FILM GARANTITI - Il meglio del cinema

FILM GARANTITI - Il meglio del cinema

By BastaBugieTV & FilmFilm Reviews
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FILM GARANTITI - Il meglio del cinema episodes

  • Katyn**** (2007) - nel 2007 lo stupendo film Katyn ha ricordato la mostruosa alleanza tra Hitler e Stalin per spartirsi la Polonia
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6147

    NEL 2007 LO STUPENDO FILM KATYN HA RICORDATO LA MOSTRUOSA ALLEANZA TRA HITLER E STALIN PER SPARTIRSI LA POLONIA di Luisa Cotta Ramosino
    Polonia, primavera del 1940. Un cospicuo numero di militari e intellettuali polacchi viene trucidato e sepolto in una fossa comune dai servizi segreti sovietici nei pressi di Katyn, dopo il patto stipulato tra Stalin e Hitler che aveva stabilito la spartizione della Polonia tra Germania e Unione Sovietica. Le madri, le mogli, le figlie e le sorelle degli uomini uccisi aspetteranno a lungo, se non addirittura invano, di conoscere la sorte dei loro congiunti.
    Nel 1943 l'esercito tedesco comunica i nomi di coloro che sono stati ritrovati nella fossa comune. Nel 1945, dopo la liberazione di Cracovia da parte dell'esercito di Stalin, la propaganda sovietica incolperà del massacro l'esercito tedesco.
    Katyn, che prosegue il lavoro di ricostruzione storica e identitaria della Polonia che Wajda ha già affrontato con I dannati di Varsavia nel '57 e continuerà con un film su Lech Walesa è una pellicola intensa ed esigente che affronta, senza nascondere il profondo coinvolgimento personale dell'autore, il massacro di migliaia di ufficiali dell'esercito polacco da parte dell'esercito sovietico nella primavera del 1940.
    Il regista, che è figlio di uno di questi ufficiali, affronta gli eventi lontani da una prospettiva che va ben oltre la pur doverosa ricostruzione degli eventi, per molti anni distorta dalla propaganda sovietica, che riuscì ad attribuire ai tedeschi la responsabilità del massacro, in realtà compiuto con cinica efficienza in una prospettiva di annientamento totale della nazione polacca.

    LA MOSTRUOSA ALLEANZA TRA HITLER E STALIN
    L'incredulità impotente degli ufficiali polacchi (militari di carriera, ma in molti casi anche intellettuali, scienziati, ingegneri e uomini di cultura in senso lato, che avevano indossato la divisa di fronte all'emergenza della minaccia nazista), separati dai loro soldati e consegnati ai sovietici, è già piena della consapevolezza del rischio che corrono.
    La mostruosa alleanza stretta tra Hitler e Stalin per spartirsi la Polonia (di cui pure s'immagina la fragilità) ha chiare basi nel disprezzo per una nazione la cui cultura ha un fondamentale riferimento nella fede (ricordata dalle croci nell'università smantellata dai tedeschi che spediscono i docenti a morire nei campi di concentramento, ma anche dai rosari scambiati dagli ufficiali che pregano fin sul bordo delle fosse dove verranno nascosti i loro cadaveri).
    Wajda sostiene il suo racconto con una colonna sonora di grande potenza e intensità (è firmata da Krzysztof Penderecki) e non nasconde l'ammirazione per questi uomini capaci (come nel caso del personaggio ispirato al padre del regista) di rinunciare alla possibilità della fuga in nome dell'onore e di conservare dignità e solidarietà reciproca pur nelle sofferenze della prigionia che precedette la morte.
    Ma trova anche lo spazio di raccontare i destini dei loro parenti: mogli, madri, sorelle e figlie che, oltre alla lunga e crudele incertezza sul destino dei loro cari (un primo elenco dei morti fu diffuso solo nel 1943 da tedeschi, che trovarono le fosse comuni ed effettuarono le identificazioni, talvolta tragicamente errate), subiscono la violenza di chi vorrebbe impedire loro perfino di affermare la verità sulla loro morte.

    NESSUNA RINASCITA SENZA VERITÀ
    Nella Polonia «liberata» e comunista che deve rinascere secondo il modello imposto da Mosca, non c'è spazio né volontà per rendere almeno l'omaggio della verità ai morti.
    Wajda, attraverso le parole e i gesti dei suoi personaggi, ci dice esplicitamente che, in quel momento come cinque anni prima con l'invasione tedesca, ci sono in gioco l'identità e la cultura di un popolo.
    C'è così chi sceglie di dimenticare (come uno degli ufficiali scampati al massacro o la sorella di uno dei morti) in nome della ricostruzione di un paese e di un popolo duramente provato, e chi, anche a prezzo della libertà o della vita, di fatto afferma che nessuna identità o rinascita può esistere a prezzo della verità. È il caso dell'altra sorella dell'ufficiale ucciso, che insiste per posare una lapide con l'esatta data della morte e rifiuta di firmare una dichiarazione che imputi ai tedeschi il massacro; e il caso del figlio di un generale assassinato, che viene rifiutato all'università e poi ucciso per aver imputato ai sovietici la morte di suo padre.
    La commozione di questo sacrificio silenzioso, ma decisivo, si accompagna nella pellicola di Wajda alla pietas per il dolore di chi non riesce a smettere di attendere un ritorno impedito dalla crudeltà bugiarda di un'ideologia che avrebbe continuato a segnare la terra di Polonia per i decenni a venire.

    Nota di BastaBugie: in fondo si può vedere il trailer del film. Per acquistare il dvd: clicca qui!
    https://www.amazon.it/Katyn-varie/dp/B0041KXF1G/ref=tmm_dvd_title_0?_encoding=UTF8&qid=&sr=
    Per approfondimenti su Katyn, l'intervista al regista, una clip del film, la notizia della tragedia dell'aereo che andava in Russia a commemorare il 70° anniversario di Katyn, visita il sito FilmGarantiti al seguente link:
    http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=19
    https://www.youtube.com/watch?v=IjLw9iAPyxk
    6 min
  • United 93**** (2006) - Un atto di eroismo nel cielo americano
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=16

    UN ATTO DI EROISMO NEL CIELO AMERICANO di Guido Giorgini
    In quella terribile mattina dell'11 settembre 2001, quando nei cieli degli Stati Uniti venne attuato il più grave attentato terroristico della storia, uno dei 4 aerei dirottati dai fanatici islamici non giunse a colpire il bersaglio prefissato, per merito della eroica rivolta dei passeggeri. A 5 anni di distanza, questo drammatico avvenimento è stato rievocato da un film, che però non ne mette in luce adeguatamente l'aspetto epico e il movente religioso. Desideriamo quindi celebrare questa storia di comune eroismo che costituisce un esempio e un monito per la nostra epoca.

    UN DRAMMATICO DIROTTAMENTO
    La vicenda del Boeing 707, volo n° 93 della compagnia aerea statunitense United Airlines, partito la mattina dell'11 settembre 2001 da New York per arrivare a Los Angeles, è ormai chiara nelle sue linee generali; essa è stata confermata da una indagine della FBI pubblicata un anno dopo il drammatico avvenimento.
    Lisa Jefferson, centralinista della Verizon, ha testimoniato che in quel giorno, alle ore 9,45, fu chiamata col telefonino da un passeggero di quell'aereo, Todd Beamer, 32 anni, ex giocatore di football, sposato e in attesa di un figlio. Egli le comunicò che 4 terroristi musulmani, armati di soli coltelli, ma minacciando di far esplodere il velivolo con una bomba a pulsante, avevano ucciso i piloti, si erano impadroniti del velivolo e lo avevano dirottato verso una destinazione sconosciuta.
    La centralinista gli rispose avvertendolo che, proprio pochi minuti prima, altri 3 aerei erano stati dirottati e scagliati contro le Torri Gemelle di New York e contro il Pentagono di Washington, provocando migliaia di morti.
    Informati di questo, i passeggeri del Boeing capirono che il loro aereo era stato anch'esso dirottato per scagliarsi contro un bersaglio simbolico. Constatando che stavano volando verso Sud in direzione di Washington, ipotizzarono che quel bersaglio fosse la Casa Bianca.
    In effetti, in questo caso, il piano criminale in atto avrebbe portato a compimento la sua logica: dopo il simbolo economico e quello militare, i terroristi di al-Qaida avrebbero colpito anche il simbolo politico degli Stati Uniti. Allora i passeggeri si resero conto che stavano rapidamente volando verso il suicidio, nonostante le menzognere frasi tranquillizanti che un dirottatore rivolgeva a loro per tenerli sotto controllo.
    Dopo un primo momento di terrore e di disperazione, le vittime designate si calmarono e ripresero coraggio e iniziativa. Nonostante le minacce dei terroristi, essi si rifugiarono nel fondo dell'aereo per mettersi d'accordo su come uscire da quella drammatica situazione. In questo modo, si resero conto che a loro restava una sola, estrema possibilità di sventare il piano criminale.
    Ai propri compagni di sventura, Beamer propose di tentare un colpo di mano: i passeggeri più giovani dovevano aggredire all'improvviso i terroristi, disinnescare la bomba e penetrare nella cabina di pilotaggio per prendere il controllo dell'aereo facendolo deviare dal bersaglio. Alla peggio, se proprio erano destinati a morire, potevano almeno salvare gli abitanti del bersaglio predestinato. Tutti furono d'accordo nel tentare l'audace gesto.
    Rimasta in contatto telefonico con Beamer, la centralinista li udì invocare l'aiuto divino recitando la preghiera del "Padre nostro" e alcuni Salmi; poi ella sentì grida terribili e rumori confusi di lotta, seguìti da esclamazioni di gioia degli insorti. Probabilmente essi erano riusciti a neutralizzare i due terroristi che li controllavano e a disinnescare la bomba, in quanto dalle indagini fatte dall'FBI non risulta che l'aereo sia esploso in volo. Il primo risultato era stato ottenuto.
    Restava però da penetrare nella cabina di pilotaggio, dove si erano rinchiusi gli altri due terroristi, ben decisi a lanciare l'aereo sul bersaglio. Allora la centralinista udì Beamer che esclamava: "Lanciatelo alla carica!"; dai rumori che seguirono, ella capì che gli insorti stavano usando il carrello delle vivande come un ariete, per sfondare la porta della cabina.
    Qui la comunicazione telefonica cadde e quindi finisce la testimonianza della centralinista. Le indagini ipotizzano che gli insorti riuscirono a penetrare nella cabina ma, nella violenta colluttazione con i dirottatori, non riuscirono a prendere il controllo dell'aereo; il velivolo, che stava già planando verso Washington, rimase senza guida e si schiantò nella campagna della Pennsylvania, appena 17 minuti prima di raggiungere l'obiettivo.

    UNA TESTIMONIANZA DI EROISMO
    Raccontandoci un avvincente episodio di eroismo compiuto da gente comune, questo dramma costituisce un prezioso insegnamento. Come la decisione di appena 4 terroristi è riuscita ad impadronirsi di un aereo nel tentativo di provocare una strage, così la decisione di appena 5 o 6 passeggeri è riuscita a sventare quel piano criminale. Essi sono stati stimolati da quello fra loro che, avendo capito cosa stava succedendo e qual era la posta in gioco, li ha guidati alla soluzione.
    I passeggeri del volo UA 93 non hanno ceduto alla tentazione di "cedere per non perdere" ed al ricatto psicologico dei terroristi, che cercavano di tenerli buoni illudendoli su una felice conclusione del dirottamento. Le vittime designate hanno reagito con lucidità, responsabilità e coraggio, disponendosi a tentare il tutto per tutto pur di salvare le altre vittime imminenti.
    Essi si sono ricordati del giudizio evangelico che dice: «nessuno dimostra maggior amore per il prossimo, di colui che sacrifica la propria vita per i fratelli». Questo eroismo è stato premiato dalla Divina Provvidenza: il sacrificio dei passeggeri è riuscito ad evitare la terza strage di quel giorno terribile.
    Non piangiamo dunque su di loro, ma piuttosto rallegriamoci, perché quel dramma, che avrebbe potuto concludersi in tragedia, si è trasformato in un piccolo ma significativo episodio epico del nostro tempo, che ne è così povero. Quei passeggeri hanno vinto la loro battaglia contro la paura e la vigliaccheria, lasciando una eroica testimonianza al mondo intero.
    Ci auguriamo che il loro sacrificio abbia meritato, oltre la riconoscenza degli uomini, anche il premio della salvezza eterna, secondo la promessa evangelica: «chi avrà sacrificato la propria vita, la salverà».
    La vicenda del volo UA 93 è stata molto celebrata negli Stati Uniti e la figura di Beamer è diventata popolare, esaltata come simbolo della volontà di reagire alla minaccia terroristica e di riscattarsi moralmente. In Europa, invece, questa lezione di eroismo è stata quasi del tutto occultata da quella censura mass-mediatica che continua a dominare nel nostro continente.

    IL FILM UNITED 93
    A 5 anni dal dramma accaduto nel cielo della Pennsylvania, esso è stato finalmente rievocato in un film americano: United 93, titolo che allude appunto al volo n° 93 della compagnia aerea United Airlines. Negli Stati Uniti questa pellicola ha avuto notevole successo; anche in Italia, sebbene sia stata proiettata come riserva per riempire il periodo estivo, è stata molto apprezzata, dato che è arrivata quarta nella classifica fra quelle di maggior incasso della stagione.
    Nel primo tempo del film, per la verità, la narrazione stenta un po' a... decollare assieme al velivolo, in quanto si dilunga troppo nel raccontare i preliminari del dirottamento, descritto in parallelo con quelli degli altri 3 aerei dell'11 settembre.
    Ma nel secondo tempo esplode il dramma, il ritmo diventa serrato, la tensione sale e lo spettatore viene coinvolto emotivamente nel destino dei passeggeri. Il film descrive bene anche lo sconcerto e l'impaccio delle autorità civili e militari, che non sanno come affrontare un'emergenza così anomala e imprevista.
    Particolarmente avvincente è la lunga sequenza finale, che va dall'assalto degli insorti fino alla caduta dell'aereo. La sceneggiatura sposa l'ipotesi più probabile: quella secondo cui i passeggeri riuscirono a neutralizzare i terroristi, ma non a prendere il controllo del velivolo.
    Com'era prevedibile, la sceneggiatura ha cercato di evitare l'accusa di alimentare un "conflitto di civiltà" tra Oriente musulmano e Occidente cristiano; per questo essa ha in parte censurato l'aspetto religioso della rivolta dei passeggeri; sebbene si veda uno di loro che si fa il segno della Croce e un altro che recita il Rosario, non appaiono le preghiere recitate dagli insorti prima di partire all'assalto.
    Il regista Paul Greengrass ha raccontato la terribile vicenda mescolando con prudenza e parsimonia fatti accertati e supposizioni verosimili, usando uno stile asciutto e quasi cronachistico che punta molto sull'azione concede poco ai risvolti psicologici dei personaggi.
    Le figure dei dirottatori vengono descritte in maniera sobria e grigia; essi risultano abbastanza plausibili nel loro freddo fanatismo religioso, che punta a vincere sfruttando la vigliaccheria suscitata dal terrore, ma che viene alla fine travolto da una inaspettata reazione, anch'essa animata da una opposta convinzione religiosa.
    Gli attori del film non sono famosi; tuttavia essi fanno un buon "gioco di squadra", riuscendo a ben rappresentare la rapida maturazione di quei passeggeri che, dall'iniziale sconcerto e terrore, giungono a meditare lucidamente sulla loro responsabilità e a prendere una coraggiosa decisione finale.
    United 93 è insomma un film che vale la pena di vedere, non tanto per le qualità tecniche del prodotto, quanto per la testimonianza che rievoca e per l'insegnamento che se ne trae, utile soprattutto per quella futura generazione che, si spera, non vorrà imitare l'ignavia dei molti bensì l'eroismo dei pochi.
    14 min
  • Bella***** (2007) -Un Film Che Converte Senza Prediche
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=49

    UN FILM CHE CONVERTE SENZA PREDICHE di Antonio Gaspari
    Due anni fa, il mondo del cinema fu sorpreso da "Bella," la storia romantica diretta dal regista messicano Alejandro Monteverde, che inaspettatamente vinse il primo premio del prestigioso "People's Choice Award" del Toronto Film Festival. Da quel momento in poi, Bella ha vinto altri premi a livello internazionale, come il premio "Smithsonian Latino Center". Nominato come prima preferenza fra gli utenti di Yahoo, è stato anche premiato dalla Casa Bianca, sotto il presidente Bush, per il suo contributo alle Arti.
    Il film è girato nella città di New York e racconta la storia di José, un promettente giocatore di calcio messicano, che per circostanze tragiche smette di giocare a calcio e si ritira a fare il cuoco nel ristorante del suo fratello adottivo. Nello stesso ristorante viene licenziata una giovane ragazza, Nina, che non andava al lavoro perché era incinta. Nina intende mettere fine alla gravidanza, perché è sola, senza lavoro, senza il sostegno neanche di sua madre. José non condivide la scelta della giovane collega ma tenta di aiutarla facendole sentire tutto il caloroso sostegno umano. In questo modo, le due vite s'intrecciano e, con una serie di stupendi flashback e intensi dialoghi, lo spettatore viene spontaneamente ed emotivamente coinvolto nel loro passato.
    Nel film le parole aborto, solidarietà, Gesù, umanità, difesa della vita e della famiglia non vengono mai pronunciate, ma le immagini, i silenzi, le varie vicende, i diversi personaggi concorrono insieme a comporre una commovente poesia d'amore.
    Si tratta di un film "potente e toccante… un'autentica ispirazione", ha detto Ana Maria Montero nel suo servizio per la CNN. Secondo Maria Salas, di NBC-Miami, "Bella è un dramma romantico pieno di cuore, anima e messaggi positivi... un gioiello cinematografico".
    Dopo aver visto il film, alcune giovani donne hanno deciso di far nascere i bambini e le bambine che avevano concepito.
    L'efficacia del film si deve in parte anche allo straordinario cast: Tammy Blanchard, vincitrice dell'Emmy Award, e la stella messicana Eduardo Verástegui, chiamato il "Brad Pitt dell'America Latina".
    "Dopo 10 anni di carriera – ha confessato Verástegui – mi sono reso conto che mi mancava qualcosa, ma non sapevo cosa fosse. Mi sentivo in un labirinto senza uscita; volevo usare l'uscita di sicurezza ma non sapevo dove si trovasse, mi sentivo vuoto".
    Il giovane Eduardo, nato a Xicotencatl, Tamaulipas, un piccolo paese al nord del Messico, ha avuto una brillante carriera internazionale come cantante pop del gruppo latino Kairo e come attore di "telenovela", dopodiché si è stabilito negli Stati Uniti in cerca d'una felicità sempre sfuggente. Dopo aver girato un popolare video musicale con Jennifer Lopez, Eduardo ricevette numerose offerte promettenti da registi di Hollywood, ma le rifiutò, perché si trattava di proposte con un basso livello morale.
    "Ho promesso a Dio che non avrei mai più lavorato a un progetto che offendesse la mia fede, la mia famiglia o la mia comunità latina", ha confessato.
    Con gli amici Leo Severino e Alejandro Monteverde, Eduardo ha fondato la Metanoia Films per "produrre pellicole che abbiano il potenziale non solo di intrattenere il pubblico, ma anche di fare la differenza nella nostra società – ha spiegato Verástegui –, pellicole che tocchino il cuore del pubblico ed elevino l'intelletto verso ciò che è buono, bello e vero, verso l'eccellenza".
    La parola metanoia (in greco, "conversione") è stata scelta da Eduardo stesso e riflette il suo percorso spirituale personale.

    LA STORIA DI EDOARDO VERASTEGUI
    Eduardo Verástegui è nato a Mante, Tamaulipas, México. Trasferitosi a Città del Messico per perseguire la carriera da modello (lavorando tra l'altro con Calvin Klein), nel 1994, ha cominciato ad acquistare fama come membro del gruppo di pop messicano Kairo. Nel 1997, Verástegui ha iniziato anche una carriera da attore in alcune telenovelas messicane prodotte da Televisa.
    Nel 2001 Verástegui è andato a Miami dove ha firmato un contratto di registrazione da solista con Universal Music Latino. Ha registrato il suo primo album. Due anni più tardi, nel 2003, Verástegui fu scelto come attore protagonista nella commedia latina Chasing Papi. È stato votato tra i 50 ispanici più sexy dalla rivista People en Español.
    Ha co-fondato la società di produzione "Metanoia" ("conversione", in greco) e il suo primo film di Bella, con Verástegui e co-prodotto da lui è uscito nel 2006. Il film racconta i conflitti emotivi interiori persone passano in famiglia e casi di aborto. Bella ha vinto il premio Choice al Toronto Film Festival. Verástegui era cresciuto in una famiglia cattolica praticante. Nel 2002, prima delle riprese di Chasing Papi, Verástegui ha preso lezioni di coaching vocale per migliorare la pronuncia inglese. L'allenatore era una persona cattolica, e nel corso delle loro conversazioni Verástegui riscoperto la propria fede e decise di cambiare il suo stile di vita. Ha deciso di rifiutare le offerte di interpretare ruoli in film che in contrasto con la fede cattolica. In un'intervista ha detto che si è impegnato a partecipare alla Messa quotidiana e la preghiera, la lettura della Bibbia, recitando il rosario e di confessarsi almeno una volta alla settimana. Nel 2008, ha pubblicato un lungo messaggio-video che denuncia l'alto tasso di aborti nelle comunità ispaniche degli Stati Uniti e condanna gli interventi pro-choice di Barack Hussein Obama durante la campagna elettorale per le presidenziali.
    9 min
  • Bella***** (2007) - Un inno alla vita di rara efficacia
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=48

    UN INNO ALLA VITA DI RARA EFFICACIA di Loretta Bricchi Lee
    Romantico, a tratti drammatico, introspettivo, per molti è il film cristiano dell'anno e un inno alla vita di rara efficacia. Si tratta di Bella, diretto da Alejandro Gomez Monteverde. [...]
    La storia è ambientata nella New York di oggi. José (Eduardo Verástegui) vede interrompersi la carriera nel football professionistico. Finisce a lavorare come cuoco nel ristorante messicano di suo fratello Manny (Manuel Perez), nella Grande Mela. Lì assiste al brutale licenziamento, a causa dell'ennesimo ritardo, di una cameriera, Nina (Tammy Blanchard). José la segue fuori dal locale per offrirle conforto e viene a sapere che, senza un marito, Nina ha appena scoperto di essere incinta. E per questo sta pensando di abortire.
    La giornata che José decide di passare con la ex collega si trasforma in un viaggio interiore alle radici del proprio dolore. L'amicizia che nasce quasi per caso cambierà nel giro di poche ore la vita di entrambi i protagonisti. Nina capisce con l'aiuto di José il valore del bambino che porta in grembo. José attraverso Nina coglie l'unicità della propria esistenza che si stava lasciando sfuggire fra delusione e rimorsi. Il finale dischiude il significato, fin lì incomprensibile, del titolo Bella. [...]
    A rendere per alcuni il film ulteriormente accattivante è un elemento autobiografico che unisce il personaggio di José all'attore Eduardo Verástegui. Già cantante del gruppo di pop latino Kairo e fascinoso protagonista di soap opera in Messico, nel 2000 Verástegui tenta il successo a Miami, dove Jennifer Lopez lo chiama a recitare la parte dell'amante gitano nel videoclip di Ain't So Funny. Arrivano presto proposte di parti da recitare, per lo più in commedie leggere come Chasing Papi (2003), ma anche un senso di profonda insoddisfazione, che si tramuta in una vera e propria crisi esistenziale. Provocato dall'esempio del proprio insegnante privato di inglese, Verástegui si avvicina quindi alla fede cattolica. L'incontro con un sacerdote dei Legionari di Cristo, padre Juan Rivas, attivo a Hollywood, e la lettura del libro Rome sweet home (traduzione italiana: Roma dolce casa, edizioni Ares) dello scrittore cattolico (ex protestante) Scott Hahn fanno il resto. Da lì, per il Brad Pitt messicano, idolo di migliaia di teenagers latinoamericane, inizia una nuova vita, anche professionale. Verástegui incontra prima il regista in erba Alejandro Monteverde, poi Leo Soverino, un avvocato della Fox Entertainment che resta incuriosito nel vedere quella sorta di muscoloso fotomodello che partecipa con fervore alla messa della sua parrocchia di Los Angeles. I tre decidono di fondare la Metanoia Films e di raccontare una storia fuori dai canoni commerciali, una storia «su come il dolore di due persone possa diventare la salvezza di entrambi - ha detto Monteverde - sull'amore come sacrificio di sé». E a loro si aggiunge, come produttore esecutivo, Steve McEveety, già produttore con Mel Gibson di Braveheart e La Passione di Cristo.
    È così che nel 2004 nasce il progetto di Bella. Un film che secondo alcuni potrebbe addirittura puntare a un Oscar, ma che Eduardo Verástegui dice di avere in realtà già vinto. Durante le fasi preliminari del film, l'attore si era recato in una clinica dove si praticavano aborti per poter studiare da vicino le emozioni di chi sta per compiere un gesto così fatale. Lì aveva fatto amicizia con una coppia messicana. Alcuni mesi più tardi, ha ricevuto una telefonata in cui padre e madre gli hanno chiesto il permesso di chiamare il bambino appena nato Eduardo.

    ECCO COME ABBIAMO SCELTO LA PROTAGONISTA di Eduardo Verástegui

    Stavamo preparandoci al film a cui mancava ancora la protagonista. Un amico mi aveva suggerito di intervistare una Nina (il nome della protagonista) cioè una donna che realmente si è trovata faccia a faccia con l'aborto, affinché la scelta dell'interprete fosse il più possibile reale e realista. Sono così andato in una clinica in cui si praticano gli aborti che sono così frequenti nelle città nord americane, specie nei quartieri più poveri abitati da latino-americani. Ho scoperto così, in quel particolare quartiere californiano che in un solo miglio ci sono ben nove di quelle cliniche. Quasi un tentativo di eliminare fisicamente una razza inferiore e fastidiosa. Entrando nella clinica che avevamo scelto ho visto una fila di donne in attesa, abbandonate a se stesse e soprattutto ragazze dell'età in cui non possono per la legge della California, neppure andare dal dentista senza genitori e che invece possono abortire senza dire o chiedere nulla a nessuno. Tra le donne in attesa c'era quel giorno anche un gruppo di militanti pro-life che cercava di convincere a scegliere la vita e a rinunciare al loro progetto di morte. Non riuscivano a farsi capire da una coppia messicana che non parlava una parola di inglese ed allora mi chiesero di fare da interprete, probabilmente perché da dieci anni recitavo nella telenovela più seguita dai latino americani negli Usa, i due mi hanno subito riconosciuto ed hanno cominciato ad ascoltarmi.
    Non solo hanno rinunciato ad abortire quel giorno, ma siamo anche diventati amici e nelle settimane successive ho regalato loro un orsetto ed una carrozzina perché ricordassero sempre che non erano soli. Un'amicizia che li ha portati, alcuni mesi dopo, proprio alla fine delle riprese del film a chiamare il loro bambino Eduardo. È stato uno dei momenti più bello della mia vita, quasi fosse nato un bambino mio, un bambino che non sarebbe dovuto nascere. Ma la cosa che è stata per me più importante, è che quell'incontro - quando avevi 31 anni - ha cambiato la mia vita. Mi ha fatto incontrare il dolore delle donne che pensano all'aborto come l'unica via d'uscita da una situazione di povertà e di solitudine. Ed è lì che ho deciso di essere vice di chi non ha voce e di lottare per la vita dal momento del concepimento fino alla morte naturale. "Bella", che io sappia, ha già salvato almeno cento bambini, anche se solo Dio sa quanto sia realmente grande quel numero.
    9 min
  • Ben Hur** (2003) - La storia di Ben Hur (e Gesù) in cartone animato
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=418

    LA STORIA DI BEN HUR (e Gesù) IN CARTONE ANIMATO
    Ben Hur è un film d'animazione del 2003 basato sul romanzo Ben-Hur: Una storia del Cristo, di Lew Wallace.
    È il quarto adattamento cinematografico del romanzo. La società di produzione di Charlton Heston, Agamemnon Films, ha prodotto questa versione animata diretta del film, con Heston stesso che dà voce al personaggio del titolo. Heston aveva vinto un Academy Award per aver giocato lo stesso ruolo nella versione del 1959.
    La versione animata racconta la stessa storia del film del 1959, con alcune differenze. La storia inizia con Baldassarre che aspetta nel deserto l'arrivo di Melchiorre e Gasparre per un viaggio a Betlemme.
    La storia di Ben Hur avviene 30 anni dopo la nascita di Cristo. A differenza delle versioni 1925 e 1959, viene mostrato il volto di Gesù e le sue parole vengono ascoltate in questo film.
    Il personaggio di Messala è diverso dal film del 1959. Apparendo zoppo, si avvicina a Ben-Hur per il perdono e si unisce alla famiglia di Ben-Hur e a Baldassarre per testimoniare la passione di Gesù.
    Ben-Hur dà acqua a Gesù sulla via del Calvario. Mentre Gesù muore, Ben-Hur e la sua famiglia, con Baldassarre, Messala e Esther, stringono le mani in preghiera.
    Miracoli si verificano quando Gesù guarisce la famiglia di lebbra di Ben-Hur e permette a Messala di camminare di nuovo. Si avvicina alla croce ringraziando Gesù per il miracolo.
    Alla fine del film Maria Maddalena vede Gesù uscire dalla tomba e salire in cielo, promettendo agli apostoli di predicare il Vangelo. Ben-Hur, sposato da Esther, condivide con i suoi figli la sua storia e la fede in Gesù.

    Nota di BastaBugie: qui sotto puoi vedere la versione integrale del cartone animato dal titolo "Ben Hur" (durata: 80 minuti), ovviamente in italiano.
    https://www.youtube.com/watch?v=spDwzGgxgzc
    3 min
  • Letters to God** (2010) - Il film sulla storia vera di un bambino malato di cancro che scrive lettere a Dio
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=349

    IL FILM SULLA STORIA VERA DI UN BAMBINO MALATO DI CANCRO CHE SCRIVE LETTERE A DIO di Franco Olearo
    Tyler, il protagonista del film, è un ragazzo di 8 anni affetto da tumore al cervello e si deve continuamente sottoporre a fastidiose chemioterapie. Il padre è morto da tempo ma ha una madre affettuosa (Maddy) che si dedica quasi interamente a lui anche se non può trascurare il figlio più grande di 16. La nonna materna viene spesso a trovarli portando ottimi dolci e dando continuamente iniezioni di serenità a tutti, grazie alla sua solida fede.
    Tyler non si occupa di se stesso ma quando scrive le sue lettere a Dio (è il suo modo di pregare) chiede soprattutto che sua madre possa tornare a sorridere, che il postino, con il quale ha fatto amicizia, ritrovi il coraggio di ritornare dal figlio e dalla moglie dalla quale si è separato a causa del suo alcolismo e infine dichiara di perdonare Alex, il compagno di scuola che lo ha preso in giro per la sua testa rasata.
    Il film è notevole in due aspetti: nel valorizzare la forza della preghiera e nel riconoscere un senso soprannaturale alla sofferenza causata dalla malattia. Lo è anche in altri aspetti: nel valorizzare la funzione dei nonni in seno alla famiglia, nell'amicizia sul lavoro, quando è proprio il lavoro lo strumento chiave per riprendere le fila della propria vita e iniziare da capo, come succede al postino Brady.
    Il momento tornante della storia avviene a casa del nonno di Samantha, un ex trasformista e illusionista. "I compagni di scuola ti prendono in giro perché sono gelosi - spiega il nonno a Tyler, dopo che si è camuffato da cosacco - perché sei stato scelto da Dio. Perché quando gli altri ti vedono così forte e coraggioso, sono costretti a rivedere la propria vita. Ed è per questo forse che si prendono gioco di te. Tu sei un guerriero di Dio ed è tuo compito spingerli verso di Lui".
    Non capita tutti i giorni di trovare un film che si appelli in modo esplicito a dei significati soprannaturali per dare un senso a ciò che ci accade nella vita, ma "letters to God" ha un grande punto di forza che evita di scivolare nella retorica: la storia è vera e alla sceneggiatura ha contribuito lo stesso padre di Tyler, Patrick Doughtie. È stato David Nixon già co-produttore di Fireproof a convincersi della qualità della storia e prendere il coraggio di dirigerla e produrla. Nonostante Tyler sia vissuto a Nashville, Tennessee, le riprese sono state fatte in Georgia, dove ha sede la casa di produzione Sherwood Pictures, come era già accaduto per Fireproof ed ora anche per Courageous.
    Il film non riesce interamente a evitare i toni patetici che sono inevitabili quando il protagonista è un bambino malato terminale ma a suo favore, proprio perché vi è il sostegno di una storia vera, ci sono altri momenti forti come quando Maddy non riesce più a riconoscersi nelle parole piene di fede della madre e si dispera, non riuscendo più ad accogliere la volontà del Signore di far morire suo figlio.
    Allo stesso modo il film mette in evidenza come la storia non si sviluppa nella forma del gesto isolato, quasi miracolistico, di un singolo eroe (in questo caso Tyler) ma è frutto la fecondità di una rete di parentele e amicizie solidali: non c'è solo la nonna, ma c'è anche il capo ufficio di Brady che si prende cura del suo reinserimento nel lavoro e c'è infine la piccola Samantha, che riesce sempre a far ridere Tyler, facendogli passare qualche minuto di serenità.

    Nota di BastaBugie: per guardare il film doppiato in italiano su YouTube vedi qui sotto. Per altre informazioni sul film clicca qui.
    https://www.youtube.com/watch?v=LT3GvF2QlyY
    4 min
  • Fatima, messaggio di tragedia o di speranza?** (2007) - Il terzo segreto di Fatima
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=245

    IL TERZO SEGRETO DI FATIMA
    Il 13 maggio del 1917, nell'infuriare di una delle più sanguinose guerre che abbiano mai devastato l'Europa, mentre soffiava il vento di un acceso anticlericalismo e la Russia era alla vigilia di una spietata rivoluzione, a Fatima, sperduto paesino del Portogallo, tre pastorelli affermano di aver "visto" la Madonna. Lucia, dieci anni, e i suoi cuginetti Francesco e Giacinta, ricevono la "visita" della Vergine anche nei cinque mesi successivi, provocando curiosità e stupore tra i fedeli e l'ostilità delle autorità civili, che esercitano forti pressioni su di loro perché rivelino il contenuto dei "segreti", rinchiudendoli persino in prigione. Ma i veggenti non cedono. Sarà Lucia, unica sopravvissuta dei tre, a rompere il silenzio anni dopo: il primo segreto consiste in una terrorizzante visione dell'inferno, destinato a chi rifiuta l'amore di Dio; il secondo s'incentra sull'azione del demonio, che si incarna nelle guerre e nei sistemi atei e profetizza la fine della Prima guerra mondiale, lo scoppio della Seconda e la parabola del comunismo in Russia; il terzo - il più inquietante, che la Chiesa rende noto nel 2000 - traduce in visioni angosciose l'azione di Satana contro la Chiesa, con la persecuzione e il martirio dei cristiani.
    Quelle apparizioni e rivelazioni profetiche ancor oggi suscitano reazioni contrastanti e addirittura opposte tra chi, anche cattolico, attacca Fatima giudicando quegli eventi solo fantasie estranee al messaggio cristiano, e chi l'esalta da fanatico, ritenendola una minaccia del Cielo che c'invita a prepararci alla fine del mondo. Tale verità si comprenda solo se la si accoglie senza pregiudizi.
    Già nel 2000 Joseph Ratzinger, allora prefetto dell'ex Sant'Uffizio, nel suo commento teologico al terzo segreto, perentoriamente affermava: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa». Fatima è un messaggio "duro", "politicamente scorretto": proprio per questo è evangelico, nella sua rivelazione della verità e nel suo rifiuto di ipocrisie, eufemismi, rimozioni. Ma, come sempre in ciò che è davvero cattolico, la "durezza" convive con la tenerezza, la giustizia con la misericordia, la minaccia con la speranza. Così, l'avviso che ci è giunto dal Portogallo è, al contempo, inquietante e consolante. Pur denunciando il dilagare dell'iniquità e del peccato, il messaggio di Fatima è dunque un invito a sperare, perché afferma che la salvezza personale e del mondo è possibile se si confida nel cuore della Madre di Cristo, potente avvocata dell'umanità.
    Può essere faticoso capire la Madonna di Fatima! E' difficile spiegarsi perché ha mostrato a tre ragazzini una spaventosa riproduzione dell'inferno, mentre noi adulti perbene giriamo canale se c'è violenza in televisione. Non si comprende con che mancanza di tatto possa aver predetto a due di loro una morte dolorosa prossima a venire. E' inquietante il digiuno che ha imposto a dei bambini nell'età in cui una corretta alimentazione costruisce il fisico.
    Come se non bastasse, ha mescolato la fede e la politica, contravvenendo alla regola base della diplomazia internazionale: ha chiesto la consacrazione della Russia per scongiurare una nuova guerra.
    Maria, in quel pascolo del Portogallo, ha parlato ai pastorelli analfabeti con la schiettezza di una mamma contadina davanti al focolare: usando immagini estreme, assegnando mansioni chiare, ipotizzando una punizione in caso di disubbidienza. Come è lontano il suo linguaggio dalla nostra comunicazione senza contrasti, depotenziata con lo scopo di non offendere nessuno, resa spesso puro stile senza il nocciolo di una vera soluzione.
    Ma proviamo a rileggere quelle parole cadute dal cielo cento anni fa: forse è proprio il loro contenuto così chiaro a risultare inaccettabile per noi persone del duemila appassionate di misteri e rompicapi. Maria dice senza troppa educazione che l'inferno esiste, che la preghiera funziona (può cambiare la storia!), che ogni scelta che facciamo è legata a doppio filo con il destino di tutto il mondo.
    Ci crediamo davvero? Quando abbiamo un problema, ci inginocchiamo? Abbiamo paura della possibilità di soffrire pene eterne come conseguenza di certe decisioni? Parliamo con chi mi vuole bene del destino ultraterreno che ci attende?
    Cento anni dopo, la Madonna di Fatima ha un messaggio inascoltato da dare: la religione non è un gesto sociale, ma vertiginosa trascendenza.
    8 min
  • Katyn***** (2007) - il crimine mai raccontato della russia di Stalin
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=52

    IL CRIMINE MAI RACCONTATO DELLA RUSSIA DI STALIN
    Lo sterminio (censurato) di 22.000 ufficiali polacchi da parte dei sovietici: ''venne così annientata la futura classe dirigente della Polonia'' Giampaolo Pansa
    «Perdonateci, se potete»: fu con queste parole che nel 1992 il presidente russo Boris Eltsin consegnò alla Polonia i documenti che attestavano la piena responsabilità dell'Unione Sovietica nel massacro di Katyn, cioè nello sterminio di oltre 20 mila prigionieri polacchi avvenuto nel 1940. Si chiudeva così una lunghissima vicenda, intessuta di falsificazioni e opposte verità, che viene ora ricostruita da Victor Zaslavsky in un libro che presenta molti motivi di interesse. Anzitutto, se l'eccidio di Katyn non fu che uno dei tanti crimini del regime sovietico, è anche vero - come giustamente osserva Zaslavsky - che esso riflette un carattere della dittatura staliniana che è stato a lungo imbarazzante riconoscere, per i vertici dell'Urss ma anche per una parte della cultura occidentale: vale a dire certe affinità che collegavano il regime stesso all'altro grande totalitarismo dell'epoca, quello nazista. Il massacro, infatti, doveva servire ad eliminare una parte cospicua dell'élite polacca (nella vita civile quegli ufficiali erano professionisti, giornalisti, professori universitari) nel quadro di una spartizione della Polonia tra Germania e Urss già prevista dal patto Ribbentrop-Molotov dell'agosto 1939.
    Un patto che Stalin considerava non solo un trattato di non aggressione, ma una vera e propria alleanza: nel 1940 il dittatore sovietico giunse a chiedere a Hitler di poter aderire al Patto tripartito che legava Germania, Italia, e Giappone. È appunto una tale complicità con il nazionalsocialismo, precedente il repentino mutamento di fronte provocato dall'attacco tedesco del giugno 1941, che viene richiamata dal massacro di Katyn. Di particolare interesse è la lunga disputa sulle responsabilità della strage, iniziata fin da quando le truppe germaniche, nell'aprile 1943, informarono il mondo del ritrovamento nella zona di Katyn dei corpi di migliaia di ufficiali polacchi che risultavano fucilati tre anni prima, ciò che incolpava necessariamente i sovietici. Da allora l'Urss si impegnò per accreditare a costo di qualunque manipolazione la versione opposta. Rioccupata che ebbero la zona, i sovietici costituirono una commissione compiacente che spostò in avanti la data di morte delle migliaia di cadaveri, così da collocarla nel periodo dell'occupazione tedesca. Terminata la guerra, l'Urss cercò, anche se senza successo, di far accreditare la strage come nazista dal tribunale di Norimberga, non arrestandosi di fronte a nulla, neppure all'assassinio di uno dei giudici russi, che appariva restio ad avallare la falsificazione. Tentò anche di intimidire i medici che avevano fatto parte della commissione internazionale costituita nel 1943 dalla Germania e avevano accertato la responsabilità dell'Urss. In Italia, nel 1948, fu il Pci che organizzò su incarico dei sovietici una pesante contestazione di un membro di quella commissione, il professor Vincenzo Palmieri, che venne accusato d'essere stato un «servo dei nazisti».
    Tutt'altro che irrilevante fu la disponibilità di Stati Uniti e Gran Bretagna ad accettare la versione sovietica. Finché il conflitto era in corso, appariva inevitabile che gli angloamericani accantonassero la questione di Katyn, «di nessuna importanza pratica» come con cinico realismo dichiarò Winston Churchill. Ciò che appare sorprendente, semmai, è che gli inglesi abbiano continuato a fingere di non conoscere la verità addirittura fino al 1989. Gli Stati Uniti invece, terminata la guerra, accolsero le conclusioni di una commissione del Congresso di Washington che aveva verificato l'esistenza di prove «definitive e inequivocabili» della responsabilità sovietica nel massacro di Katyn. Gran parte dell'opinione pubblica europea seguì per decenni più la posizione ufficiale inglese che quella americana, sostenendo dunque che la questione della responsabilità rimaneva controversa.
    Proprio la disponibilità dell'opinione pubblica occidentale ad accogliere una versione palesemente infondata, scrive Zaslavsky, è stata una delle cause della pervicace ostinazione con cui l'Urss ha continuato anno dopo anno a sostenere il falso. Fino, ed è la parte più incredibile di tutta la vicenda, all'inventore stesso della glasnost (che in russo vuol dire «trasparenza»), Mikhail Gorbaciov. Se non ci trovassimo di fronte all'occultamento di un crimine, verrebbe da dire che in epoca gorbacioviana la lunga storia delle omissioni e falsificazioni attorno a Katyn assunse perfino aspetti farseschi.
    Nel 1987 Gorbaciov accettò la costituzione di una commissione storica polacco-sovietica, continuando però a dichiarare che i documenti originali riguardanti Katyn non si riusciva a trovarli. A quell'epoca il leader sovietico era invece una delle tre persone che ne conoscevano l'esistenza. Nell'ottobre 1990 porse le scuse ufficiali del suo Paese ai polacchi, continuando però a sostenere che i documenti cruciali - il testo del patto tra Stalin e Hitler e l'ordine del marzo 1940 con il quale il Politburo ordinava che si fucilassero 25 mila polacchi senza neppure avanzare contro di loro un capo di imputazione - non si sapeva dove fossero.
    Conclusasi ai tempi di Eltsin, la vicenda sembra aver avuto di recente un'appendice che getta una luce non proprio rassicurante sul modo in cui la Russia di oggi guarda al passato, ma dunque anche al proprio ruolo presente e futuro. Apprendiamo infatti dal libro di Zaslavsky che nel 2004 la procura militare della Federazione russa ha deliberato di porre il segreto di Stato su una cospicua parte dei documenti che aveva raccolto sul massacro di Katyn. Una decisione evidentemente surreale, poiché lo Stato che un tale «segreto» dovrebbe proteggere, l'Urss, da tempo non esiste più. Ma anche una decisione che conferma la tendenza dell'attuale presidente della Russia, Vladimir Putin, a collocare il suo Paese lungo una linea di ideale continuità - in chiave di esaltazione della potenza russa - con tutta la storia precedente, dall'impero zarista all'espansionismo staliniano.
    10 min
  • Batman, il cavaliere oscuro** (2008) - Il supereroe che sconfigge il male umiliandosi
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6120

    BATMAN, IL SUPEREROE CHE SCONFIGGE IL MALE UMILIANDOSI di Laura Cotta Ramosino
    Collaborando con l'incorruttibile tenente Gordon e il nuovo integerrimo procuratore Harvey Dent, ora fidanzato con la sua ex Rachel Dowes, Batman sembra finalmente poter dare il colpo di grazia alla criminalità che imperversa a Gotham City. Ma questa vittoria apparente scatena su Gotham un criminale ancora più pericoloso, il Joker, misterioso e sfigurato, che mira solo a diffondere caos e violenza e che ha un conto in sospeso con l'uomo pipistrello.
    Per combatterlo Batman sarà costretto ad usare tutte le sue risorse fino a rischiare perfino la sua anima...
    Dopo aver raccontato in Batman begins le origini dell'uomo pipistrello con una parabola di grande potenza, insieme psicanalitica e morale, Christopher Nolan (insieme ai medesimi coautori, il fratello Jonathan e Davis S. Goyer) torna a Gotham City e mette Batman di fronte a una sfida che ha caratteri quasi metafisici e che non delude i fan della saga, ma offre spunti di riflessione anche ad un pubblico non appassionato di cinefumetti.
    L'arrivo di Batman a Gotham City, lungi dall'aver risolto in modo definitivo i problemi di criminalità e violenza della città, infatti, ha aumentato in modo esponenziale e drammatico il rischio, scompaginando gli equilibri del mondo mafioso e scatenando schiere di emuli del giustiziere mascherato più pericolosi che utili.
    Di fronte a questa proliferazione del male, anche un eroe testardo e volitivo come Batman inizia a prendere in considerazione l'idea di appendere la tuta al chiodo e di lasciare la lotta al crimine ai rappresentanti «regolari» della giustizia, come il carismatico procuratore distrettuale Harvey Dent, integerrimo nemico dei criminali nonché, sfortunatamente, nuovo fidanzato dell'amata Rachel Dowes a cui Bruce Wayne ha rinunciato a causa della sua doppia identità.
    Dent è proprio il tipo di eroe che Bruce Wayne immagina possa ridare speranza alla cittadinanza esasperata ed esausta, non un giustiziere destinato a rimanere per sempre nell'ombra come lui, che si muove al limite tra giustizia e illegalità.

    JOKER, UN NEMICO METAFISICO
    Nel tentativo di dare un colpo definitivo alla mafia di Gotham, con l'appoggio di Dent e del solito Gordon, Bruce Wayne/Batman vola addirittura ad Hong Kong (con la sfacciata copertura di una fuga di piacere con un intero corpo di ballo russo!) per catturare un uomo d'affari cinese che tiene in mano le chiavi dei patrimoni criminali della città. Con la stessa matematica esattezza di una tragedia greca, però, la sua impresa eroica scatena sulla città una Nemesi imprevista e drammatica: Joker.
    Il Joker di Nolan, un po' come il Chigur di "Non è un paese per vecchi", non è semplicemente un criminale ma una sorta di nemico metafisico, il peggiore che chiunque (supereroe o meno, ma Batman è supereroe a modo suo, visto che non possiede superpoteri, ma solo un sacco di gadget tecnologici e una volontà di ferro) possa trovarsi di fronte.
    Disprezza il denaro (che addirittura brucia in un gesto di anarchico disprezzo del sistema capitalista), non può essere comprato, si compiace della propria violenza, non ha regole e crede solo nel Caso, è animato dalla volontà di creare caos.
    Non si accontenta di uccidere, ma vuole togliere la speranza e spezzare in chi ha di fronte la capacità di bene. Il Diavolo probabilmente...
    Nella prima pellicola dedicata all'eroe di Gotham City, Nolan, da sempre coerentemente interessato al tema della colpa e della responsabilità personale, aveva esplorato i rapporti tra paura, vendetta e giustizia. Qui il regista/sceneggiatore approfondisce la natura e il livello della sfida che si trova ad affrontare il suo protagonista.
    Contro il Joker anche Batman, colpito ferocemente negli affetti, sembra impotente, non tanto perché fisicamente incapace di eliminarlo, quanto perché la lotta rischia di trasformarlo in un omologo di chi vuole distruggere, uccidendo quella speranza che è il cuore di ogni battaglia degna di essere combattuta e vinta. Una speranza che va preservata ad ogni costo, perché, secondo Nolan, è la radice ultima di ogni scelta morale. La pellicola così affronta di petto, ma senza mai diventare didascalica o appiattirsi su una banale variazione della cronaca, uno dei dilemmi più tragicamente attuali del mondo contemporaneo messo in pericolo dal terrorismo.

    BATMAN, UN VERO EROE SOFFERENTE
    Paradossalmente, la risposta di Batman, pur trasformandolo all'apparenza in un feroce giustiziere (il Cavaliere Oscuro del titolo) ne fa un vero eroe sofferente, capace di caricarsi del peso di colpe non sue perché è l'unico in grado di sopportarne il peso. Scegliendo la notte perché gli altri possano continuare a sperare di vedere la luce dell'alba.
    Questa scelta finale, che pure non manca di una sua tragica grandezza, è tuttavia ambigua, da un lato perché regala ai cittadini di Gotham una speranza menzognera, dall'altro perché postula in definitiva l'incapacità da parte dell'uomo comune di agire per il bene senza il faro di una guida o per lo meno il riferimento di un leader moralmente ineccepibile. Un postulato messo in discussione dal film stesso, dato che la scelta morale fondamentale della storia è affidata non all'eroe ma proprio a dei comuni cittadini e a dei criminali presumibilmente «perduti» e si rivela in entrambi i casi positiva.
    Nel suo impegnativo agone morale, comunque, Bruce è assistito dai suoi due mentori abituali: il maggiordomo Alfred, con la sua acuta capacità di analisi (è il primo a «diagnosticare» la natura del Joker) e la sua inesauribile lealtà, è il sostegno insostituibile nei momenti di crisi; Fox, inventore e scienziato dalle mille risorse, che fornisce all'eroe i mezzi per la lotta, è anche, però, colui che avverte i rischi insiti nell'usarli.
    La profondità delle riflessioni che il film suscita non va a discapito della spettacolarità dell'azione, esaltata dalla tecnologia di ripresa Imax, usata per la prima volta estesamente in un blockbuster hollywoodiano, mentre lo stile estremamente realistico della pellicola (la rapina iniziale della banda di Joker ha echi tarantiniani) la allontana dagli esempi più fracassoni e superficiali del genere comix. [...]
    La morte per overdose accidentale di Heath Leadger (l'interprete di Joker) poco dopo la fine delle riprese, ha aumentato in modo esponenziale l'interesse del pubblico per la pellicola; in effetti, rispetto al primo film, Batman, pur rimanendo il perno morale della storia, cede spesso il primo posto sul palcoscenico al suo malefico e istrionico avversario.
    Tuttavia Nolan non fa l'errore di alcuni suoi predecessori e non si lascia irretire dal fascino perverso del male, di cui mostra tutta la carica distruttiva e l'intrinseco legame con la perdita di senso e il puro affidarsi al caso, una caratteristica, quest'ultima, che il supercattivo condivide proprio con Dent, il cavaliere bianco destinato a cadere.

    Nota di BastaBugie: per scoprire tutto sul film IL CAVALIERE OSCURO (schede di approfondimento, frasi di Joker, clip del film, vari trailer) visita il sito Film Garantiti
    10 min
  • Io sono leggenda** (2008) - Schiaffo morale alla presunta onnipotenza della scienza
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.filmgarantiti.it/it/articoli.php?id=53

    SCHIAFFO MORALE ALLA PRESUNTA ONNIPOTENZA DELLA SCIENZA
    In seguito ad un'epidemia causata da un presunto rimedio contro il cancro (incautamente sperimentato sull'uomo), lo scienziato Robert Neville si muove per New York alla luce del giorno con il suo cane lupo convinto di essere l'unico superstite sulla Terra.
    Nella quotidiana attesa di risposta al suo sos lanciato con la radio, tenta di preparare un vaccino per curare l'infezione. Ma durante la notte gli infetti escono dai loro nascondigli e danno la caccia a qualsiasi cosa si muova.
    Il regista crea il giusto scenario inquietante, tiene viva l'attenzione, coinvolge muovendosi nei tortuosi meandri della difficile convivenza tra bene e male, normalità e pazzia, razionalità e sentimentalismo.
    Ottima la scena di inizio film: l'ironica risposta visuale alle parole della dottoressa che per curare il cancro ha inventato un virus geneticamente modificato, e ne parla in tv paragonandolo a un'auto potentissima guidata in autostrada da un poliziotto anziché da un uomo cattivo. Lo stacco a pochi anni dopo (quando il virus ha ammazzato quasi tutti, trasformato i sopravvissuti in zombi e distrutto la civiltà) mostra il poliziotto protagonista del film sfrecciare con la sua auto come aveva profetizzato la dottoressa... ma con conseguenze disastrose. Si rivela così il tema di fondo del film che critica la presunta onnipotenza della ricerca scientifica.
    Inoltre il film ben evidenzia le ferite che si aprono negli spazi della metafisica con un tentativo di risposta alla domanda "Se Dio è buono, perché permette il male?".
    Ottimo inoltre il tema della vittoria della luce nei confronti del buio.
    In sottofondo si trova anche il tema della provvidenza divina con un invito ad ascoltare i segni.
    Molte scene horror e di elevata tensione lasciano lo spettatore inchiodato alla poltrona per cui se ne sconsiglia la visione ai minori.
    Ultima annotazione: il film è senz'altro da preferire al libro da cui il film trae ispirazione. Un esempio, per capire: il senso della frase che dà il titolo alle due opere è significativamente diverso. Nel libro, Neville diventa una "leggenda" tra i vampiri, che ormai costituiscono la condizione di normalità, proprio come i vampiri precedentemente lo erano per l'uomo; pertanto, il suo ultimo pensiero è "Io sono leggenda", che è anche l'ultima riga del libro. Nel film, Neville diventa una "leggenda" perché offre la cura ai rimanenti sopravvissuti, garantendo così la salvezza dell'umanità e l'eventuale ritorno alla precedente normalità umana agli infetti.
    5 min

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