Spiegare il LARP a chi non lo ha mai provato è complicato tanto quanto far capire il senso di una sessione, o di una campagna di gdr a chi non accetti di sedersi al tavolo con una scheda e una manciata di dadi davanti. E con questo, mi avete capito benissimo, lo so, non intendo discettare di teoria, di regolamenti, di meccaniche, che per capire ci vuole poco. Parlo di sensazioni, piuttosto, di emozioni, di coinvolgimento, di disponibilità al sacrificio, tanto fisico e temporale quanto spesso economico. Parlo di coppie che seguitano a venire in adunata ogni anno anche quando arrivano i bambini, magari portandoseli dietro, in costume, noleggiando un camper per evitare ai piccoli i rigori dell’accampamento in game. Parlo della stretta allo stomaco di quando sei in prima linea in una battaglia campale e di fronte a te il “nemico” ha schierato una pattuglia di barbari a torso nudo con armi a due mani che, nella vita, fanno i magazzinieri da Amazon, e si vede dai muscoli. Parlo di attraversare una piana buia da solo o mal accompagnato, con il rischio di cadere in un agguato. O di fare tarda notte di fronte a un tavolo ingombro di boccali vuoti, per tramare un colpo di stato o stringere nuove alleanze. Ho appena assaggiato, tutto questo. Abbastanza per rendermi conto di dover fare stavolta un passo indietro e affidare il racconto di questa storia a chi quegli accampamenti e quei campi di battaglia li ha frequentati, vissuti e sofferti davvero. Guadagnandosi il diritto di parlarvene con cognizione di causa. Ascoltatela!