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  • M5s, storia di un perfetto capro espiatorio | 18/07/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Salvini, Berlusconi, Renzi, Bonino e altri chiedono a Draghi di proseguire la sua azione di Governo, restando a Palazzo Chigi senza il sostegno del M5s. Nessuno è in grado di prevedere cosa potrebbe accadere mercoledì 20 luglio dopo le comunicazioni quando al Senato e alla Camera di Draghi.
    Di certo, qualsiasi saranno le scelte del premier, la maggioranza che conosciamo fino ad oggi non esiste più, non solo per l'aut aut di Conte, soprattutto per l'incapacità dei partiti di trovare una sintesi politica.
    Il disegno di Lega, Forza Italia, Italia Viva è diventato ancora più chiaro nelle ultime ore: un Draghi bis, con l'esclusione del M5s dall'area di Governo. Solo il Pd cerca una mediazione, anche per salvare l'alleanza politica tra Letta e Conte. Fratelli d'Italia ha già pronti i cartelloni elettorali. Ecco perché, al di là dei torti e delle ragioni, gli ultimi mesi del M5s raccontano la storia di un soggetto diviso, lacerato, travolto da correnti, ma trasformato in un perfetto capro espiatorio che nasconde però la crisi dell'intero sistema dei partiti. In molti attendevano solo il momento propizio per compiere una svolta delle politiche economiche del Governo.
    Con il M5s all'opposizione e fuori dall'Esecutivo, nonostante le pressioni di mille sindaci e dei maggiori giornali internazionali, la permanenza di Draghi a Palazzo Chigi è più una decisione istituzionale di Mattarella che una scelta del premier.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Governo del Presidente o elezioni anticipate? | 16/07/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Governo del Quirinale, esecutivo che traghetta il Paese verso la fine della legislatura oppure elezioni anticipate? È il dilemma politico di questi giorni di luglio, quelli che separano le dimissioni di Mario Draghi, poi respinte da Sergio Mattarella, alla comunicazione del Presidente del Consiglio in programma mercoledì 20 luglio.
    Comunque andrà, il M5s è fuori dal Governo, la maggioranza che sostiene Draghi è a pezzi e ogni partito marcia per la sua strada. Lega e Forza Italia chiudono la porta al M5s, Renzi presenta petizioni online che chiedono a Draghi di rimanere a Palazzo Chigi, il Pd ha nei fatti rotto l'alleanza con il M5s. E in questo marasma, dove non c'è più un timoniere la nave Italia punta dritta verso gli scogli anziché adagiarsi sulle banchine di un porto sicuro.
    C'è da completare il Pnrr, approvare la legge di bilancio, risolvere l'impatto della crisi energetica, contenere il rialzo dello spread balzato a 223 punti con la crisi politica, rimettere in circolo fiducia di famiglie e imprese, governare una crescita economica alta nel 2022 ma bassissima nel 2023, e tanto altro ancora. Si chiede un pò troppo ad una maggioranza sempre più conflittuale, moltissimo ad un Presidente del Consiglio che, pur con i numeri di una fiducia parlamentare, non è in grado di guidare un indirizzo politico che non c'è più.
    O forse Mattarella convincerà Draghi a sacrificarsi nell'ultimo miglio della crisi?
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Draghi si dimette, ma Mattarella respinge le dimissioni. Il 20 il premier va in Parlamento per comunicazioni | 15/07/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    In pochi minuti il destino di Mario Draghi si è trasformato da un Presidente del consiglio in carica, poi dimissionario, infine ancora in carica, anche se con una maggioranza a pezzi.
    È accaduto che sul Dl Aiuti salta l’ultima ipotesi di mediazione con i Cinque Stelle lanciata dal ministro pentastellato D’Incà, il governo pone la fiducia al Senato e la ottiene con 172 si, 39 contrari, ma i parlamentari del M5s non partecipano alla votazione e creano uno strappo nella maggioranza. Draghi prima va da Mattarella e riferisce che la situazione volge al peggio, poi torna a Palazzo Chigi e poco dopo convoca un rapido Consiglio dei ministri e rassegna le dimissioni, immediatamente respinte dal Capo dello Stato.
    Quindi Draghi annuncia che mercoledì 20 si presenterà in Parlamento per comunicazioni. Cosa vuole dire? Significa che Mattarella, come avevamo scritto nell'editoriale di ieri, non intende sciogliere le Camere perché c'è una legge di bilancio da approvare entro fine 2022 come da Costituzione e c'è da terminare il Pnrr. Così Draghi andrà in Parlamento e troverà una maggioranza più ristretta sul piano dei numeri, più debole sotto il profilo politico, ma utile per tirare a campare fino alla fine naturale della legislatura. Resta però l'inconsistenza dei leader dei partiti, impigliati in una prematura campagna elettorale e incapaci di avviare una seria mediazione politica per il Bene Comune. Mattarella e Draghi sostituiscono nei fatti l'assoluta inesistenza della politica.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Verso un Draghi bis | 14/07/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La sensazione è che si vada verso un Draghi bis che possa traghettare il Paese verso le elezioni politiche del 2023. Così certamente il futuro di questa prima edizione del Governo di Mario Draghi non ha futuro. La situazione è incartata e ormai tutti i partiti presenti nella maggioranza oppongono veti. "Se il M5s va via cade tutto e si ritorna al voto", dice Enrico Letta del Pd. "Se i 5S non votano il decreto, allora fine, parola agli italiani. Si va alle urne", tuona Matteo Salvini della Lega. "Dopo Draghi, per Forza Italia non esistono altri premier", afferma Antonio Tajani.
    "Il governo con gli ultimatum non lavora. Non c'è esecutivo con me senza M5S", ha detto Draghi. Ma le decisioni in caso di crisi, ha ricordato, saranno prese al Quirinale, rimandando di fatto a un confronto con il presidente Sergio Mattarella. Già Mattarella. Di certo il Capo dello Stato non ha alcuna intenzione di sciogliere le Camere prima della fine naturale della legislatura. Ecco che il Governo Draghi bis potrebbe essere la soluzione politica che può mettere d'accordo tutti, perché si tratta comunque di un mandato tecnico a tempo. Per fare cosa? Terminare il piano Pnrr, rilanciare gli strumenti a sostegno di famiglie ed imprese, taglio del cuneo fiscale, magari lanciando il salario minimo, misure di contenimento delle spese energetiche.
    L'ultima parola spetterà al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sarà ancora lui a salvare la faccia ai leader dei partiti?
    Credits: Agenzia Fotogramma
    2 min
  • Draghi incontra i sindacati e avvia una nuova fase di Governo | 13/07/2022 | Il Corsivo
    Il Presidente del Consiglio Mario Draghi incontra i sindacati Cgil, Cisl e Uil e avvia una nuova fase di Governo. È bastato il monito del leader della Cgil Maurizio Landini che aveva parlato di un autunno caldo con mobilitazioni di ogni tipo che Draghi ha calato sul tavolo la carta della concertazione.
    Tra i macro temi discussi tra il premier, il ministro del Lavoro Andrea Orlando e le rappresentanze sindacali ci sono i tagli al cuneo fiscale, i minimi salariali, e il rinnovo dei contratti. Il Governo ha proposto ai sindacati di aprire tavoli a partire dal 23 luglio. Mentre il prossimo incontro dovrebbe avere luogo tra il 26 ed il 27 luglio. Il governo pensa a un sostanzioso intervento prima di fine mese. Per questo e su questo ci sarà una convocazione e per ragionare di una bozza di uno strumento legislativo prima che vada in Consiglio dei ministri. Nella sostanza, Draghi pensa ad un nuovo decreto a sostegno di salari, pensioni e famiglie e non esclude di lavorare su un nuovo patto sociale che guardi ai fondi del Pnrr, sulla politica industriale e ambientale.
    Landini apprezza il metodo ma ammette che da Draghi non sono arrivate sufficienti risposte alle domande formulate dalla Cgil. "I contenuti non li conosciamo. Numeri non ci sono stati fatti. Ci si è fermati a temi come la difesa del potere d’acquisto, la precarietà, il salario minimo. Al momento non abbiamo risposte. Ad oggi risultati non ce ne sono", ha detto Landini. La pace sociale è ancora lontana.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Gazprom taglia un terzo delle forniture italiane e la situazione volge al peggio | 12/07/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Gazprom taglia un terzo delle forniture italiane e la situazione volge al peggio. Il Commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni ha dovuto ammettere che «non siamo in uno scenario avverso ma i rischi di andarci stanno crescendo». Gentiloni fa bene a preoccuparsi perché in caso di un taglio delle forniture e di reali carenze nelle forniture questo potrebbe cambiare il quadro economico dell'intero sistema Paese.
    Il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis è stato ancora più preciso. «La crescita economica si sta dimostrando ancora abbastanza resiliente quest’anno ma ci si può aspettare qualche revisione verso il basso e ancora di più per il prossimo anno perché ci sono molte incertezze e rischi e, purtroppo, l’inflazione continua a crescere e sarà ancora una volta rivista al rialzo», ha detto Dombrovskis.
    Gli ultimi dati diffusi dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) dimostrano che la crescita continua a perdere punti. All'interno del G7 solo il Giappone può vantare ora una prospettiva di crescita a velocità invariata. Per il Regno Unito, il Canada, la Germania, la Francia e l'Italia il superindice continua ad anticipare una perdita di slancio, a causa dell'elevata inflazione, della minore fiducia dei consumatori e del calo dei prezzi delle azioni in Borsa. E il Governo che fa? Preso dalla risoluzione dei problemi interni alla sua maggioranza, alle spinte delle varie componenti, alla fibrillazione del M5s e della Lega, l'esecutivo di Mario draghi decide di non affrontare i problemi energetici. La strategia utilizzata è quella di un risparmio di 180 euro sulle bollette con un grado in meno dentro casa. Un pò poco per un Governo che doveva essere dei migliori.
    Credits: European Parliament
    3 min
  • La vita difficile di Draghi tra i diktat di Conte, l'agenda della Lega e il ruolo di Landini | 11/07/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Non è un'estate facile quella del Presidente del Consiglio Mario Draghi, stretto tra i diktat di Giuseppe Conte, la nuova agenda della Lega di Matteo Salvini e il ruolo di Maurizio Landini, leader della Cgil.
    Sulla scrivania del capo del governo si accatastano elenchi di richieste e scadenze (vere o presunte). Da una parte il leader del M5s Conte si aspetta delle risposte e per metterlo in chiaro annuncia che uscirà dall'aula sul decreto Aiuti. Dall'altra Salvini ridisegna i temi su cui battere: pace fiscale, riforma Fornero, migranti. E poi il segretario della Cgil Landini avverte l'esecutivo annunciando "mobilitazioni di tutti i tipi". A queste fibrillazioni dei partiti e dei corpi intermedi si aggiunge l'accelerazione della campagna elettorale ad autunno. Conte si aspetta da Draghi “risposte vere e concrete" entro fine luglio. Ci sono mediatori al lavoro nel Pd e nel M5s (e i ministri sono tra questi), ma il leader M5s Conte sembra già un passo oltre: “C’è un pezzo di mondo economico e culturale che punta alla melassa e vuole far saltare l’alleanza progressista”, avrebbe detto l’ex premier ad alcuni dirigenti democratici. Draghi sta nel mezzo, convinto di arginare le spinte centrifughe di pezzi consistenti di maggioranza. Il centrodestra, ancora diviso, attende un passo falso per unirsi all'idea di Giorgia Meloni di iniziare già da ottobre la lunga cavalcata verso Palazzo Chigi.
    Ma in politica, si Sto arrivando!, le desiderate possono rimanere sogni e ancora tanto potrebbe accadere prima del definitivo Big Bang del Governo.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Lavrov abbandona la riunione del G20. Il vertice è già fallito | 09/07/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il ministro degli Esteri russo Lavrov abbandona la riunione del G20 di Bali, in Indonesia. E sbatte la porta. "Se l'Occidente non vuole che si svolgano colloqui, ma desidera che l'Ucraina sconfigga la Russia sul campo di battaglia, poiché sono state espresse entrambe le opinioni, allora, forse, non c'è nulla di cui parlare con l'Occidente", ha detto il capo della diplomazia russa.
    Poco prima aveva detto ai suoi omologhi che l'invasione russa dell'Ucraina non è responsabile di una crisi globale alimentare e che le sanzioni progettate per isolare Mosca equivalgono a una dichiarazione di guerra. Il vertice nei fatti è già fallito per chi intendeva utilizzarlo come una vetrina politica e di propaganda come Lavrov. L'incontro è pienamente riuscito per chi aveva come obiettivo il totale isolamento politico ed economico della Russia. Di certo un G20 senza la Russia è già un vertice zoppo. Poteva essere uno strumento utile per riportare lo scontro militare verso le regole della mediazione politica della diplomazia internazionale. Non è stato così, perché il fallimento era già previsto dai protocolli iniziali che hanno preceduto i lavori in Indonesia. Lavrov non era presente ai colloqui per valutare come migliorare le forniture alimentari e risolvere i problemi di distribuzione, che vengono esacerbati dalla guerra in Ucraina. La grande maggioranza dei partecipanti al G20 ha «condannato la brutale guerra di aggressione della Russia». E Lavrov alla fine si è sfilato dal confronto.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Le dimissioni di Boris Johnson e il futuro della Brexit | 08/07/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Sul piano politico, Boris Johnson era da mesi un "dead man walking". Il suo futuro di leader del Partito Conservatore britannico era già assai compromesso, e le dimissioni rappresentano solo la ratifica di uno stato di fatto. Johnson è stato travolto alla fine dai contraccolpi degli ultimi scandali e da una raffica di dimissioni nella sua compagine. Ora intende comunque restare capo del governo fino all'elezione di un successore alla guida dei Tories prevista per ottobre, visti i tempi imposti dal recesso parlamentare estivo che inizia fra due settimane, ma è una scelta sbagliata. Il nuovo leader, a cui Johnson promette tutto il suo sostegno, nasce già azzoppato dalle malefatte del suo predecessore e dei suoi più stretti collaboratori. Il suo discorso finale è un mix di ignavia e mancanza di coraggio. "Lascio ma non avrei voluto farlo. "Quando il gregge si muove si uniscono tutti. Nessuno è indispensabile: il nostro sistema darwiniano riuscirà a trovare un nuovo leader a cui darò tutto il mio sostegno", ha detto Johnson.
    Eppure nel 2019 gli elettori britannici gli avevano dato un consenso e un potere che non si vedeva dai tempi del laburista Tony Blair. Johnson parla di un futuro d'oro per il suo Paese, ma il suo operato consegna alla Storia un'immagine poco edificabile e presentabile. Il futuro della Brexit diventa sempre più precario, e anche il ruolo militare della Gran Bretagna nella coalizione che combatte la Russia nella guerra in Ucraina si affievolisce.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Un accordicchio estivo salva il Governo di Mario Draghi | 07/07/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Tutto è andato secondo un copione consolidato. Il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha ascoltato l'anima ribelle della sua maggioranza, il leader del M5s Giuseppe Conte, si è fatto elencare i temi del disaccordo politico e li ha trasformati in un accordicchio estivo che salva il suo esecutivo fino ad oggi pomeriggio quando è previsto il voto di fiducia sul Dl Aiuti, che prevede uno stanziamento di 23 miliardi di euro a sostegno di famiglie e imprese. Il M5s chiede che sia rifinanziato il Superbonus e vengano stralciati i fondi per la costruzione del termovalorizzatore a Roma. Senza queste due rassicurazioni il M5s potrebbe votare contro l'Esecutivo e creare una frattura insanabile.
    Sugli altri punti del documento consegnato da Conte a Draghi ci possono essere segnali di pacificazione, ma la fiducia di Conte non è una cambiale in bianco: il reddito di cittadinanza, il salario minimo, il cuneo fiscale, il superbonus, il caro bollette, il sostegno ai redditi medi, la transizione ecologica, la rateizzazione delle cartelle esattoriali sono infatti tutti temi convertibili e negoziabili, ma Superbonus e termovalorizzatore di Roma diventano il grimaldello per restare nella maggioranza. Sembra più una manovra di visibilità personale che non un vero braccio di ferro politico.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    2 min

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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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