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  • Il malessere di Forza Italia e gli avvertimenti di Berlusconi | 15/10/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Giorgia Meloni riesce a piazzare Lorenzo Fontana alla guida della Camera dei Deputati e Ignazio La Russa alla guida del Senato, ma la coalizione del centrodestra risulta lacerato, stretta tra il malessere di Forza Italia, gli avvertimenti del suo leader Silvio Berlusconi e le pressioni di Matteo Salvini della Lega. Al Senato, Forza Italia ha fatto mancare l'appoggio a Ignazio La Russa e solo Berlusconi ed Elisabetta Casellati hanno votato. Ieri il Cavaliere ha mandato un avvertimento alla Meloni: "Votiamo Fontana per non sprecare altro tempo, ma da noi devono passare. Giorgia Meloni non può mica pensare di andare avanti con i voti dell’opposizione".
    Poi però, nel conteggio finale, mancano 15 deputati di maggioranza e gran parte sono proprio azzurri. Dove nasce questo malessere? È solo questione di poltrone? Berlusconi, fin dopo la vittoria del 25 settembre, ha avviato una trattativa con Meloni e Salvini su Governo, cariche istituzionali, commissioni parlamentari. Ad un certo punto la discussione si è concentrata sul nome di Licia Ronzulli e lì si è arenata per il veto di Fratelli d'Italia.
    Alla fine Ronzulli non andrà al governo, ma farà la capogruppo. Nelle discussionii con i dirigenti e i deputati, soprattutto quelli dell'ala più morbida rappresentata da Antonio Tajani, Berlusconi aveva fatto capire che non riteneva opportuno tirare troppo la corda, anche perché Forza Italia avrà nel prossimo governo ministri di peso che risponderanno direttamente alla linea azzurra, a differenza dei tre esponenti del governo Draghi che sono andati via. Ma il nervosismo di Berlusconi resta, e riguarda la mancanza di centralità della sua figura nella formazione del nuovo esecutivo, al di là delle caselle che presto si riempiranno. È la consapevolezza che anche per lui una stagione sta terminando e che oggi alla guida del Paese c'è Giorgia Meloni. 
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Centro destra: un battesimo piuttosto movimentato | 14/10/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Alla fine, Ignazio La Russa ce l’ha dunque fatta ed è lui il nuovo Presidente del Senato, con 116 voti (su una maggioranza di 104). Le schede bianche sono state 65, mentre due voti sono andati a Liliana Segre - che presiedeva la seduta - ed all’esponente leghista, Roberto Calderoli. Ancor prima che finisse la votazione, La Russa aveva raggiunto i 104 voti necessari per l’elezione, destando lo spontaneo applauso dell’Aula, ma facendo anche sorgere un più che giustificato interrogativo: se, infatti, Forza Italia - escludendo i due consensi “pro forma” espressi da Silvio Berlusconi e da Maria Elisabetta Casellati - non ha votato per il neo Presidente, allora chi ha fornito il contributo decisivo alla sua elezione, visto che senza l’appoggio degli azzurri non avrebbe mai potuto mettere insieme le 104 schede indispensabili per salire sul gradino più alto di Palazzo Madama? E’ chiaro, pertanto, che a colmare la falla lasciata aperta dai berlusconiani, deve, per forza di cose, aver maliziosamente provveduto una parte neanche troppo marginale della futura opposizione al governo Meloni. Ed a questo proposito, girano, nei corridoi romani che contano, svariate ipotesi che vanno da Renzi ai 5 Stelle: ma tutti, ovviamente, negano qualsiasi forma di coinvolgimento.
    Non incominciano, quindi, affatto bene le cose per l’esecutivo di centro destra appena uscito vincente dalle urne del 25 settembre: e lo si percepisce fin dai momenti che precedono la prima chiamata al voto e che fanno registrare l’imbarazzante presa di distanza di Forza Italia, la quale ufficializza la sua decisione di non prendere parte alla consultazione. Un Berlusconi che non nasconde il suo malumore nei confronti della Meloni per la mancata assegnazione di un dicastero importante alla senatrice Licia Ronzulli – divenuta ormai alter ego del Cavaliere – viene ripreso dalle telecamere mentre cerca di convincere proprio Ignazio La Russa a fare qualcosa che il candidato presidente, con gesti inequivocabili, spiega non essere, purtroppo, nelle sue possibilità: ed è a quel punto che l’anziano leader di Arcore perde le staffe e non risparmia un”vaffa” plateale al suo sfuggente interlocutore.
    La tensione in aula è palpabile e, tra l’altro, non si segnala alcun tentativo di attenuarla attraverso un qualsiasi espediente diplomatico: Fratelli d’Italia teme che la Ronzulli cerchi di mandare un segnale alla maggioranza, facendo mancare a La Russa i consensi che gli occorrono per essere eletto. Ma, come si è detto, il boicotaggio di Forza Italia si rivelerà ininfluente, dinanzi al soccorso imprevisto e provvidenziale che arriverà da qualche senatore dell’opposizione.
    Esce, pertanto, piuttosto malconcio da questa prima giornata di inizio legislatura Silvio Berlusconi, il quale prende atto del fatto che, per nominare la seconda carica dello Stato, si può numericamente e tranquillamente fare a meno del suo partito. Licia Ronzulli, non sarà, comunque, ministro, mentre Giorgia Meloni rientra nei suoi uffici in via della Scrofa, dichiarandosi dispiaciuta per il mancato voto di Forza Italia al Senato, anche se, per lei, quello che contano sono i risultati. E i risultati di oggi hanno rivelato, con chiarezza, che il suo non sarà affatto un governo disposto a farsi condizionare da questioni che siano di secondaria importanza.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Due manifestazioni per due pacifismi | 13/10/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    L'evoluzione del pacifismo nelle piazze è quanto meno sconvolto da una divisione tra i due partiti principali dell'opposizione: Pd e M5s. In campo ci sono due manifestazioni per la pace per due pacifismi differenti.
    Il corteo chiesto da Giuseppe Conte è in realtà promosso dalla sigla "Europe for peace". Chiede che l’Italia si faccia promotrice di una conferenza internazionale di pace in Ucraina e l’immediato cessate il fuoco. Potrebbe svolgersi il 12 o il 19 di novembre a Roma. A questa iniziativa stanno lavirando anche le principali associazioni del volontariato laico e cattolico come Acli, Anpi e Arci, e tra i partiti Sinistra italiana, Unione popolare, Rifondazione comunista e alcuni esponenti del Pd come Laura Boldrini, Marina Sereni, Peppe Provenzano, Andrea Orlando. Ma proprio nel Pd in cerca di una nuova leadership si sono creati i maggiori problemi per lo schieramento pacifista. Dopo la prima riunione del Parlamento, Giovedì 13 ottobre è previsto un sit-in davanti all’ambasciata russa a Roma. Dal Nazareno confermano la presenza del segretario Enrico Letta. L’appuntamento è stato organizzato da un insieme di sigle che include Base Italia di Marco Bentivogli, LiberiOltre, il comitato Giovani per l’Ucraina e vede l’adesione di personalità della cultura, della politica.
    Due pacifismi in Italia ci sono sempre stati a sinistra, almeno dagli anni Novanta, dalla guerra nel Kosovo, ma la frattura di questi giorni rischia di diventare insanabile e di trasformarsi in una gara a chi mette il bollino sulla parola pace che non dovrebbe ammettere distinguo e lacerazioni.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Giorgetti della Lega verso il ministero dell'Economia | 12/10/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Nella trattativa serrata tra i leader del centrodestra spunta il nome di Giancarlo Giorgetti al dicastero dell'Economia.
    È l'offerta che Giorgia Meloni ha fatto alla Lega per tenere buono uno degli alleati più impazienti della coalizione, il partito più segnato in modo negativo dalle elezioni politiche dello scorso 25 settembre. "Sarebbe motivo di grande soddisfazione e orgoglio occuparsi con un ruolo rilevante anche di Economia e Finanze. Donne e uomini del partito di Matteo Salvini hanno già ricoperto prestigiosi incarichi di governo dimostrando il proprio valore", sostiene il Carroccio. Del resto Giancarlo Giorgetti sarebbe l'unico nome spendibile della Lega per un dicastero strategico e importante come l'Economia, lui che è sempre stato considerato il volto alternativo a Matteo Salvini:filogovernativo nell'esecutivo guidato da Mario Draghi e in buoni rapporti con le istituzioni economiche nazionali ed europee. Lo schema istituzionale sarebbe già pronto e prevederebbe i nomi di Ignazio La Russa (Fdi) per il Senato e Riccardo Molinari (Lega) per Montecitorio. Ma Matteo Salvini insiste sulla candidatura di Roberto Calderoli per Palazzo Madama, L’accordo sui vertici delle Camere è parallelo, ma non indipendente da quello sul governo, con al centro la questione Giorgetti. I nomi però espressi fino ad oggi sono politici, anzi di partito, e poco hanno a che fare con il Governo autorevole e di alto livello che ha annunciato Giorgia Meloni.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • I grandi tecnici rifiutano un dicastero nel nuovo Governo | 11/10/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il nuovo Governo di centrodestra prima o poi si farà, ma ad uno ad uno i grandi tecnici si sfilano dall'offerta di guidare alcuni dicasteri chiave. Non ci sta Fabio Panetta indicato all'Economia. Rimanda al mittente la richiesta Dario Scannapieco. Giorgia Meloni non sa come uscire dallo stallo. Ha promesso un governo dei migliori, rischia di smarrirsi tra i corridoi di Arcore. Si gioca molto, non può mediare. Altrimenti, ha chiarito nei colloqui riservati, "perdiamo tutti la faccia".
    All'assemblea degli eletti di Fratelli d'Italia, la Presidente in pectore rilancia l'idea di un governo autorevole e di altissimo livello, che parta dalle competenze. "Puntiamo a dare a questa nazione il governo più autorevole possibile. Non c'è spazio per questioni secondarie rispetto a questo obiettivo", dice Meloni.
    Ma in politica, specie quando si formano Governi, le scelte potrebbero accontentare alcuni e scontentare molti. Uno di questi è certamente Silvio Berlusconi. Sul nome di Lucia Ronzulli esiste un veto della Meloni e il Cavaliere non ci sta: "Non possono esistere, fra partiti alleati, veti o pregiudiziali verso qualcuno", rimarca Berlusconi.
    Gli stessi mugugni si sentono tra gli alleati leghisti. Meloni, allarmata, ha chiesto aiuto alla Lega: come ne usciamo? È spuntato Giancarlo Giorgetti all'Economia. Sul cui nome, però, Salvini ha preso tempo. Da Fratelli d'Italia si manda a dire che non si partirà dai veti, ma dalle competenze, ma il contrasto sui nomi, tipico nelle ore della formazione di ogni esecutivo, rischia di travolgere il centrodestra e di lasciare delusi quanti lo avevano votato per imprimere un segnale di cambiamento nel Paese.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Il doppio volto di Giorgia Meloni | 10/10/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Giorgia Meloni saluta il leader del movimento di estrema destra spagnolo Vox, Santiago Abascal, e il video la ritrae vestita di rosso, seduta dietro a una scrivania con la bandiera tricolore alle spalle, tranquilla e rassicurante, pronta ad entrare nei prossimi giorni a Palazzo Chigi alla guida del nostro Paese. Una immagine da premier, così diversa da quella sfoderata durante il suo intervento, sempre ad una iniziativa di Vox, nei giorni della campagna elettorale italiana.
    È il doppio volto della presidente in pectore. Solo quattro mesi fa, su un palco andaluso di Marbella, Giorgia Meloni si era presentata con le vene del collo gonfie per lo sforzo della voce ad imprecare contro le sedicenti lobby LGBt, contro le violenze islamiste, l'immigrazione, la finanza internazionale. Oggi di quei toni da destra fascista di piazza restano solo i video d'archivio, ricordi di un passato che Fratelli d'Italia tende a sminuire. Oggi ai camerati di Vox, la Meloni manda a dire che la destra di Governo non è composta da mostri. "In Italia usano l'alleanza con Vox per definirci impresentabili, come probabilmente in Spagna si usa l'alleanza con Fratelli d'Italia per definire voi impresentabili. Ma possono essere davvero impresentabili dei movimenti politici appoggiati da milioni di cittadini? Ovviamente no", dice la Meloni.
    Oggi, in uno scenario politico totalmente mutato, agli alleati spagnoli di Vox e ai conservatori europei e d'oltreoceano afferma che la traversata del deserto è finita. "Non dobbiamo preoccuparci della narrazione maintsream perché la buona notizia è che la gente non accetta una narrazione interessata. Vuole andare alle fonti delle notizie, senza mediazioni. Vuole capire e ascoltare, e quando ci ascolta capisce che siamo tutto meno che mostri". Mentre la Meloni parla nella piazza spagnola i simboli della destra fascista sono in bella mostra. Ci sono i rituali, le croci celtiche, i saluti romani, i labari.
    È tutto il passato che Giorgia Meloni vuole dimenticare, ma che si porta dietro come un fardello pesantissimo.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Giorgia Meloni alle prese con le "ingerenze straniere" | 08/10/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Giorgia Meloni è da settimane concentrata su un'operazione di immagine rispetto ai mercati internazionali, alle diplomazie, al sistema mediatico. Si propone cioè come una guida del Paese rassicurante e ubbidiente ai dettami europei: Nadef e legge di stabilità concordata con Mario Draghi, critica ma accondiscendente sul prosieguo del Pnrr, filoatlantista in politica estera e anti putiniana nel giudizio sulla guerra tra Russia e Ucraina.
    Quelle che la Meloni definisce "ingerenze estere" accettate dal centrosinistra le hanno offerto una linea di credito eccezionale che i poteri economici e finanziari non hanno sempre concesso ai nuovi arrivati. Ma la linea di demarcazione tra regole di buon vicinato e leggi comuni cade quando si parla di diritti civili. «Vogliamo lavorare con Roma ma vigileremo su rispetto diritti e libertà», dice Laurence Boone, nuova ministra per gli Affari europei del governo francese. «È importante che il governo Meloni resti del fronte europeo contro Mosca e in favore delle sanzioni», aggiunge Boone, insistendo sui concetti di «vigilanza e fermezza». La Meloni risponde indignata ed offesa, parla di "inaccettabile ingerenza" contro uno Stato sovrano, membro dell'Unione Europea, e chiede la smentita di Parigi. Il caso potrebbe finire qui, ma le dichiarazioni su aborto, immigrati, diritti degli omosessuali, espresse da Giorgia Meloni in campagna elettorale preoccupano le cancellerie delle democrazie occidentali, e le parole della francese Laurence Boone vanno nella linea di quelle pronunciate dal Presidente americano Joe Biden ("Vedete cosa è accaduto in Italia"), dalle più importanti testate mondiali. Si tratta di una linea di credito che non viene data per sempre, e questo una politica navigata come Giorgia Meloni dovrebbe saperlo.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Il Pd scivola verso il congresso, ma alla direzione va in scena lo scaricabarile | 07/10/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Non inizia nel migliore dei modi la prima direzione del Partito Democratico dopo la dura sconfitta elettorale del 25 settembre. Al Nazareno va in scena la regola dello scaricabarile e tutti i leader ragionano ancora per correnti, per circolini, per comitati d'affari. L'immagine è quella di un partito che non Sto arrivando! dove andare, verso quale strada dirigere il cammino del 19% dei votanti italiani.
    C'è Enrico Letta che difende il simbolo del partito, annuncia una opposizione intransigente contro le destre e ricorda che quella del Pd è una storia positiva per il Paese. Manca una visione però, in particolare non viene posta strategica. Non un referendum tra Conte e Calenda, ma la scelta tra due strade opposte: laburismo e socialdemocrazia oppure liberismo. Invece si va dal sindaco di Firenze Nardella che chiede di azzerare il gruppo dirigente perché con quindici anni alle spalle hanno esaurito la spinta propulsiva, a Peppe Provenzano che invita tutti a non regalare la sinistra a Conte, a Gianni Cuperlo che tenta la carta della convocazione di una seconda Direzione, a chi come Cesare Damiano propone che il nuovo segretario venga scelto attraverso la votazione degli iscritti.
    Non si sono ascoltate analisi profonde sulle ragioni della sconfitta, auto critiche credibili su politiche sbagliate, sul sostegno ad un Governo nazionale nato senza un consenso popolare. Non basta pronunciare l'ovvietà, cioè ammettere che gli unici vincitori siano quelli di Fratelli d'Italia. Con un inizio così scialbo e privo di passione politica, il percorso del Pd verso il Congresso sembra assai lontano dalla metà e assomiglia più ad un funerale pubblico che ad una operazione di rilancio di un progetto.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Giorgia Meloni lancia il Governo dei migliori | 06/10/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Chi sono i migliori? I ministri del Governo guidato da Mario Draghi oppure quelli che ha in mente Giorgia Meloni? Si, perché la presidente del Consiglio in pectore ha lanciato ieri l'idea dei migliori politici e tecnici piazzati nei dicasteri chiave. "Serve responsabilità, occorre mantenere i nervi saldi. La sfida decisiva arriva adesso". Così ragiona la presidente di FdI Giorgia Meloni davanti all'esecutivo nazionale del suo partito.
    "Serve il miglior governo possibile. Si sta portando avanti una transizione ordinata", incalza Meloni. rimarcando soprattutto il "peso enorme" che è sulle sue spalle e su quelle del partito, perché saranno settimane e mesi difficili, occorrerà affrontare sfide delicate. La presidente FdI ha tra l'altro indicato la priorità nel caro-energia e ha sottolineato la necessità di mantenere una linea internazionale ben salda nella cornice atlantista.
    Per Giorgia Meloni, i problema non è scegliere ministri tecnici o politici: l'obiettivo è quello di avere una squadra formata da persone di alto profilo, all'altezza della situazione. Se in un dicastero l'alleanza di centrodestra non ha un esponente di livello adeguato non c'è alcun problema ad affidare a un tecnico quell'incarico. Purtroppo i tempi sono stretti. Moody' minaccia il taglio dei rating, il 13 ottobre è convocata la prima seduta del nuovo Parlamento, e i nomi dei migliori non sono ancora in campo. Saranno comunicati al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, assicura Meloni, ma, al di là delle dichiarazioni rassicuranti di Fabio Rampelli, Ignazio La Russa e Francesco Lollobrigida, nel centrodestra litigano su tutto, su chi deve andare al Viminale, chi agli Esteri, chi nei ministeri economici, chi messo nelle retrovie. Dicono che è un normale post elezioni, ma in attesa dei cosiddetti migliori, il Paese rotola giorno dopo giorno verso la recessione, con previsioni negative su inflazione, crescita, debito pubblico, impoverimento delle famiglie.
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    3 min
  • La scelta unitaria di Giorgia Meloni per affrontare le sfide economiche | 05/10/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La premier in pectore Giorgia Meloni abbandona i toni utilizzati in campagna elettorale, lancia il dialogo con le Istituzioni e con l'opposizione, e invita a lavorare tutti insieme per affrontare le sfide economiche e le scelte energetiche. Meloni parte da due fatti simbolici. "La presenza del Presidente della Repubblica Mattarella ad Assisi e l’offerta dell’olio da parte della Conferenza episcopale italiana per omaggiare gli italiani che durante la pandemia hanno messo la loro vita al servizio degli altri ci ricordano l’importanza di quel forte senso di comunità che unisce la Nazione. Da qui e dalla necessità di concorrere tutti, pur nelle differenze, all’interesse nazionale è necessario ripartire per affrontare le difficili sfide che l’Italia ha davanti", dice la leader di Fdi.
    I primi passi di Giorgia Meloni sono tutti concentrati nell'offrire una immagine rassicurante a livello nazionale e internazionale: la collaborazione tecnica con Mario Draghi per la composizione della legge di bilancio, l'incontro con il ministro Cingolani per dipanare il piano energetico sul piano operativo,il richiamo all'Europa per gestire le grandi sfide continentali difficilmente affrontabili dai singoli Stati membri. Perché secondo Meloni, azioni di singoli Stati tese a sfruttare i propri punti di forza rischiano di interferire nella competitività delle aziende e creare distorsioni nel mercato unico europeo. Solo il tempo ci dirà se la linea adottata da Giorgia Meloni in questi primi giorni post elettorali sia concreta e strategica oppure di tipo camaleontico.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min

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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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