Il Corsivo

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Il Corsivo episodes

  • La politica dei due pesi e due misure di Draghi | 13/03/2021 | Giornale Radio
    Il premier Mario Draghi ha visitato ieri il centro vaccinale di Fiumicino. E lì ha annunciato misure più drastiche contro la pandemia, con un Paese che scivola sempre di più verso la zona rossa, accompagnate però anche da azioni di sostegno alle famiglie e all'economia. Per le festività pasquali, dal 3 al 5 aprile, le misure previste per la zona rossa si applicheranno su tutto il territorio nazionale, anche se sarà comunque possibile spostarsi all'interno della propria regione verso
    una sola abitazione privata, una volta al giorno, massimo due persone...
    Del resto il Presidente del Consiglio Draghi non poteva fare altrimenti, visti i dati che rilevano un aumento considerevole della diffusione della pandemia, secondo il monitoraggio settimanale della cabina di regia. D'altro canto Draghi tenta il rilancio con una accelerazione della vaccinazione di massa, rassicurando gli italiani sulla volontà di moltiplicare gli sforzi del Governo per reperire sul mercato quante più dosi possibili.
    E' la politica dei due pesi e due misure che un pò tutti i leader europei stanno applicando. Ma fino ad oggi in Italia, alle giuste limitazioni su spostamenti, distanziamenti,
    dispositivi, non sono state contrapposte sufficienti misure economiche di ristoro nei confronti di famiglie, imprese, lavoratori.
    Le cifre spaventose diffuse ieri dall'Istat, con un calo dell'occupazione "senza precedenti" (-456 mila, -2,0%), associato alla diminuzione della disoccupazione e alla forte crescita del numero di inattivi, obbliga il Governo ad una accelerazione altrettanto rapida della crescita economica del Paese, magari sfruttando al meglio quei 191,1 miliardi del Recovery, altrimenti rimasti solo sulla carta di un piano.
    3 min
  • Il ritorno di Enrico Letta | 12/03/2021 | Il corsivo
    Correva l'anno 2014. Il 13 febbraio la direzione del Pd approva una mozione con cui, nella sostanza, si sfiducia il governo guidato da Enrico Letta, in carica dal 28 aprile 2013, per aprire una fase nuova con un altro esecutivo. Matteo Renzi fu l'artefice di questa manovra. Dopo aver vinto le primarie, Renzi si prese la segreteria del Pd e iniziò la sua scalata fino alla Presidenza del Consiglio e la vittoria alle elezioni europee del 2014. Enrico Letta , cattolico popolare, economista, viene messo da parte, nonostante sia stato uno delle colonne portanti della fondazione di quel partito, nato dalla confluenza dei Democratici di Sinistra e della Margherita, cioè la tradizione post comunista e post
    democristiana. Letta andò ad insegnare a Parigi, abbandonò nei fatti la politica. Le recenti dimissioni di Nicola Zingaretti e la nuova fase politica nazionale con le dimissioni di Giuseppe Conte e l'avvio del Governo di Mario Draghi, pongono il Pd davanti ad un bivio epocale: ritrovare la strada maestra oppure estinguersi nel breve periodo per mancanza di una identità. Il ritorno di Enrico Letta non è detto che risolve il dilemma, ma certamente offre al Pd una guida autorevole che lavora per un progetto politico già avviato da Zingaretti: un centrosinistra alleato al nuovo M5s di Giuseppe Conte. L'obiettivo è avere un ruolo di maggior peso nel Governo Draghi e presentarsi alle elezioni del
    2023 con un cartello forte. Non sarà una passeggiata per l'anti renziano Letta, perché all'interno del Pd rimangono correnti, comitati di affari, notabili illustri e nascosti, trappole che potranno scattare in ogni momento.
    3 min
  • Il Governo Draghi avvia una nuova stagione di concertazione | 11/03/2021 | Il corsivo
    Nel 1993, in piena stagione di Tangentopoli e di attacco mafioso allo Stato, l'allora presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi firmava con i sindacati quello conosciuto alla Storia come il "Patto per la politica dei redditi e lo sviluppo". 28 anni dopo, Il Governo di Mario Draghi avvia una nuova stagione di concertazione firmando con Cgil, Cisl e Uil il " Patto per l'innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale". Certo i tempi sono diversi, la società italiana è cambiata, si è trasformata, ma le similitudini ci sono tutte. Entrambi sono Governi nati per affrontare emergenze gravi. 28 anni fa erano la corruzione e la mafia, oggi l'evolversi della pandemia che cambia comportamenti sociali e incide sull'intero sistema economico del Paese.
    L'esigenza di avviare la concertazione da parte di Draghi è anche un segnale di discontinuità con il precedente esecutivo di Giuseppe Conte poco incline a convocare le parti sociali, tranne che pochi giorni prima delle sue dimissioni, tanto da scontentare Confindustria, Cgil,
    Cisl, Uil e tutti gli altri corpi intermedi. Nello specifico, Draghi e i sindacati si accordano su temi importanti: la formazione, la digitalizzazione, lo sblocco dei concorsi, l'utilizzo dello smart working anche dopo l'emergenza dettata dalla pandemia, le relazioni sindacali, il welfare contrattuale e la revisione dell'ordinamento professionale del settore.
    C'è' l'impegno del Governo di allargare la riserva tecnico economica per i nuovi contratti oltre i 3,375 miliardi attuali. Draghi sostiene che "il buon funzionamento del settore pubblico è al centro del buon funzionamento della società". Con la pandemia tutto questo diventa ancora più decisivo, soprattutto perché si decide di investire sul lavoro e la sua innovazione, la vera sfida mancata del Paese.
    3 min
  • Covid, i dati di una strage mondiale | 10/03/2021 | Il corsivo
    Un anno fa in queste ore, l'Italia sprofondava nel baratro del lockdown. I blocchi totali, le autocertificazioni, le strade deserte, le città spettrali, le code strazianti di bare a Bergamo, i canti sui balconi, le lunghe file fuori dai supermercati, il Papa che parla in una piazza San Pietro deserta, la fauna che si appropriava del territorio, degli spazi da sempre occupati dagli umani, gli striscioni con sopra scritto "Andrà tutto bene", la solidarietà dei volontari che consegnavano la spesa alle persone anziane e più sole, lo smart working, la solitudine. Un anno di resistenza e la guerra non è ancora finita. I numeri diffusi ieri sono impressionanti. Sono i dati di una strage di dimensioni internazionali. In Europa le vittime sono finora 876.511, in Nord America 547.986 e in Asia 259.925. Dopo tre mesi e mezzo, solo l'altro ieri gli Stati Uniti hanno registrato meno di 1.000 morti provocati dal coronavirus. Il 12 gennaio scorso negli Stati Uniti ci sono state 4.473 vittime. Il bilancio dei morti provocati dal coronavirus in America Latina e nei Caraibi ha superato quota 700 mila con 22.140.444 casi di contagio. Certo, un anno fa tutta la comunità mondiale si trovava impreparata, con piani di prevenzione tutti da inventare, con strutture sanitarie da rimettere in piedi, senza una bussola da seguire. Oggi la bussola si chiama vaccinazione di massa. Non c'è altra alternativa. Ma la consapevolezza deve essere di tutti. La pandemia si vince uniti, insieme. Non sono ammessi gli egoismi, come quelli manifestati dagli Stati Uniti che vorrebbero andare avanti da soli sui vaccini, senza l'Europa, e magari poi intervenire solo ad emergenza finita. Non sono ammesse anche rendite di posizione e monopoli di mercato come stanno facendo alcune case farmaceutiche che si smarcano da forniture promesse e regolate da accordi che loro stesse avevano firmato. La salute dovrebbe contare più di ogni altro interesse.
    3 min
  • Recovery, governance cercasi | 09/03/2021 | Il corsivo
    I compiti principali del governo di Mario Draghi sono presentare e gestire il piano del recovery e avviare un piano di vaccinazione di massa contro la pandemia da Covid-19.
    Lo scrivevo in un corsivo di qualche settimana fa che il compito del Presidente del Consiglio non sarà facile. Non solo per i consueti problemi di stabilità politica ormai
    diventati endemici, ma anche per la delicatezza dei temi da affrontare con soluzioni spesso complicate. Intanto da ieri si sa che i soldi disponibili per l'Italia non saranno più
    i paventati 206 miliardi indicati a gennaio, ma 191,5 miliardi. Il neo ministro dell'Economia Daniele Franco ha spiegato che il piano prevede fondi per circa 196 miliardi a prezzi correnti, 69 sotto forma trasferimenti, 127 sotto forma prestiti. La cifra scende ulteriormente a 191,5 miliardi, in quanto calcolata prendendo come riferimento il Pil del 2019, come definito dal regolamento europeo. Per gestire questo mucchio di quattrini serve una minuziosa descrizione della governance, cioè di chi dovrà compilare la lista dei progetti e degli interventi da presentare in sede europea. Abbiamo solo due mesi di tempo. I tecnici spiegano che sarà messa in piedi una struttura centrale di coordinamento presso il Mef a presidio e supervisione dell''efficace attuazione del piano che sarà affiancato da una unità di audit indipendente.
    Negli ultimi giorni è emerso che i consulenti della McKinsley sono stati ingaggiati dal Governo Draghi. Si spera abbiano un ruolo minimo, se non inesistente, in quanto un
    piano di salvataggio dell'economia di un Paese delegato a consulenti privati toglie allo Stato e alla politica la governance pubblica del suo debito.
    3 min
  • Francesco, l'Iraq e l'impegno della pace | 08/03/2021 | Il corsivo di Daniele Biacchessi
    Il viaggio di Papa Francesco in Iraq è un impegno profondo e porta un vento nuovo nel difficile cammino verso la pacificazione di una terra tormentata da guerre. Baghdad, Erbil, Mosul nel nord Iraq sono nomi che evocano bombardamenti, massacri di civili, guerriglie, sparatorie, morte.

    Francesco ha attraversato le strade di Iraq come un umile pellegrino che cerca di comprendere fino a che punto l'uomo raggiunge il massimo livello di violenza e barbarie.

    A Mosul le tragiche conseguenze della guerra e delle ostilità sono fin troppo evidenti. "Com'è crudele che questo Paese, culla di civiltà, sia stato colpito da una tempesta così disumana, con antichi luoghi di culto distrutti, e migliaia e migliaia di persone, musulmani, cristiani, yazidi annientati dal terrorismo e altri sfollati con la forza o uccisi", ha ricordato il Papa.

    Un forte messaggio di pace e fratellanza di portata storica, perché la speranza, dice Francesco, è più forte della morte e la pace è più forte della guerra.

    Qaraqosh è diversa da quando nel 2014 l'Isis cacciò a colpi di kalasnikov e cannoni la comunità cristiana ma i segni del potere distruttivo del fanatismo rimangono tutti, anche sui volti dei pochi superstiti alla mattanza.

    I cristiani tornano a poco a poco in questi luoghi, ma la comunità è devastata: chiese, messe, tradizioni non ci sono quasi più.

    Oggi c'è bisogno di voltare pagina, lo ha detto a gran voce Francesco a Mosul: i leader del mondo si devono impegnare nella ricostruzione.
    3 min
  • Il caos nel PD | 06/03/2021 | Il corsivo di Daniele Biacchessi
    Il Partito Democratico si trova in uno stato di caos totale dove regna il tutti contro tutti. Nicola Zingaretti esclude ogni ripensamento sulla sua scelta di abbandonare la segreteria del Partito Democratico. In molti gli hanno chiesto di rientrare nei ranghi, ma Zingaretti ha fatto capire che non ci sarà da parte sua alcuna marcia indietro. E spiega che il tema è politico, non un suo cambio di marcia. L'accelerazione di Zingaretti giunge da lontano, dai giorni della sfiducia a Giuseppe Conte da parte di Matteo Renzi e dalla decisione di appoggiare il nuovo Governo guidato da Mario Draghi. Una scelta che ha provocato l'implosione del M5s, la divisione di Leu e la guerra interna al Pd. Oggi Zingaretti si comporta come un ex segretario sconfitto che non è riuscito a trovare la sintesi tra le tante anime del Partito incapaci di discutere anche con idee diverse le soluzioni ai tanti problemi che attanagliano il nostro Paese. Diciamo che quella del Pd è una crisi identitaria di cui Zingaretti porta certamente responsabilità, ma che non può mettere in disparte i personalismi che molti leaderini hanno ostentato nelle ultime settimane. Alla fine Zingaretti si è trovato solo al comando di una nave che si dirige verso gli scogli. E ora che accade? Lo statuto del Pd non prevede un passo indietro dopo la formalizzazione delle dimissioni di un segretario. Ora la scelta definitiva spetta all'Assemblea del PD che sarà convocata al più presto. Nella riunione della segreteria al Nazareno, la prima senza Zingaretti, il vicesegretario Orlando ha invitato tutti ad avere attenzione anche nella comunicazione e a non presentare il passo indietro del segretario come un gesto umorale perché le dimissioni del leader di un grande partito sono un fatto politico. Ha ragione Orlando, un fatto politico che non può che coinvolgere a breve anche gli equilibri nel Governo.
    3 min
  • Un Paese più povero e timoroso | 05/03/2021 | Il corsivo
    L'Italia dallo sguardo dei dati Istat è diventato un Paese più povero e timoroso. Oltre 2 milioni di nuclei familiari, 5,6 milioni di nostri connazionali vivono nella povertà assoluta,
    non posseggono entrate sufficienti al fabbisogno pur minimo di vita. Hanno bisogno di assistenza sociale, medica, alimentare. Sono quelli che vediamo
    rovistare tra le cassette di frutta e verdura al termine dei mercati all'aperto delle nostre città e paesi.
    Un numero così alto non non lo si vedeva dal 2005. E in 15 anni ci sono state due crisi finanziarie pesanti e una pandemia da Covid -19 la cui fine è ancora purtroppo lontana.
    La batosta è arrivata nel 2020, anno della pandemia dove si sono azzerati i pur timidi miglioramenti ottenuti nel 2019, dopo 4 anni di aumento consecutivo.
    E numerosi altri italiani che non vivono in povertà assoluta vivacchiano sulla linea di emergenza. I segnali c'erano però stati nel passato, come il crollo della spesa
    dei consumi delle famiglie, l'indice su cui si basa il livello di povertà. Gli italiani mantengono inalterate le spese alimentari e
    abitative, eliminando dal proprio portafoglio tutto il resto, come altri beni e servizi. Le tendenze c'erano già tutte nell'ultimo rapporto della Caritas dell'ottobre 2020 dove l'incidenza dei “nuovi poveri” per effetto dell'emergenza Covid passava dal 31% al 45%: quasi una persona su due lo fa per la prima volta. Tra gli assistiti dalla Caritas prevalgono i disoccupati, le persone con impiego irregolare fermo a causa delle restrizioni imposte dal lockdown, i lavoratori dipendenti in attesa della cassa integrazione ordinaria o in deroga e i lavoratori precari o intermittenti che, al momento della presa in carico, non godevano di ammortizzatori sociali. La politica ha messo in campo strumenti tra i più vari, dal reddito di inclusione a quello di cittadinanza, non sempre efficaci, spesso contraddittori, comunque non in grado di supplire uno stato di totale indigenza in cui versano molti tra individui e famiglie italiane.
    3 min
  • Patto di stabilità europeo sospeso anche nel 2022 | 04/03/2021 | Il corsivo
    Chi ricorda gli anni in cui il mantra europeo era la ferrea norma del 3% nel rapporto deficit-Pil? Dove sono finiti i parametri da non superare, le lettere di ammonimento europei ai paesi i cui bilanci non erano in linea con le politiche di Bruxelles? Per quelle norme alcuni Paesi come la Grecia sono scivolati nel baratro, altri come l'Italia salvati più per ragioni politiche che di numeri Ebbene, la pandemia da Covid e i poderosi investimenti che ogni paese europeo si accinge a compiere per tentare la ricostruzione pare abbia livellato tutte le economie. Ecco perché la Commissione europea è orientata a mantenere la Clausola di salvaguardia anche nel 2022 e disattivarla solo nel 2023. l Patto di stabilità e crescita (con tutte le regole che comporta) resterà quindi sospeso anche l'anno prossimo per dare agli Stati membri più respiro nella spesa pubblica. I Paesi con il debito più alto - come l'Italia - devono fare attenzione sul medio termine e avere particolare prudenza. Sul lungo termine si farà una valutazione sulla revisione delle regole fiscali, destinate a cambiare nell'era post Covid. Non è escluso che si adotteranno regole diverse sulla base della situazione debitoria dei vari Stati membri.
    Non più quindi il 3% nel rapporto deficit-Pil per tutti. Per il vice presidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis "vi sono segnali di speranza per l'economia
    dell'Ue, ma per il momento la pandemia continua ad arrecare danni ai mezzi di sussistenza delle persone e all'economia in generale". Dunque, per attenuare questo impatto
    e promuovere una ripresa resiliente e sostenibile, il messaggio è che il sostegno di bilancio debba continuare per tutto il tempo necessario. Sulla base delle indicazioni attuali la clausola di salvaguardia generale rimarrebbe attiva nel 2022 e sarà disattivata nel 2023. Non sarà un ripensamento generale, ma forse l'avvio di una riflessione più profonda.
    3 min
  • Nuovo Dpcm, nuovi metodi di attuazione | 03/02/2021 | Il corsivo di Daniele Biacchessi
    Arriva il Dpcm del nuovo Governo di Mario Draghi, in vigore dal 6 marzo al 6 aprile compreso. Il Presidente del Consiglio sceglie di non apparire in prima persona nella conferenza stampa con cui si spiegano i dettagli del provvedimento e lascia il compito ai ministri della Salute Roberto Speranza e agli affari regionali Maria stella Gelmini, oltre ai vertici delle istituzioni sanitarie, come il presidente dell'Istituto superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, e il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli.
    Per Draghi non vuol dire abbandonare la comunicazione diretta che sarà espressa nel corso del suo mandato in appuntamenti pubblici. Significa delegare l'immagine del Governo a chi sul campo lavora sulle singole norme, sui comportamenti da adottare da parte dei cittadini. E' un nuovo stile diciamo così "alla Draghi" : un mix di sobrietà e
    ferreo decisionismo. Il Dpcm firmato Mario Draghi contiene misure già varate e applicate dal suo predecessore Giuseppe Conte, quindi un Dpcm in continuità con il passato, ma anche normative riadattate all'andamento della diffusione del contagio, soprattutto alle nuove varianti che mutano il quadro epidemiologico. Il Dpcm contiene anche altri provvedimenti meno restrittivi nelle zone gialle, come la riapertura del settore spettacolo, pur con numerose limitazioni. La novità sta nel metodo utilizzato da Draghi e i suoi ministri, con un coinvolgimento maggiore delle Regioni sul piano decisionale e una mediazione più accentuata tra le esigenze tecniche del Cts e politiche. Non pare sia avvenuto il solito assalto alla diligenza con cui ci avevano abituati i Dpcm di Giuseppe Conte e di parti della sua ex maggioranza.
    3 min

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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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