Messo alle spalle il giuramento, il passaggio dei poteri, l'abbandono sofferto di Giuseppe Conte, il primo consiglio dei ministri, da oggi Mario Draghi si prepara ad affrontare il dibattito e la fiducia di Senato e Camera, previsti rispettivamente il 17 e il 18 febbraio.
Almeno sulla carta, la maggioranza assoluta è scontata e dovrebbe toccare cifre da record. Infatti le uniche opposizioni che esprimeranno il dissenso sono rappresentate da Fratelli d'Italia, dai dissidenti di M5s e Leu, e poco altro.
Il tema vero riguarda la ricerca di un programma condiviso con un vasto arco parlamentare dove si scontrano visioni politiche, tecniche e ideologiche distanti e contrapposte. L'europeismo sarà il primo tratto fondante del governo. In Ue Draghi si prepara a far valere il suo peso nella direzione di una maggiore integrazione, a partire dalla politica di bilancio, con la spinta a Eurobond permanenti, dopo l'esperimento di Next Generation Eu. In politica estera, l'atlantismo è il faro.
Ci sono da superare cinque emergenze: sanitaria, economica, sociale, educativa, culturale. Draghi nel suo primo consiglio dei ministri ha invitato tutti a marciare uniti senza distrazioni. Draghi intende accelerare il piano vaccini sul modello inglese, migliorando logistica, produzione e approvvigionamento.
Il premier prevede il prolungamento del calendario scolastico con l'impegno a riempire tutte le cattedre a settembre, il rilancio dei settori turismo e cultura, il decreto per i ristori, i 32 miliardi in deficit autorizzati dal Parlamento, misure di più ampio respiro e lungo periodo.
Il Recovery plan sarà riscritto: più fondi alla sanità, più investimenti, con procedure più rapide, e meno bonus. Spetta a Draghi trovare la sintesi, non sarà una passeggiata.