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La decisione di Donald Trump di cambiare il nome del Golfo del Messico in “Golfo d’America” è soltanto una boutade delle sue, oppure questo decreto, firmato ufficialmente la notte scorsa e apparentemente sopra le righe, ha un preciso significato politico e geopolitico?
In questa nuova puntata capiamo il significato del cambio del toponimo e le sue ricadute a livello geopolitico e di immaginario collettivo.
In questo 2024 abbiamo visto accadere episodi che rivelano il vero volto della crisi globale del nostro tempo. Qui una mia selezione dei più rilevanti, per i loro effetti globali e la loro portata simbolica.
Il 17 dicembre del 2010 – esattamente 14 anni fa – Mohamed Bouazizi, un venditore ambulante tunisino esasperato dalle imposizioni fiscali e dal sistema politico corrotto di Ben-Ali, in segno di protesta si dava fuoco di fronte al governatorato di Sidi Bouzid. Era l’innesco di quella che sarebbe passata alla storia col termine “Primavera araba”, che ancora utilizziamo per riferirci a quel periodo e a quegli eventi. Mai nome fu meno azzeccato.
A distanza di quasi tre lustri, alla luce degli eventi occorsi e dell’attuale situazione siriana, occorrerebbe infatti non solo riconsiderare la terminologia che fu proposta all’epoca da Marc Lynch in un articolo apparso su Foreign Policy, ma anche vederne gli effetti di lungo periodo. Perché quella che ci ostiniamo ancora oggi a definire come “Primavera” sembra un lungo Autunno.
Quella che la maggior parte dei media italiani e occidentali sta salutando come una vittoria di forze moderate, pronte a trasformare la Siria in un paese rinnovato e dalle forti basi democratiche e plurali, rischia di tramutarsi in breve in un disastroso teatro politico, sociale e umanitario.
Mentre nelle redazioni dei quotidiani si fanno sforzi titanici per mostrare il lato “nuovo” di quei jihadisti su cui pendeva una taglia dell’FBI di 10 milioni di dollari dal maggio 2017 (la notizia è ufficiale, tuttora verificabile, dal sito della stessa agenzia di intelligence), dalle agenzie arriva la notizia dell’Ambasciata italiana assalita dai “ribelli” che, fucili alla mano, hanno prima minacciato i funzionari italiani e poi rubato dalla nostra sede tre auto. Non il migliore biglietto da visita per chi viene da giorni salutato come portatore di pace e diritti democratici. Tramite i social trapelano anche le immagini di migliaia di siriani pronti a lasciare il paese, ben lungi dall’accogliere il nuovo assetto di potere che ha già issato le nuove bandiere negli edifici di Damasco.
La terra piatta è un libro che, partendo dal campo disciplinare della storia della scienza, racconta la vicenda di un malinteso geografico e cartografico che perdura da secoli. Quello della presunta “piattezza” del nostro mondo è infatti un falso mito attribuito al periodo medievale che, dal XVIII e XIX secolo, si è consolidato in virtù di alcuni vizi scientifici e ideologici, che vengono ben indagati dalle due autrici.
Ne parliamo in questo nuovo episodio di Globus!
Il libro di Bjørn Lomborg, best seller da 120.000 copie in tutto il mondo, e approdato in Italia per la cura di Fazi editore, rappresenta un’interessante critica al dibattito attuale sul Climate change. Partendo da presupposti scientifici, che si pongono ben al di fuori dell’arena ideologica che spesso permea le discussioni su questo tema, l’autore affronta una serie di argomenti relativi al riscaldamento globale non volendone confutare la tesi di fondo – ripete infatti a più riprese che il tema esiste e va affrontato secondo una logica di realtà e fuori dall’allarmismo perdurante –, ma ponendo una serie di dubbi sulla narrazione che del tema viene fatta dai media e da alcuni settori dell’ambito accademico.
Ne parliamo in quest'ultima puntata di Globus.
In questo libro Ernst Jünger proietta il lettore nella realtà tragica delle trincee della prima guerra mondiale. A dispetto della data della prima uscita (1921), il libro risulta attualissimo: la guerra è infatti per l'autore un fatto connaturato all'uomo, per molti versi inevitabile. E' per questo che la lettura di questo testo aiuta anche a comprendere la realtà presente.
"Missionari" è l’ultimo libro di Adriano Prosperi che esplora il mondo delle missioni della prima età moderna e ne sviscera il significato storico e geografico. Si riferisce infatti sia a quelle opere evangeliche in territori extra-europei sia a quelle – meno note – interne al contesto europeo e italiano, con risvolti di enorme interesse per la comprensione di quest'attività nell'ambito della geopolitica d'età moderna e delle sfide globali e locali della Chiesa della Controriforma. Ho letto il libro per voi e qui vi propongo la mia analisi.
Verso il voto dell'8 e 9 giugno alcune domande si devono porre: chi decide davvero in Europa e sulla base di quali presupposti? Come funziona il meccanismo elettivo e perché c'è così tanta disaffezione per l'UE? Perché si percepisce così tanto un profondo senso di crisi europea? Proviamo a rispondere in questa nuova puntata di Globus.
Mentre l’ultimo numero di Foreign Affairs, la rivista dell’organo statunitense Council on Foreign Relations, è dedicato al tema “Does peace have a chance?”, riproponendo le parole di John Lennon e Yoko Ono, in Europa ormai da un paio di settimane si moltiplicano i discorsi che evocano apertamente l’ingresso in guerra contro la Russia e la necessità di dotarsi di una piena autonomia militare. Ha aperto le danze il presidente francese Emmanuel Macron, che a metà marzo parlando della guerra in Ucraina, ha sostenuto che “la Russia non può e non deve vincere questa guerra”, aggiungendo che non esclude l’invio di truppe francesi sul terreno bellico, soprattutto per evitare il pericolo da più parti evocato che, nel caso di una piena vittoria russa in Ucraina Putin possa varcare i confini europei minacciando le repubbliche baltiche, la Moldova, la Romania e la Polonia. In questo video analizziamo ciò che sta accadendo in Europa e non solo.
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GLOBUS è un podcast di approfondimento sulla geografia politica, su questioni di geostoria e di geopolitica, a cura di Alessandro Ricci, ricercatore e docente. GLOBUS è un podcast pensato come…
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