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  • Giornata mondiale contro la violenza sulle donne tra memoria e impegno civile | 25/11/2021 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    La Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, nata per volere dell’ONU nel 1999 e celebrata ogni anno il 25 novembre, serve a ricordarci che la violenza di genere è purtroppo ancora una realtà diffusa da combattere, e che la strada da percorrere è ancora lunga.
    E in queste ore sono stati diffusi altri dati preoccupanti. In forte crescita nei primi dieci dell'anno i reati di deformazione dell'aspetto della persona con lesioni permanenti al viso (+35%, da 46 a 62).
    Così un report sulla violenza di genere pubblicato sul sito del Viminale, che analizza il fenomeno a due anni dal Codice rosso. In totale, dall'entrata in vigore della legge sono stati 143 i delitti di questo tipo commessi.
    Le vittime donne sono il 22%, gli autori sono nel 92% dei casi di sesso maschile. Nel 2021 sono aumentati del 10% le violazioni dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e dei divieti di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (da 1.584 a 1.740).
    Dall'entrata in vigore del Codice rosso sono stati 4.234 i casi in tutta Italia, in particolare Sicilia (585), Lazio (452), Lombardia (398), Piemonte (386) e Campania (340) sono le regioni con il maggior numero di violazioni.
    Dunque questo 25 novembre non è un momento qualsiasi della nostra vita, ma una giornata di memoria e di impegno civile alla quale anche noi di Giornale Radio aderiamo con piena convinzione.
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    "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.
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    2 min
  • A trent'anni dalla morte di Freddie Mercury, tra le prime vittime celebri dell'Aids | 24/11/2021 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    Trent'anni fa, il cantante e leader dei Queen Freddie Mercury si spegneva nella sua residenza londinese, sfinito dall'Aids. È stata una delle prime vittime celebri, nei giorni in cui la sola positività all'HIV era ancora una sentenza di morte. Era un performer che usava la teatralità come un'arma, l'esibizione del suo machismo gay aveva il senso di uno sberleffo liberatorio che si accompagnava alla sue incredibili doti vocali e al suo talento di pianista.
    È stato un uomo tormentato e insicuro nonostante l'ego smisurato: ha tentato anche la strada solista e ha fallito clamorosamente, perché lontano dai Queen non è riuscito a ritrovare la magia. Ha condotto una vita spericolata e piena di eccessi ma senza mai rendere pubblica la sua verità di uomo.
    Di Freddie Mercury conservo un ricordo lontano. Negli anni in cui i grandi tour del rock scansavano l'Italia per via dei continui disordini e tentativi di autoriduzioni, organizzai un pullman di fedelissimi di una vecchia radio milanese e insieme a loro ci recammo all'Hallestadium di Zurigo. Tre ore di concerto. Conservo ancora oggi il biglietto diventato reliquia. Non andavo pazzo per i Queen, ma lui Freddie Mercury dal vivo era uno spettacolo nello spettacolo, con una voce straordinaria e unica, e una presenza scenica talmente micidiale che siamo ancora qui a parlarne trent'anni dopo la sua giovane morte.
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    2 min
  • Covid, un mese di tempo per evitare il disastro | 23/11/2021 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    Non manca molto, solo un mese di tempo per evitare il peggio, il disastro sanitario. Certo, non si possono paragonare i dati di questi giorni con quelli drammatici di un anno fa, quando non c'erano ancora i vaccini, ma tutti i principali osservatori dell'andamento della pandemia non hanno ormai più dubbi: senza azioni concrete l'epidemia Covid tornerà ad aggravarsi anche in Italia.
    Con 7 milioni di non vaccinati e l’immunità in calo dopo sei mesi, i contagi sono inevitabilmente destinati a salire: cresce il numero dei pazienti nei reparti ordinari e quello delle persone in rianimazione.
    Gli anestesisti sono preoccupati: entro un mese le terapie intensive collassano senza interventi decisivi.
    Si, ma quali?
    Ci si deve affrettare con la prenotazione delle terze dosi e procedere rapidamente con la somministrazione dei richiami a tutti coloro per cui è previsto. Poi bisogna continuare ad avere senso di responsabilità rispettando le regole, dall'uso delle mascherine all'igiene delle mani. Infine sono d'accordo con i presidenti delle Regioni che chiedono al governo di scegliere il più presto possibile delle misure che possano favorire le vaccinazioni, garantendo in caso di passaggio di zona la possibilità di superare quelle restrizioni per le persone che si sono vaccinate.
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    2 min
  • Le mani di Kkr su Tim | 22/11/2021 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    Kohlberg Kravis Roberts & co, meglio noto come Kkr, è un fondo americano che gestisce oltre 400 miliardi di dollari con 1.500 tra impiegati e consulenti e 470 analisti. 
    Oggi si viene a sapere che Tim ha ricevuto una manifestazione d'interesse proprio da parte del fondo statunitense Kkr per l'acquisto dell'intero gruppo.
    Il fondo Kkr è già azionista di FiberCop, la società in cui Tim ha spostato l'ultimo miglio della rete telefonica e ora punterebbe ad acquisire l'intero gruppo.
    L'offerta giunge in un momento assai delicato per Tim.
    Il suo primo azionista, la media company francese Vivendi, intende cambiare l'assetto di vertice e un nuovo Cda convocato per venerdì 26 novembre.
    Si certo Vivendi, forte del suo 23,5% dell'intero capitale di Tim, farà di tutto per ostacolare l'operazione. 
    Poi ci sono  i sindacati che avevano lanciato l'allarme scrivendo al Mise per avvertire che sono a rischio migliaia di esuberi e che, senza un incontro urgente, sono pronti a mettere in campo azioni concrete, senza escludere lo sciopero.
    Vivendi esprime in questebore la volontà di lavorare al fianco delle autorità italiane e delle istituzioni pubbliche per il successo a lungo termine di Tim. 
    La battaglia sul controllo della principale rete di comunicazione italiana è ormai alla resa dei conti finale. 
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    2 min
  • La tenuta della maggioranza che sostiene Draghi | 20/11/2021 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    Ci sono componenti della maggioranza che mirano alla caduta del Governo a guida Mario Draghi.
    I segnali sono al momento contenuti, ma solo giovedì la maggioranza è andata sotto due volte al Senato.
    Non solo.
    Lega, Forza Italia, Fratelli d'Italia e Italia viva uniscono le forze in Aula e lanciano avvertimenti in vista della partita del Quirinale. Mandano a dire a Enrico Letta e Giuseppe Conte che il successore di Mattarella va concordato in forma collegiale.
    Maggioranza e opposizione sono convinti che Draghi deve restare a Palazzo Chigi. Troppe sfide sono aperte: la gestione della pandemia l'attuazione del Recovery, la stabilizzazione dell'economia italiana, la riforma delle pensioni e l'avvio di una nuova fase della concertazione con le parti sociali, e molto altro ancora. Il fantasma della crisi di governo aleggia, anche perchè le nomine Rai aprono ferite laceranti nel centrosinistra.
    I rapporti tra Pd e M5s non sono più idilliaci e Conte accusa Letta di voler ridurre il ruolo del suo movimento a ultima ruota del carro. In realtà, si tratta della normale fibrillazione politica prima di far uscire allo scoperto la vera candidatura al Quirinale, anche se il rischio è quello di perdere Draghi sia come Presidente del Consiglio che come possibile Presidente della Repubblica.
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    2 min
  • Vent'anni fa in Afghanistan l'agguato contro Maria Grazia Cutuli | 19/11/2021 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    Afghanistan. 19 novembre 2001, le 5,30 del mattino.
    Venti giornalisti e fotoreporter sono a bordo di otto veicoli. Sono taxi, furgoni, fuoristrada, autobus. Il convoglio parte da Jalalabad, al confine con il Pakistan, e si dirige verso la capitale afghana Kabul. Nella prima macchina, una Toyota Corolla, alla guida della colonna, ci sono Maria Grazia Cutuli, 39 anni, del "Corriere della Sera", lo spagnolo Julio Fuentes di "El Mundo", l’autista afghano Turyali e il traduttore Muhammad Farooq. Il secondo mezzo trasporta l’australiano Harry Burton e l'afghano Azizullah Haidari, entrambi corrispondenti dell’agenzia "Reuters", l'autista Ashiquallah e il loro interprete Houmayun. Sulla vettura più vicina viaggiano Wouter Kurpershoev della televisione olandese "Nos" e Pamela Constable del quotidiano americano "Washington Post". In un'altra sono presenti Jonah Hull e Khaled Kazziha dell'agenzia "Associated Press". Poco più indietro seguono Eduard Sanjuan, Roser Oliver, Cristina Rivas ed Esther Llauradò della "TV3" catalana di Barcellona.
    I reporter a bordo delle sei vetture che precedono quelle di Cutuli, Fuentes, Burton e Haidari, si fermano per riprendere immagini del panorama, fotografare i residuati bellici sovietici sparsi lungo tutta la pista, effettuare i puntamenti dei telefoni satellitari. Il convoglio si frammenta, poi si spezza.
    E questa divisione favorisce i piani degli assassini.
    Siamo sul passo di Tang i-Abreshum. Poco prima di un piccolo ponte in pietra e cemento, otto uomini armati bloccano le due vetture che trasportano Fuentes, Cutuli, Burton e Haidari.
    I giornalisti vengono fatti scendere dai loro fuoristrada. Gli assalitori li obbligano ad allontanarsi dal cammino e li spingono verso un’anfratto, proprio nell'angolo della montagna.
    Maria Grazia Cutuli cade a terra, probabilmente colpita da una pietra lanciata da un bandito. Poi il commando uccide i quattro inviati con raffiche di mitra AK 47, il micidiale kalashnikov.
    A lei sono dedicate piazze, vie, slarghi, scuole in varie parti del Paese, la “Fondazione Cutuli” che promuove anche il “Premio Internazionale di giornalismo Maria Grazia Cutuli”.
    Non è stata dimenticata. La sua memoria resta ancora viva.
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    3 min
  • Mattarella ai partiti: il Parlamento è il tempio della democrazia | 18/11/2021 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    Quello di Sergio Mattarella è uno degli ultimi appelli alla politica e giunge a pochi mesi dal termine del suo mandato. C'è da approvare la manovra economica, cè da mettere in campo il Recovery, soprattutto c'è da controllare l'espansione della quarta ondata del Covid.
    “Il Parlamento è il tempio della democrazia”, manda a dire Mattarella dallo scranno di un altro Parlamento, le Cortes di Spagna, durante la sua visita di Stato a Madrid. Mattarella sottolinea la centralità del Parlamento nelle democrazie continentali, e il pensiero va ai prossimi, difficili, banchi di prova del Parlamento italiano: l'approvazione della manovra e l'elezione del prossimo presidente della Repubblica. Il luogo è denso di storia e ricorda che nulla è mai conquistato per sempre: in questo emiciclo quarant'anni fa il colonnello Antonio Tejero tentò un colpo di stato e solo l'intervento del re salvò la giovanissima democrazia.
    Ed è proprio in Parlamento che “risiede la libertà di un popolo”, scandisce Mattarella. Chissà se alle forze politiche fischiano le orecchie, visto il teatrino a cui assistiamo ormai da lungo tempo, dove il Bene Comune di un Paese viene scavalcato dai minuscoli interessi di partito, dai posizionamenti, dai giochini di potere.
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    2 min
  • Le mafie mai così forti, dice il rapporto di Legambiente | 17/11/2021 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    Chi si era illuso che la pandemia avesse frenato il business delle mafie oggi si dovrà ricredere. L'Ecomafia non conosce lockdown: nel 2020, anno della pandemia di Covid-19, in Italia sono stati 34.867 i reati ambientali accertati con una media di oltre 95 reati al giorno, 4 ogni ora.
    Il rapporto Ecomafia 2021 di Legambiente rileva un aumento delle persone denunciate, di ordinanze di custodia cautelare eseguite e sequestri effettuati. Scende però il numero complessivo dei controlli. La Campania si conferma la regione dell'Ecomafia a livello nazionale. L'emergenza sanitaria non ha bloccato gli incendi boschivi. I dati di Legambiente si dimostrano precisi e attuali. Solo ieri gli inquirenti hanno portato a termine tre operazioni antimafia, una tonnellata di cocaina proveniente dal Sudamerica, 104 misure cautelari e il sequestro preventivo di aziende, beni immobili, terreni e rapporti finanziari.
    L'inchiesta ha colpito la cosca Molé di Gioia Tauro, e azzerato le sue ramificazioni in Lombardia e Toscana, ma anche le proiezioni del clan all’estero. Ma le mafie sono ancora fortissime nel nostro Paese e al di là delle indagini ci sarebbe bisogno di una maggiore attenzione della società civile che, dopo gli anni del grande impegno, oggi pare notevolmente assente.
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  • La sfida della magistratura ai no vax | 16/11/2021 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    Gli apparati dello Stato hanno sferrato una vera e propria sfida contro il movimento no vax.
    Da alcune settimane, ed esattamente dopo l'assalto del 9 ottobre contro la sede nazionale della Cgil, con fasi alterne, non si contano le inchieste nei confronti dei responsabili dei cortei e gli esponenti più radicali. Ieri, ad esempio, la Polizia ha eseguito una serie di perquisizioni in sedici città italiane.
    Sono stati eseguiti 17 provvedimenti nei confronti dei più radicali affiliati al canale Telegram "Basta Dittatura". Nei loro confronti sono ipotizzati, a vario titolo, i reati di istigazione a delinquere con l'aggravante del ricorso a strumenti telematici e di disobbedienza delle leggi. Tra i messaggi in rete c'erano anche inviti all'utilizzo delle armi e a compiere gravi atti illeciti contro le più alte cariche istituzionali, tra cui il presidente del Consiglio Mario Draghi.
    Il social "Basta Dittatura" è uno degli spazi web di maggiore riferimento nella galassia dei negazionisti del Covid 19. Il canale era già stato oggetto di un provvedimento giudiziario di sequestro nonché della decisione di chiusura da parte della stessa società, in considerazione della gravità dei contenuti pubblicati. Non sappiamo fino a dove si erano spinti sul piano operativo, ma se dalle parole scritte fossero passati ai fatti la situazione dell'ordine pubblico sarebbe stata certamente più preoccupante.
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  • Via libera al processo alla malapianta del carcere di Santa Maria Capua Vetere | 15/11/2021 | Il Corsivo
    A cura di Daniele Biacchessi 
    È il 6 aprile 2020.
    Il carcere di Santa Maria Capua Vetere si trasforma in un mattatoio dove agenti penitenziari e funzionari dello Stato costringono i detenuti ad un regime totalitario degno delle dittature sudamericane: violenze di ogni tipo, percosse di gruppo, torture, negazione dei più elementari diritti dell'Uomo. Tempo dopo si apre l'inchiesta e vengono messi altri atti anche i video di quei pestaggi illegali. Da ieri per i responsabili di quello Stato di eccezione è stato chiesto il rinvio a giudizio.
    Sono 108 tra agenti e funzionari dell'amministrazione penitenziaria, in pratica un sistema di cancellazione dei diritti dei detenuti va sotto accusa, anche se l'ultima parola spetta al Gip che dovrà confermare o smentire l'impianto dell'accusa della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Per 12 indagati la magistratura ha chiesto l'archiviazione, ma è probabile che ai 12 venga comunque notificato un decreto di condanna a pena pecuniaria per non aver, in qualità di pubblici ufficiali, denunciato quello che stava accadendo in carcere. I reati contestati sono tortura, lesioni, abuso di autorità, falso in atto pubblico e cooperazione nell’omicidio colposo di un detenuto algerino. È il processo alla malapianta che si annida nei gangli più delicati dei corpi dello Stato e che, nonostante la buona volontà di molti funzionari fedeli, non è ancora stata estirpata.
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