Il Corsivo

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  • Il vertice tardivo europeo sull'energia | 10/09/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Perché l'Unione Europea ha atteso tutto questo tempo per convocare un vertice sull'Energia? Nel Consiglio straordinario di ieri i ministri hanno chiesto che entro metà settembre la Commissione europea produca proposte sul cosiddetto price cap. "Se necessario, sono pronto a convocare un'altra riunione straordinaria dei ministri dell'Energia europei per decidere misure concrete prima della fine del mese", ha detto ieri il ministro dell'industria della Repubblica ceca, Josef Sikela, che guida la presidenza di turno dell'Ue.
    Entro la fine del mese? La guerra tra Russia e Ucraina non accenna a diminuire di potenza, l'economia europea è in ginocchio, alcuni Paesi come l'Italia passeranno mesi di austerity, ma le risposte europee tendo a dilatarsi. Certo, sono annunciate misure che dovrebbero anche aiutare a limitare l'impatto degli alti prezzi del gas sul mercato dell'elettricità Ue e i prezzi dell'energia per i consumatori. Ma il buon senso vorrebbe che misure così importanti sarebbero dovute essere discusse e approvate con tempi assai più celeri.
    Si sarebbero, ad esempio, risolvere le possibili opzioni per l'introduzione di un price cap sul gas importato da specifiche giurisdizioni, più che dover ammettere, a poche settimane dall'inizio dell'autunno, di dover ancora aver bisogno di ulteriore tempo per dare il via libera formale all'introduzione di queste misure ormai necessarie e improrogabili.
    3 min
  • 09/09/2022 | Il Corsivo
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Il Corsivo di Venerdì 09 Settembre 2022
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    3 min
  • Il Risatellum della discordia. Asse Letta/Meloni contro Renzi | 08/09/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il sistema elettorale cosiddetto "Rosatellum" entra a gamba tesa nel già complicato dibattito politico della campagna elettirale. È accaduto che il segretario del PD Enrico Letta alla fine ha dovuto ammettere l'assoluta inefficacia della legge che non offre governabilità e allontana sempre più la politica dal Paese reale, dall'elettorato. Anzi fa di più.
    Da ragione a Giorgia Meloni di Fdl che nel 2017 si oppose al Rosatellum non votandolo. Tutta colpa di Matteo Renzi, secondo Letta, perché fu lui a volere fortemente la legge, tanto da chiamarla con il cognome del suo relatore, Rosato. Tutto ciò diviene paradossale, perché nel 2017 Renzi e Rosato erano del PD, quel partito che oggi, in calo di preferenze degli italiani, e con ogni probabilità destinato alla guida dell'opposizione, ha cambiato idea. Dur domande sorgono spontanea. Non ci si poteva accorgere già nel 2017 della assoluta inutilità del Rosatellum? In cinque anni perché non si è trovato l'accordo su un testo migliore da offrire agli italiani?
    2 min
  • Fdl vola nei sondaggi, crescono M5s, Calenda/Renzi e i partiti minori, aumentano indecisi e astensioni | 07/09/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    L'unico termometro aritmetico della campagna elettorale restano i sondaggi. Per quanto diversi tra loro sul piano della metodologia utilizzata nella rilevazione, i sondaggi diffusi fino ad oggi offrono già delle indicazioni abbastanza precise. Tutti gli analisti confermano la vittoria del centrodestra. Impressionante la corsa di Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni rimasta da numerose settimane al primo posto delle preferenze degli italiani, con il 25,8% rilevato da Swg, il massimo ottenuto finora. I voti di Fratelli d'Italia provengono in larga misura dalla Lega che continua a perdere punti, attestandosi intorno al 12%.
    Forza Italia risulta in leggero calo. Tra Fratelli d'Italia e il Partito Democratico, secondo partito rilevato, lo stacco è intorno a quattro punti. Gli alleati del Pd (Alleanza Verdi/Sinistra, Possibile, +Europa), sono stabili o in moderata ascesa. Non sfonda Impegno civico di Di Maio. Come abbiamo scritto in un recente editoriale si registra la netta rimonta del M5s di Giuseppe Conte che incalza la Lega, e secondo alcuni perfino la supera. L'incognita resta il cosiddetto terzo polo di Calenda/Renzi le cui stime variano tra il 5 e oltre il 7%. Crescono di poco i piccoli partiti, tutti comunque sotto il 3%, tranne Italexit.
    Ma l'indicazione chiara riguarda però gli indecisi e gli astensionisti balzati dal 35 a oltre il 42%. Il dato conferma il netto distacco tra la politica e gli elettori. Questa rappresentatività limitata degli aventi diritto sarà la pietra di paragone di questa campagna, la più brutta della storia della nostra fragile democrazia.
    3 min
  • Liz Truss, il nuovo corso britannico | 06/09/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il nuovo corso britannico mostra il volto di Liz Truss. È stata eletta alla guida del Partito Conservatore britannico, forza di maggioranza alla Camera dei Comuni, e da oggi subentra come premier al dimissionario Boris Johnson, costretto a farsi da parte a luglio sull'onda di scandali e congiure interne Tory. Liz Truss, 47 anni, è la terza donna nella storia del Regno Unito a ricoprire la carica di premier, dopo Margaret Thatcher e Theresa May. La Truss ha sconfitto l'ex cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak nel ballottaggio finale deciso dal voto postale degli iscritti. Sul piano politico, però, la Truss non cambierà granché le linee dettate da Johnson.
    "Attuerò il programma. Sono conservatore e mi comporterò come tale", ha spiegato Liz Truss. Del resto, sui temi forti di politica estera, la Truss ha ricoperto la carica di ministro degli Esteri del Governo Johnson. Nessun cambio di passo sul conflitto militare in Ucraina, sugli aiuti economici a Zelenski, sulle sanzioni contro la Russia. Nessun dietrofront sulla Brexit. Anzi, la Truss è una neo-thatcheriana di ferro, ultraliberista, fautrice dello Stato minimo e del taglio delle tasse per aziende e ceti più abbienti. Sul piano internazionale, è ancora più massimalista di Johnson nel sostegno all’Ucraina e considera la Cina una minaccia da fronteggiare con fermezza.
    Liz Truss è pronta a sfidare l'Europa stracciando gli accordi sull’Irlanda del Nord. Se Johnson non aveva vere convinzioni e andava dove tirava il vento, la Truss è il prototipo thatcheriano moderno. Figlia di militanti di sinistra, attivista all'Università, sempre in prima fila alle marce anti-nucleari, oggi è l'alfiere dell'ultra liberismo. Liz si è trasformata nella portabandiera della Global Britain, quella Gran Bretagna globale che grazie alla Brexit ha recuperato una politica commerciale autonoma, fuori da quella Unione europea che lei bolla come «protezionista».
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Per un pugno di voti. Centrodestra, diviso su tutto | 05/09/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Tutti gli analisti sono concordi sulla vittoria del centrodestra alle elezioni del 25 settembre. Sul piano numerico, Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia sarebbero ad un passo da una maggioranza che potrebbe persino cambiare la nostra Costituzione, ma sotto il profilo politico sono uniti?
    Stando alle ultime polemiche sulle sanzioni russe parrebbe prevalga la divisione su gran parte dei punti inseriti nel programma comune. La Lega perde consensi da mesi: da poco sotto il 18% ottenuto alle elezioni del 2018, il partito di Matteo Salvini è stimato oggi tra il 12 e il 13%, in calo costante. Dove andrebbero a finire i voti in uscita dalla Lega? Nella quasi totalità i voti dei leghisti scontenti passano a Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni, passato dal 4,35% del 2018 alla rilevazione attuale che supera il 24%, primo partito. I numeri parlano e raccontano di una corsa travolgente della Meloni ai danni di Salvini. Il numero uno della Lega è in difficoltà e tenta di posizionarsi riprendendo i cavalli di battaglia di sempre: immigrazione, blocco dei porti alle navi dei clandestini, abolizione della legge della Fornero, flat tax, stop alla spedizione delle cartelle esattoriali.
    Prendiamo come esempio le sanzioni italiane ed europee contro la Russia. Salvini ha chiesto la fine delle sanzioni contro Mosca. “Molti imprenditori mi stanno chiedendo di rivedere le sanzioni alla Russia, perché è l’unico caso al mondo in cui le sanzioni, volute per fermare la guerra e colpire un regime, danneggiano non i sanzionati ma coloro che sanzionano”. Poi si è rimangiato la parola dopo la netta opposizione di Fratelli d'Italia. "La linea del governo a guida Meloni non avrà esitazioni, sarà coerente e concordata con quella degli alleati occidentali", ha detto il senatore di Fdi, Giovanbattista Fazzolari, responsabile del programma del partito. Si potrebbe andare avanti per ore: dal blocco navale contro l'immigrazione clandestina alla fedeltà alla Nato, alle politiche sul lavoro, alla lotta contro la povertà. Per un pugno di voti in più nel centrodestra la divisione è visibile a tutti.
    Cosa accadrà dopo il 25 settembre? Quanto peseranno queste divisioni nella formazione di un Governo credibile, duraturo e stabile?
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • 03/09/2022 | Il Corsivo
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    3 min
  • Il Corsivo di Sabato 03 Settembre 2022
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    3 min
  • Il destino di ITA Airways al fotofinish | 02/09/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Come abbiamo appreso, negli ultimissimi giorni, sulla questione della vendita di Ita Airways si è verificata una svolta che ha sorpreso un po’ tutti gli addetti ai lavori: il ministero dell'Economia e delle Finanze ha, infatti, deciso di avviare “un negoziato in esclusiva con il consorzio formato da Certares, Delta Air Lines e Air France-Klm”, la cui offerta “è stata ritenuta maggiormente rispondente agli obiettivi fissati dal Governo”.
    Si è trattato, indubbiamente, di un autentico colpo di scena, visto che da mesi si era data per favorita la cordata rivale: quella cioè costituita dal binomio Lufthansa – Msc (il colosso armatoriale che fa capo a Gianluigi Aponte).
    Per valutare quali siano le proposte contrattuali che hanno fatto pendere l’ago della bilancia dalla parte dell’offerta franco-americana, occorre analizzarne sia le previsioni di impegno economico, che la disponibilità a definire le partecipazioni nella Società. Innanzitutto, per entrambi i concorrenti, Ita Airways vale al massimo un miliardo di euro: solo che i franco - americani si sono dichiarati interessati al 55% dell'ex Alitalia per un controvalore di 600 milioni di euro, mentre Msc-Lufthansa mirava a rilevare l'80% del capitale (suddiviso tra il 60% di Msc ed il 20% di Lufthansa) per 850 milioni di euro. Posto dinanzi a queste due opzioni così differenti tra di loro, il Governo si è trovato nella condizione di dover decidere se conservare una partecipazione del 45% (soluzione che, evidentemente, ha privilegiato) oppure accontentarsi del solo 20%. Inoltre, sembra che l'offerta avanzata dal grande fondo di investimento americano Certares conceda allo Stato italiano due membri del Consiglio di Amministrazione su cinque con ampi poteri di veto sulle scelte industriali e strategiche e la possibilità di nominare il presidente.
    Speriamo, a questo punto, di non dover rivivere l’esperienza del 2008, quando il governo sfiduciato di Prodi (che aveva già quasi raggiunto una piena intesa con Air France – Klm per la cessione di Alitalia), a pochi giorni dalle elezioni di metà aprile 2008, vide sfumare l’affare, dinanzi alla netta opposizione di Silvio Berlusconi, secondo il quale la Compagnia avrebbe dovuto restare in mano ad azionisti italiani. Ricordiamo tutti come andò poi a finire: non appena ritornato a Palazzo Chigi, il Cavaliere di Arcore promosse la formazione di una cordata nazionale, da lui definita quella dei “capitani coraggiosi”, che, nel giro di pochi mesi passati alla gestione di Alitalia, riuscirono nell’impresa di bruciare un aumento di capitale di un miliardo di euro….Una situazione – quella di allora – che assomiglia terribilmente a quella odierna, anch’essa caratterizzata dalla presenza di un governo dimissionario, al quale sono già pervenuti autorevoli moniti (vedi, ad esempio, Giorgia Meloni) a non agire ed a passare di mano, in attesa che se ne occupi il nuovo esecutivo che nascerà dopo il 25 settembre. Per questo motivo Mario Draghi, deciso a non lasciare il problema irrisolto, ha voluto inviare ai partiti un messaggio molto preciso, dichiarando che, su Ita, è stato impostato un lavoro che può dare una prospettiva alla Compagnia, poiché l’esperienza insegna che l’unica strada possibile non è certo quella delle nazionalizzazioni.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    4 min

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