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Uno degli effetti della guerra in Ucraina è di aver reso concreto un concetto abitualmente lontano come quello di Occidente. È dal 2014, dalla prima rivolta filoeuropeista, che il popolo ucraino combatte per cercare di avvicinarsi all’Europa e all’Occidente, e ora che con l’invasione della Russia la guerra è diventata una questione di vita o di morte, il concetto di Occidente non appare più così lontano e distante. Eppure l’Occidente è in crisi da tempo: la crisi demografica, la crisi politica e l’invecchiamento della popolazione stanno mettendo sempre più in difficoltà il suo modello. Per questo, possiamo dire che l’Occidente è davanti a un bivio: la guerra in Ucraina ha dimostrato la sua importanza, ma al tempo stesso non ha frenato le sue difficoltà e i suoi problemi.A Globo ne parliamo con Andrea Graziosi, che è professore di Storia Contemporanea all’Università Federico II di Napoli ed è uno dei massimi esperti europei dello spazio ex sovietico. Il suo ultimo libro, “Occidenti e Modernità”, parla proprio del mondo nuovo – e dell’Occidente nuovo – che dovremo costruire nei prossimi anni.
I CONSIGLI DI ANDREA GRAZIOSI
– Il film “The Fablemans”
– Il film “RRR”
– Il libro “Vita e destino” di Vasilij Grossman
– Il libro “La cultura del narcisismo” di Christopher Lasch
– Il libro “What is ‘Your’ Race” di Kenneth Prewitt
– Gli ultimi quattro lieder di Richard Strauss
Globo è un podcast del Post condotto da Eugenio Cau.
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Sabato 15 aprile sono cominciati in Sudan violenti scontri armati tra l’esercito regolare del paese, guidato dal generale Abdel Fattah al-Burhan, e un potente gruppo paramilitare chiamato Rapid Support Forces, guidato dal generale Mohamed Hamdan Dagalo detto Hemedti. I combattimenti vanno avanti da giorni, nonostante i tentativi di cessate il fuoco organizzati dalla comunità internazionale, e in tutto il Sudan ci sono centinaia di morti tra la popolazione civile e decine di migliaia di persone stanno scappando dal paese. Lo scontro in Sudan non è però soltanto lo scontro tra due signori della guerra: riguarda numerosi paesi vicini, riguarda l’occidente, e soprattutto riguarda un paese dove pochi anni fa ci sono state grandi proteste per la democrazia, e in cui la voglia di democrazia non si è davvero mai spenta.
A Globo ne parliamo con Sara De Simone, che è una studiosa esperta di questa parte di Africa e assegnista di ricerca alla Scuola di studi internazionali dell’Università di Trento.
I CONSIGLI DI SARA DE SIMONE
– Il libro “Root Causes of Sudan’s Civil Wars”, di Douglas H. Johnson
– Il film “Goodbye Giulia” di Mohamed Kordofani (in uscita)
– La rivista Nigrizia
– L’articolo di Sara De Simone sul sito di ISPI
GLI SCONTRI IN SUDAN SUL POST
– Che cos’è il Sudan
– I due militari al centro della crisi in Sudan
– Che cosa fa il gruppo Wagner in Africa
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Si dice da tempo che il governo della Spagna, guidato dal socialista Pedro Sánchez, sia il governo più di sinistra d’Europa. Il governo, che è in carica dal 2019, ha fatto anche in maniera rocambolesca moltissime riforme progressiste, al punto da diventare un punto di riferimento e un modello per moltissimi altri partiti di sinistra in tutta Europa: anche in Italia, dove parlare del “modello spagnolo” sta andando estremamente di moda fra le forze del centrosinistra. Ma il problema, e lo sappiamo, è che quando si guarda un fenomeno da fuori spesso molte sfumature, molti dettagli e anche molte contraddizioni si perdono. E per questo dobbiamo capire com’è il modello spagnolo visto dalla Spagna.
A Globo lo facciamo con Thomas Gualtieri, che è corrispondente di Bloomberg da Madrid e vive in Spagna da tanti anni, studiandone le politiche economiche e le loro ricadute sul paese.
I CONSIGLI DI THOMAS GUALTIERI
– Il libro “Patria”, di Fernando Aramburu
– Il film “As Bestas” di Rodrigo Sorogoyen (attualmente al cinema)
– Il film “Il Regno” di Rodrigo Sorogoyen
IL GOVERNO SPAGNOLO SUL POST
– Il governo spagnolo, di sinistra
– In Spagna c’è una “guerra della bistecca”
– Le scuse di Pedro Sánchez per gli «effetti indesiderati» della legge sul consenso
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TikTok è l’app di maggiore successo al mondo, quella che sta crescendo più di tutte le altre e che sta raccogliendo maggiori consensi. Ha oltre un miliardo di utenti in tutto il mondo e oltre 200 milioni in Europa. Ma TikTok, da mesi, è al centro di enormi polemiche. Negli Stati Uniti, il governo e il Congresso stanno discutendo molto seriamente della possibilità di vietare TikTok a tutti i cittadini americani. E anche in Europa e in tutto il resto dell’Occidente si stanno facendo discussioni simili, anche se non con la stessa durezza. Il problema è che TikTok è un’app cinese, e poiché la Cina è un paese dittatoriale che non rispetta i diritti individuali o la libertà d’impresa, allora c’è il rischio che a un certo punto il regime cinese decida di usare Tiktok contro di noi. È un sospetto fondato o è un’esagerazione?A Globo ne parliamo con Rebecca Arcesati che è ricercatrice al Mercator Institute for China Studies, MERICS. Con lei parleremo di come funziona il regime cinese, di quali veri pericoli circolano attorno a TikTok, e se davvero è il caso di vietare una delle app più famose e popolari di tutto il mondo.
I CONSIGLI DI REBECCA ARCESATI
– Il podcast “China Talk”
– Il libro “Il dominio del XXI secolo. Cina, Stati Uniti e la guerra invisibile sulla tecnologica", di Alessandro Aresu
– Il prossimo articolo di Kai von Carnap su TikTok
TIKTOK SUL POST
– Quanto è pericoloso TikTok?
– Come TikTok si sta mangiando internet
– «Su TikTok lo leggono tutti»
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È da più di un anno che sui talk show televisivi, nei giornali, nei libri si parla dell’allargamento della NATO e infine, questa settimana, questo allargamento è avvenuto davanti ai nostri occhi. La Finlandia è entrata nella NATO, diventando il trentunesimo membro dell’alleanza militare e politica dei paesi occidentali. È un evento storico, e anche per questo è il caso di capire cosa significa: cosa vuol dire davvero entrare nella NATO? E che ruolo ha davvero la NATO nella guerra che la Russia di Vladimir Putin sta combattendo contro l’Ucraina e in ultima istanza contro l’Europa? A Globo ne parliamo con Andrea Gilli, Senior Researcher al NATO Defense College.
I CONSIGLI DI ANDREA GILLI
– Il libro “Enduring Alliance: A History of NATO and the Postwar Global Order”, di Timothy Sayle
– Il film “Caccia a Ottobre Rosso”
– La serie tv “The Americans”
COSA SI DICE SUL POST
– Cosa vuol dire far parte della NATO
– Cosa dicono gli articoli 4 e 5 del trattato NATO
– Come si entra nella NATO
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Il 14 Maggio in Turchia si terranno quelle che potrebbero essere le elezioni più sorprendenti e interessanti degli ultimi venti anni. Per la prima volta, quasi tutti i partiti dell’opposizione si sono riuniti in un grande cartello elettorale e hanno deciso di sostenere un unico candidato: tutti contro il presidente Recep Tayyip Erdogan. E per la prima volta Erdogan rischia davvero di perdere il potere: possono succedere ancora molte cose, e ovviamente ha ancora la possibilità di rimontare e di vincere. Ma questa, dopo vent’anni in cui Erdogan ha portato il paese sempre più vicino all’autoritarismo, potrebbe essere una delle ultime occasioni per salvare la democrazia in Turchia.
A Globo ne parliamo con Fazıla Mat, che è ricercatrice dell’Osservatorio Balcani Caucaso e studia la Turchia e la politica turca da tanti anni. Parleremo delle elezioni, della coalizione dell’opposizione, del grande terremoto di febbraio e cercheremo di capire se davvero questa volta la grande adunata di tutti contro Erdogan potrà riuscire a riprendersi la Turchia.
I CONSIGLI DI FAZILA MAT
– La serie tv “Ethos” su Netflix
– Il gruppo rap Tahribad-ı İsyan
– Il sito di informazione sulla Turchia Kaleydoskop
LA TURCHIA SUL POST
– Un ritratto di Kemal Kilicdaroglu, l’avversario di Erdogan alle elezioni
– Le polemiche sul terremoto e sull’incontrollato sviluppo edilizio in Turchia
– Le discutibili politiche economiche del presidente Erdogan
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Ormai più di dieci anni fa, la Tunisia era stata l’unico paese uscito bene dal fallimento generale della primavere arabe: in Tunisia la popolazione riuscì a cacciare il dittatore Ben Alì praticamente senza spargimenti di sangue, e il paese divenne una democrazia piuttosto libera e soprattutto laica. La Tunisia era l’unica democrazia del mondo arabo, e una speranza per tutti.
Ma negli ultimi due anni, la democrazia della Tunisia ha subìto un processo di regressione molto grave: nel 2019 è stato eletto presidente Kais Saied, un politico che con pochi scrupoli ha cominciato a smontare pezzo per pezzo tutte le istituzioni tunisine, al punto che oggi non siamo più sicuri di poter ancora dire che l’unica democrazia del mondo arabo è ancora una democrazia.In questa puntata di Globo ne parliamo con Alissa Pavia, che è Associate Director per il programma Nord Africa all’Atlantic Council, che è uno dei più importanti centri studi degli Stati Uniti, con sede a Washington.
L’ARTICOLO DI ALISSA PAVIA SULLE DIMISSIONI DI KAIS SAIED
“It’s time for Tunisia’s president to resign. Here’s why.”
I CONSIGLI DI ALISSA PAVIA
– La ONG tunisina al Bawsala
– L’articolo “Four Possible Scenarios for Tunisia’s Political Crisis”
– Il libro “The Making of the Tunisian Revolution”, in particolare il capitolo 10
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Da fine gennaio in Francia si protesta contro la riforma delle pensioni voluta dal presidente Emmanuel Macron, con enormi cortei e scioperi di massa. Gli scioperi stanno provocando grossi disagi. Spesso i trasporti pubblici sono fermi, le lezioni a scuola si interrompono, e i marciapiedi di Parigi sono pieni di spazzatura perché i netturbini e le discariche fanno sciopero e non la raccolgono più. I francesi protestano contro la riforma delle pensioni di Macron, che vorrebbe aumentare l’età pensionabile dagli attuali 62 anni a 64 anni: sembra poco, ma le cose sono molto più complicate di così. Perché per i francesi il sistema di sicurezza sociale, il cosiddetto welfare state, che garantisce pensioni generose e diritti sul lavoro, non è soltanto una questione di benessere individuale, è una questione di orgoglio e di identità.
In questa puntata di Globo ne parliamo con Anaïs Ginori, corrispondente da Parigi del quotidiano Repubblica.
I CONSIGLI DI ANAÏS GINORI
– Il libro "Il posto", di Annie Ernaux
– Il libro “L’Archipel français” di Jerome Fourquet
– La serie tv “Le Baron Noir”
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L’anno appena trascorso, soprattutto grazie alla guerra in Ucraina, è stato l’anno della geopolitica. Gli esperti di geopolitica sono ovunque, dai talk show televisivi alle pagine dei giornali. Ma che cos’è davvero la geopolitica? Siamo abituati a pensarla come un termine neutro, come la descrizione asciutta e obiettiva dei conflitti e della politica internazionale, ma non è così: la geopolitica non solo non è neutra, è anche un modo di raccontare il mondo limitato e pieno di criticità. Se vi siete chiesti perché certi esperti nei talk show sembra che parlino di politica internazionale come se stessero giocando a Risiko, la colpa è della geopolitica. Se vi siete chiesti perché quando si parla della guerra in Ucraina se ne parla spesso con il cinismo e le certezze inamovibili di chi sta commentando una partita di scacchi, senza pensare che di mezzo ci sono persone e vite umane ma solo grandi potenze e mosse strategiche, anche qui una buona parte della colpa è della geopolitica.
In questa puntata di Globo ne parliamo con Luciano Bozzo, politologo e docente di Relazioni internazionali alla Scuola di Scienze politiche “Cesare Alfieri” dell’Università di Firenze.
I CONSIGLI DI LUCIANO BOZZO
- il film Apocalypse Now, di Francis Ford Coppola
- il film La battaglia di Algeri, di Gillo Pontecorvo
- il film Il padrino, parte I, di Francis Ford Coppola
- il documentario The fog of war, di Errol Morris
- il libro Terra e mare, di Carl Schmitt
- il libro Il nomos della terra, di Carl Schmitt
- il libro Guerra e pace, di Tolstoj
- la serie tv Le bureau, di Éric Rochant
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