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  • Nel M5s nessuna deroga al secondo mandato. Molti big vanno a casa | 30/07/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Nel M5s, Conte stringe il patto con Grillo e accetta il principio secondo cui non ci saranno deroghe al secondo mandato. Saltano, dunque, alcuni nomi storici del Movimento, come Roberto Fico, Paola Taverna, Vito Crimi, Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede, artefice dell'approdo di Conte tra i 5S. Di alleanza con il Pd Conte non ne vuole sapere. "Per il futuro non escludo un dialogo, non un'alleanza. Per queste elezioni non se ne parla di avere rapporti con i dem".
    I nomi da spendere in campagna elettorale si riducono al minimo. Oltre a Giuseppe Conte e al ministro Stefano Patuanelli – e all’incognita Alessandro Di Battista – spunta però anche l’ex sindaca di Torino Chiara Appendino. Nella sostanza Conte corre da solo e senza l'apporto dei big storici del movimento rischia di assottigliare ancora di più il proprio consenso, ridotto, secondo tutti i sondaggi sotto la soglia del 10%.
    Senza accordi, e secondo le proiezioni di gran parte degli analisti, i seggi del M5s dei collegi uninominali saranno una mera chimera. La linea di Conte è racchiusa in poche parole d'ordine: nessun compromesso, nessun accordo con il Pd, massima coerenza, consapevolezza di pagare un prezzo alto per aver staccato la spina a Draghi e per le tante, troppe scissioni.
    Difficile dire quale sarà il futuro del movimento, più volte dato per morto e sepolto, e poi rinato, come l'araba fenice, dalle sue stesse ceneri.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    2 min
  • Nel M5s nessuna deroga al secondo mandato. Molti big vanno a casa | 30/07/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Nel M5s, Conte stringe il patto con Grillo e accetta il principio secondo cui non ci saranno deroghe al secondo mandato. Saltano, dunque, alcuni nomi storici del Movimento, come Roberto Fico, Paola Taverna, Vito Crimi, Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede, artefice dell'approdo di Conte tra i 5S. Di alleanza con il Pd Conte non ne vuole sapere. "Per il futuro non escludo un dialogo, non un'alleanza. Per queste elezioni non se ne parla di avere rapporti con i dem".
    I nomi da spendere in campagna elettorale si riducono al minimo. Oltre a Giuseppe Conte e al ministro Stefano Patuanelli – e all’incognita Alessandro Di Battista – spunta però anche l’ex sindaca di Torino Chiara Appendino. Nella sostanza Conte corre da solo e senza l'apporto dei big storici del movimento rischia di assottigliare ancora di più il proprio consenso, ridotto, secondo tutti i sondaggi sotto la soglia del 10%.
    Senza accordi, e secondo le proiezioni di gran parte degli analisti, i seggi del M5s dei collegi uninominali saranno una mera chimera. La linea di Conte è racchiusa in poche parole d'ordine: nessun compromesso, nessun accordo con il Pd, massima coerenza, consapevolezza di pagare un prezzo alto per aver staccato la spina a Draghi e per le tante, troppe scissioni.
    Difficile dire quale sarà il futuro del movimento, più volte dato per morto e sepolto, e poi rinato, come l'araba fenice, dalle sue stesse ceneri.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    2 min
  • I rapporti tra Lega e Russia entrano nella campagna elettorale | 29/07/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La questione è importante. Fino a che punto si erano sviluppati i rapporti tra Lega e Russia nei mesi precedenti alla crisi della maggioranza che sosteneva Mario Draghi? Il quotidiano La Stampa conferma che i documenti visionati e pubblicati ieri sono una sintesi informale del lavoro d'intelligence sulla vicenda, comunicati ai competenti livelli istituzionali". Nella sostanza secondo la Stampa, Mosca era interessata alle vicende del governo italiano e alla sua possibile destabilizzazione. Vengono descritti i contatti avuti dal consigliere per i rapporti internazionali del leader della Lega Salvini, Antonio Capuano, con Oleg Kostyukov, 'importante funzionario dell'ambasciata russa' in Italia. Il diplomatico avrebbe chiesto se i ministri della Lega fossero intenzionati a rassegnare le dimissioni dal governo.
    Il quotidiano torinese afferma che Kostyukov è l'uomo che comprò i biglietti della missione, poi saltata, di Matteo Salvini a Mosca e ricostruisce le fasi di quei rapporti, osservando che le conversazioni tra Capuano e Kostyukov sulla situazione del governo italiano avvengono tra il 27 e il 28 maggio, mentre il giorno prima, il 26 il presidente del Consiglio Mario Draghi tenta di sbloccare la crisi del grano parlando al telefono con Putin. Notizie prive di ogni fondamento, secondo l'Autorità delegata alla sicurezza della Repubblica, ovvero il sottosegretario Gabrielli. Fesserie, secondo Matteo Salvini, ma Pd, Italia Viva e Di Maio chiedono urgenti spiegazioni e una informativa urgente alla Camera. L'ambasciata russa non commenta le notizie riportate dalla Stampa e ribadisce la stessa versione offerta a giugno." Abbiamo assistito Salvini e le persone che lo accompagnavano nell'acquisto dei biglietti aerei per il suo viaggio a Mosca previsto per il 29 maggio, poi cancellato. La cifra era stata restituita da Salvini e il rimborso sarebbe avvenuto anche se il viaggio ci fosse stato. Il dubbio permane.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Fuga da Forza Italia e M5s | 28/07/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Una cosa è certa. Nel marasma provocato dalla sfiducia al Governo, i partiti che escono maggiormente con le ossa rotte sono Forza Italia e M5s, tra quelli che hanno staccato la spina a Mario Draghi. Da almeno una settimana i deputati e i senatori in uscita dalle loro formazioni di origine sono decine e decine e hanno tutti nomi importanti e significativi.
    Da Forza Italia hanno tolto le tende Gelmini, Brunetta, Carfagna, Versace, Cangini, Sessa, Baroni, e sarebbero in partenza un altro gruppo numericamente consistente di esponenti azzurri.
    La fuga dal M5s è iniziata con Di Maio che oggi amplia la sua influenza con gli endorsement di Tabacci e Sala, disponibile a dare una mano all'ex ministro degli Esteri impegnato nella raccolta di firme per presentare il proprio simbolo alle elezioni del 25 settembre. Gli ultimi fuggitivi dal M5s sono Crippa, Carbonaro, Provenza, Tripodi, ovvero il cuore del gruppo parlamentare alla Camera.
    C'è un dato comune che li mette insieme: da Forza Italia e M5s i fuoriusciti non sono più compatibili con Berlusconi e Conte, non tanto con le loro idee, ma con le scelte politiche. Berlusconi e Conte, da schieramenti diversi, avevano aderito all'esperienza di Governo di unità nazionale, ma il loro proverbiale egocentrismo non ha retto all'urto della centralità della figura di Draghi.
    Da punti di vista differenti Berlusconi e Conte avevano bisogno di maggiore visibilità ma entrambi hanno fatto male i conti con il malessere della truppa che alla fine si è ammutinata lasciandoli ad un destino alquanto traballante.
    3 min
  • Nella sfida tra Pd e Fratelli d'Italia non ci sarà pareggio | 27/07/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Nella sfida tra Pd e Fratelli d'Italia non ci sarà pareggio, assicura Enrico Letta alla direzione nazionale. Ma quelli che sembrano dai sondaggi i partiti più forti non godono di buoni rapporti con le sigle a loro vicine e le alleanze, al momento, risultano per lo più sfilacciate.
    Giorgia Meloni chiede alla sua coalizione di stabilire subito le regole per definire il futuro premier. La Lega pensa che chi prende più voti alle elezioni debba indicare il Presidente del Consiglio. Stessa cosa dice il centrista Maurizio Lupi. E Berlusconi assiste alla lite tra leader attendendo una convocazione, anche se Forza Italia si assottiglia giorno dopo giorno a causa dell'abbandono di numerosi deputati e senatori. Nel centro sinistra le acque sono agitate. Matteo Renzi si sfila da un possibile avvicinamento con il Pd e annuncia la sua corsa solitaria. Il patto repubblicano non va oltre l'accordo tra Carlo Calenda ed Emma Bonino. Il M5s guarda a sinistra del Pd, tra quei gruppi e sigle che non hanno appoggiato Mario Draghi. In questa frammentazione totale, tipica però delle prime battute della campagna elettorale, la possibilità che dal nuovo Parlamento esca una situazione di caos e ingovernabilità è altissima. La concentrazione su due o tre poli è ancora lontana, ma non ci sarà un pareggio.
    Intanto Mario Draghi avverte: sarà un autunno complesso, tutti devono essere coinvolti in questa fase di emergenza, "per fronteggiare la flessione dell'economia". Vuol dire disponibilità ad andare oltre la guida di un Governo degli affari correnti?
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Dal campo largo al patto repubblicano, il Pd è ad un bivio | 26/07/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Nasce il terzo polo laico e centrista che potrebbe, almeno se si crede ai sondaggi, fare la differenza alle elezioni del 25 settembre. È composto da Azione di Carlo Calenda e da +Europa di Emma Bonino e stimato intorno al 5%. I contenuti del patto repubblicano sono rigassificatori, termovalorizzatori, se necessario militarizzando le aree in cui devono esserci, revisione del reddito di cittadinanza, salario minimo. Calenda e Bonino propongono un patto repubblicano aperto ai cittadini e alle personalità politiche, chiuso a chi ha fatto cadere Draghi. Quindi rivolto ai fuoriusciti da Forza Italia come Mariastella Gelmini che si dice d'accordo sul manifesto di Azione e + Europa.
    Il Pd è ad un bivio. Il campo largo con il M5s è ormai escluso da molti, ma non da tutti. Nicola Zingaretti è disposto a candidarsi, a dimettersi dall'incarico di Presidente della Regione, lasciando però intatta la maggioranza tra Pd e M5s che governa il Lazio. Una delle alternative riguarda proprio i rapporti tra il Pd e il patto repubblicano e il nome che allontana un possibile accordo è quello di Enrico Letta. Calenda rivela così il vero obiettivo di patto repubblicano: convincere Mario Draghi a rimanere a palazzo Chigi, portando voti su un'agenda coerente con quella portata avanti dal suo governo. L'impresa è ardua, e resta tutta in salita.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Si delinea lo scontro tra centrodestra e centrosinistra alle elezioni | 25/07/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Siamo nel pieno di una campagna elettorale tesa e non priva di sorprese e si delinea lo scontro tra centrodestra e centrosinistra alle elezioni del 25 settembre. Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia correranno con tre liste e solo quella che otterrà più voti avrà il diritto di scegliere il premier. Così almeno pare la strategia imposta da Giorgia Meloni, convinta dai sondaggi di essere il primo partito. La stessa Meloni parla di un macchina del fango messain moto dsi giornali internazionali. Ma la Lega perderebbe voti a vantaggio di Fratelli d'Italia e Forza Italia è alle prese con una emorragia interna con la possibile fuoriuscita di altri dieci parlamentari, oltre a Gelmini, Carfagna e Brunetta.
    Quindi anche il centrodestra è solo apparentemente unito, ma pronto ad una gara interna senza esclusione di colpi.
    Enrico Letta lavora ad una lista del Pd aperta ai progressisti, in primis a Roberto Speranza e a Articolo 1. Aperture verso Carlo Calenda, Matteo Renzi, Luigi Di Maio, e perfino ai ministri di Forza Italia che hanno sbattuto la porta in faccia a Silvio Berlusconi, ma la cosiddetta "Agenda Draghi" non sarà il programma politico del Pd, assicura Letta.
    E il M5s è alle prese con un forte calo di consensi e una mancanza di prospettive politiche. Grillo torna a chiedere una legge sui due mandati e Conte tenta la strada dei due forni: la ripresa del dialogo con il Pd e il rilancio di un piano B con le forze che non hanno sostenuto Draghi. Letta sostiene che alla fine lo scontro si terrà tra lui e la Meloni, dice che le idee faranno la differenza, ma non ammette che le alleanze non si preparano in pochi giorni.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • E se nascesse il PMD (Partito di Mario Draghi)? | 21/07/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    In queste ore ci stiamo domandando se, in Italia, stia nascendo, a prescindere dalle intenzioni del diretto interessato, un partito che faccia riferimento a Mario Draghi. Non ci risulta, infatti, nella storia della nostra Repubblica, il verificarsi di un fenomeno che abbia visto, nell’ambito della società civile, il consolidarsi di uno schieramento così ampio e trasversale a favore di un Presidente del Consiglio, per indurlo a non rinunciare alla sua opera governativa, ricordandogli che il Paese ne ha un assoluto bisogno. Questo potenziale partito draghiano nascerebbe in modo del tutto spontaneo e si radicherebbe in maniera capillare in tutte le fasce della nostra società. Non stiamo qui ad elencare tutte le petizioni e tutti gli appelli che, ad ogni livello, sono spuntati un po’ come dei funghi in ogni contesto economico e sociale: tuttavia, non si può ignorare che si è trattato di iniziative proposte da prestigiosi esponenti dell’economia, della cultura e della scienza i quali, pensano al futuro della nazione come ad un percorso caratterizzato da competenza politica e da credibilità internazionale, anziché da liti da condominio e da interessi prettamente elettorali.
    Un sondaggio di Euromedia Research rivela che, proprio in questi giorni di crisi, la fiducia in Draghi è cresciuta di 4,5 punti, passando dal 47,8 al 52,3 per cento: gli Italiani chiedono, quindi, al premier di rimanere al suo posto di comando perché temono che il suo distacco da Palazzo Chigi possa provocare uno sconquasso sui mercati con pesanti ripercussioni materiali sulla vita di ogni cittadino. Naturalmente, tutti i cimiteri sono pieni di uomini indispensabili ed a questo proposito, neanche Mario Draghi fa eccezione...Però, in una fase di profonde incertezze di ogni genere - come quella che non solo l’Italia, ma l’Europa intera sta attraversando - il fatto di rimanere senza un governo autorevole sarebbe (o sarà) un colpo durissimo alla affidabilità ed all’immagine del nostro Paese. Basterebbe riflettere sul fatto che esiste un rischio molto concreto che vada compromesso lo sviluppo di tutto il lavoro sul Pnrr attualmente in corso (e, comunque, già impostato), per comprendere come l’affossamento della legislatura rappresenti una sorta di inspiegabile suicidio collettivo...
    Pertanto, non ci pare cosa poi tanto strampalata immaginare che, già a partire dalle prossime elezioni, possa materializzarsi una forza politica che, programmaticamente, pensi proprio al premier dimissionario per governarci anche dal 2023 al 2028. E non a caso, Carlo Calenda ripete spesso “noi vogliamo Mario premier nel 2023”.
    Crediti: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Il poker non è un gioco per Giuseppe Conte | 20/07/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Giuseppe Conte, nonostante si sia trovato – neanche lui sa bene come – a guidare il Paese per circa tre anni, era e resta un neofita della politica che adesso, essendosi incautamente posto alla testa del Movimento al quale politicamente deve tutto, mostra segni di palese inadeguatezza rispetto ai compiti che, solitamente, incombono su un leader di partito.
    Intorno a lui si agitano le acque pentastellate con Virginia Raggi che si dice stia organizzando una fronda per mettere da parte, in maniera definitiva, l’uomo che, nel 2018, da perfetto sconosciuto aveva assunto la carica di Presidente del Consiglio, presentandosi agli Italiani - con un’umiltà che allora parve sincera - qualificandosi come l’ “avvocato del popolo”. Certo, l’ex sindaco di Roma interpreterebbe molto meglio di Conte la parte della dura e pura, della Masaniello che riporta quel poco che resta dei 5 Stelle alle loro confuse origini populiste ed alle carnevalate del “vaffa day”. Se poi, ad affiancarla arrivasse anche Di Battista, il restyling grillino sarebbe davvero completato.
    Se andiamo a rivedere i passi falsi compiuti da Conte negli ultimi mesi, non possiamo che constatare come egli non ne abbia più azzeccata nemmeno una...Intanto aveva sottovalutato il seguito parlamentare di Luigi Di Maio, ipotizzando che, tra Senato e Camera, il ministro degli Esteri riuscisse a mettere insieme al massimo una ventina di persone che, invece, si sono poi rivelate 62. Successivamente, prima di portare il suo affondo a Draghi, non ha preso in considerazione il fatto che non tutti i ministri grillini presenti nell’esecutivo lo avrebbero seguito; inoltre, proprio a causa della pistola scarica che giovedì scorso ha puntato verso il Governo, l’ex premier rischia oggi di andare ad infoltire il gruppo di Di Maio con un’altra trentina di parlamentari che, giunti a questo punto, non ne vogliono più sapere di stare con lui.
    Per non parlare delle perplessità che sta suscitando il suo recentissimo sfogo verbale, nel quale ha fatto un’affermazione veramente inedita nella storia repubblicana: non avevamo, infatti, mai sentito, prima d’ora, un leader di partito che toglie la fiducia al governo “per le umiliazioni subite”. In altre parole, perché si ritiene offeso personalmente. Conte, con i suoi atteggiamenti, è, dunque, riuscito nella non facile impresa di creare uno schieramento compatto e favorevole alla permanenza di Draghi a Palazzo Chigi, che va dall’Unione Europea agli Stati Uniti, dai grandi media internazionali al Vaticano, dalle parti sociali ai sindaci dei maggiori comuni...
    In conclusione, vittima del proprio pressapochismo, l’ex premier ricorda, in questo momento, quel giocatore di poker che, mentre sta perdendo tutto, rilancia sempre più in alto nel disperato tentativo di recuperare il denaro perduto.
    Crediti: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • A trent'anni dalla strage di via d'Amelio restano ancora domande senza risposte | 19/07/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    A trent'anni dalla strage di via d'Amelio a Palermo, in cui perde la vita Paolo Borsellino e la sua scorta, restano ancora domande senza risposte. Il primo processo viene celebrato nel 1994. Alla sbarra, come esecutori materiali Vincenzo Scarantino, reo confesso della strage, il boss Salvatore Profeta, Giuseppe Orofino, proprietario dell'officina in cui viene imbottita di tritolo la 126 usata come autobomba, e Pietro Scotto. Le condanne all'ergastolo diventano definitive. Il processo bis, nel quale erano imputati gli uomini della Cupola e i capi mandamento di Cosa nostra, si conclude il 18 marzo del 2004 con 13 ergastoli.
    Tutto chiaro? Assolutamente no. Si pente il capo mafia Gaspare Spatuzza. Denuncia il depistaggio delle prime indagini commesso alle false accuse di Scarantino. Così vengono sospese le pene per Profeta, Scotto, Vernengo, Gambino, La Mattina, Urso e Murana, ingiustamente accusati. Le loro condanne vengono annullate al termine del giudizio di revisione celebrato a Catania.
    Il processo Borsellino ter finisce nel 2006, dopo che la Cassazione annulla parzialmente la sentenza del 2003 della Corte d'Assise d'appello di Caltanissetta trasferendo il fascicolo a Catania.
    Tutto chiaro? Non ancora. Il processo sul depistaggio, ordito attraverso la costruzione a tavolino dei falsi pentiti come Scarantino, è fresco di sentenza: per gli investigatori Mario Bo e Fabrizio Mattei cade l'aggravante e si prescrive la calunnia, mentre Ribaudo viene assolto.
    Tutto chiaro? Direi di no. In trent'anni si sono tenuti quattro processi che non hanno ancora stabilito il punto centrale dell'inchiesta. Chi c'era in via d'Amelio il 19 luglio 1992? Solo la mafia oppure anche funzionari infedeli dello Stato?
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min

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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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