Il Corsivo

Il Corsivo

By Giornale RadioNews
Download on the App Store

Il Corsivo episodes

  • Il Reddito di cittadinanza e i nuovi poveri | 22/09/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    In Italia, secondo Istat, ci sono 5,6 milioni di persone, 2,2 milioni di nuclei familiari, che vivono in povertà assoluta. Altrettanti vivacchiano nella cosiddetta povertà relativa. Si sono impoveriti durante i lockdown da Covid, negli anni delle ristrutturazioni, della perdita di posti di lavoro, di una crescita che ha favorito gli strati meno abbienti.
    Il ceto medio è diventato proletariato, il proletariato urbano si è trasformato in sottoproletariato, e il vecchio sottoproletariato urbano non ce la più.
    Secondo Inps, i dati relativi ai primi sette mesi del 2022 riferiscono di 1.605.819 nuclei percettori di almeno una mensilità di RdC/PdC, con 3.515.428 persone coinvolte e un importo medio erogato a livello nazionale di 552,33 euro.
    Tra gennaio e luglio 2022 è stato revocato il beneficio a 37.885 nuclei e sono decaduti dal diritto 207.033 nuclei.
    A luglio 2022 i nuclei beneficiari di Reddito di Cittadinanza sono 1.053.443, mentre i nuclei beneficiari di Pensione di Cittadinanza sono 117.183.
    Ora, il dibattito politico di questi giorni di campagna elettorale è incentrato sul mantenimento o sull'abolizione del Reddito di cittadinanza.
    Nessun partito che vuole depennare questa misura (Fdl, Lega, Forza Italia, Azione/Italia Viva, +Europa), ha comparato in modo pubblico questi dati forniti da Istat e Inps, i cui numeri sovrapposti formano uno spaccato del Paese dove le disuguaglianze non sono diminuite, bensì aumentate a dismisura.
    Istat aggiunge che proprio con il Reddito di cittadinanza almeno un milione di persone sono state sottratte alla povertà assoluta.
    Il Reddito di cittadinanza non è riuscito a sistemare il nocciolo della questione: l'abbassamento della soglia critica sotto la quale una persona scivola nell'oblio sociale. Il provvedimento non va cancellato, ma riformato specie nella parte dei controlli.
    È un problema enorme, servono riforme che prendano in esame tutta quella parte di cittadinanza che è in condizioni di povertà non assoluta, ma che vive comunque in condizioni difficili. E sono tanti, troppi e in crescita: ce lo dice l’Istat, la Caritas e qualsiasi studio di settore. Basta leggere e capire.
    3 min
  • Una campagna elettorale con tante promesse e scarsa sostenibilità economica | 21/09/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Quella che si sta concludendo è una campagna elettorale dove i leader lanciano promesse di ogni tipo, ma dimostrano una scarsa attenzione alla sostenibilità economica delle misure proposte. Si va dall'aumento a mille euro per chi percepisce la pensione minima di Silvio Berlusconi alla flat tax al 23% del Presidente di Forza Italia e al 15% di Matteo Salvini della Lega, all'aumento della no tax area da 8,5 a 13 mila euro di Giuseppe Conte del M5s, agli investimenti su nucleare e rigassificatori presentate da Carlo Calenda di Azione, alla rinegoziazione del Pnrr chiesto da Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia, alla dote per i diciottenni di Enrico Letta del Partito Democratico.
    Per il 96% delle misure proposte per convincere gli elettori i partiti non spiegano come intendono finanziarle. Solamente 13 impegni su 328 hanno un’indicazione precisa e spesso viene indicata la generica “lotta all’evasione”. Nel programma del centrodestra, ad esempio, su 88 proposte, solo una è mirata alle entrate e non alle spese e riguarda il discusso smantellamento del reddito di cittadinanza. Nelle 37 pagine del programma elettorale del Pd, intitolato Insieme per un’Italia democratica e progressista, sono presenti almeno 88 promesse che implicano una spesa per lo Stato.Anche il programma del Movimento 5 stelle non entra nel dettaglio delle proposte, ma si limita a elencarne i possibili benefici senza comunicare le modalità di attuazione. Azione e Italia Viva non indicano quante risorse intendono recuperare dall’evasione fiscale e quante dalla riduzione della spesa della pubblica amministrazione. E soprattutto non è chiaro, visto che mancano le cifre precise, quante delle promesse in spesa sarebbero coperte. Mancano pochi giorni al voto del 25 settembre e non credo ci saranno ripensamenti sul tema cruciale delle coperture finanziare dei programmi dei partiti e degli schieramenti. E questo lascia sconcertati e confusi gli elettori.
    3 min
  • Contro natura | 20/09/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Le parole del papà di Mattia, il bambino trascinato via da un fiume di fango che ha travolto la macchina su cui viaggiava con la mamma nei pressi di Senigallia, ci impongono una assorta pausa di riflessione. L’uomo continua, infatti, a ripetere “voglio credere che sia ancora vivo”: e questo, nonostante lo zainetto del piccolo sia stato ritrovato a circa 8 chilometri dal punto in cui l’auto è stata spazzata via dalla furia della natura. E non smette, infatti, di setacciare, senza concedersi neanche un attimo di pausa, tutto il territorio circostante nel disperato tentativo di ritrovare il suo figlioletto: purtroppo è ben difficile che, a distanza di ormai più di quattro giorni, le sue speranze possano essere soddisfatte. Ma d’altra parte, come ci può rassegnare all’idea di avere perduto un figlio? La reazione spontanea più umana è proprio quella di non crederci, quella di imporsi di non vedere, di non sentire e di non accettare un fatto che è quanto di più contro natura si possa immaginare: quello cioè di sopravvivere ai propri figli. Mattia era partito con la mamma che lo portava a casa dei nonni e, fino a che dalla macchina si poteva ancora scorgere il giardino della villetta in cui viveva, il suo sguardo era rimasto rivolto verso il finestrino posteriore per salutare il suo papà sino all’ultimissimo metro di visuale. Pare veramente impossibile che tutto abbia potuto interrompersi soltanto pochi secondi dopo, cancellando completamente ogni sguardo, ogni sogno ed ogni respiro. Sarebbe bastato magari partire dieci minuti prima, oppure avere due linee di febbre che ti impediscono di uscire ed un allegro Mattia sarebbe ancora nella sua cameretta a giocare o a fare i compiti... Per questo motivo adesso i genitori non si arrendono e continuano a sperare che da quel maledetto fiume di fango possa, improvvisamente, spuntare ancora una manina che chiede aiuto. Si batte questo padre contro la più crudele delle evidenze e noi, per quanto impotenti, continueremo a sostenerlo in questa sua battaglia infinita, restando al suo fianco per sempre.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Il nuovo giuramento di Pontida | 19/09/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Mentre da Monza Enrico Letta attacca la Lega, dichiarando che Pontida è ormai divenuta una provincia dell’Ungheria, dalla storica località in cui nel 1167 venne pronunciato il famoso Giuramento che diede origine alla Lega Lombarda, Matteo Salvini controbatte ironizzando sul nervosismo che il segretario del PD deve aver provato nel vedere le immagini delle decine di migliaia di militanti leghisti arrivati, da ogni regione, per prendere parte a quello che, da sempre, è il più tradizionale dei raduni leghisti. Comunque, poiché a riempire il classico “pratone” di Pontida è tutta gente educata, Salvini si sente di mandare un “bacione” al leader del Partito Democratico.
    La manifestazione si svolge al termine di una settimana caratterizzata da più di una presa di distanza del “capitano” da alcune posizioni assunte da Giorgia Meloni: Salvini lo sa e cerca, quindi, di presentare al suo elettorato un’immagine tranquillizzante dello schieramento di centro destra, affermando che lui “con Giorgia e con Silvio”, va d’accordo praticamente su tutto ed è, pertanto, convinto del fatto che, domenica prossima, nascerà finalmente un esecutivo ”serio, stabile e coerente “ e che sarà – anche se la cosa ci sorprende abbastanza - molto più rispettato e credibile all’estero.
    Sul palco del comizio sono presenti tutti i big del partito, ministri e governatori compresi, ai quali viene fatto firmare un impegno congiunto (quasi a voler richiamare l’antico “giuramento”) a realizzare sei obbiettivi fondamentali che sono: 1) lo stop ai rincari delle bollette energetiche, 2) l’autonomia, 3) la flat tax con la pace fiscale, 4) l’interruzione degli sbarchi , 5) la riforma della giustizia e 6) l’abolizione della legge Fornero con l’introduzione di quota 41. Non manca neanche una nota sentimentale quando, congedando il pubblico dei suoi fedelissimi, Salvini vuole rendere omaggio alla figura del fondatore della Lega: quell’Umberto Bossi, senza la cui azione nulla di ciò che è appena successo a Pontida sarebbe mai stato possibile: e chi dimentica le sue radici – sottolinea l’attuale erede del “Senatur” - non ha alcun futuro.
    Credits: "La Battaglia di Legnano" - Sailko (CC BY-SA 4.0)
    3 min
  • Amicizie scomode | 17/09/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    L’agenzia di stampa russa “Ria Novosti” riporta le parole con le quali Vladimir Putin - al termine di un colloquio con il presidente Xi Jinping, avvenuto a Samarcanda a margine della riunione della Shangai Cooperation Organization - ha dichiarato di avere apprezzato molto la posizione degli “amici cinesi” in relazione alla crisi ucraina.
    Il leader del Cremlino ha anche aggiunto di comprendere alcune domande e preoccupazioni che – aggiungiamo noi - evidentemente, creano fastidi e nervosismi a Pechino, ma si è detto pronto a chiarire “in ogni dettaglio” le ragioni e gli obbiettivi russi. Al di là della comprensibile soddisfazione per non essersi proprio trovato di fronte ad una “muraglia cinese” di insofferenza e disapprovazione, dalle affermazioni di Putin si evince, in modo abbastanza chiaro, che, sul conflitto in Ucraina, la Cina continua a mantenere invariate le distanze prese sin dalle prime cannonate sparate ed osserva preoccupata l’evolversi degli eventi. D’altra parte, non ci si potrebbe aspettare altro da una potenza che, per soddisfare la propria ambizione di diventare la più grande economia del mondo, di tutto ha bisogno tranne che di esasperazioni nei rapporti politici con interlocutori commerciali di rilevanza fondamentale, quale può essere, ad esempio, l’Unione Europea.
    Per l’ex colonnello del KGB, quello di dover fornire chiarimenti su una guerra che – almeno fino ad oggi – gli ha procurato non poche delusioni, deve essere stato un rospo abbastanza indigesto da ingoiare...tuttavia, se ne può adesso tornare a Mosca parzialmente soddisfatto, avendo, comunque, ottenuto da Xi il riconoscimento verbale di “grande potenza” con la quale il colosso asiatico intende collaborare per stabilire – come ha riferito lo stesso Putin - “un ordine mondiale giusto, democratico e multipolare, basato sul diritto internazionale e sul ruolo centrale delle Nazioni Unite, e non su alcune regole che qualcuno ha escogitato e sta cercando di imporre ad altri”.
    Samarcanda sembra, quindi, rivelare che esistono delle pressioni cinesi su Mosca affinché riveda la sua strategia in Ucraina, divenuta ormai, per chiunque, troppo imbarazzante da sostenere. E la Cina non intende assolutamente pagare anch’essa il conto di eventuali sanzioni occidentali che potrebbero esserle inflitte, qualora si sbilanciasse troppo a favore di un “amico” che considera, indubbiamente, piuttosto scomodo.
    D’altra parte, il disagio cinese per l’avventata spedizione russa verso Kiev, è confermato dal fatto che, pur avendo sempre manifestato una certa solidarietà politica verso il Cremlino, Pechino si è sempre ben guardata dall’inviargli aiuti militari: tanto è vero che la Russia si vede, oggi, costretta a rivolgersi persino a due specchiate democrazie come l’Iran e la Corea del Nord per comprare droni e proiettili… Pertanto, c’è da prevedere che, riguardo alla questione ucraina, Xi Jinping non si spingerà mai oltre una generica, ma sostanzialmente sterile approvazione formale, nei confronti di una guerra che minaccia proprio quella stabilità geoeconomica e geopolitica che, negli ultimi decenni, tanto ha giovato all'inarrestabile ascesa del suo immenso Paese.
    3 min
  • Coalizioni molto fragili. Parte seconda | 16/09/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Nel riprendere il discorso, interrotto ieri, su questi ultimi dieci giorni di campagna elettorale, non possiamo che trarre, senz’altro, delle lamentose conclusioni, pensando ai limiti di una legge che, come il tanto (e forse giustamente) bistrattato “Rosatellum”, consente ai partiti - che pure compongono una stessa coalizione - il massimo della concorrenza tra di loro, nella consapevolezza che comunque, alla fine, pur di governare, i voti ottenuti, anche su programmi molto diversi, andranno obbligatoriamente a sommarsi, senza fermarsi troppo a sottilizzare.
    Dopo il 25 settembre, è ovvio che un governo, in un modo o nell’altro, bisognerà pur farlo ed allora ribadiamo che, per quello che riguarda il centrodestra - come si è già detto ieri – verrà probabilmente a galla tutta una serie di contraddizioni di assoluta rilevanza sia sul piano geopolitico, che su quello economico o delle riforme istituzionali.
    Se andiamo, invece, a guardare a cosa bolle in pentola nel centro sinistra, destinato – stando almeno ai sondaggi – a subire una sonora sconfitta, la situazione, in una certa qual misura, appare paradossalmente già molto più chiara, anche se rassegnata. Non a caso - riferendosi proprio alla coalizione composta dal PD, da + Europa, da Sinistra e Verdi e da altre sigle minori - Enrico Letta ha dichiarato che lui a governare con la sinistra di Fratoianni e con l’ecologismo duro e puro di Bonelli non ci pensa affatto. E la cosa, vista sul piano strettamente politico, è più che comprensibile, dal momento che si sta parlando di uno schieramento elettorale che cerca di far convivere posizioni tradizionalmente conflittuali tra di loro, quali sono quelle che sono espressione di un riformismo liberale con altre che, invece, si rifanno a più lontane esperienze storiche di matrice massimalista. È però strano, che il segretario del PD un’affermazione del genere l’abbia fatta proprio mentre è ancora in pieno svolgimento la campagna elettorale...In sostanza, Enrico Letta dice, a chiare lettere, che il centro sinistra ha già rinunciato in partenza a porsi come possibile alternativa di governo, puntando al massimo a ridimensionare il quasi certo successo dello schieramento avversario ed accontentandosi semplicemente di complicare un po’ di più il compito di Giorgia Meloni o di chi, comunque, cercherà di dare vita ad un esecutivo di destra….
    Francamente, non ricordiamo una campagna elettorale che, dalla nascita della Seconda Repubblica in poi, si sia caratterizzata per tanto pressapochismo... È, infatti, dal 1994 che le coalizioni guidate da Berlusconi si scontrano con quelle formate dagli antiberlusconiani, prospettando soluzione di governo tutte discutibili, ma almeno ben distinte ed alternative tra di loro.
    Il rischio di una caotica ingovernabilità in cui non si capisce bene chi sta con chi o contro cosa, sembra, pertanto, elevatissimo, anche nel caso in cui la destra ottenga un buon risultato elettorale. Ma a complicare i giochi, al fotofinish, potrebbe concorrere anche un’ulteriore incognita che incombe su entrambi i maggiori competitors: cosa succederebbe, infatti, se il forte recupero di cui, soprattutto nel Mezzogiorno, sembrano essere protagonisti i 5 Stelle di Giuseppe Conte, impedisse persino il formarsi di una qualsiasi maggioranza numerica, sia essa di destra o di sinistra? Forse a Mario Draghi incominciano a fischiare le orecchie.
    4 min
  • Coalizioni molto fragili | 15/09/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Ci stiamo avvicinando rapidamente al 25 settembre e cioè al momento in cui tutte le non indifferenti contraddizioni che pesano sulle due principali coalizioni elettorali finiranno per affiorare, rendendo ben difficile il compito di chi sarà chiamato a dare vita ad un nuovo governo. Cominciamo oggi a radiografare i malumori e gli imbarazzi che, almeno per il momento, si limitano a sonnecchiare all’interno dello schieramento che tutti i sondaggi danno come sicuro vincente. Difficile per chiunque far finta di ignorare che, a livello programmatico, nella destra sono rimaste irrisolte questioni altamente divisive, alle quali il dibattito elettorale, fino ad oggi, ha essenzialmente cercato di mettere il silenziatore. Infatti, nonostante i non pochi tentativi messi in atto da Antonio Tajani e Licia Ronzulli per ridurre del tutto Forza Italia ad una sorta di “dependance” della Lega, permangono ancora – tra Berlusconi e Salvini – sensibilità ben distinte per quanto concerne i rapporti con l’Unione Europea, dove entrambi aderiscono a Gruppi profondamente diversi tra di loro, quali sono il Partito Popolare Europeo per il primo ed Identità e Democrazia, dove il secondo siede a fianco di Marine Le Pen.
    Per non parlare poi dell’abisso che esiste fra l’atlantismo orgogliosamente sbandierato, in ogni occasione, da Giorgia Meloni ed il malcelato filoputinismo di Matteo Salvini che lo ha portato persino a siglare un patto con Russia Unita (e cioè con il partito di Putin), sul quale, almeno fino ad ora, nessuno nel centro destra ha trovato il coraggio di obiettare qualcosa. In queste ore tutti i media non fanno altro che riportare le notizie relative ai 300 milioni di dollari che la Russia avrebbe speso per finanziare alcuni partiti nei paesi occidentali. Il segretario della Lega, sentendosi magari sotto la lente di ingrandimento, ha subito minacciato querele a destra e a manca, facendoci ricordare quel detto latino secondo il quale una scusante non richiesta, può rivelarsi un’autoaccusa...
    Ad allungare le distanze tra i tre partiti che formano l’alleanza di destra ci sono poi anche gli orientamenti che dovrebbero guidare la politica economica e finanziaria, sulla quale Salvini - cercando disperatamente di recuperare il terreno elettorale perduto a vantaggio di Fratelli d’Italia o di altre formazioni minori - ha deciso di puntare tutte le sue carte, anche a costo di arrivare a polemizzare, in maniera abbastanza plateale, con la sua collega/rivale Giorgia Meloni, divenuta nel frattempo, dopo due anni di irriducibile opposizione, più rigorosamente draghiana dello stesso Draghi.... E da questa esigenza nasce, ad esempio, la richiesta leghista di procedere all’ormai famoso “scostamento di bilancio” di trenta miliardi, apertamente escluso dalla Meloni, per far fronte alle immediate emergenze energetiche.
    E poi c’è il terreno fiscale su cui Berlusconi propone un’aliquota per la flat tax, Salvini un’altra e Meloni – ammesso e non concesso che ne sia convinta - un’altra ancora….E che dire delle cartelle esattoriali che la Lega ( e magari anche Forza Italia ) vorrebbero ridurre a i minimi termini, mentre i Fratelli d’Italia sembrano orientati a ritoccare solo marginalmente, così tanto per dare un contentino ai due alleati di governo? Domani parleremo dei problemi che albergano, invece, nello schieramento di centro sinistra.
    4 min
  • Vite violente | 14/09/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Il quartiere, alla periferia romana, è quello di Primavalle, non nuovo al verificarsi di episodi di violenza spietata: chi, ad esempio, non è più tanto giovincello, ricorderà senz’altro le immagini dei telegiornali che, nell’aprile del 73, descrivevano la tragica fine di due fratelli che persero la vita in quello che viene ancora oggi ricordato come il “rogo di Primavalle”.
    Lui, invece, quello che suo malgrado figura come il protagonista di questa nuova storia sciagurata, è Hasib Omerovic, un sordomuto di 36 anni, precipitato dalla finestra di una casa popolare in cui abita insieme alla sua famiglia di origine rom, la quale occupa l’alloggio in piena regolarità. Hasib, sebbene incensurato, era da tempo finito al centro di una tempesta di rancori e minacce, poiché accusato sui social di molestie sessuali nei confronti di alcune donne che abitano nel vicinato.
    E non sono mancati, infatti, gli sfoghi su Facebook di quanti lo hanno indicato come un individuo “meritevole di una lezione”. Pertanto, quando lo scorso 25 luglio Hasib Homerovic si è schiantato sull’asfalto dopo aver fatto un volo di 9 metri, si è subito pensato che qualche testa calda avesse preso alla lettera gli inviti comparsi sui social e fosse, dunque, passato all’azione. Tuttavia, la sorella del giovane rom che, al momento del fattaccio, era anch’essa in casa ha raccontato che a spingere il fratello giù dalla finestra sarebbero stati, dopo averlo anche malmenato, quattro poliziotti, entrati nell’abitazione probabilmente per fare un interrogatorio.
    Viene, francamente, difficile credere che quattro tutori dell’ordine si siano lasciati andare ad un simile gesto criminale, nei confronti di un disabile e rischiando, tra l’altro, di scrivere, in tal modo, la parola fine sulla loro carriera in Polizia...Più probabile e rassicurante ipotizzare, invece, che ad agire siano stati degli esagitati picchiatori che si sono spacciati per gendarmi per farsi aprire la porta. Tuttavia, questa ovvia speranza, ha subito una brutta battuta d’arresto quando ieri, parlando con la stampa, la madre di Hasib ha reso noto che il commissariato di zona ha ammesso che, effettivamente, quel giorno un intervento della Pubblica Sicurezza c’era stato a seguito delle tante segnalazioni che le erano arrivate: l’uomo, forse sentitosi perduto, avrebbe perso il controllo dei propri nervi e si sarebbe buttato, quindi, dalla finestra. I vicini di casa riferiscono di avere udito spesso grida e lamenti dovuti a percosse che Habib avrebbe subito sistematicamente in famiglia e, forse, siamo davvero, essenzialmente, in presenza di una giovane vita sventurata – come, del resto, ce ne saranno chissà quante altre in quei quartieri - e che, purtroppo, adesso è sospesa in coma da oltre un mese.
    Può anche darsi – e lo speriamo sul serio – che gli agenti coinvolti nella vicenda non abbiano alcuna responsabilità di quanto accaduto, ma non possiamo certo rimanere indifferenti e far finta di niente dinanzi a cinquanta giorni di silenzio - da parte delle istituzioni - sulla perquisizione e sulle ragioni che l’hanno determinata, oltre alle modalità con le quali è stata condotta. Speriamo proprio che il “caso Cucchi” non abbia a ripetersi.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    4 min
  • Poca Sanità nella campagna elettorale | 13/09/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Tra i temi che vengono dibattuti in questa nervosa campagna elettorale sembra destare poche attenzioni quello relativo alla questione sanitaria nazionale.
    Dopo aver passato mesi e mesi a criticare la presunta inadeguatezza rivelata dalle nostre strutture ospedaliere durante la fase più drammatica della pandemia, pare sinceramente strano dover adesso osservare come le forze politiche tendano, sostanzialmente, a relegare l’argomento sanità ai margini del dibattito elettorale. Eppure, il tipo di organizzazione della salute verso la quale il Paese sta muovendosi dovrebbe figurare tra le principali priorità contenute nelle agende di tutti i partiti. Quale è l’idea – ammesso e non concesso che ci sia – che la politica italiana si è fatta circa la sanità che intende modellare per il futuro? E’ vero che oggi ci sono problemi di sopravvivenza energetica che, nell’immediato, possono apparire più urgenti di altri, ma forse sarebbe bene non sottovalutare nemmeno la situazione che si verrebbe a creare qualora, ai sia pur gravissimi problemi di sopravvivenza economica, il covid tornasse nelle nostre case per aggiungerne anche altri di sopravvivenza biologica...
    Il Servizio Sanitario Nazionale, tra la fine degli Anni 70 e gli inizi degli Anni 80, ha rappresentato una delle più incisive e provvidenziali riforme di tutta la nostra storia: tuttavia, si può forse anche dire che proprio i notevolissimi risultati da esso inizialmente ottenuti, siano oggi, in una certa qual misura, paradossalmente all’origine del momento di difficoltà che il Servizio stesso sta attraversando. L’avere, infatti, contribuito in maniera determinante all’allungarsi delle aspettative di vita, ha fatto sì che oggi il Paese sia abitato da un altissimo numero di anziani, la cui assistenza medica richiede, di conseguenza, una disponibilità finanziaria che, negli ultimi anni, è, invece, venuta sempre più scarseggiando. E purtroppo, per ovviare a questo tipo di carenze economiche, Stato e Regioni si sono spesso orientati proprio verso una politica di tagli drastici alla sanità pubblica. Tagli che, sia chiaro, sono strabenedetti quando si tratta di eliminare sprechi ed arricchimenti personali, ma che – come è ovvio – non possono in alcun modo costituire, a medio/lungo termine, uno strumento credibile se si vuole procedere sul percorso dell’efficienza e del continuo aggiornamento scientifico e tecnologico. Che fare, dunque, per ottimizzare la spesa sanitaria, senza compromettere la salute e la sicurezza dei cittadini? Forse la soluzione potrebbe essere quella di cercare di edificare un sistema sanitario che non fosse più necessariamente basato sul ricorso sistematico agli ospedali per qualsiasi tipo di evenienza, ma che favorisse, invece, l’affidamento degli interventi meno complessi o delicati ad una medicina di prossimità adeguatamente rilanciata. La razionalizzazione della spesa sanitaria potrebbe, quindi, partire dal potenziamento della figura e della funzione del medico di famiglia il quale, grazie alla sua presenza costante sul territorio, conosce a fondo il paziente sia nella sua personalità, che nelle sue patologie ed è, quindi, in grado di indicargli, meglio di chiunque altro, le terapie più indicate da seguire.
    4 min
  • La doppia partita italiana sull'energia | 12/09/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il Governo italiano e l’Europa intendono alleggerire l’impatto delle bollette di luce e gas su famiglie e imprese. Ma quali sono le soluzioni? I due piani, italiano ed europeo, sono incrociati.
    Per il premier Mario Draghi l’unica soluzione in grado di abbassare la curva del prezzo del gas rimane un tetto europeo: è il cosiddetto price cap, un’asticella che identifica il livello massimo sul prezzo, non limitato al solo metano assicurato da Mosca. Su questo punto, nonostante gli ultimi passi avanti registrati al tavolo del Consiglio straordinario dei ministri Ue dell’Energia, manca ancora l'accordo finale, a pochi giorni dall'inizio dell'autunno e una guerra che non accenna a diminuire la sua forza militare.
    In attesa di una svolta a livello europeo, il governo italiano punta ad un nuovo "decreto aiuti" per ridurre l’impatto dei costi dell’energia. Il focus del nuovo provvedimento dovrebbe essere rappresentato dalle imprese, ma allo studio ci sarebbero anche ulteriori risposte per ridurre l’impatto delle prossime fatture sulle famiglie. Una di queste è il possibile innalzamento del tetto Isee (l’indicatore della situazione economica equivalente), per l’accesso al bonus sociale: si tratta dello sconto previsto in bolletta per le famiglie in condizioni di disagio economico e fisico.
    Attualmente, come stabilito dal decreto Ucraina, l’asticella è fissata a 12mila euro per il 2022 che salirebbe a quota 15mila euro, ampliando la platea dei destinatari del beneficio. Si valuta anche la possibilità di una riedizione del meccanismo di rateizzazione delle bollette. Altri provvedimento riguardano la proroga dei crediti d’imposta per le imprese, l'allungamento della cig scontata. In sede europea la situazione si è incartata per le resistenze di Ungheria e Repubblica Ceca, per la freddezza dell’Olanda e le difficoltà della Germania ad appoggiare totalmente la soluzione prospettata dal governo italiano.
    Draghi gioca una doppia partita e il risultato non è scontato. La trattativa potrebbe portare ad un nulla di fatto, rimandando le decisioni al prossimo consiglio europeo dei capi di Stato e di governo che si riunirà a Praga il 6-7 ottobre.
    3 min

About Il Corsivo

From the publisher's feed

"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

More shows like Il Corsivo

Giornale Radio by Radio Popolare

Giornale Radio

6 Listeners

Notizie a colazione by Pasquale Ancona, Emanuele Bonora, Anna Di Rocco e Antonino D'Anna

Notizie a colazione

3 Listeners

Start by Il Sole 24 Ore

Start

17 Listeners

Il punto by Il Sole 24 Ore

Il punto

0 Listeners

La Giornata by la Repubblica

La Giornata

13 Listeners

Il Mondo by Internazionale

Il Mondo

37 Listeners

The Essential by Will Media - Chiara Piotto

The Essential

16 Listeners

DOI - Denominazione di Origine Inventata by OnePodcast

DOI - Denominazione di Origine Inventata

23 Listeners

Circo Massimo - Lo spettacolo della politica by OnePodcast

Circo Massimo - Lo spettacolo della politica

3 Listeners