Il Corsivo

Il Corsivo

By Giornale RadioNews
Download on the App Store

Il Corsivo episodes

  • Draghi nel dedalo libico | 06/04/2021 | Il corsivo
    Quella di oggi in Libia è la prima visita ufficiale del Presidente del Consiglio Mario Draghi all'estero. Si tratta di un viaggio lampo che culminerà nella tarda
    mattinata di oggi con una dichiarazione congiunta del premier Draghi e del suo omologo libico Abdul Hamid Dbeibah.
    Il viaggio non è casuale e dimostra il forte interesse del nostro Governo alle sorti di un Paese sempre in guerra e che si presenta anche oggi come un vero e proprio
    dedalo geopolitico denso di insidie sul piano della sicurezza. In Libia dove, dopo il cessate il fuoco, un mese fa è nato un Governo unificato sotto l'egida dell'Onu. La
    missione è stata annunciata dal capo dell'esecutivo in Parlamento e servirà a ribadire – dopo i viaggi del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio del 21 e 25 marzo – il sostegno italiano al governo di unità nazionale e il rilancio dei tanti progetti infrastrutturali messi in campo da tempo da Roma e Tripoli.
    Oltre ai lavori legati all’aeroporto internazionale, si punterà a sbloccare il piano della costruzione della cosiddetta ‘autostrada della pace’. Una infrastruttura che di
    fatto non è mai stata avviata. L'autostrada della pace secondo gli accordi siglati nel 2008 da Berlusconi e Gheddafi, avrebbe dovuto attraversare la Libia per 1.750 chilometri come risarcimento per i danni causati dall'Italia durante il periodo coloniale. Il tracciato è quello della litoranea libica, la strada costruita durante il fascismo, inaugurata nel 1937 da Benito Mussolini e conosciuta anche come via Balbia.
    Con la realizzazione di quella che è considerata la piu’ importante arteria del Paese che collega il confine con la Tunisia a quello con l'Egitto nelle intenzioni dell'esecutivo si potrà dare nuovo impulso agli investimenti italiani.
    3 min
  • La vaccinazione di massa contro la pandemia | 05/04/2021 | Il corsivo
    Tutti devono essere vaccinati, ricchi e poveri. Francesco torna sul tema delicato dell'accesso al servizio sanitario pubblico e ci dice che non è possibile voltare pagina con il Covid senza eliminare le differenze sociali ed economiche che non permettono a larghe fasce di popolazione mondiale di essere vaccinati.
    Ci voleva il Papa ancora una volta a far comprendere l'importanza di uno sviluppo equilibrato e sostenibile, a partire dai monopoli delle multinazionali farmaceutiche, sostenuti da alcuni Paesi, come Stati Uniti e Gran Bretagna che, come si è visto negli ultimi mesi, concentrano milioni di dosi nel loro mercato interno, assicurando ai loro cittadini una sicurezza maggiore rispetto alla pandemia.
    Invece affermare una sorta di solidarietà internazionale dovrebbe essere un principio etico e responsabile che varrebbe per tutti. Perché dal Covid si può uscire tutti insieme, mettendo da parte, almeno temporaneamente, gli egoismi, i guadagni e le speculazioni, favorendo, ad esempio, la sospensione dei brevetti sui vaccini da parte dei colossi farmaceutici che chiede un ricco parterre di Stati, di associazioni, e di cittadini liberi da condizionamenti economici.
    Perché la salute è di tutti, come dice il Papa, nessuno escluso.
    2 min
  • Guerra di spie tra Roma e Mosca | 03/04/2021 | Il corsivo
    Tre i video incastrano l'ufficiale di Marina Walter Biot. L'obiettivo della videocamera lo ritrae mentre è intento a sua volta a fotografare, nella stanza del
    suo ufficio, il monitor del pc con documenti classificati poi passati ad un militare russo. La telecamera è stata piazzata dallo Stato Maggiore della Difesa insospettito dal
    comportamento di Biot.
    Il primo video risale al 18 marzo, poi un secondo episodio il 23 marzo e il terzo il 25 marzo. Porta dritta ad una guerra di spie tra Roma e Mosca l'indagine svolta dai carabinieri del Ros su delega del procuratore di Roma, Michele Prestipino e del sostituto Gianfederica Dito. E tra le carte dell'inchiesta affiora una storia di funzionari infedeli, di segreti non divulgabili sui sistemi di comunicazione interni ed esterni del nostro Stato.
    Il Gip di Roma, ordinando la sua carcerazione, definisce Biot come un traditore "senza scrupoli", di "estrema pericolosità", che ha venduto documenti con dati sensibili per trarre profitto, cinquemila euro in contanti.
    Nella scheda di memoria sequestrata dai carabinieri del Ros che hanno colto in flagrante lo scambio tra Biot e l'addetto russo sono state trovate al momento 181
    foto di documenti cartacei classificati. L'ufficiale li fotografava dai monitor dell'ufficio Politica militare e programmazione dello Stato maggiore della Difesa, dove lavorava. Presenti anche 9 documenti classificati come 'riservatissimi' (la classifica di segretezza ha quattro livelli: 'riservato', il più basso, 'riservatissimo', 'segreto' e 'segretissimo',
    il più elevato) e 47 di tipo 'Nato Secret'.
    L'ambasciatore Russo in Italia Sergey Razov si dice dispiaciuto, come offeso dalla decisione da parte italiana di dichiarare due funzionari persone non grate. I rapporti diplomatici tra Italia e Russia si limitano oggi alla mera formalità, ma i magistrati vogliono sapere da Biot il motivo preciso del suo alto tradimento.
    3 min
  • Le inchieste sul Presidente della Lombardia Fontana | 02/04/2021 | Il corsivo
    Il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana si trova coinvolto nelle indagini della Procura della Repubblica di Milano con le pesanti accuse di autoriciclaggio e false dichiarazioni nella voluntary disclosure, I magistrati hanno avviato una rogatoria internazionale con la Svizzera, e chiedono di avere accesso, in particolare, agli estratti conto del rapporto bancario, aperto all'Ubs di Lugano nel 2005 con una presunta firma falsa dell'anziana madre di Fontana. Con quei documenti si potrebbe capire, secondo gli inquirenti, qual è l'origine dei 2,5 milioni di euro 'sospetti', ritenuti frutto di un'evasione fiscale prescritta da parte di Fontana. Dagli estratti conto si potrebbe sapere, infatti, se ci sono stati bonifici o depositi in contanti, e comunque come sono arrivati quei 2,5 milioni sul conto. La firma ritenuta falsa con cui l'anziana madre del presidente della Lombardia Attilio Fontana nel 2005 avrebbe aperto il conto in Svizzera con circa 2,5 milioni 'sospetti' e riportata in calce sui documenti allegati nel 2015 dal governatore alla voluntary disclosure sarà comparata con quella apposta in calce nei rapporti bancari originali dalla signora e con quelle del figlio. Secondo i PM Paolo Filippini, Luigi Furno e Carlo Scalas, coordinati dall’aggiunto Maurizio Romanelli, l’autoriciclaggio si sarebbe realizzato con investimenti finanziari ‘classici’, in azioni ad esempio, che il governatore ha compiuto dal 2015 in poi, dopo aver ‘scudato‘, sempre secondo l'accusa in modo irregolare, i circa 5,3 milioni di euro su due conti Ubs a Lugano. È un nuovo filone aperto nella nuova indagine nata dal caso 'camici'.
    3 min
  • La battaglia nella maggioranza tra aperture e chiusure | 01/04/2021 | Il corsivo
    In nessun Paese europeo si assiste allo stucchevole e surreale dibattito politico tra aperture e chiusure, nel mezzo di una pandemia epocale. Anche nel Cdm di ieri, si sono scontrate queste due posizioni contrastanti che risiedono nella stessa maggioranza di Governo. Ed è con stupore dover affermare lo stesso mio pensiero da oltre un anno. Purtroppo, l'agenda della politica e quella dell'economia sono unicamente dettate dall'andamento del contagio, dall'indice Rt, dal numero di letti disponibili negli ospedali, dalla soglia delle terapie intensive, e ora dall'accelerazione del piano vaccinale. I dati ci dicono che la situazione non solo non si è normalizzata, ma si è aggravata a causa delle varianti che in Italia incidono nel 90% dei contagi. I desideri legittimi del fronte aperturista non collimano minimamente con la realtà. Fa bene Salvini a porre le questioni economiche sui restori i cui meccanismi restano blandi, inefficaci e farraginosi. Salvini parla come se stesse all'opposizione: ha invece i suoi ministri nel Governo, parli con loro e con il Presidente del Consiglio Mario Draghi. E pensi anche alla sua Lombardia, i cui problemi di gestione della sanità dei suoi uomini e donne sono ormai sotto i riflettori di tutti i cittadini: scandali nelle Rsa, il traffico di camici, il mancato funzionamento dei servizi di prenotazione dei vaccini per gli over 80, le interminabili gaffe dell'ex assessore Gallera, e molto molto altro ancora.
    2 min
  • La Sicilia nel mirino degli investigatori | 31/03/2021 | Il corsivo
    "Spalmiamo i morti", dice al telefono l'assessore alla Salute della Regione Sicilia Ruggero Razza, mentre altera i dati sulla pandemia diretti all'Istituto Superiore di Sanità. Siamo nel novembre 2020 e i vertici dell'assessorato hanno i cellulari intercettati. Non sanno che dall'altra parte dell'apparecchio finanzieri di Trapani e carabinieri di Palermo li ascoltano attentamente mentre sono intenti a trafficare sui numeri, a modificare i positivi e i tamponi, a volte anche quello dei decessi, condizionando così i provvedimenti adottati per il contenimento della diffusione del virus. Così l'assessore Ruggero Razza del centrodestra ordina alla dirigente del Dasoe Maria Letizia Di Liberti, di spalmare il numero dei morti e dei contagiati, di falsare i dati, di comunicare numeri non veri con la stessa facilità di una normale conversazione tra amici. In particolare Razza, si dice amareggiato, deluso "per non essere riusciti ad assicurare la buona gestione dell'emergenza sanitaria". Razza riferisce che il 90% dei problemi sono di loro piena responsabilità, ma la Di Liberti sostiene che i dati sono quelli estrapolati dalle piattaforme informatiche. Così l'assessore le fa notare, con rammarico, che nessuno lo ha mai informato della grave criticità emersa da un raffronto dei dati della Regione Siciliana con quelli comunicati dalle altre Regioni. Tra le lunghe pagine di intercettazioni emerge la vergogna di una classe dirigente incapace di fare i conti con le proprie responsabilità politiche e organizzative sulla pelle dei siciliani.
    2 min
  • Vaccini, la difficile convivenza Stato-Regioni | 30/03/2021 | Il corsivo
    Il rapporto tra Governo e Regioni nel delicato campo della sanità corre lungo la linea di demarcazione tra poteri imposti dalla Costituzione, mediazione politica ed efficienza. La Costituzione prevede il decentramento della gestione del sistema sanitario alle Regioni, ma al contempo, in piena pandemia da Covid-19- spetta al Governo centrale il compito di mettere in campo un piano di vaccinazioni efficiente. Secondo una mia elaborazione dei dati da
    fonti ufficiali, in Italia sono stati vaccinati al momento solo il 23,5 degli over 80. Otto Regioni sono addirittura sotto il 20%. In gran parte i ritardi è attribuibile alla mancanza di una visione e allo scontro tra poteri nazionali e regionali. Ieri Draghi si è incontrato con i presidenti delle Regioni e domani
    arriveranno in Lombardia il capo della Protezione civile Curcio e il commissario straordinario Covid Figliuolo. Sarà difficile per loro non rilevare la totale arretratezza del piano di vaccinazione lombardo, ma altrettanto complicato optare per un commissariamento, soprattutto per la ricaduta che questo atto
    unilaterale potrebbe avere sull'equilibrio politico del Governo. Il Governo ha preferito fino ad oggi trattare a livello centrale con le case farmaceutiche,
    vietando alle Regioni ogni mossa commerciale autonoma, fornendo alle autorità locali meno virtuose piccole task force di esperti, qualche medico e nulla più. Ora che l'accelerazione del piano vaccinale è in piena attuazione, con l'arrivo di milioni di dosi tra cui dal 16 aprile anche quelle di Johnson&Johnson,
    le Regioni dovranno adeguarsi sul piano organizzativo alle scelte nazionali e non saranno più ammesse defezioni. Il monito di draghi sembra essere stato recepito nel vertice di ieri a Palazzo Chigi.
    3 min
  • La guerra dimenticata in Birmania | 29/03/2021 | Il corsivo
    Il bilancio del colpo di Stato in Birmania è quello di una guerra dimenticata dall'occhio delle telecamere dei media internazionali: oltre 400 morti, un numero ancora
    imprecisato di feriti, e decine di migliaia di incarcerati e non processati. Solo sabato, il giorno più nero della mattanza birmana, l'esercito e la polizia hanno ucciso 114 manifestanti inermi e gli agenti hanno pure sparato contro chi partecipava al loro funerale.
    Sono stati uccisi bambini di 5 anni, ragazzi di 13, donne, vecchi. Le forze golpiste annientano sul campo ogni tipo di posizione politica e civile. Tutto era nato poco dopo le elezioni legislative del 2020 che avevano visto prevalere la Lega nazionale per la democrazia.
    Il Partito dell'Unione della Solidarietà e dello Sviluppo, vicino all'esercito, ha conquistato solo poche decine di seggi. Così le forze militari hanno ribaltato le elezioni con la forza e la violenza. Il 26 gennaio 2021, il generale Min Aung Hlaing, capo delle forze armate, ha contestato i risultati del ballottaggio e ne ha chiesto la verifica
    La Commissione elettorale si è rifiutata e l'esercito è entrato in azione. Arrestati Il consigliere di Stato Aung San Suu Kyi, il presidente Win Myint e altri leader del partito al governo. Poi ogni corteo e anche pur timido presidio dell'opposizione è stato stroncato con le armi.
    Non sono bastati gli appelli di Joe Biden, dei leader europei, delle associazioni umanitarie per isolare il regime golpista. L'inadeguatezza di certa diplomazia e l'assoluta
    ininfluenza del ruolo dell'Onu hanno fatto il resto. Un esempio? In risposta al colpo di Stato, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto una riunione di emergenza, in cui è stata proposta una risoluzione redatta dai britannici che sollecitava il "ripristino della democrazia" in Myanmar, condannava l'azione dei militari e chiedeva di rilasciare i detenuti. Alla fine la dichiarazione non è stata rilasciata a causa del mancato sostegno di tutti i 15 membri del consiglio. Cina e Russia, in quanto membri permanenti del
    consiglio e quindi con potere di veto, hanno rifiutato di appoggiare la dichiarazione. Cosa si attende ancora? Un olocausto birmano?
    3 min
  • Il lockdown mascherato di Draghi | 27/03/2021 | Il corsivo
    L'Italia fino al 30 aprile si trova in uno stato di lockdown mascherato. Non ci saranno zone gialle e le regioni più virtuose come il Lazio scivolano
    in arancione, quelle leggermente più a rischio come la Puglia in arancione "rafforzato", e le altre rosse con limiti e ristrettezze identiche ad una chiusura.
    Il termine lockdown fa paura e quindi, in politica, meno lo si nomina meglio è. In Germania, Angela Merkel ha dovuto scusarsi con i tedeschi perché
    aveva annunciato un lockdown a Pasqua, poi ritirato. Il premier Mario Draghi durante la conferenza stampa con il ministro della Salute Roberto Speranza ha detto che "aprire di più aumenterebbe i contagi". Poi sulle vaccinazioni Draghi ha sostenuto che "è In gioco la salute, la vita e la morte, bisogna
    cercare il coordinamento Ue". Draghi non intende minacciare direttamente misure drastiche, non gli conviene, anche perchè, dice, la risposta delle Regioni è stata positiva. L'azionista politico di riferimento del suo Governo è certamente il centrodestra, in particolare la Lega che parla di aperture e
    applaude in Parlamento Draghi quando annuncia la riaperture delle scuole fino alle medie anche nella zona rossa. Per il leader della Lega Matteo Salvini "è impensabile tenere chiusa l'Italia ad aprile", ma la polemica innescata serve per alzare il prezzo della trattativa. Il problema restano le vaccinazioni. In tutta l'Ue sono stati somministrati 65 milioni di dosi al 10% della popolazione. In Francia ha ricevuto almeno una dose il 10,6% della popolazione, in
    Germania il 10%, in Italia il 9,9% e in Spagna il 9,5%. Se non si sblocca il meccanismo del reperimento delle dosi, il percorso del rientro ad una quasi
    normalità sarà ancora lungo e tortuoso.
    3 min
  • Tra i circoli del nuovo Pd di Letta | 26/03/2021 | Il corsivo
    Il nuovo segretario del Partito Democratico Enrico Letta ha annunciato l'avvio di una discussione a partire dai tanti circoli sparsi nel Paese. E così sta avvenendo in questi giorni. Giornale Radio ha potuto osservare l'andamento della elaborazione politica degli iscritti del Pd, sui cosiddetti venti punti prioritari suggeriti da Letta. E la discussione è franca, a tratti anche severa. Non sarà una fase precongressuale, in quanto non è stato convocato
    un congresso, ma i militanti hanno ripreso a discutere. Roberto Carena di Brà mi scrive: "Abbiamo avviato la condivisione del documento "dei 20 punti"
    in assemblea di circolo, lo abbiamo illustrato, ne abbiamo discusso , ovviamente con le modalità e le limitazioni imposte dalla situazione contingente, un'assemblea di circolo che ha visto molti partecipanti, anche se l'ostacolo tecnologico non aiuta per la partecipazione di tutti. Abbiamo predisposto un modulo on line per raccogliere, con maggiore calma e possibilità di riflessione i contributi di tutti, abbiamo esteso questa possibilità a tutti gli amici che con noi stanno condividendo l'esperienza amministrativa del centrosinistra, lo abbiamo anche reso pubblico sulla nostra pagina. Devo dirle che questa iniziativa è stata molto apprezzata dai membri del nostro circolo che si sono sentiti "considerati", forse saremo ingenui, ma credo che la politica abbia
    bisogno anche di un po' di sana ingenuità." La road map di questa discussione coinvolge migliaia di iscritti, molti avevano anche perso la fiducia, altri erano migrati altrove, altri ancora sono tornati. Gianluca Santilli è di Roma e mi scrive: "Nei circoli è iniziata la discussione sui 20 punti indicati dal
    Segretario nel suo programma. Ogni circolo nel corso si riunirà in assemblea. Gli esiti della discussione saranno poi comunicati a livello più alto."
    Alcuni circoli producono sintesi come quello di Ladispoli, alle porte di Roma: "si è discusso di identità, organizzazione interna, proposte politiche. Oggi è stata scritta una bella pagina democratica con energia, unità, stimoli e voglia di ripartire. Non bastano le consapevolezze, contano le scelte.", scrivono i
    militanti del Pd di Ladispoli. In Toscana sono mobilitati 700 circoli, i cui iscritti sono collegati da remoto: “E’ un’importante occasione di rilancio che ognuno di noi deve cogliere e della quale sentirsi protagonista”, scrivono nell'invito alla discussione.
    4 min

About Il Corsivo

From the publisher's feed

"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

More shows like Il Corsivo

Giornale Radio by Radio Popolare

Giornale Radio

6 Listeners

Notizie a colazione by Pasquale Ancona, Emanuele Bonora, Anna Di Rocco e Antonino D'Anna

Notizie a colazione

2 Listeners

Start by Il Sole 24 Ore

Start

16 Listeners

Il punto by Il Sole 24 Ore

Il punto

0 Listeners

La Giornata by la Repubblica

La Giornata

13 Listeners

Il Mondo by Internazionale

Il Mondo

36 Listeners

The Essential by Will Media - Chiara Piotto

The Essential

14 Listeners

DOI - Denominazione di Origine Inventata by OnePodcast

DOI - Denominazione di Origine Inventata

23 Listeners

Circo Massimo - Lo spettacolo della politica by OnePodcast

Circo Massimo - Lo spettacolo della politica

3 Listeners