Il Corsivo

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  • Il corsivo di Daniele Biacchessi del 02/03/2021: Vaccini, una sfida contro il tempo
    La diffusione di varianti crea uno stato di allerta generale e fa emergere i timori di una terza ondata di contagi devastante. L'Europa sta avviando una accelerazione delle procedure sui vaccini. La commissaria europea alla Salute, Stella Kyriakides, alla Salute ha assicurato che l'Agenzia europea per il farmaco (Ema) renderà le procedure più snelle e veloci. "È fondamentale che non vi sia alcun intervallo tra le dosi consegnate e quelle somministrate e che nessun vaccino sia inutilizzato", ha avvertito la Kyriakides. L'annuncio europeo arriva a poche ore dal dato confortante della Gran Bretagna dove con 20 milioni di vaccinati si è raggiunto un calo di contagi intorno al 40%. E in Italia? Nel nostro Paese le cose vanno a rilento e non è solo questione di ritardi endemici della distribuzione da parte delle case farmaceutiche. E nemmeno è un problema sul nome di Domenico Arcuri, il super commissario con pieni poteri la cui rimozione viene chiesta da più parti politiche. Sono poco oltre 1.400.000 le persone vaccinate in
    Italia, compreso il richiamo con la seconda dose, secondo il sito del governo. Nulla rispetto a gran parte degli altri paesi europei. Ci sono regioni che sono indietro anni luce rispetto alle previsioni, anche con un numero di dosi già in loro dotazione. Certo, il Governo nazionale può fare molto, mettendo in piedi un piano di vaccinazioni
    realistico e compatibile, ma poi sono le Regioni che devono imbattersi su pastoie tecniche e burocratiche, lacci e lacciuoli che impediscono la messa in sicurezza della nostra salute. Rimuovendo questi ostacoli, forse si potrà vincere la sfida contro il tempo.
    3 min
  • Il corsivo di Daniele Biacchessi del 01/03/2021: La rifondazione M5s a guida Conte
    L'ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte guiderà il processo di rinnovamento e di rifondazione del M5s, Si tratta di una vera e propria ristrutturazione integrale del movimento che intende trasformarsi in una forza politica che guarda alla società civile, alle associazioni, alle reti, ad altre realtà come quella ambientalista. L'idea di Beppe Grillo, espressa nella riunione di ieri all'Hotel Forum di Roma con tutti i vertici, si incardina dunque sulla figura di Conte, ancora al massimo della sua popolarità, e giunge nel
    momento più complicato della storia del Cinque stelle, con le polemiche e le scissioni seguite al voto di fiducia al Governo di Mario Draghi. Secondo quanto spiegano fonti interne al movimento, "la nuova creatura politica dovrebbe divenire la forza trainante della transizione ecologica e digitale che si poggia però su pilastri insostituibili, i valori originari: la tutela dell'ambiente, l'importanza dell'etica pubblica, la lotta alla corruzione, il contrasto delle diseguaglianze di genere, intergenerazionali, territoriali, la lotta contro le rendite di posizione e i privilegi, la partecipazione dei cittadini alla vita democratica del Paese". Conte dovrà non solo riorganizzare il movimento, tentare di dissuadere altre uscite di parlamentari, ma anche rilanciare la sua ex maggioranza e i rapporti con Pd e Leu all'interno del nuovo esecutivo. In quel caso presentarsi al prossimo appuntamento elettorale anticipato o nel 2023 come il candidato Presidente dell'intera coalizione. Non sarà facile per Conte convincere il gruppo di deputati
    e senatori che formano oggi il nuovo gruppo "Alternativa c'è" a rientrare nei ranghi, ma per la base che dovrà poi votare sulla piattaforma Rousseau questo ulteriore cambiamento la presenza di Conte potrebbe apparire come una garanzia politica e istituzionale. Un compito difficile, ma non impossibile.
    3 min
  • Il corsivo di Daniele Biacchessi del 27/02/2021: Draghi e la fedeltà atlantica
    Cambia l'amministrazione di Washington con l'allontanamento di Donald Trump e l'avvicendamento di Joe Biden, e si trasforma anche l'atteggiamento del nostro Governo nei confronti degli Stati Uniti. Con lo slogan "America first", preso in prestito dal giuramento degli aderenti al Ku Klux Klan, scritto nel 1865 dal generale Simmons, Trump tentava di mettere in soffitta l'impegno atlantico americano e iniziava un'era di disimpegno economico e strategico nei confronti della Nato. Nel suo discorso di insediamento, Biden ha invertito questa tendenza, come dire siamo tornati protagonisti internazionali
    anche nei rapporti con i nostri alleati di sempre. Così anche Mario Draghi si adegua ai dettami del partner storico e rilancia l'agenda transatlantica, sottolineando l'importanza dell'autonomia strategica dell'Ue in un quadro di complementarietà con la Nato e di coordinamento con gli Usa. "Occorre essere autonomi e al contempo coordinati", è il ragionamento fatto da Draghi alla sessione Sicurezza e Difesa del Consiglio Ue,. Per Draghi, il rilancio dei rapporti con gli Stati Uniti è un obiettivo cruciale, secondo cui il percorso di costruzione di un'autonomia strategica dell'Unione europea deve essere
    declinato in complementarietà con la Nato, anche alla luce del rinnovato impegno transatlantico della nuova amministrazione Usa. Tuttavia l'Ue deve puntare ad essere qualcosa di più solido che solo una parte del sistema Nato. Autonomia politica e rilancio dell'alleanza sul piano strategico e militare in continuità con tutti
    i suoi predecessori dal 1945 ad oggi.
    3 min
  • Il corsivo di Daniele Biacchessi del 26/02/2021: Le opposte visioni nella lotta al Covid nel Governo Draghi
    Sono passati pochi giorni dal varo dell'Esecutivo guidato da Mario Draghi e, terminate le prime pratiche, come le nomine dei sottosegretari, emergono le prime visibili frizioni tra Lega e Pd. "Mi rifiuto di pensare ad altre settimane e altri mesi, addirittura di chiusura e di paura. Se ci sono situazioni locali a rischio, si intervenga a livello locale. Però parlare già oggi di una Pasqua chiusi in casa non mi sembra rispettoso degli italiani. La parola al buon senso. I sindaci di tutta Italia e di tutti i colori politici chiedono di avviare alcune attività economiche, sociali, imprenditoriali che non comportano alcun rischio", ha detto il leader della Lega Matteo Salvini. Gli risponde il segretario Dem Nicola Zingaretti. " Quello che è irrispettoso per gli italiani e gli imprenditori è mettere a rischio le loro vite e prolungare all'infinito la pandemia e quindi la possibilità di avere la ripresa economica. Buon senso e coerenza è avere una linea indicata dal Governo e rispettarla. Così si sta in una maggioranza e si danno certezze alle persone. I problemi si risolvono, non si cavalcano", sostiene Zingaretti. Oggi ci sarà la bozza del nuovo provvedimento e si vedrà se la Pasqua la passeremo a casa in un lockdown oppure intorno a casa con restrizioni. Ma il tema non è la Pasqua aperturista o rigorista. Il problema sta nelle opposte visioni nella lotta anti Covid di due forze politiche che stanno entrambe nella maggioranza. È vero che la sintesi la dovrà trovare per forza Mario Draghi, e che le linee sulla Salute non vengono prese da Roberto Speranza in solitaria,
    ma concordate con il Presidente del Consiglio, ma oltre un anno dopo l'inizio della pandemia non si è ancora compreso un concetto ben sintetizzato qualche giorno fa da Andrea Crisanti: l'agenda oggi la determina l'evoluzione del contagio, non i desiderata della politica".
    3 min
  • Il corsivo di Daniele Biacchessi del 25/02/2021: "Congo. Contro l'ambasciatore Attanasio e la sua scorta un agguato premeditato"
    L'Italia chiede all'Onu un rapporto dettagliato sulle modalità dell'uccisione dell'ambasciatore in Congo Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell'autista congolese Mustapha Milambo. Quello che è certo e che i tre viaggiavano con un convoglio del Pam, il programma alimentare delle Nazioni Unite, in una delle zone più pericolose del Paese. Attanasio si trovava da venerdì scorso nell'area più volte colpita da gruppi terroristici e veri e propri eserciti e bande ribelli. Attanasio e Iacovacci sono partiti da Kinshasa e hanno percorso 2500 chilometri fino a Goma su un aereo della Monusco. Qui sono stati presi in carico dall’Onu. Del convoglio facevano parte, oltre ai tre, anche cinque membri del Pam, tra cui il vice direttore per il Congo Rocco Leone – attualmente ricoverato sotto choc a Goma. Il gruppo è stato attaccato alle 10,15 all'altezza del villaggio di Kanya Mahoro, nei pressi di una località chiamata ‘Tre Antenne’. Il commando era formato da 6 elementi, ha costretto i mezzi a fermarsi ponendo ostacoli sulla strada e sparando alcuni colpi di armi leggere in aria. Dopo aver ucciso l'autista del Pam Mustapha Milambo, gli assalitori hanno condotto il resto dei membri del convoglio nella foresta“. Arriva una pattuglia di Ranger di stanza nei paraggi. Intima ai terroristi di abbassare le armi. L'intervento è vano perché i banditi uccidono Iacovacci e colpiscono in modo grave l'ambasciatore. Attanasio viene trasportato all'ospedale Monusco di Goma, ma non c'è niente da fare. Intanto il responsabile del convoglio negozia con gli assalitori la fuga dall'area per portare i feriti in una zona sicura. Un agguato premeditato non a scopo di rapina come detto in un primo momento. Un avvertimento preciso non solo all'Italia, ma anche contro chi in Congo lavora per la pace.
    3 min
  • Il corsivo di Daniele Biacchessi del 23/02/2021: Congo, una terra mai pacificata
    L'uccisione del nostro diplomatico Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell'autista del convoglio dell'ambasciata italiana, accendono i riflettori sul Congo, una terra inquieta, mai pacificata: un luogo dove imperversano commando terroristici e veri e propri eserciti ribelli che si combattono da molti anni, provocando una instabilità in tutto il continente africano.
    Il 12 ottobre 2020, l'ambasciatore Attanasio, durante la cerimonia del Premio Nassiriya a lui conferito, espresse pochi concetti che oggi, dopo la sua uccisione, giungono come sinistri presagi: "In Congo parole come pace, salute, istruzione, sono un privilegio per pochissimi, e oggi la Repubblica Democratica del Congo è assetata di pace, dopo tre guerre durate un ventennio".
    Aveva ragione Attanasio che conosceva l'Africa e le sue contraddizioni. Solo il 7 gennaio 2021, poche settimane fa, I miliziani delle Forces démocratiques alliées (ADF) avevano massacrato decine di civili nei villaggi di Tingwe, Mwenda e Nzenga, vicino al territorio di Beni, nella provincia del Nord Kivu. Le milizie dell’AFD, attive fin dagli anni ’90, sono solo uno dei numerosi gruppi armati della regione. Avevano attaccato i convogli della missione Onu della Monusco e in uno dei peggiori scontri, nel dicembre 2017,
    avevano perso la vita 15 caschi blu della Tanzania e altri 44 erano rimasti feriti. Più volte il segretario generale dell’Onu António Guterres aveva invitato a prendere provvedimenti concreti per affrontare le cause del conflitto nell'est del Paese, sottolineando la sua determinazione a garantire la protezione dei civili in conformità
    con il suo mandato e per sostenere gli sforzi nazionali per consolidare la pace e la stabilità. nel Paese. Nulla è avvenuto e l'uccisione del nostro ambasciatore dimostra l'estrema instabilità del Congo, il Paese più grande ma tra i più poveri dell'Africa, ricco però di minerali, terre rare, petrolio e risorse naturali. Una terra dove
    prosegue una guerra che dura da decenni, alla quale partecipano attivamente le potenze africane e bande armate tribali e confessionali.
    3 min
  • Il corsivo di Daniele Biacchessi del 22/02/2021: Codogno e Vò un anno dopo
    Accadeva un anno fa in Italia. Viene scoperto il primo connazionale positivo al coronavirus e la prima diagnosi di contagio nel nostro paese nei confronti del 38enne
    Mattia Maestri, il paziente 1.
    Chiuso il pronto soccorso di Codogno e i banchi del mercato sono smontati velocemente, così come chiusi gran parte dei negozi, tranne
    gli alimentari. Codogno viene blindata così come dieci comuni del lodigiano e Vò Euganeo alle porte di Padova.
    Sono le prime zone rosse. Da lì a pochi giorni il nostro Paese entra nella spirale della pandemia con il lockdown, l'obbligo di utilizzare mascherine, sanificazione, distanziamenti. I morti aumentano, come i contagiati. Solo verso estate 2020 il coronavirus pare mitigare i suoi effetti, poi a novembre giunge implacabile la seconda ondata. Il resto
    è cronaca di questi giorni in cui si attende il primo decreto sul Covid del Governo guidato da Mario Draghi.
    Un anno dopo i sindaci di Codogno e Vò si sono abbracciati a distanza. A Vò hanno piantato un ulivo in memoria delle vittime, a Codogno è
    stato inaugurato un memoriale.Un segno di solidarietà e di memoria. Un anno dopo il numero dei contagi raggiunge i due milioni e 800 mila e i
    morti sono ben oltre 95 mila. Un anno dopo ci sono i vaccini contro il coronavirus, ma il piano di somministrazione è purtroppo determinato dalla scarsità di
    approvvigionamento di dosi dalle principali case farmaceutiche a cui le autorità internazionali hanno dato il via libero.
    Un anno dopo sono cambiati due Governi, messe in crisi certezze politiche, assessori, Governatori.
    Un anno dopo però tamponi e test raggiungono la cifra record di 300 mila al giorno, si conosce molto di più della malattia, ma non esiste ancora un farmaco in grado di sconfiggerla. Un anno dopo Codogno e Vò c'è una maggiore consapevolezza, ma manca sovente la responsabilità dei cittadini che dovrebbero applicare norme ormai conosciute e abituali e che, come accaduto a Napoli e nel centro di molte città italiane, continuano a provocare enormi e pericolosi assembramenti. Un
    anno dopo la sfida non è ancora vinta.
    3 min
  • Il corsivo di Daniele Biacchessi del 20/02/2021: L'implosione del M5s
    Non sappiamo quanto sia stato calcolata la decisione di votare la fiducia a Mario Draghi con lo scopo di giungere all'espulsione delle opposizioni dal movimento. Sappiamo invece quanto di politico e poco personale ci sia intorno all'implosione del M5s che al Senato e alla Camera. La direzione
    intrapresa da Beppe Grillo e Davide Casaleggio è irreversibile, come senza ritorno la scelta dei dissidenti di non seguire le linee del gruppo. Una scissione è già nei fatti e i segni sono tangibili. La guerra fratricida è un dato di fatto, la battaglia sul simbolo e il rapporto tra Beppe Grillo e Davide Casaleggio sono due fattori da cui dipende l'esistenza stessa del M5S così come finora era conosciuto. Il simbolo, cioè l'identità del gruppo. E' di Beppe Grillo e della sua
    Associazione dal 2012, ma è stato ceduto in comodato all'Associazione M5s nel 2017, in cui risultano fondatori Luigi Di Maio e Davide Casaleggio. Il caos potrebbe frenare anche Giuseppe Conte. Dal suo futuro potrebbe dipendere anche quello del Comitato direttivo a 5 membri approvato dagli iscritti. Ma l'ex premier sembrerebbe ancora indeciso tra una sua lista, il ruolo di federatore e l'adesione al M5s. Conte sarebbe l'unico in grado di riuscire oggi a mettere insieme i cocci delle varie e frantumate anime del movimento.
    2 min
  • Il corsivo di Daniele Biacchessi del 19/02/2021: Draghi e il rapporto con i partiti
    Non esistono Governi tecnici in tempi di emergenze, figuriamoci in mezzo ad una pandemia sanitaria epocale. Quello di Mario Draghi è dunque un esecutivo che si basa sull'equilibrio tra conoscenza tecnica e schieramenti divergenti sul piano politico e ideologico. Viene sostenuto da quasi tutti i partiti rappresentati in Parlamento. Dove sta il punto di equilibrio? L'azione di Draghi senza la politica non è in grado di raggiungere risultati apprezzabili. E la politica senza l'apporto della conoscenza si annulla. Quindi per Draghi è una doppia sfida. Mettere al servizio del Paese un gruppo di tecnici in grado di riformare il Paese, senza intaccare il bilanciamento dei poteri, al contempo gestire il difficile rapporto tra esponenti politici divisi su tutto, anche all'interno del proprio partito. Alcuni esempi. Il M5s implode. C'è una minoranza che vota contro le indicazioni della maggioranza e viene espulsa. Alcune sigle che compongono Liberi e Uguali, come Sinistra Italiana, sono contro la fiducia a Draghi. C'è una opposizione variegata che va da Fratelli d'Italia ai dissidenti del M5s e frammenti della sinistra a sinistra del Pd. C'è una opposizione di piazza rappresentata da Rifondazione Comunista. Draghi dovrà avviare una complessa mediazione per evitare che, sulla strada della sua ormai designata prossima presidenza della Repubblica, si determini una opposizione organizzata in grado di contrastare i suoi obiettivi.
    2 min
  • Il corsivo di Daniele Biacchessi del 18/02/2021: Draghi tra riforma e unità nazionale
    Il primo discorso di Mario Draghi da Presidente del Consiglio si muove lungo linee di pensiero riformiste, ma condizionate dall'emergenza sanitaria. Quello che propone Draghi è dunque un Governo di unità nazionale che deve gestire la pandemia e mettere in sicurezza il sistema Paese sul piano economico e sociale. Per raggiungere questo obiettivo a responsabilità di ogni ministro, di ogni cittadino, si trasforma in un dovere nazionale compiuto nello spirito repubblicano. In pratica Draghi manda a dire ai partiti che la ricreazione è finita e che non ci sarà spazio per polemiche inutili, come quella sul ruolo dell'euro. Non ci saranno rendite di posizione, a partire dalla sua. Ma la prima
    grande riforma che Draghi intende mettere in campo è quella sanitaria, ridisegnando il sistema territoriale attraverso una forte rete di servizi di base: case della comunità, ospedali di comunità, consultori, centri di salute mentale, centri di prossimità contro la povertà sanitaria. Sul piano economico l'impegno di Draghi è spendere bene quel tesoro da 210 miliardi che giungerà in sei anni dall'Europa. Il mantra del premier resta il miglioramento del potenziale di crescita della nostra economia modulato sulla base degli obiettivi di finanza pubblica. Significa investire senza sforare i parametri di un debito strutturale da record. Quello di Draghi è dunque un programma ambizioso: innovazione, digitalizzazione, competitività, cultura, transizione ecologica, infrastrutture per la mobilità sostenibile, formazione e ricerca, equità sociale. L'unico dubbio riguarda la tenuta del sistema politico che dovrebbe mettere in pratica riforme in un clima di unità nazionale.
    3 min

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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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