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  • Il Governo stretto tra promesse elettorali e pochi fondi a disposizione | 27/10/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Nel suo discorso programmatico, il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha citato varie volte la parola "gradualità", separando i sogni immediati suoi e dei suoi alleati con la situazione economica disastrosa, dove tutti i dati di previsioni sono negativi (recessione, pil, giudizio delle agenzie di rating), con un debito pubblico da record. Meloni offre anche nel dibattito al Senato di ieri, come in quello della Camera di martedì, il quadro delle priorità per affrontare le emergenze.
    Al primo posto compare la necessità di destinare gran parte delle risorse disponibili a un nuovo intervento per contenere l’impennata dei costi dell’energia e dell’inflazione. 10 miliardi provengono dagli incassi del fisco, sono molti, ma non bastano. Per la riforma previdenziale il Governo riparte da Ape sociale e Opzione donna, ma per la misura più consistente sul piano finanziario, Quota 102, la partita tra Meloni e Salvini e i loro tecnici è tutta aperta. Mancano le coperture. La Lega deposita un progetto di legge per alzare il tetto del contante dagli attuali 2mila a 10mila euro. Segue a ruota Fratelli d'Italia che annuncia l'idea nella legge di bilancio, ma l'Unione Europea avverte: "come Commissione, preferiremmo dei massimali più bassi possibili".
    Come dire, ogni Stato decide per conto proprio perché non c'è al momento una legge d'insieme, ma la misura non ci piace. Nella sostanza, con la fiducia ottenuta alla Camera e al Senato, il Governo inizia il suo percorso stretto tra le promesse fatte in campagna elettorale e il pragmatismo obbligato da una crisi energetica senza precedenti. I sogni raccontati agli italiani potrebbero rimanere solo chimere che si infrangono nella dura realtà.
    3 min
  • Meloni alle Camere tra neoliberismo, destra sociale e identità nazionale | 26/10/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il manifesto di Giorgia Meloni alle Camere per i cinque anni del suo esecutivo è un mix di neoliberismo, sovranità, destra sociale e identità nazionale. Chi si aspettava un discorso di parziale rottura con il suo passato è rimasto deluso. Anche se prende le distanze dal fascismo ("Mai avuto simpatie per il regime"), dalle leggi razziali, da ogni tipo di totalitarismo, Giorgia Meloni si richiama nettamente al solco della storia della destra sociale da cui proviene. Semipresidenzialismo, tregua fiscale, stop ai barconi, stretta sul reddito di cittadinanza, sono i punti principali del suo mandato. Cita, ma solo per nome, le grandi donne della Repubblica, in primis Tina Anselmi, Nilde Iotti, Oriana Fallaci. Il Pantheon conservatore di Meloni spazia da Giovanni Paolo II a Enrico Mattei, da Steve Jobs a Falcone e Borsellino, Il programma economico resta un lungo elenco di misure anche strutturali, senza però un accenno di coperture finanziarie.
    Alcuni esempi. Quanto costa quella che Meloni chiama tassa piatta? Quanto è sostenibile una riforma previdenziale basata sulla flessibilità con 41 anni di contributi? Quanto pesa la pace fiscale sui già ristretti conti dello Stato? Nessun accenno al debito pubblico, al rigore dei conti. Nessuna soluzione concreta e rapida per il carobollette e la crisi energetica. Nessun riferimento alla sanità pubblica, alla scuola pubblica. Nel discorso di Giorgia Meloni c'è un sogno di tipo identitario e che auspica, attraverso una riforma di tipo semi presidenzialista e la cancellazione della nostra Costituzione, una svolta peronista di destra.
    3 min
  • La prima volta di Meloni Presidente del Consiglio alla Camera | 25/10/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Quello di oggi è il primo discorso di Giorgia Meloni come Presidente del Consiglio alla Camera. Dopo l'incarico, il giuramento e il rito del passaggio della campanella ricevuta da Mario Draghi, Giorgia Meloni affronta il voto di fiducia della Camera dei Deputati e domani del Senato, che è anche il primo banco di prova della tenuta della maggioranza. Nelle ore in cui si avvia la nuova legislatura, si registrano già malumori nella coalizione di centrodestra sulle scelte di Giorgia Meloni. In particolare destano sospetti le scelte in continuità con il governo Draghi su energia e covid, ma anche l'armonia ritrovata con l'Europa. "Dicono che quello di Giorgia Meloni sia un esecutivo identitario. - scrive La Verità - Ma al suo esordio, attraversa già una crisi di identità, al bivio tra permanenza e rottura".
    In primis, sotto accusa c'è la figura di Roberto Cingolani, già ministro della Transizione ecologica, oggi consulente del nuovo responsabile del dicastero Pichetto Fratin. Non sono neanche passate inosservate le dichiarazioni contraddittorie del ministro per la Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida: "Lavoreremo con discontinuità rispetto al governo precedente, ma ovviamente in piena collaborazione". C'è l'incognita Orazio Schillaci, nominato alla Sanità. Gli ambienti schierati contro vaccino e green pass si aspettavano una figura di rottura rispetto a Roberto Speranza e le sue politiche sanitarie.
    Invece il rettore di Tor Vergata, per quanto molto stimato come accademico e medico, preoccupa chi voleva il liberi tutti. Viene criticata anche la ritrovata intesa con l'Europa, con l'endorsement di Ursula von der Leyen, e l'incontro informale con il presidente francese Emmanuel Macron. Insomma, da Marcello Veneziani a Maurizio Belpietro, a Mario Giordano e altri giornalisti, scrittori di destra, l'insediamento di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi sa di vecchio e stantio, così diverso dal sogno della presa del potere sul solco di un cambiamento di tipo identitario.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Mario, Giorgia, la campanella e la presa del potere | 24/10/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Lui è Mario Draghi, ex banchiere della Bce, ex Governatore di Bankitalia, atlantista convinto, stimato dalle cancellerie europee e americane.
    Lei è Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia, presidente dei Riformisti e Conservatori d'Europa, già vicepresidente della Camera dei deputati, ministro per la gioventù nel quarto governo Berlusconi, una vita spesa nel partito fin da giovane con Alleanza Nazionale.
    Lui alto, le bassa. Lui, abituato ai luoghi del potere, la accoglie con aria distesa: "Benvenuta".
    Lei, commossa, dice: “Una cosa impattante emotivamente”. Lei si riferisce al picchetto d’onore che pochi minuti prima l'aveva accolta nel cortile di palazzo Chigi. Lui, il premier uscente, lei, il nuovo presidente del Consiglio si stringono la mano e si concedono ai fotografi nella sala delle Galere di Palazzo Chigi. Subito dopo escono dalla sala per un faccia a faccia nello studio del presidente.
    Il passaggio di consegne tra Mario Draghi e Giorgia Meloni termina con il tradizionale rito della campanella. Din, din, din. "Suona, si sente", dice lei. Poi Draghi esce, saluta tutti, scende le scale, i dipendenti della presidenza del Consiglio applaudono dalle finestre, entra in macchina e se ne va.
    Il Palazzo è nelle mani di Giorgia Meloni che convoca il primo cdm. L'arrivo delle destre avviene in poche ore con il giuramento sulla Costituzione di sabato e i convenzionali riti di Palazzo Chigi.
    Esce di scena un potere tecnico-politico, statuale, ma non confermato dai voti. Giunge un nuovo potere legittimato dagli elettori che però avrà ancora bisogno del vecchio potere per radicarsi nel tempo.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Il giorno di Silvio, Giorgia, Matteo al Quirinale | 22/10/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Lo sguardo sornione di Silvio Berlusconi benedice la prima Presidente del Consiglio donna d'Italia che si mostra risoluta al Quirinale.
    Il Cavaliere guarda Giorgia Meloni con la bocca cucita, le braccia distese, mentre lei si mette a posto i capelli davanti alle telecamere. A fianco a Giorgia Meloni sta anche Matteo Salvini, e, dietro loro, tutti gli altri. Si sono voluti presentare così davanti a Sergio Mattarella per dimostrare quella compattezza venuta a mancare molte volte nelle ultime settimane, con gli audio di Berlusconi che annuncia rapporti ricuciti con Putin a suon di vodka e lambrusco, critiche feroci a Zelenski, e le cancellerie diplomatiche europee e americane in fibrillazione. Tutto sembra finito in poche ore. Davanti a Mattarella, Giorgia Meloni parla a nome di tutti. Il capo dello Stato alla fine chiede se tutti fossero d’accordo a dare l'incarico alla leader di Fratelli d'Italia, e i dodici presenti hanno dato il via libera.
    Dopo l'incontro Berlusconi esce nel cortile sorreggendosi a Matteo Salvini. Non risparmia una battuta a Giorgia Meloni. Altri sorrisi e si appoggia anche alla prossima premier. Poi torna a casa e scrive poche righe su twitter: "Sono sicuro che, grazie al supporto imprescindibile di @forza_italia, il prossimo esecutivo sarà all’altezza di guidare il Paese verso la crescita". Nasce il Governo di Giorgia Meloni con la foto di rito, i sorrisi, ma Silvio Berlusconi, il croupier degli ultimi trent'anni di storia italiana non ci sta a ricevere le carte della partita da altri. Vuole ancora essere lui al centro della scena.
    È un vecchio e consumato attore che recita le ultime repliche della commedia oppure il Caimano, pronto ancora a sferrare altri colpi di coda?
    3 min
  • Nei sondaggi post elettorali, crescono Fdl e M5s, perdono gli altri tranne Terzo Polo e Sinistra | 21/10/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il Parlamento si sta mettendo in piedi tra polemiche tra Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, scontri sulle Presidenze, delusi dalla spartizione delle poltrone, ed ecco apparire la Supermedia realizzata da YouTrend/Agi, il primo maxi sondaggio vero e proprio a circa un mese dalle elezioni dello scorso 25 settembre.
    Prendono il volo Fratelli d'Italia e Movimento 5 Stelle, crescono Calenda/Renzi e Sinistra/Verdi, scendono Pd, Lega e Forza Italia.
    Nello specifico, Fratelli d'Italia (+1,2) e Movimento 5 Stelle (+1,3) hanno fatto un ulteriore passo avanti nelle intenzioni di voto rispetto alla percentuale ottenuta il giorno delle elezioni. In forte calo il Pd (-1,4), ma anche Lega e Forza Italia appaiono arrancare, con Azione e Italia viva sopra l'8% che insidia il quarto posto del Carroccio. La coalizione del centrodestra è sempre in vantaggio al 44,2 (+0,4), mentre perde più di un punto quella del centrosinistra (ora al 24,8, -1,4). Ma dai numeri emergono delle indicazioni ancor più chiare. centrosinistra e M5s, senza Calenda e Renzi, sarebbero oggi quasi vicini al centrodestra. Nonostante questi dati, che però sono pur sempre medie di sondaggi, le opposizioni sono divise, lacerate, litigano su tutto, sulle presidenze delle commissioni parlamentari, su pace e guerra. Il Pd è alle prese con una crisi di rappresentanza politica e vola dritto verso la resa dei conti del congresso. Il M5s si propone come una forza di opposizione consistente, mentre Azione e Italia viva pescano dall'elettorato in uscita dal Pd. Solo la formazione del Governo di Giorgia Meloni potrebbe compattare l'opposizione. Forse.
    3 min
  • Cresce il fronte contro il sostegno all’Ucraina | 20/10/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Nel Paese cresce il fronte schierato contro il sostegno militare ed economico all'Ucraina. In tutta Italia da qui al 5 novembre sono organizzate manifestazioni che chiedono la fine del conflitto e l'avvio di trattative di pace tra Russia e Ucraina. Alle tante sigle dell'associazionismo laico e cattolico, si aggiunge anche il Movimento 5 Stelle che aderisce alla manifestazione per la pace organizzata a Roma il 5 novembre. "Da oltre 200 giorni una guerra cruenta sta martoriando l’Ucraina. Avete notato che non si sente più pronunciare la parola pace? In questi giorni si sente solo parlare di armi, di strategie militari e di nuovi invii di arsenali bellici. Ma le ipotesi di negoziati e di lavoro diplomatico e le speranze diplomatiche sembrano non scaldare i cuori di politica e media mainstream", dichiara Conte.
    Ma l'opposizione resta spaccata, tra il M5s e Azione che il 5 novembre, invita il Pd ad aderire ad un presidio a sostegno dell'Ucraina. "La pace non può nascere dalla resa degli ucraini. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore", dice Carlo Calenda.
    La pace è lontana, ma la maggioranza degli italiani, secondo i sondaggi, continua a sostenerla, con buona pace di Calenda e della minoranza dei cittadini del nostro Paese.
    3 min
  • Berlusconi riapre la trattativa con Meloni sulla giustizia: Casellati al posto di Nordio | 19/10/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Silvio Berlusconi non ce la fa ad accettare un ruolo da comprimario nella formazione del nuovo Governo e riapre la trattativa sul ministero della Giustizia a poche ore dal vertice con Giorgia Meloni. “Per la Giustizia l’accordo è su Casellati. Vedrò Nordio, ma sono già convinto”. La questione non è di lana caprina. Giorgia Meloni propone Carlo Nordio, perché non vuole avere persone alla guida di un dicastero delicato come quello della Giustizia che possano fin da subito creare problemi con gli organi della magistratura.
    Silvio Berlusconi incontra Carlo Nordio, ma l'accordo politico riguarda Elisabetta Casellati, già alla guida del Senato, di cui il Cavaliere si fida ciecamente ed è perfettamente in linea con le idee azzurre sulla giustizia. Meloni ha suggerito soltanto: c'è Nordio che è bravissimo, vedilo, perché magari ti convinci che è la scelta giusta, ma io sono già convinto della scelta della Casellati, conosco le cose che ci sono da fare come riforma della giustizia" ha detto Berlusconi. Ma la nuova trattativa non riguarda solo i nomi. Berlusconi chiede che tutte le cariche in maggioranza siano date secondo il numero degli elettori. Forza Italia ha 180mila elettori meno della Lega e ha incassato 20 deputati e 10 senatori in meno rispetto al Carroccio. Nella sostanza a pochi giorni dalle consultazioni, dall'incarico a Giorgia Meloni, le caselle del nuovo esecutivo non sono state tutte riempite, e Berlusconi tenta di sparigliare le carte per prendersi il mazzo e distribuirlo a suo piacimento.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Il centrodestra ritrova l'unità e l'opposizione litiga sulle nomine istituzionali | 18/10/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Quella che avrebbe segnato la breve vita di un Governo si è invece trasformata nella giornata in cui la coalizione di centrodestra ritrova l'unità d'intenti, con l'opposizione invece divisa sulle nomine istituzionali (vice presidenze di Camera e Senato e presidenze di commissioni). Dopo il faccia a faccia tra Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, Fratelli d'Italia, Forza Italia e Lega si presenteranno uniti alle consultazioni del Capo dello Stato Sergio Mattarella. Almeno sulla carta, il vertice di via della Scrofa, sede di Fratelli d'Italia, si impegna nei prossimi giorni a fare il punto sui dossier economici più urgenti, a partire dal caro energia, tema che, tra l'altro, sarà al centro del prossimo Consiglio europeo. Ed è lo stesso Berlusconi che conferma la sua volontà di lasciare alle spalle il voto contrario alla nomina di Ignazio La Russa alla guida del Senato e il famoso appunto dove definisce Meloni come arrogante.
    "Stiamo lavorando insieme per dare il più presto possibile all'Italia un governo forte, coeso e di alto profilo che sappia affrontare le urgenze sin da subito", annuncia il Cavaliere. Ma la strada è ancora irta di incognite, e Meloni, Berlusconi e Salvini dovranno convincere Mattarella che, oltre ai numeri parlamentari, venga messo in campo un progetto politico in sintonia con le idee europee su tre temi decisivi: fedeltà al patto atlantico, copertura delle misure economiche, continuità dei piani attuativi del Pnrr. Intanto l'opposizione litiga sulle nomine istituzionali, tanto che Calenda e Renzi minacciano di non votarle, di rivolgersi a Mattarella, e denunciano un accordo tra Pd e M5s per spartirsi le poltrone destinate alle minoranze. L'immagine che ne esce è speculare a quella uscita il 25 settembre dalle urne. La maggioranza va verso un incarico di Governo, l'opposizione è divisa e lacerata e non riesce a trovare l'unità neanche su ciò che gli spetta di diritto.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • La riappacificazione della destra | 17/10/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La riappacificazione della destra passa dal tentativo di scrollarsi da dosso il peso del passato, offrendo alla sinistra una possibilità di chiudere una lunga stagione di contrapposizioni.
    Nel suo discorso inaugurale da Presidente del Senato, Ignazio La Russa ha citato le morti del militante missino Sergio Ramelli e quelle di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, Fausto e Iaio, a Milano. E ieri la presidente in pectore Giorgia Meloni ha ricordato il 79esimo anniversario del rastrellamento del ghetto di Roma, definendolo "la pagina più buia della Storia", auspicando che "la furia nazifascista sia da monito contro l'odio".
    E La Russa ha inoltre sottolineato che "è compito di tutti, a cominciare dalle più alte istituzioni, tramandarne il ricordo affinché in futuro non si ripetano mai più simili tragedie". Ignazio La Russa e Giorgia Meloni sono stati militanti del Movimento Sociale italiano, lo stesso partito in cui, nell'immediato dopoguerra, sono confluiti numerosi esponenti, anche di primo piano, della Repubblica di Salò: Rauti, Pisanò, Romualdi, Tremaglia, Almirante, solo per citarne alcuni. L'operazione al ghetto di Roma dei nazisti è una delle conseguenze tragiche delle leggi razziali promulgate nel 1938 da Mussolini.
    Ma nel simbolo di Fratelli d'Italia permane il simbolo del Msi, la fiamma, il cuore identitario della storia di La Russa e Meloni. Forse, quel percorso di pacificazione che la destra vorrebbe intraprendere dovrebbe passare anche dalla traduzione delle parole in fatti.
    Potrebbe bastare una totale abiura del fascismo e dei suoi simboli per essere più credibili?
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min

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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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