Il troppo stroppia, si diceva una volta. L’antico detto, però, potrebbe tornare ancora valido pensando a quanti fiumi d’inchiostro, virtuale o meno, e di saliva sono stati e seguitano a essere versati per pontificare su temi pseudofilosofici che riguardano il gioco di ruolo. Voglio dire, è tipicamente umano voler approfondire un tema che si sente caldo, che si percepisce interessante, attorno al quale si forma una comunità di utenti che, a un certo punto, sente la voglia di saperne, e magari capirne, di più. Ma, è bene che lo puntualizzi, questa puntata non vuole affatto rompere le uova nel paniere a quanti, con successo, hanno trovato nel gdr uno strumento validissimo per la didattica, la formazione aziendale e addirittura la terapia clinica. Ben venga, prima di applicare il gioco a quei campi professionali, e a chissà quanti altri in futuro, fermarsi a ragionare sul metodo, fissando alcune regole chiare, un paradigma da trasmettere ad altri, formati di utilizzo che diventino standard, poi destinati a evolversi a loro volta, a essere superati da altri migliori e così via. Dirò invece, brevemente, abusando un po’, per scherzo, di certa terminologia di maniera, di chi vuole accostare al gdr inteso come passatempo analisi accademiche e, addirittura, arditi paralleli filosofici. Ascoltate la puntata, se vi va, e poi fatemi sapere la vostra opinione sulle pagine social del podcast.