondersi, Giuseppe Biondelli era infatti all’epoca delle nozze un Diplomatico di carriera e aveva girato mezzo mondo negli anni che precedettero la Seconda Guerra Mondiale. L’amore per la moglie Clementina, che aveva antichi legami con la Franciacorta, lo spinse a trasferirsi a Bornato acquistando la villa e l’annessa proprietà agricola che erano in precedenza state di proprietà dei conti Fè d’Ostiani. Da Console Generale, Giuseppe divenne Ambasciatore d’Italia e fece di Bornato la residenza estiva della propria famiglia, da qui nacque la prima idea di vigneto, che poi trovò massima espressione nell’impegno del figlio Carlottavio. Ma la Diplomazia non era nuova, in realtà, per il territorio e per il castello di Bornato in particolare. Prima dei Biondelli lo storico borgo aveva vissuto un’epoca di splendore grazie proprio ai Fè d’Ostiani, alla fine dell’Ottocento infatti il Conte Alessandro aveva reso nota la residenza in qualità di Senatore del Regno d’Italia e Ministro Plenipotenziario in diversi paesi (Cina, Giappone, Brasile, Belgio e Grecia). Dello stesso livello anche il genero, il Conte Charles Jean Tristan de Montholon Sémonville, Ambasciatore di Francia in Svizzera.

    Amore e Diplomazia quindi, ma in una delle zone più vocate per la vitivinicoltura in Italia. Le testimonianze di questa vocazione affondano le radici indietro nei secoli, ma forse la prima davvero specifica per le produzioni attuali di vini spumanti si ritrovano nel “Libellus De Vino Mordaci” (Trattato sul Vino Mordace, ossia mosso e spumante) composto dal medico bresciano Gerolamo Conforti nel 1520. In questo solco della tradizione si inseriscono quindi i Biondelli di seconda e terza generazione, con una produzione limitata ma molto interessante. Una storia decisamente giovane, iniziata nel 1990 con l’adesione di Carlottavio al neonato Consorzio di Franciacorta, per poi arrivare nel 2012 alla produzione dei primi vini firmati Biondelli. Passando per un grande lavoro di ammodernamento dei vigneti, avviati alla conduzione biologica nel 2011, e per l’inaugurazione della nuova cantina, sorta grazie alla ristrutturazione della cinquecentesca cascina Breda all’interno della tenuta nel 2010. Data che segna anche il passaggio delle responsabilità a Joska Biondelli, che da quel momento si occupa a tempo pieno della produzione.

    Siamo ormai ai giorni d’oggi, con la produzione di tre etichette, tutte 100% Chardonnay: Biondelli Brut, Biondelli Saten e Biondelli Brut Millesimato “Première Dame”. Quest’ultimo già nei desiderata di diversi critici internazionali come testimoniano i 92 punti sulla guida Gilbert & Gaillard o la medaglia d’oro Champagne & Sparkling Wine World Championships. Noi però ci concentriamo sul Saten, la tipologia che contraddistingue la Franciacorta.

     

    Biondelli Saten

    Naso elegante e delicato, si sente la frutta gialla e qualche erba, non mancano note di lievito ma molto leggere. Il perlage è davvero molto persistente a dispetto della tipologia, il corpo c’è ed è ben equilibrato con l’acidità che rende questa etichetta davvero piacevole oltre che interessante. Il finale è lungo e spinge ad un nuovo sorso, sensazione da premiare.

    Voto: 7,5

    5 min
  • Vai per picchiare e torni che le hai prese / Collisioni 2016-Capitolo1

    Sai quando parti con un’idea, tipo di andare ad assaggiare i migliori vini rossi d’Italia, e ritorni che alla fine le cose più belle che mandi a memoria sono un Greco di Matera, un Gavi e un Verdicchio? Ecco, parti per picchiare e vieni picchiato duro nelle tue convinzioni. Succede. A Collisioni…

    L’esperienza è stata forte, partiti con Brunello e Val d’Orcia siamo saliti verso la doppia B di Barbaresco/Barolo e poi ridiscesi su Aglianico e Primitivo, senza dimenticare neanche l’Amarone. Insomma roba forte, in tutti i sensi, che arricchirebbe il bagaglio culturale di qualsiasi esperto o appassionato. Eppure se dovessi segnalare le “scoperte” più interessanti devo virare su due o tre vini bianchi, almeno in un caso semisconosciuto. Attenzione, non sto dicendo che i rossi di cui sopra non mi abbiano emozionato, anzi, ma quando trovi quel particolare che ti cambia la visuale allora sì che esulti e guadagni in comprensione.
    E andiamo a scoprirli questi vini bianchi che mi hanno lasciato senza parole. Uno per ognuno dei tre giorni che mi sono potuto concedere a Collisioni 2016 prima di essere richiamato in fretta e furia dalle parti di casa per l’arrivo del piccolo (per ora) Ascanio.

    GAVI Riserva DOCG 2014 – La Raia / Degustato venerdì 15 luglio 2016

    Si presenta giallo paglierino con riflessi verdolini ma è molto luminoso. Al naso è impressionante, sui miei appunti c’è un “difficile da descrivere” per complessità visto che le note di frutta, comprese quelle agrumate, si alternano alle erbe aromatiche. L’ingresso è rotondo ma poi emergono freschezza e sapidità, in equilibrio costante e persistente. Questo Gavi (ma anche i due assaggiati nel pomeriggio, entrambi di Broglia: Gavi DOCG La Meirana 2015 e Gavi DOCG Bruno Broglia 2014) mi hanno aperto gli occhi sul Cortese, vitigno dal nome forse fuorviante. Cortese nel senso di elegante ci sta, ma di certo la sua non è una gentilezza che passa inosservata. In più è stato piacevole scoprire, a fine degustazione e quindi non come argomento principale della stessa, che La Raia è azienda a conduzione biodinamica.

    MATERA GRECO DOP 2015 – Taverna / Degustato sabato 16 luglio 2016

    Vino apparentemente semplice ma molto piacevole. Il colore è tendente all’oro e al naso la frutta gialla si evolve insieme agli agrumi con una ricchezza interessante. In bocca si nota subito la nota sapida e la freschezza, corroborata da un buon corpo e un’armonia notevole. Insomma il vino che scompiglia le carte, messo lì quasi come agnello sacrificale che apre la degustazione teoricamente dedicata ai grandi rossi della Basilicata (di cui parlerò prossimamente) e nel suo piccolo si fa ricordare. Un motivo in più per tornare a Matera.

    VERDICCHIO – Istituto Marchigiano Tutela Vini / Degustato domenica 17 luglio

    In questo caso non me la sento di segnalarne uno solo, ne abbiamo degustati 32 e dovrei costringermi a scegliere un’etichetta senza per questo riuscire nell’impresa di essere rappresentativo dell’insieme. Perché qui abbiamo un solo vitigno ma due territori, Jesi e Matelica, ma soprattutto due differenti espressioni. Infatti del Verdicchio, di cui non devo certo essere io a tessere le lodi, quello che mi ha colpito di più è proprio la versatilità. Ovvero la capacità di essere splendido in versione fresca da bere subito ma anche nella versione affinata per anni e anni, donando spessore e complessità al vino. Quale altro vitigno riesce a dare le due cose e sempre ad alti livelli di eleganza e impatto sensoriale? Cercherò qualcosa che possa somigliare al Verdicchio, ma intanto ringrazio l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini che ha organizzato la degustazione a Collisioni 2016 (e la versione “on the road” di inizio settembre).

    5 min
  • Collisioni e la degustazione internazionale, ovvero di come si degusta tra esperti di tutto il mondo

    Se c’è una cosa che posso dire di aver imparato dalla fortunata esperienza di Collisioni, che spero di ripetere ancora, è sicuramente la modalità di degustazione in un contesto internazionale.

    Il panel, sia nella versione classica di Barolo sia in quella “on the road” di Jesi con l’Istituto Marchigiano Tutela Vini, è sempre stato di altissimo livello e con specializzazioni diverse. Dai sommelier agli importatori, compresi tanti giornalisti ed alcuni ristoratori, decine di professionisti provenienti da ogni parte del mondo seduti allo stesso tavolo ad assaggiare e a scoprire vini diversi. Dal bianco fresco da bere entro l’anno e dal costo sotto i dieci euro la bottiglia, fino ai rossi importanti da invecchiamento con un valore economico che sfiora le vette.

    Quello che si nota, in tutte le situazioni e qualunque sia il prodotto che questi esperti hanno nel bicchiere, è l’approccio laico e pragmatico. Pochi fronzoli e tanta sostanza, si valuta l’equilibrio, si discute dell’originalità del vino e magari dell’omogeneità della denominazione (spesso le degustazioni sono organizzate per territorio), si ragiona sul posizionamento nel mercato e la fascia di prezzo. I produttori intervengono, si fanno domande sull’affinamento in legno, rese in vigna e tipologia di suolo, ma niente di accessorio. Una svolta per certe classi di appassionati, che puntano a indagare spesso la specifica produttiva sostanzialmente inutile, magari perché forse avrebbero poco da dire sul complesso di quel vino. Ma un cambio di rotta anche per alcuni produttori, soprattutto se abituati a parlare solo di premi delle guide e di storia di famiglia.

    Insomma, se proprio vogliamo specificare di cosa stiamo parlando, mai una volta in giornate di degustazioni pienissime ho sentito chiedere che tipo di lieviti venissero usati in cantina. Stessa cosa per la parte più squisitamente degustativa, mai si è andati oltre il descrittore olfattivo principale (quando è stato nominato) mentre si è parlato sempre di equilibrio, eleganza, bevibilità, originalità. Mai e poi mai un esperto ha chiesto se il vino avesse ricevuto premi e da quale guida. Di certo sono diverse le prospettive, non siamo ad un concorso e non si ha neanche tempo di fare una disamina dettagliata dei singoli aspetti di un vino, tuttavia sono convinto che sia proprio l’approccio a essere diverso. Persone che valutano per lavoro e in continuazione centinaia di etichette di tutto il mondo non hanno tempo da perdere con i fronzoli, hanno un’idea del loro mercato di riferimento e vogliono farsi un’idea precisa ma concreta del vino che hanno nel bicchiere.

    A questo punto però la domanda che mi faccio è: quelli che ho definito fronzoli, che potrebbe essere la scelta dei lieviti così come i diversi sentori esplicitati nell’approccio del sommelier o l’ultimo premio ricevuto, diventano secondari solo in un contesto del genere o sono realmente argomenti di scarsa importanza? È corretto impostare la comunicazione dei propri vini su temi tecnicamente non di primo piano (e basta dare un’occhiata a molto siti aziendali per farsi un’idea) o non si rischia piuttosto di fare presa solo su una ristretta fascia di appassionati?

    Soprattutto credo si possa dare un consiglio ai produttori che si approcciano all’export: andate al sodo! Prima le cose importanti, poi e solo se richiesto si può parlare del resto. Facciamo già abbastanza fatica a presentare i nostri territori, piccoli e molto differenti tra loro, per non parlare dei nostri mille vitigni autoctoni, senza bisogno di complicare ulteriormente le cose. E lascio volutamente in sospeso il discorso delle Denominazioni, avrò modo di riparlarne più avanti quando vi racconterò dell’incontro, sempre a Collisioni in quel di Barolo a luglio, con Antonio Galloni. Che non è andato tanto per il sottile su questo argomento…

    5 min

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