Il Corsivo

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Il Corsivo episodes

  • Addio all’uomo che accese tante speranze | 01/09/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Verso la metà degli Anni 80, cominciarono ad entrare anche nel nostro vocabolario due parole russe che, nelle intenzioni dell’uomo che ne aveva fatto i due pilastri fondamentali del suo progetto politico, dovevano essere portatrici di grandi novità per l’ormai quasi agonizzante sistema sovietico. “Perestrojka” e “Glasnoz”, si possono tradurre – a grandi linee – con i nostri termini “riforma (o ricostruzione)” e “trasparenza”: ed è proprio a questi due concetti guida che Mikail Gorbaciov si era ispirato per cercare di sganciare, finalmente, il suo immenso Paese dai tanti condizionamenti anacronistici ed opprimenti che costituivano ancora il lascito di un passato divenuto ormai penalizzante. Un passato che, pur avendo, indubbiamente, conosciuto momenti di gloria come la sconfitta di Hitler ed il primato nella corsa spaziale, tuttavia, alla fine del Secolo Breve, grondava ancora del sangue di milioni di vittime del Terrore staliniano e della detenzione senza via d’uscita nei gulag, così efficacemente descritta da Solgenitsin.
    Gorbaciov parlò per la prima volta di perestrojka nel 1985, volendo con essa indicare i quattro punti essenziali del suo disegno riformatore: e vale a dire la privatizzazione di alcuni settori economici statali, la libertà di informazione, la riduzione del controllo sui Paesi dell'Est (la famosa “sovranità limitata”) e la definizione di trattati con gli Stati Uniti sulla via del disarmo nucleare.
    L’ultimo Segretario Generale del Partito Comunista Sovietico – in fondo, se ci si pensa bene, l’erede di Lenin e di Stalin – aveva iniziato, in quei giorni, a stupire positivamente il mondo portando avanti una rivoluzione certamente incruenta, ma non per questo meno radicale di quella che, nel 1917, aveva segnato il passaggio dallo zarismo al potere bolscevico. Ed il protagonista di questo cambiamento epocale è stato proprio lui, Mikail Gorbaciov, l’uomo che trasformò quello che, fino ad un momento prima, Ronald Reagan aveva definito “l’Impero del Male”, in un ragionevole interlocutore con cui Washington avrebbe, d’ora innanzi, potuto discutere serenamente di grandi questioni strategiche, di abbattimento del Muro di Berlino, di liberazione dei detenuti politici e da cui magari ottenere anche un tacito “nulla osta” per iniziare la prima guerra del Golfo contro Saddam Hussein.
    Tutte aperture all’Occidente, queste, che non a caso gli valsero il conferimento del Premio Nobel per la pace nel 1990, ma che oggi, a Mosca, sono, invece, ancora in molti – a partire dallo stesso Putin – a non perdonargli affatto. Stiamo, non a caso, parlando di un leader che, sebbene di matrice sovietica, aveva, comunque, introdotto un modo di porsi e di fare politica che nessuno, nel suo Paese, aveva fino allora mai visto: un potente che non disdegnava il contatto diretto con la gente e che era sempre disponibile al dialogo costruttivo con tutti. Ma soprattutto, Mikail Gorbaciov è stato il capo di una superpotenza nucleare che è riuscito a farsi apprezzare all’estero per un’attitudine che invece, purtroppo, gli viene oggi contestata e disapprovata proprio in patria: quella che cioè riguarda la sua propensione al ripudio della violenza, in favore di una politica basata esclusivamente sul consenso e sul negoziato.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    4 min
  • Il nucleare dietro casa | 31/08/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    L'Italia importa una quantità media di energia elettrica che, durante l'anno, varia mensilmente da un minimo di 2000 fino ad un massimo di 5000 Gigawattora: e così, ad esempio, nel 2020, il totale annuo importato è arrivato a toccare il picco dei 32200 Gigawattora. E stiamo parlando, in larghissima misura, di energia nucleare proveniente da centrali francesi, slovene e svizzere, collocate praticamente ai confini del nostro Paese.
    E adesso, vista l’assoluta necessità di rimpiazzare il gas russo che – almeno in parte – ci verrà a mancare, ci vedremo anche costretti ad aumentare ulteriormente le quantità di nucleare acquistato. Di conseguenza (e paradossalmente), l’Italia che ha rinunciato ormai da diversi anni a dotarsi di centrali nucleari, è destinata a divenire, almeno per i prossimi 12 mesi, uno dei Paesi europei che maggiormente faranno ricorso all’utilizzo dell’energia elettrica derivante proprio dal nucleare. Tuttavia, a sentire i Verdi e le organizzazioni ambientaliste, il nostro sarebbe un Paese del tutto “denuclearizzato”... Continuiamo a comprare una rilevantissima quantità di energia nucleare e, visti i tempi che corrono, ne compreremo di più anche in futuro, ma la vulgata ufficiale che sta ancora prevalendo in Italia è quella secondo la quale, per sostituire il gas, basterebbe soltanto incrementare le fonti di energia rinnovabile.
    Eppure, le centrali nucleari presso le quali andiamo ad approvvigionarci sono situate ad un tiro di schioppo, soprattutto dalle regioni del Nord: come, ad esempio, quella di Mentone che è praticamente quasi in Liguria...È difficile credere che, in caso di fughe tossiche da questo impianto francese, le radiazioni perniciose si fermerebbero dinanzi all’alt inutilmente intimato dai nostri doganieri a Ventimiglia....
    Pertanto, mentre ufficialmente l’Italia – per quanto concerne questi temi – è impegnata soltanto nella ricerca di un nucleare di quarta generazione (e che, quindi, non esiste ancora), in realtà continua, comunque, facendo finita di niente, ad acquistare elettricità dal nucleare che già esiste. E lo fa servendosi presso negozi che potremmo tranquillamente definire “di prossimità” o “di vicinato”. Peccato però, che i proprietari siano tutti stranieri e la cosa sa molto di autentica ipocrisia.
    3 min
  • Tassare gli extra profitti delle aziende energetiche e ridurre il prezzo del gas e dell'elettricità | 30/08/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il tema vero di questi giorni di crisi energetica è la redistribuzione del surplus degli extra profitti incassati dalle aziende che distribuiscono gas ed elettricità.
    Il prezzo del gas è salito di oltre l’800% tra dicembre 2020 e dicembre 2021. Con la guerra in Ucraina e la chiusura dei rubinetti da parte della Russia, il prezzo è ulteriormente aumentato, e lo sarà ancora nell'immediato futuro. Il costo del gas è ormai vicino ai 350 euro al megawattora.
    Con questi prezzi, secondo i calcoli dell’Unione Consumatori, una famiglia tipo pagherà per la bolletta del gas 127 euro in più rispetto allo stesso periodo del 2021. Anche per l’elettricità si attendono rincari. In media dovrebbero arrivare 80 euro di aumenti. Un totale di 200 euro in più soltanto per gli oneri dell’energia.
    Le società energetiche hanno dunque conseguito extra profitti rispetto alle consuete condizioni del mercato. Il governo non trova fondi per gli interventi sulle bollette e il carovita, ma le imprese di gas ed elettricità non hanno pagato la tassa del 25% sul differenziale Iva.
    Con il Decreto Aiuti Bis l’esecutivo aveva programmato di incassare 10,5 miliardi di euro con una tassa una tantum sugli utili extra delle aziende del settore. Dove avvenire In due tranche: la prima da pagare entro il 30 giugno (il 40%) e il resto il 30 novembre (per il restante 60%).
    La maggior parte delle aziende ha deciso di non pagare, confidando sull’incostituzionalità della misura. Per questo oggi il governo non sa dove trovare i fondi per l’intervento. E il tempo stringe. Si parla di un nuovo decreto ma anche di un emendamento proprio al Dl Aiuti Bis che dovrebbe arrivare in Aula al Senato per la conversione in legge il 6 settembre. Intanto c’è chi firma esposti alla magistratura e chi propone di aumentare la tassa dal 25 al 90/100%.
    3 min
  • Il patto politico sul prezzo del gas e sulla crisi energetica | 29/08/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Nel bel mezzo di una campagna elettorale durissima si profila un patto tra le forze politiche sul prezzo del gas e sulla crisi energetica che sta mettendo in ginocchio cittadini, imprese e l'intero sistema economico del Paese.
    Il leader della Lega Matteo Salvini ha proposto una sorta di armistizio tra i partiti, in particolare un mandato politico a Mario Draghi perché intervenga in modo urgente per evitare rincari impressionanti. Calenda aveva proposto addirittura la sospensione della campagna elettorale, oggi si dice pronto a sedersi intorno ad un tavolo per risolvere le questioni più urgenti.
    Servono però tra i 20 e i 40 miliardi, lo ammette Salvini, e i tempi sono strettissimi. La proposta della Lega è quella di convocare il Cdm nei prossimi giorni, riunire il Parlamento già a inizio settembre.
    L'idea è quella che giunge dalla Francia: Macron ha fissato al massimo al 4% l’aumento delle bollette di luce e gas mettendoci quello che serve per compensare.
    Il Pd propone un tetto alle bollette e il raddoppio del credito d’imposta per le imprese. Il M5s chiede il confronto da molti mesi, ben prima dell'inizio della crisi politica, dice Conte, ma nessuno voleva parlare di scostamento dei conti. La sensazione è che, in piena campagna elettorale, ad un mese dal voto, nessun leader abbia intenzione di prendersi responsabilità, si voglia sporcare le mani con interventi anche antipopolari, cioè di tipo restrittivo, delegando così Draghi alle decisioni finali, anche se sostenute da un generico mandato politico. Il gioco del cerino durerà poco e la crisi energetica è oggi, non il 25 settembre.
    3 min
  • La scelta di Powell della Fed e la linea dura contro l'inflazione | 27/08/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La lotta contro l'inflazione sceglie il volto di Jerome Powell, numero uno della Fed. "Riportare la stabilità dei prezzi richiede tempo e un'azione forte da parte della Fed. Senza la stabilità dei prezzi l'economia non funziona per tutti. In particolare, ci sono rischi per il mercato del lavoro e il peso dell'alta inflazione ricadrebbe su coloro che possono sopportarlo meno", spiega Powell.
    Secondo il pensiero della Fed insomma riportare la stabilità dei prezzi richiede tempo e un uso forte degli strumenti della banca centrale americana per bilanciare la domanda e l'offerta. Ridurre l'inflazione determina un periodo di crescita sotto le aspettative e un indebolimento del mercato del lavoro. Del resto l'economia americana sta chiaramente rallentando rispetto ai tassi di crescita elevati del 2021, ma il mercato del lavoro è particolarmente forte. E per il futuro? "Riportare la stabilità dei prezzi vuol dire mantenere una politica restrittiva per diverso tempo. La storia ci insegna ad avere cautela contro un allentamento prematuro della politica monetaria", sostiene Powell.
    Le sue parole spaventano le borse europee e Wall Street. Gli osservatori sono convinti che la Banca centrale statunitense manterrà, anche a settembre, un approccio aggressivo contro l'inflazione. Ci sarà da capire se la prossima stretta, il 20-21 settembre, sarà di 50 o 75 punti base: un tema su cui non c'è ancora unanimità all'interno della Fed. Ma l'intervento ci sarà, dice tra le righe Powell, e condizionerà certamente l'andamento dell'economia americana e mondiale.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Nuovo record del prezzo del gas. Imprese e cittadini sempre più in difficoltà | 26/08/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il prezzo del gas registra il nuovo record alla borsa di Amsterdam. Dopo un’apertura intorno ai 272 euro, tocca quota 315 euro per megawattora e si assesta sui 310 euro. Ma la volatilità aumenta in misura esponenziale giorno dopo giorno e mette in seria difficoltà le politiche energetiche di tutti i Governi. L'impennata porta i prezzi dell'energia in tutto il continente a livelli mai visti prima, contribuendo all'aumento dei costi della produzione di zinco e alluminio ai fertilizzanti. Il meccanismo di approvvigionamento delle imprese è in ginocchio. Nelle prossime settimane, le aziende fornitrici di gas non faranno nuovi contratti alle aziende che non siano quelle storicamente fornite. Si tratta di una scelta che deriva principalmente dalle partecipate pubbliche territoriali come A2a e Hera.
    Eni sceglie invece toni più prudenti nei confronti di tutti i clienti, in attesa di capire quale sarà l’andamento dei prezzi del gas. I rialzi saranno inevitabili e si ripercuoteranno sulle famiglie, sui cittadini. Per Confcommercio sono a rischio 110mila imprese. Il Governo di Mario Draghi ha ormai i giorni contati e non ha potere politico. Da qui al 25 settembre il Ministero dello sviluppo economico mette in campo agevolazioni per gli investimenti industriali che puntano alla riduzione di almeno il 40% delle emissioni dirette di gas a effetto serra o di almeno il 20% del consumo di energia. Ma è poca roba, comunque non spendibile a breve..
    La questione energetica entra nella campagna elettorale, ma i toni utilizzati sono di tipo propagandistico. Non ci sono soluzioni da parte dei leader. Solo Calenda lancia l'idea di sospendere la campagna per favorire le decisioni del Governo, ma è una proposta irrealistica ormai. Qualsiasi sarà l'esito elettorale, il nuovo esecutivo dovrà prendere decisioni antipopolari. L'inverno sarà freddo e l'Austerity è alle porte.
    26 Agosto 2022
    3 min
  • Un bambino italiano su quattro con meno di sei anni vive in famiglie a rischio di povertà | 25/08/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Nella campagna elettorale appena aperta, scompaiono i temi della lotta alla povertà e alle disuguaglianze. Gran parte delle forze politiche vorrebbero abolire il reddito di cittadinanza. Sono favorevoli alla chiusura della norma l'intero centrodestra, Azione e Italia viva, +Europa. Risulta più sfumata la posizione del Pd. Restano nettamente contrari alla soppressione della legge M5s, Sinistra, Verdi, Unione popolare. Certamente il reddito di cittadinanza, così come lo abbiamo visto fino ad oggi, andrebbe riformato, magari orientando il suo obiettivo proprio verso la vera povertà, con controlli maggiori e più capillari sulla platea dei richiedenti.
    Del resto la fotografia scattata già da Istat e nelle ultime ore da Eurostat richiede una maggiore attenzione da parte della politica. In una recente indagine, l’Istat ha stimato che la misura abbia salvato dalla povertà un milione di persone, in un paese dove i poveri assoluti sono 5,6 milioni e i nuclei familiari coinvolti ben 2,2 milioni. Eurostat (l’Istituto di statistica dell’Unione europea) segnala come in Italia il tasso di rischio di povertà, ovvero la percentuale delle persone che hanno un reddito inferiore al 60% di quello medio, è passando dal 20% del 2020 al 20,1% del 2021, coinvolgendo 11,84 milioni di persone. Non è difficile immaginare che con i forti rincari, a cominciare dalle bollette energetiche, la situazione sia destinata a peggiorare ulteriormente nel 2022. La percentuale sale al 25,2% (14,83 milioni di persone) se si considerano anche gli individui a rischio di esclusione sociale, ovvero quelle che sono a rischio di povertà o non possono permettersi una serie di beni materiali o attività sociali o vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa. Colpisce infine il dato che riguarda i più piccoli: oltre un bambino italiano su quarto con meno di sei anni vive in famiglie a rischio di povertà assoluta o relativa. La politica dovrebbe quindi analizzare meglio questi dati, più che sfoderando la mera demagogia della propaganda elettorale.
    3 min
  • Il curriculum nobile di chi viene dalla gavetta | 24/08/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Nel parlare di reddito di cittadinanza, dinanzi al pubblico del Meeting di Rimini, la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ha affermato che l'errore di fondo della misura di sostegno che è divenuta cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle è stato quello di mettere sullo stesso piano chi può lavorare e chi non può o non vuole farlo. Secondo la Meloni, la vera strada da seguire per combattere la disoccupazione – soprattutto quella giovanile – è, invece, un’altra: quella cioè di indirizzare gli interventi agevolativi in modo da facilitare fiscalmente e finanziariamente non chi è senza lavoro, ma chi, invece, questo lavoro lo deve offrire attraverso le assunzioni. Occorre, quindi, puntare sulla creazione positiva di nuova occupazione, piuttosto che indugiare su misure, di fatto, assistenziali che non risolvono il problema alla radice, ma costituiscono solamente dei rimedi temporanei ed improduttivi.
    Meglio, quindi, privilegiare, l’opzione di un lavoro certo – anche se magari non pienamente corrispondente a quelle che sono le aspettative e le competenze di un giovane – piuttosto che rimanere nell’attesa inattiva di un posto al sole che chissà se e quando mai arriverà. Ed a questo proposito, la Meloni ha voluto anche ribadire un concetto sul quale, almeno per una volta nella vita, anche noi non possiamo che dirci d’accordo. Il lavoro, ha infatti spiegato l’aspirante premier della destra, possiede sempre una sua dignità: e lo ha detto ricordando di essere stata, a lungo, lei stessa personalmente insultata e sbeffeggiata da avversari politici che ironizzavano sul fatto che, da giovanissima, avesse fatto la cameriera in una burgheria…. Ed anche noi ci siamo sempre chiesti perché mai un politico dovrebbe vergognarsi per aver servito panini ai tavoli di Mc Donald’s o per avere venduto bibite allo stadio...Oppure, ancora, perché il suo curriculum di studi può risultare deficitario o, comunque, non abbastanza “oxfordiano”...
    Mettiamo quindi da parte, tutti quanti, inutili snobismi e odiose supponenze, cercando, invece, di non dimenticare mai che il nostro è un Paese che, soprattutto a livello imprenditoriale e sindacale ( ma anche politico ) deve molto anche a gente che veniva dai campi, dalle officine e dai banchi della quinta elementare.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Finisce la stagione del campo largo anche in sede locale. In Sicilia M5s rompe con Pd e corre da solo | 23/08/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Dopo la rottura tra Pd e M5s a livello nazionale, finisce definitivamente la stagione del "campo largo" anche in sede locale. In Sicilia, il M5s rompe l'alleanza con il Pd e corre da solo alle prossime regionali. Nell'annuncio sui social, il leader del M5s Giuseppe Conte parla di una scelta compiuta per dare riscatto e dignità a tutta l’isola. La decisione di Conte era già nell'aria da quando il feeling con Letta si era concluso con l'esperienza della maggioranza politica intorno alla figura di Mario Draghi. Quel voto contrario al premier ha segnato un solco profondo tra i due partiti difficilmente sanabile a breve. Dopo la fine del Governo Draghi era rimasta aperta solo "la via siciliana", naufragata nelle mille incomprensioni, nei protagonismi, nei diktat, nei particolarismi e affari locali.
    Conte accusa il Pd di voler inserire candidati impresentabili nelle proprie liste. Una posizione che ha messo in imbarazzo anche Caterina Chinnici, costretta a ricordare al suo partito che chi ha procedimenti penali pendenti dovrebbe restare fuori dalla competizione elettorale. M5s, Pd e sinistra avevano scelto Caterina Chinnici con le primarie, ma dopo la rottura a livello nazionale l'alleanza si è ora rotta anche in Sicilia. Chinnici, eurodeputata dem e figlia del magistrato vittima di Cosa nostra Rocco Chinnici, aveva trattato con gli alleati per conciliare le posizioni sul programma, ma l'alleanza non c'è più. Naufraga il progetto di "campo largo", si apre invece un "campo aperto", un varco coperto dal centrodestra.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Il Rosatellum rappresenta il fallimento della politica. Dopo il 25 settembre si prevedono nuove instabilità | 22/08/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Da oggi sul piano formale parte la campagna elettorale che culminerà con le votazioni del prossimo 25 settembre. Partiti e coalizioni presentano le proprie liste nelle varie Corti d'appello dislocate nei capoluoghi di Regione e province, e come in ogni elezione spuntano i nomi dei parlamentari confermati nel proprio collegio, quelli spediti altrove, gli esclusi.
    I trombati sono tanti a causa della riduzione dei deputati (400), e senatori (200). Con il motto "non c'è posto per tutti", i segretari dei partiti hanno dovuto compiere scelte difficili che non hanno soddisfatto tutti e che hanno causato forti malumori personali e politici. Ma i veri problemi si annidano tra le pieghe della iniqua ed inefficace legge elettorale con cui si vota il 25 settembre, il Rosatellum, e nel divieto di snellire la presentazione delle liste attraverso l'uso di tecnologie digitali come lo Spid. Il cosiddetto "Rosatellum" rappresenta nei fatti il fallimento della politica.
    I partiti non si sono voluti dare una legge adeguata, come dimostrato dalla recente crisi della maggioranza che ha sostenuto Mario Draghi. E in Italia l'unica legge elettorale che garantisce la stabilità politica è quella impiegata nella elezione dei sindaci: il maggioritario a doppio turno con l'indicazione del nome del Presidente per ogni lista, il ballottaggio, il premio di maggioranza. Il nuovo Parlamento che uscirà dal voto del 25 settembre sarà certamente instabile e le possibilità che possano giungere altre crisi politiche sono altissime, assolutamente prevedibili anche dagli stessi attori in campo. Riuscirà la nuova classe politica a superare la stagione del "Rosatellum" e avviare finalmente il percorso di una democrazia compiuta?
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min

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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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