Il Corsivo

Il Corsivo

By Giornale RadioNews
Download on the App Store

Il Corsivo episodes

  • Il futuro del M5s torna nelle mani di Beppe Grillo | 27/06/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il futuro del M5s torna nelle mani di chi quel progetto politico lo aveva inventato, insieme a Casaleggio, cioè Beppe Grillo. Non poteva andare in modo diverso. Beppe Grillo sarà a Roma già oggi pomeriggio. Dovrà incontrare il presidente Giuseppe Conte e altri esponenti del Movimento. Secondo i piani originari, Grillo sarebbe dovuto scendere nella capitale martedì, dopo aver rinviato, in seguito alla scissione di Luigi Di Maio, la visita fissata in precedenza a giovedì scorso. Ma Grillo troverà una situazione ingarbugliata sul piano politico e deteriorata sotto il profilo della leadership. Il progetto "Insieme per il futuro" di Luigi di Maio marcia veloce. 51 deputati e 11 senatori, a cui si è aggiunta l’ex ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. Sull'altra sponda, dal Movimento parlano di un boom nelle iscrizioni dopo la scissione di Di Maio, con mille nuove tessere solo la scorsa settimana e trecento nuovi iscritti al giorno. Cosa potrà fare Grillo? Il suo obiettivo è fare squadra con il presidente Conte e tutti i portavoce, ma il problema da risolvere non riguarda solo la mera riorganizzazione interna, bensì l'intera visione politica del gruppo.
    E il dilemma da affrontare è quello che sta alla base della scissione. Il M5s deve restare forza di maggioranza che sostiene il premier Mario Draghi oppure balzare all'opposizione attraverso una sorta di desistenza? Grillo dovrà dunque contenere ogni spinta centrifuga, ogni possibile via di fuga e tentare di riportare il M5s allo spirito politico iniziale. Riuscirà a farcela?
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Egoismi piccoli piccoli | 25/06/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Sembra allontanarsi sempre più l’ipotesi di una riunione straordinaria del Consiglio d’Europa – da tenersi al più presto - per discutere sulla proposta avanzata da Mario Draghi (e sostenuta da Francia, Grecia, Spagna e Portogallo) di arrivare a fissare un prezzo massimo per il gas importato dalla Russia. Al momento, nonostante le insistenze del nostro premier, non sono stati inseriti in calendario meeting diversi da quello che è previsto addirittura per il 20 ed il 21 ottobre.
    Pertanto, se non capita qualcosa di veramente inatteso, dell’idea di Draghi se ne parlerà solamente tra quattro mesi, quando cioè il caro energia dovrebbe nuovamente cominciare a presentare ai Paesi europei il suo conto più salato. È chiaro, a questo punto, che all’interno dell’Unione Europea esiste una componente che si culla nell’illusione di poter andare tranquillamente in vacanze, rimuovendo il problema di un inverno che si rischia, invece, di passare al gelo. È vero che i vari leader europei si incontreranno tra di loro in svariati altri summit che sono in programma durante l’estate, ma solo un vertice unitario dei Ventisette sarebbe veramente in grado di dare il via ad una strategia politica capace di fornire una risposta adeguata alla crisi energetica.
    Ma cosa ha in mente Mario Draghi quando parla di un tetto al prezzo del gas che lui, tecnicamente definisce “price cup”? In pratica, si tratterebbe di individuare un meccanismo per fissare, appunto, un tetto nelle piattaforme di negoziazione del gas: un prezzo, quindi, al di sopra del quale gli operatori europei non potrebbero più comprare. Ed a questo proposito, pare che il nostro governo punti ad una soglia massima di 80 euro a megawattora (che, comunque, sarebbe pur sempre il quadruplo rispetto a quanto si pagava 12 mesi fa).
    Ad opporsi sono soprattutto i Paesi Nordici (Olanda su tutti), secondo i quali fissare un tetto al prezzo del gas rappresenterebbe un passo indietro rispetto alla liberalizzazione del mercato dell’energia. In particolare, per comprendere il no di Amsterdam, bisogna considerare che l’Olanda è essa stessa un Paese produttore di gas e che nella sua capitale ha sede proprio il principale mercato comunitario dell’energia. Ed anche la Germania – almeno fino a pochi giorni fa – si è sempre schierata contro l’opzione del price cup: però adesso, dato che a Berlino la situazione si è fatta molto tesa dopo il taglio delle forniture di gas deciso da Mosca, il governo tedesco potrebbe magari, finalmente, anche decidersi ad assumere un atteggiamento più dialogante riguardo a questi temi.
    3 min
  • Un vuoto da colmare | 24/06/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    La scissione dei Cinque Stelle era ormai nell’aria da qualche mese, però, adesso che si è consumata sul serio, la domanda che sono in molti a porsi è quella che riguarda la fine che faranno i milioni di voti che, soltanto quattro anni fa, avevano consegnato il primato dei seggi parlamentari proprio a quella forza politica - allora carica di entusiasmo e di grandiosi propositi - che, invece, oggi sta rassegnatamente dissolvendosi.
    Non pochi parlamentari ed elettori si erano già accasati altrove: chi a destra, chi in liste e gruppi autonomi e chi nell’area della sinistra, intesa nel suo senso più ampio. Però, adesso il grosso di coloro che avevano contribuito a realizzare il miracolo del 33% che cosa deciderà di fare? I due tronconi, nati dal Movimento che fu trionfatore nel 2018, hanno ancora una loro – sia pure ormai distinta – capacità di attirare i consensi del corpo elettorale? Oppure navigano, invece, entrambi verso una inarrestabile sorta di polverizzazione? Beppe Grillo non sembra aver più neanche la voglia di rimettersi in gioco...è talmente coinvolto dalle vicende della sua creatura politica che, alle comunali di Genova del 12 giugno, non si è nemmeno presentato alle urne per votare... Di quella rete che indicava la via maestra della democrazia diretta non si sente neanche più parlare, poiché l’illusione populista e le facilonerie un tanto al chilo hanno mostrato tutti i loro limiti dinanzi alle prime difficoltà di governo. Senatori e deputati hanno finito per rinnegare se stessi, adeguandosi ben presto (e molto volentieri) a tutte le regole ed a tutti i vantaggi di quella politica romana che, invece, avevano promesso di aprire “come una scatoletta di tonno”... ed in questo momento pensano soprattutto a che ne sarà di loro, una volta terminata l’ esperienza a Montecitorio o a palazzo Madama. I loro elettori paiono disorientati e sparpagliati e non ci meraviglieremmo troppo se finissero per andare ad allargare l’area del non voto. L’area cioè, della disillusione. L’area di chi non crede più nel gioco democratico, preferendo rinchiudersi in un qualunquismo che reputa sia tutto inutile e tutto marcio. L’area in cui alberga un mix di sconforto e di rabbia che può veramente costituire, a lungo andare, un’insidiosa minaccia per la tenuta di una società liberale e democratica.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Di Maio compromette il “campo largo” di Enrico Letta | 23/06/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    La scissione dei 5 Stelle è destinata a produrre effetti su tutto il nostro sistema politico, a partire dal governo Draghi, oggi oggettivamente meno saldo persino di quanto lo fosse prima, nonostante la sua orgogliosa determinazione a rimanere in vita per portare positivamente a compimento tutti gli impegni che aveva assunto al momento della sua formazione (come il rilancio dell’economia ed il superamento della pandemia). Adesso, con la nuova situazione venutasi a creare nell’area politica che all’inizio della legislatura costituiva la più ampia rappresentanza parlamentare, Mario Draghi rischia, infatti, di venire a trovarsi nella condizione di dover affrontare una richiesta di rimpasto, che, a questo punto, Conte potrebbe tranquillamente avanzare, proprio in considerazione dei mutati equilibri in seno all’esecutivo.
    Non sarà però, solo il Governo a risentire dello sconquasso appena avvenuto nella sfera pentastellata, poiché anche i futuri assetti e gli accordi elettorali che Enrico Letta aveva progettato per lo schieramento di centrosinistra andranno sicuramente ripensati. Quali margini di manovra e di crescita potrà mai avere, d’ora innanzi, il cosiddetto “campo largo”, tanto caro al segretario del PD? Letta dovrà, con ogni probabilità, rivedere quella strategia sulla quale aveva puntato fino a ieri e che individuava nel Movimento guidato da Giuseppe Conte – per altro neanche troppo entusiasta dell’offerta - l’interlocutore ideale per costruire qualcosa di efficace da contrapporre al centrodestra. Ma adesso tutto è stato rimesso in discussione: anzi, paradossalmente l’uscita di Di Maio dai 5 Stelle potrebbe addirittura indebolire la disponibilità al dialogo di Conte, rendendolo ancora più condizionato, nelle sue scelte, dalle componenti grilline rimaste al suo fianco, le quali sono proprio quelle più ansiose di riprendere l’antica via dell’opposizione “dura e pura”.
    Quanto, invece, al ministro degli Esteri, pare improbabile che scelga di collocarsi e di candidarsi nell’ambito di un eventuale e raffazzonato “campo largo”, preferendo navigare verso lidi centristi.
    Le cose volgono, invece, al bello per il centrodestra che al momento, nonostante la sua spiccata propensione a farsi del male da solo, si trova oggi nella forse insperata condizione di poter andare verso le prossime elezioni politiche del 2023 senza aver di fronte avversari in grado di impensierirlo sul serio.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Si è proprio rotto il giocattolo di Grillo | 22/06/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Si è, quindi, consumata la quasi inevitabile scissione all’interno del Movimento 5 Stelle. Nelle ultime ore è, infatti, avvenuta una raccolta di firme tra i deputati ed i senatori pentastellati per la costituzione di gruppi parlamentari che facciano riferimento al ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ormai da tempo in conflitto aperto con la componente grillina che punta, invece, su Giuseppe Conte, contestando all’ex capo politico del Movimento di essersi lasciato del tutto ammaliare dalle sirene politiche del premier Mario Draghi.
    A Montecitorio risultano disposti a seguire Di Maio nella sua nuova avventura addirittura 60 deputati, mentre al Senato si parla di 11 adesioni ed i nuovi gruppi parlamentari si chiameranno ” Insieme per il futuro”.
    Il divorzio era nell’aria da diversi giorni e, non a caso, se si visitano le pagine social del trentaseienne titolare della Farnesina, non si può fare a meno di notare come, da esse, sia ormai completamente scomparso ogni riferimento alla sua appartenenza al movimento fondato da Beppe Grillo. Grillo che, almeno per il momento, evita di prendere posizioni chiare in favore dell’uno o dell’altro dei contendenti, limitandosi a scrivere sul suo famosissimo blog “chi non crede nelle regole lo dica”. Parole, queste, che alcuni interpretano come una cauta presa di distanza da Di Maio. Il pirotecnico comico genovese è, comunque, atteso per domani a Roma, forse per tentare un’ultima disperata mediazione tra il suo ex pupillo di Pomigliano e l’ “avvocato del popolo”.
    La probabile scissione rischia, inoltre, di ripercuotersi negativamente anche sulla composizione del Governo, dove a seguire il ministro degli Esteri ci sono il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, la sottosegretaria all’economia, Laura Castelli, il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano, quella alla Giustizia, Anna Macina, e la sottosegretaria al Sud Dalila Nesci. Non si può, infatti, escludere che da parte di Conte, giunga adesso la richiesta di un rimpasto di governo che potrebbe, naturalmente, riguardare pure Farnesina, da assegnare magari proprio a se stesso.
    A questo punto, oltre alle prevedibili difficoltà di navigazione per l’esecutivo Draghi, ci sarà anche da definire un nuovo assetto dei rapporti di forza in Parlamento. Fino a ieri, infatti, tra Montecitorio e palazzo Madama i grillini erano 227, ma avendo seguito Di Maio più di 70 di ribelli, il Movimento 5 Stelle si vede ora costretto a cedere alla Lega il primato di partito maggiormente rappresentato a livello parlamentare.
    3 min
  • 22/06/2022 | Il Corsivo
    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
    Per i notiziari sempre aggiornati ascoltaci sul sito: https://www.giornaleradio.fm
    oppure scarica la nostra App gratuita:
    iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA
    Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3
    Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio:
    Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/
    Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
    Twitter: https://twitter.com/giornaleradiofm
    3 min
  • Gli sbagli di Macron | 21/06/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    I risultati delle elezioni politiche francesi smentiscono le aspettative di Macron, il quale aveva sperato che, a favore di “Ensemble” (la coalizione che a lui fa riferimento), giocasse un effetto trascinamento derivante dalle recentissime Presidenziali. Effetto che è, invece, sicuramente mancato, avendo il raggruppamento macroniano perso quasi 100 seggi – scendendo dai 341 eletti nel 2017 ai 245 di domenica scorsa – ed essendosi collocato, comunque, ben al di sotto della quota 289 necessaria per avere la maggioranza assoluta dell’Assemblea Nazionale. Certo, Ensemble rimane ancora il primo schieramento parlamentare, ma ciò nonostante non c’è dubbio sul fatto che Emmanuel Macron esca da questa tornata elettorale decisamente ridimensionato.
    D’altra parte, i dati emersi dalle urne hanno certificato che, se in Francia esiste un candidato Macron che è in grado di conquistare praticamente da solo l’Eliso, è tuttavia anche del tutto assente un partito che ne rifletta efficacemente la credibilità politica sul territorio. È mancata infatti, al presidente appena rieletto, una presenza ben radicata nei collegi elettorali dove, ai ballottaggi, esponenti di altri partiti dai volti ben più noti ai votanti hanno finito per prevalere sui meno conosciuti candidati macroniani. Viene, quindi, da pensare che, nei cinque anni precedenti in cui aveva potuto governare incontrastato il Paese, Emmanuel Macron abbia sottovalutato l’esigenza di dotarsi anch’egli di una struttura organizzativa analoga a quelle dei suoi avversari politici, facendo forse eccessivo affidamento sul suo carisma e sulla forza delle sue idee.
    Ma all’origine di questo sostanziale insuccesso elettorale c’è stato, probabilmente, anche un altro errore che può aver regalato molti seggi, soprattutto alla destra di Marine Le Pen che, non a caso, conosce un exploit sensazionale passando da 8 ad 89 deputati eletti. Subito dopo la rielezione alla presidenza della repubblica, Macron ha, infatti, voltato le spalle, deludendolo, a quell’elettorato moderato – rappresentato dai Républicains neo gaullisti che lo avevano preferito alla sua avversaria Le Pen – per chiamare, invece, alla guida dell’esecutivo l’ex socialista Elisabeth Borne. Forse si è trattato di un tentativo di intercettare voti di sinistra in vista delle legislative, ma il risultato concreto è stato, quasi certamente, quello di regalare, nei ballottaggi, i consensi repubblicani ad altri partiti.
    A questo punto, Macron, se vuole che il nuovo governo di Parigi si regga su una maggioranza assoluta, dovrà per forza scendere a patti con i 79 parlamentari eletti dalla destra moderata, dando vita, pertanto, ad un esecutivo di centro-destra: cosa che, se avesse avuto un po’ più di lungimiranza, avrebbe già dovuto fare all'indomani della sua rielezione.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Addio a Forza Italia | 20/06/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Lui, per Forza Italia, non è certamente un parlamentare di secondo piano, essendo stato addirittura ministro per i Rapporti col Parlamento dal 2008 al 2011 nell’ultimo governo Berlusconi. Per cui la lettera con la quale Elio Vito ha comunicato alla Presidenza della Camera le sue dimissioni da deputato è destinata, sicuramente, a lasciare il segno. Specialmente per le argomentazioni addotte per motivare un passo così clamoroso da parte di un politico che venne eletto, per la prima volta, nel 1992 (nelle liste radicali) e che poi, aderendo al nuovo partito fondato nel 94 dal Cavaliere di Arcore, ne fu capogruppo alla Camera dal 2001 al 2008.
    Ma che cosa scrive Elio Vito al presidente di Montecitorio, Roberto Fico, per giustificare la sua improvvisa uscita di scena? Innanzitutto, a colpire è la durezza dei toni con cui denuncia la deriva presa da Forza Italia nel mettere in atto quella che definisce “la pratica deteriore del trasformismo”, corredata dalla perdita di ogni valore ideale e politico, in favore di meri interessi personali, elettorali e di preferenze. Il partito azzurro ha, quindi, del tutto smarrito, secondo Vito, la sua originaria natura di movimento politico liberale e democratico, essendosi chiusa la sua classe dirigente in una gestione “accentrata ed esclusiva” del potere, mettendo al bando tutte le voci critiche.
    Due sono stati, in particolare, i fatti che hanno indotto Elio Vito a rinunciare al suo mandato parlamentare. Il primo ha riguardato le dichiarazioni recentemente rilasciate da Berlusconi in merito all’invasione russa in Ucraina che, se da un lato sono apparse formalmente di condanna, dall'altro si sono, invece, rivelate sostanzialmente elogiative nei confronti di Vladimir Putin, critiche verso le leadership occidentali e di conseguenza comprensive verso presunte ragioni della Russia. Poi, da ultimo, quella che il deputato dimissionario ha vissuto come la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la scelta fatta alle elezioni comunali di Lucca dove, in vista del ballottaggio, si è deciso di apparentarsi anche con liste di estrema destra. L'antifascismo – si legge nella lettera di addio - è, infatti, un valore fondamentale della Repubblica, rispetto al quale non vi può essere alcuna deroga: soprattutto in un momento storico in cui stanno riproducendosi gravi episodi di violenza squadrista.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Via libera dell'Ue alle candidature di Ucraina e Moldavia per l'ingresso in Europa | 18/06/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Non sarà un percorso breve, bensì lungo e irto di ostacoli, ma il primo step è stato avviato.
    La Commissione Ue ha dato il via libera formale alle candidature di Ucraina e Moldavia per l’ingresso nell’Unione. I criteri di adesione prevedono che il paese candidato abbia istituzioni stabili, che garantiscano la democrazia, lo stato di diritto, i diritti umani e la protezione delle minoranze.
    La decisione finale spetta ora ai capi di Stato e di governo dell'Unione europea che si riuniranno la settimana prossima a Bruxelles. "Non siamo al punto in cui raccomandiamo al Consiglio di aprire negoziati di adesione con Ucraina e Moldavia, si tratta di un processo doloroso e dinamico, anche l'Ue deve procedere con il suo percorso di riforma istituzionale. La Polonia, ad esempio, ci ha messo 10 anni, dal 1994 al 2004, a passare dal riconoscimento di Paese candidato all'ingresso nell'Ue", ammette un funzionario europeo.
    "Riconosciamo i progressi compiuti dall'Ucraina, ma sottolineiamo la necessità di consolidare le riforme e ci muoviamo con determinazione per assicurarne l'attuazione. Naturalmente, non tutto può essere ottenuto finchè la guerra infuria sul territorio ucraino", dice la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.
    Ma le questioni spinose sono le riforme, corruzione e magistratura in primis: senza una trasformazione radicale e stabile delle istituzioni dei due paesi il sogno degli ucraini e moldavi si allontana.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Fed e Bce non convincono i mercati finanziari | 17/06/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Le manovre di Fed e Bce non convincono i mercati finanziari, tanto che tornano le vendite sulle Borse mondiali, calano i future sugli indici americani scende l'euro sotto quota 1.04 dollari e volano all'1.8% i rendimenti dei bond tedeschi. Non solo. Oltre a Fed e Bce, la banca centrale svizzera alza a sorpresa il costo del denaro e si registra il quinto rialzo consecutivo della Banca d'Inghilterra.
    Il mercato torna a preoccuparsi per il mix tra recessione e inflazione con la guerra in Ucraina che non ileva prospettive di pace e la crisi energetica che penalizza il mercato azionario e si interroga sulle prossime mosse delle banche centrali. Nella sostanza, le azioni di Fed e Bce avevano dato speranza ai mercati. In particolare la Bce aveva annunciato di aver incaricato i tecnici di costruire uno scudo anti spread che possa proteggere gli stati più indebitati, come l'Italia. E la Fed aveva alzato i tassi di ben 75 punti base, e anticipato altrettanti nel prossimo meeting di luglio.
    Tutto si è sciolto come neve al sole in poche ore, e le banche centrali lasciano non poche incertezze nel futuro.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    2 min

About Il Corsivo

From the publisher's feed

"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

More shows like Il Corsivo

Giornale Radio by Radio Popolare

Giornale Radio

6 Listeners

Notizie a colazione by Pasquale Ancona, Emanuele Bonora, Anna Di Rocco e Antonino D'Anna

Notizie a colazione

3 Listeners

Start by Il Sole 24 Ore

Start

17 Listeners

Il punto by Il Sole 24 Ore

Il punto

0 Listeners

La Giornata by la Repubblica

La Giornata

13 Listeners

Il Mondo by Internazionale

Il Mondo

37 Listeners

The Essential by Will Media - Chiara Piotto

The Essential

16 Listeners

DOI - Denominazione di Origine Inventata by OnePodcast

DOI - Denominazione di Origine Inventata

23 Listeners

Circo Massimo - Lo spettacolo della politica by OnePodcast

Circo Massimo - Lo spettacolo della politica

3 Listeners