A cura di Daniele Biacchessi
Gino Strada ripeteva spesso una frase di Albert Einstein: "La guerra non si può umanizzare, si può solo abolire".
Il fondatore di Emergency aveva ragione, lui che aveva assistito le vittime dei conflitti e aperto ospedali dove nessuno osava andare. Anche in Afghanistan, dove in queste ore i talebani stanno marciando verso la capitale Kabul. Una vocazione alla pace con una missione non scritta, non codificata: essere un ambasciatore di quelle tante, troppe persone che non hanno mai voce.
Perché le guerre che combatteva sul campo Gino Strada, sono quelle che colpiscono e uccidono soprattutto i civili. Non c'è luogo al mondo in cui Strada non avesse operato, portando un vento di pace e umanità. Con il Comitato internazionale della Croce Rossa si recò in varie zone di conflitto: Pakistan, Etiopia, Perù, Afghanistan, Somalia e Bosnia ed Erzegovina.
Proprio questa esperienza sul campo lo aveva portato a fondare Emergency, la onlus per la riabilitazione delle vittime della guerra e delle mine antiuomo: assistenza gratuita a milioni di pazienti in 18 Paesi del mondo tra cui Iraq, Afghanistan, Cambogia, Serbia, Eritrea, Sierra Leone, Sudan, Algeria, Angola, Palestina, Nicaragua e Sri Lanka.
Oggi senza Gino Strada siamo più soli. Se ne va una voce e una coscienza critica, soprattutto un uomo straordinario dalle idee coraggiose che ha saputo, giorno dopo giorno, coniugare le parole in fatti concreti.
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