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L’hanno trovata in dirupo, in provincia di Pordenone, pugnalata a morte dal suo ex ragazzo: è finita così la vita di Giulia Cecchettin, 22 anni, studentessa universitaria prossima alla laurea e scomparsa da alcuni giorni. Ieri, anche il suo aguzzino è stato ritrovato, in vita questa volta e in Germania, dove si era recato in fuga dopo l’omicidio. La notizia, che ha occupato le prime pagine di tutti i mezzi di stampa italiani ha suscitato vivo scalpore ed ha riportato alla ribalta il femminicidio che, nella penisola dall’inizio dell’anno, ha già causato la morte di 53 donne in ambito familiare/affettivo.
“Pensavamo che con il passare del tempo sarebbe svanito il modello dell’uomo legato a generazioni meno giovani, cioè quello tradizionalmente patriarcale, padrone della famiglia e della donna. Pensavamo che quel modello sarebbe svanito e si sarebbero costruite nuove relazioni. E invece permane ed è radicata l’idea del maschio che incentra la relazione sul rapporto padronale di possesso e controllo”, ha affermato Fabio Roia, presidente vicario del Tribunale di Milano.
La morte di Giulia farà finalmente scattare qualcosa in ambito legislativo, assistenziale e soprattutto social-culturale, affinché il femminicidio venga combattuto con determinazione alla radice, anche fuori dai confini italiani? La famiglia della giovane ha deciso di battersi proprio per questo.
Per discuterne a Modem intervengono:
Gabriela Giuria Tasville, giurista, direttrice della Fondazione Azione Posti Liberi e attiva presso la Fondazione diritti umani;
Pierfranco Longo, Presidente della Conferenza cantonale dei Genitori (TI);
Cinzia Sciuto, Filosofa, saggista, , condirettrice di MicroMega si occupa di diritti civili, laicità e femminismo.
Modem, dal lunedì al venerdì, su RSI, Rete Uno e LA1 alle 08:30, in replica su Rete Due alle 18:30. Ci trovate anche sul Podcast e sulle app RSI e RSIPlay.
By RSI - Radiotelevisione svizzera5
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L’hanno trovata in dirupo, in provincia di Pordenone, pugnalata a morte dal suo ex ragazzo: è finita così la vita di Giulia Cecchettin, 22 anni, studentessa universitaria prossima alla laurea e scomparsa da alcuni giorni. Ieri, anche il suo aguzzino è stato ritrovato, in vita questa volta e in Germania, dove si era recato in fuga dopo l’omicidio. La notizia, che ha occupato le prime pagine di tutti i mezzi di stampa italiani ha suscitato vivo scalpore ed ha riportato alla ribalta il femminicidio che, nella penisola dall’inizio dell’anno, ha già causato la morte di 53 donne in ambito familiare/affettivo.
“Pensavamo che con il passare del tempo sarebbe svanito il modello dell’uomo legato a generazioni meno giovani, cioè quello tradizionalmente patriarcale, padrone della famiglia e della donna. Pensavamo che quel modello sarebbe svanito e si sarebbero costruite nuove relazioni. E invece permane ed è radicata l’idea del maschio che incentra la relazione sul rapporto padronale di possesso e controllo”, ha affermato Fabio Roia, presidente vicario del Tribunale di Milano.
La morte di Giulia farà finalmente scattare qualcosa in ambito legislativo, assistenziale e soprattutto social-culturale, affinché il femminicidio venga combattuto con determinazione alla radice, anche fuori dai confini italiani? La famiglia della giovane ha deciso di battersi proprio per questo.
Per discuterne a Modem intervengono:
Gabriela Giuria Tasville, giurista, direttrice della Fondazione Azione Posti Liberi e attiva presso la Fondazione diritti umani;
Pierfranco Longo, Presidente della Conferenza cantonale dei Genitori (TI);
Cinzia Sciuto, Filosofa, saggista, , condirettrice di MicroMega si occupa di diritti civili, laicità e femminismo.
Modem, dal lunedì al venerdì, su RSI, Rete Uno e LA1 alle 08:30, in replica su Rete Due alle 18:30. Ci trovate anche sul Podcast e sulle app RSI e RSIPlay.

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