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  • Confindustria avverte il nuovo Governo: no a flat tax e prepensionamenti | 04/10/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il Governo di centrodestra non è ancora pronto, i nomi dei ministri non ci sono, non si è compiuta la scelta tra esecutivo politico come vorrebbero Forza Italia e Lega e tecnico- politico come chiesto da Fratelli d'Italia, e giunge il primo stop di Confindustria ad alcuni punti del programma economico dell'esecutivo. "Non possiamo permetterci immaginifiche flat tax e prepensionamenti. Non vogliamo negare ai partiti di perseguire le promesse elettorali ma oggi energia e finanza pubblica sono due fronti d'emergenza che non possono ammettere follie per evitare la incontrollata crescita di debito e deficit", ha detto il Presidente di Confindustria Carlo Bonomi.
    L'associazione dei datori di lavoro si augura la formazione di un Governo nei tempi più rapidi possibile, un Governo con ministri autorevoli, competenti e inappuntabili, ma non è tempo per populismi in economia, con misure non coperte dalle casse dello Stato. "Serve da parte del Governo una generale vasta convergenza sulle scelte, anche con le forze di opposizione. C'è bisogno di serietà, unità e responsabilità su energia e finanza pubblica", sostiene Confindustria. Solo pochi giorni fa all'assemblea di Coldiretti Giorgia Meloni aveva annunciato una nuova stagione di confronto con i corpi intermedi, ma l'aut aut di Bonomi e lo sciopero dell'8 ottobre di Landini della Cgil, da prospettive opposte, consigliano al nuovo Governo misure più ponderate.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    2 min
  • Centrodestra al bivio: Governo politico o tecnico-politico | 03/10/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il centrodestra, uscito vincente alle elezioni politiche del 25 settembre, si trova ormai ad un bivio: un Governo politico, dove le componenti propongono i loro nomi, per tranquillizzare l'elettorato, oppure un esecutivo tecnico-politico per presentarsi con le carte in regola ai mercati, alle Istituzioni finanziarie ed economiche internazionali.
    Resta un dilemma che sarà chiarito nei prossimi giorni da Giorgia Meloni, premier in pectore, che offre l'esatta percezione di una coalizione divisa su tutto, ma unita dalla consapevolezza di aver ottenuto un mandato forte dagli italiani. I subbugli nella Lega, con il fondatore Umberto Bossi e Francesco Speroni che guidano la fronda della cordata che si oppone a Matteo Salvini: partito a vocazione nazionale oppure ritorno al brodo primordiale dei collegi del Nord, regalati a Fratelli d'Italia?
    Giorgia Meloni non interviene in modo diretto sulle beghe interne ad uno dei tasselli importanti della coalizione. Pensa che la strada verso Palazzo Chigi sia in netta discesa e l'implosione assai probabile della Lega può solo portare Fratelli d'Italia ad essere l'azionista di maggioranza. Quindi Meloni tira dritto con i suoi progetti: fermare la speculazione sul gas, avviare un dialogo con i corpi intermedi, nelle ore in cui il segretario della Cgil Maurizio Landini conferma lo sciopero dell'8 ottobre, aprire un tavolo con l'opposizione sul delicato tema delle riforme costituzionali (presidenzialismo o semipresidenzialismo alla francese).
    Intanto dovremo affrontare un inverno senza un contratto energetico, con la Russia che ha deciso di spegnere i rubinetti energetici al nostro Paese in risposta alle sanzioni contro Mosca.
    3 min
  • Il “tetto” della discordia | 01/10/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    È ben modesto – come del resto era previsto – il contenuto dell’accordo raggiunto dai ministri europei dell’Energia sulle misure da adottare per mitigare gli alti prezzi dell'elettricità. In sostanza, l’intesa si limita a soluzioni - che erano già date per scontate in partenza - come il taglio dei consumi, il tetto agli extra-ricavi per i produttori di energia elettrica ed il contributo di solidarietà dei produttori di combustibili fossili.
    Per il taglio ai consumi, è previsto nella misura del 10% della domanda di elettricità, con una quota del 5% nelle ore di punta, tra dicembre 2022 e marzo 2023. Sugli extra-ricavi viene fissato un tetto di 180 euro a megawatt per le grandi compagnie energetiche che producono elettricità da fonti a basso costo come rinnovabili, nucleare e carbone. Inoltre, le compagnie dell'oil&gas dovrebbero poi versare una tassa sulla base dei profitti straordinari realizzati nel 2022.
    Resta però irrisolta la questione veramente importante (e divisiva): e vale a dire quella relativa alla determinazione di un tetto al prezzo del gas, su cui verterà ancora il dibattito in seno all’Unione Europea. Per il momento, infatti, la Commissione propone di fissare un prezzo massimo solamente al gas che proviene dalla Russia, mentre 15 Paesi membri - tra cui Italia - chiedono un tetto generalizzato a tutte le importazioni.
    Intanto, a suo modo, la Germania decide di intervenire, sul problema del caro energia, in piena autonomia – e cioè senza aver prima consultato né Bruxelles e né gli altri Paesi comunitari - annunciando un piano da 200 miliardi per difendere le aziende e le famiglie tedesche dagli aumenti del gas e per spingerne il costo verso il basso. Cosa che, in effetti, è avvenuta pochi minuti dopo la notizia data dal governo tedesco, quando cioè il prezzo è sceso a quota 186 euro con un calo del 10 %, sebbene fosse evidente, fin da subito, che la scelta operata da Berlino costituisse un intervento “tampone” (per quanto di dimensioni colossali), ma non certo strutturale.
    E il cancelliere tedesco Olaf Scholz, a questo proposito, parlando con la stampa, è stato molto chiaro sulla manovra decisa dal suo esecutivo, dichiarando che, con la distruzione dei gasdotti nel Mar Baltico, presto sarebbe finito del tutto l’approvvigionamento di gas russo alla Germania e, pertanto, il suo governo si è trovato praticamente obbligato a varare questo piano da 200 miliardi che – tanto per darne un’idea – da solo rappresenta un importo superiore a tutto il denaro che il Recovery Fund ha destinato all’Italia. Il meccanismo su cui scommette Berlino prevede di continuare ad acquistare il gas sul mercato utilizzando i miliardi messi ora a disposizione, cercando così di limitare i costi a carico dei cittadini tedeschi.
    Come si è detto prima, si tratta di un provvedimento gigantesco, ma di carattere occasionale, che ha lasciato non poco irritato il nostro premier, Mario Draghi il quale, anche su questi temi, ha sempre remato verso l’adozione di politiche comuni. Altrimenti, in Europa si alimenteranno differenze sempre più marcate tra Stati che – come la Germania – possono permettersi ampi scostamenti di bilancio ed altri che, come l’Italia, essendo già notevolmente indebitati, saranno destinati a rimanere con il classico cerino in mano.
    La lentezza dell’Europa sul tetto del gas assomiglia, dunque, molto ad un arresto deludente ed imprevisto del processo di integrazione comunitaria.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    4 min
  • Se la parola tradisce il pensiero | 30/09/2022 | Il Corsivo
    A cura di Ferruccio Bovio
    Donald Trump l’ha sempre sbeffeggiato chiamandolo ”Sleepy Joe”, vale a dire “Joe l’addormentato”. Ma forse è proprio questa sua tendenza a mostrarsi sovente distratto ed a cadere in clamorose “gaffe” - che a noi Italiani possono ricordare quelle di Mike Bongiorno - a fare del presidente Biden un personaggio umanamente piuttosto gradevole. I suoi avversari politici, più di una volta, hanno avanzato dei dubbi circa la sua lucidità mentale e bisogna riconoscere che l’attuale inquilino della Casa Bianca, ogni tanto, non manca di offrire alle loro insinuazioni degli autentici assist, degni del miglior Gianni Rivera. Ad esempio, pochi giorni fa, intervenendo ad una conferenza sulla sicurezza alimentare, si è stupito di non vedere tra i presenti una parlamentare deceduta lo scorso agosto in un incidente automobilistico. Eppure, il presidente avrebbe dovuto essere perfettamente al corrente dell’impossibilità a partecipare all’evento da parte di una persona, in merito alla cui, scomparsa si era già pubblicamente definito “scioccato e rattristato”. Ma lasciando, comunque, da parte questi divertenti autogoal che Biden è solito farsi in casa, di ben altro spessore possono rivelarsi alcune “uscite” che, ogni tanto, l’uomo più potente del mondo si concede anche in campo internazionale. Ed a questo proposito, stiamo pensando alla frase che ha pronunciato, l’altro ieri, nel corso di una manifestazione del Partito Democratico, quando rivolgendosi ai suoi elettori, ha chiesto loro se avessero visto cosa era appena accaduto nelle elezioni italiane, aggiungendo di non potersi affatto sentire ottimista, osservando cosa stia succedendo oggi nel mondo. Il significato delle sue parole era inequivocabile: così come a Roma ha vinto un partito che mette a rischio la democrazia, la stessa cosa può avvenire in ogni altro Paese, compresi gli USA dove i trumpiani, secondo i sondaggi, sono avvantaggiati per le prossime consultazioni di mid – term (che si svolgeranno il prossimo 8 novembre) e dove, in prospettiva, lo stesso Trump potrebbe candidarsi per la presidenza degli Stati Uniti. Immaginiamo l’imbarazzo che queste affermazioni devono aver creato ai piani alti dell’Amministrazione americana che, soprattutto attraverso il messaggio ufficiale del Segretario di Stato, Antony Blinken, aveva appena fatto sapere all’Italia che Washington avrebbe continuato a lavorare con il nuovo Governo di Roma in perfetta armonia. E’ proprio il caso di dire che, ancora una volta, “la parola (quella di Joe Biden) ha tradito il pensiero, scompaginando i piani dei suoi più stretti collaboratori, che adesso, in qualche modo, si daranno da fare per rimediare ai guasti prodotti dal loro capo.
    A questo punto però, al di là delle rettifiche, delle smentite e dei tentativi di aggiustamento che certamente le arriveranno da Oltreoceano, Giorgia Meloni ha avuto modo di capire quale sia l’effettiva valutazione che la Casa Bianca esprime sul 25 settembre e sull’esecutivo che ne potrà scaturire. Ci aspettiamo, quindi, che per recuperare credibilità, la nostra futura premier accentui le sue posizioni filo atlantiche ed attenui, invece, quelle meno benevole nei confronti dell’Unione Europea. Ed in uno scenario di questo tipo, la presenza, nel suo governo, di un partito che ha firmato un patto di mutua collaborazione con la putiniana Russia Unita, le risulterà sempre più ingombrante.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    4 min
  • Il Pd verso il congresso, tra vecchie strade e nuove identità | 29/09/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Il Partito Democratico, dopo la batosta elettorale, naviga verso il Congresso che dovrà traghettare la dirigenza guidata da Enrico Letta a quella scelta dal nuovo segretario dopo un lungo iter organizzativo non privo di difficoltà politiche. In queste ore impazza il toto segretario. Si fanno i nomi più disparati: da Bonaccini a Schlein, Micheli, Orlando, Ricci., Orfini, Nardella. Ce n'è per tutti. Il toto dopo Letta non mi appassiona. Siamo ancora su questo minuscolo e non essenziale passo. Il problema del Pd non è solo la sua dirigenza, il cui ricambio spetta soltanto agli iscritti, ma quale tipo di modello di sviluppo economico propone il nuovo partito. Il liberismo oppure il laburismo? La difesa dei privilegi di una classe ricca oppure la rappresentanza dei ceti meno abbienti?
    Perché oggi il ceto medio è diventato proletariato, il proletariato urbano si è trasformato in sottoproletariato, e il vecchio sottoproletariato (5.6 milioni di persone, 2.2 milioni di nuclei familiari) vive nella povertà assoluta. Il divario tra ceto ricco e quello più povero è impressionante. Il Pd nel futuro sceglie ancora la vecchia strada oppure torna a fare gli interessi dei più deboli?
    A sinistra o giù di lì, quella fascia oggi viene rappresentata essenzialmente dal M5s, dall'Alleanza Sinistra-Verdi e da Unione Popolare, non dal Partito Democratico, votato per la quasi totalità da un elettorato economicamente benestante. Del resto, non da oggi, la classe operaia, storico riferimento culturale del Pci, Pds, Ds e Pd, vota centrodestra. Fin dai primi degli Novanta, con la comparsa della Lega, gli operai dei distretti del bresciano e della bergamasca, anche iscritti alla Fiom, avevano preferito il Carroccio e la stessa cosa è avvenuta ad esempio a Torino con Fratelli d'Italia. Senza una scelta di campo, di tipo classista, il Partito Democratico è destinato nel futuro a seguire le orme dei socialisti francesi e greci ridotti a mera rappresentanza ininfluente.
    Credits: Di Nicola Storto - www.partitodemocratico.it, Marchio (CC BY-SA 4.0)
    3 min
  • La resa dei conti nella Lega. Maroni chiede un nuovo segretario | 28/09/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    A poche ore dall'esito delle elezioni politiche, Matteo Salvini è sotto processo dopo i magri risultati della Lega ottenuti in varie parti del Nord, in particolare in Lombardia, Piemonte e Veneto, dove l'elettorato del Carroccio è passato armi e bagagli a Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia. Qualche analista parla della rivolta della vecchia Lega, con Umberto Bossi fuori dal Parlamento dopo 35 anni, e Roberto Maroni che chiede la testa del segretario. In realtà le cose non stanno così. Il malessere dell'elettorato leghista è molto più profondo del mero tatticismo delle varie componenti del partito. In primis va analizzato il voto. Alle elezioni del 2018, la Lega aveva totalizzato alla Camera il 17,4% con 73 seggi e al Senato il 17,6% con 37 seggi. Questo risultato ha permesso a Salvini di governare fino all'estate del 2019 con il M5s, allora primo partito. Da quel momento la Lega di Salvini ha rappresentato la trazione politica del centrodestra e il suo successo ha conquistato le regionali e le elezioni comunali successive, poi il lento declino a beneficio di Fdl.
    L'appoggio al Governo di Mario Draghi, la subalternità rispetto a Giorgia Meloni, la smania di protagonismo e la mancanza di lucidità politica, hanno trasformato Salvini in una comparsa. E puntuale è arrivato il responso delle urne. Nel 2022 la Lega è poca cosa: 8,9% in Senato, ancora di meno, 8,5% alla Camera. Nella sua prima conferenza stampa Salvini ha glissato sulla totale disfatta del sua leadership, facendo i complimenti a Giorgia Meloni che però ha escluso ogni incarico al segretario della Lega, specie il delicato ministero dell'Interno.
    Oggi la Lega giunge ad un bivio: rimanere una minoranza del centrodestra oppure ritrovare un ruolo centrale nella coalizione con una nuova leadership capace di traghettare il dopo Salvini.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • I collegi uninominali vanno al centrodestra. La vittoria di Fdl è schiacciante. Tra gli sconfitti Letta esce di scena, Salvini resta | 27/09/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    La vittoria del centrodestra è piena. Lo confermano i dati definitivi di Camera e Senato, soprattutto la conquista di circa l'80% dei collegi uninominali.
    Fratelli d'Italia è primo partito quasi ovunque. Con la Lega non c'è stata partita: Giorgia Meloni si è presa anche tutte le roccaforti storiche del Carroccio in Lombardia, Veneto, Piemonte, e ha trasferito l'elettorato leghista ancora più a destra.
    Matteo Salvini parla di riorganizzare la Lega, ricorda di aver lavirato per un altro risultato, ma non lascia la guida del suo partito nonostante il dimezzamento della sua consistenza elettorale. Enrico Letta accompagnerà il Pd erao il congresso senza riproporre la sua candidatura. In pratica tra qualche mese abbandona il timone della nave.
    Del resto la sconfitta del Pd e dei suoi alleati è totale, bruciante. Nei collegi uninominali ai democratici resta un minuscolo maniplo di deputati e senatori, ben poco per un soggetto politico che mirava ad essere maggioritario.
    Va meglio al M5s che con oltre la metà dei voti del centrosinistra ottiene un numero dignitoso di parlamentari che serviranno per costruire una opposizione. I mercati erano in attesa di una affermazione piena della coalizione vincente, così è avvenuto. Infatti Piazza Affari non ha lanciato segnali di allerta e ha reagito bene all'esito elettirale. Ora, secondo gli analisti, lo spread dovrebbe mantenersi intorno a quota 250 del differenziale tra Bund e Btp, ma i mercati attendono con trepidazione le misure del nuovo Governo, la legge di bilancio, soprattutto i nomi dei nuovi ministri dell'Economia e dello Sviluppo. Il lavoro diplomatico di Giorgia Meloni si concentra sulla rassicurazione dei mercati e delle Istituzioni.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Il centrodestra vince le elezioni. Centrosinistra sconfitto. M5s terzo polo | 26/09/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Come ampiamente previsto il centrodestra vince le elezioni politiche con un risultato pieno. La trazione della coalizione è tutta nelle mani di Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni, primo partito, a discapito della Lega di Matteo Salvini che si ridimensiona specie nelle roccaforti storiche del Nord del Paese, e di Forza Italia di Silvio Berlusconi.
    Il centrosinistra è sconfitto ovunque. Il Partito Democratico di Enrico Letta e i suoi alleati Fratoianni, Bonelli, Bonino, Di Maio, perdono consistenza sul piano numerico in larga parte dei collegi. Ma il vero protagonista di questa tornata elettorale è certamente il M5s di Giuseppe Conte, la cui rimonta, prevista un mese fa da Giornale Radio, è stata impressionante. Il M5s è il Terzo polo, con punte altissime in tutte le regioni del Sud. Buona l'affermazione si Azione/Italia Viva che ha intercettato i voti in uscita dal Partito Democratico.
    La fotografia delle elezioni ci presenta quindi un centrodestra legittimato al Governo del Paese, ma lo squilibrio tra Fratelli d'Italia e Lega può rappresentare nel futuro un problema di stabilità politica nella coalizione. Alcuni leader dovranno trarre le loro conclusioni e trarre le conseguenze.
    In primis, per Enrico Letta sarà difficile dimostrare qualcosa di diverso da una così sonora sconfitta. La sua campagna elettorale, sbagliata nelle scelte e nei toni, non ha favorito l'avvicinamento di un pezzo di elettorato di sinistra che non ha trovato nel Pd il cosiddetto "voto utile" per battere le destre. Alla fine ognuno a sinistra ha cercato quella utilità lungo il proprio cammino delle le sue idee.
    Matteo Salvini dovrà giustificare al suo partito la perdita di consensi e l'oggettivo ruolo di subalternità rispetto a Giorgia Meloni. Pd e M5s si potranno avvicinare ma non nel breve periodo, almeno non con l'attuale dirigenza democratica. Ora si attendono i responsi dei mercati finanziari, delle istituzioni economiche internazionali che , con ogni probabilità, non saranno teneri con un Paese fortemente indebitato come l'Italia, le cui stime di crescita virano al ribasso. Allora le promesse fatte in campagna elettorale dovranno fare i conti con l'amara realtà dei bilanci ristrette, delle risorse limitate e delle misure economiche anche impopolari.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Il referendum nelle repubbliche separatiste filorusse e il rischio di allargamento del conflitto | 24/09/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Fino a domani si vota nelle repubbliche separatiste ucraine occupate dalle truppe russe di Donetsk e Lugansk e nelle regioni di Kherson e Zaporizhzhia. Si tratta di un referendum dall'esito scontato e considerati una farsa dalla comunità internazionale. Tra i 130 osservatori ci sarebbero anche degli italiani. Kiev però annuncia nuove riconquiste come Yatskivka, nell'Oblast di Donetsk.
    Il referendum, l'annuncio di Putin del richiamo alle armi di migliaia di riservisti, il cui numero effettivo resta riservato, la conferma del Cremlino di voler utilizzare le armi nucleari in Ucraina in caso di attacco, sono fattori che oggettivamente allontanano sempre più spiragli di pace e rendono il conflitto militare l'unica opzione rimasta in campo. Anche i timidi segnali messi in campo dalla diplomazia si spengono definitivamente, tanto che il premier turco Erdogan si spende solo per uno scambio di prigionieri tra Mosca e Kiev e la presidenza ceca dell'Unione europea ha convocato per lunedì una riunione nell'ambito del meccanismo integrato di risposta alle crisi politiche (Ipcr), alla quale parteciperanno i rappresentanti permanenti degli Stati membri presso l'Ue. Mosca mostra i muscoli in piazza contro le opposizioni, condannando nuovamente il dissidente Alexey Navalny a 12 giorni di detenzione punitiva, dichiara di non essere interessata d uno scontro diretto contro gli Stati Uniti e Nato, ma non arretra la sua pressione militare di un solo passo.
    È una guerra di nervi che rischia di allargare il conflitto, spostandolo sempre più verso una sfera difficilmente controllabile. Servirebbe un soggetto terzo come l'Onu, ma nulla può e vuole fare per fermare le ostilità. Anche la voce di Papa Francesco si affievolisce davanti ad una inevitabile accelerazione dello stato di tensione.
    Credits: Agenzia Fotogramma
    3 min
  • Termina la più brutta campagna elettorale della Storia italiana | 23/09/2022 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi
    Con gli ultimi colpi dei leader termina la più brutta campagna elettorale della Storia italiana. Il 25 settembre si va al voto con alcune certezze: il tasso di astensione sarà altissimo, la potenziale ingovernabilità dovuta alle norme farraginose della legge elettorale "Rosatellum" potrebbe consegnare il Paese ancora una volta nelle mani del Capo dello Stato e di un Governo tecnico. Le coalizioni principali sono divise su quasi tutto. Nel centrodestra si è accelerata la competitività tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini, dopo che le intenzioni della vigilia parlano di una Lega fortemente ridimensionata, i cui voti trasmigrano verso Fratelli d'Italia in varie parti del Nord. Forza italia rimane stabile. Il M5s è in forte rimonta, come Giornale Radio rileva da un mese, pesca nell'elettorato di sinistra, diventerebbe primo partito del Sud e si dovrebbe presentare come il vero Terzo Polo. Il centrosinistra non sale e non scende. E le divisioni tra il Partito Democratico e i suoi alleati di sinistra sono ormai alla luce del sole. Azione e Italia Viva restano bloccati al ruolo di Quarto Polo. I partiti minori non collegati alle coalizioni combattono per restare a galla e ottenere il fatidico 3% che gli consentirebbe di entrare in Parlamento. In questo magma politico della vigilia tutto risulta rarefatto, fortemente condizionato da promesse elettorali senza coperture finanziarie, propaganda, demagogia e scarsi, se non inesistenti contenuti. La distanza tra i cittadini elettori e il sistema dei partiti si amplia a dismisura.
    3 min

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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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