Il Corsivo

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  • Il corsivo di Daniele Biacchessi del 02/02/2021: La difficile mediazione di Fico
    Pare avviato in modo positivo, almeno sul piano formale, il tavolo di confronto tra le forze politiche della maggioranza per tentare di trovare una sintesi su un programma comune di legislatura come chiesto dal Capo dello Stato Sergio Mattarella. Sono ore non facili per il Presidente della Camera Roberto Fico il cui compito è quello del facilitatore, cioè il mediatore tra le posizioni di Italia Viva e del resto dei partiti. Fico ha confermato che esiste la disponibilità di discutere senza veti e pregiudizi, ma i nodi da sciogliere sono molti e riguardano Mes e recovery, oltre e temi di economia e giustizia. Italia Viva sostiene un Governo politico di alto profilo, mentre il Pd blinda i nomi di Conte premier e Gualtieri al dicastero dell'economia. Il M5s chiede di mettere da parte i temi divisivi, ma Renzi vuole che tutti i punti del programma vadano discussi subito. Il problema sta proprio qui. Mettere da parte le contrapposizioni oppure ficcarsi nel mezzo della rissa? Qualcuno nel Pd come Zanda mette le mani avanti: "Se fallisce il Conte-ter, governo con alte personalità". C'è chi sogna l'arrivo di Mario Draghi come hanno fatto i direttori di Repubblica e La Stampa tirando in ballo telefonate e contatti tra il Quirinale e l'ex Presidente della Bce, ma dal Colle sono arrivate smentite inequivocabili. E' il segno che la crisi politica tocca non solo il sistema dei partiti, con i suoi meccanismi, ma anche l'intero sistema delle lobby che dal recovery potrebbero trovare un giovamento economico e finanziario. Solo così si potrà spiegare un giorno il vero significato di questa crisi politica.
    2 min
  • Il corsivo di Daniele Biacchessi del 29/01/2021: La crisi incartata
    La crisi politica resta sempre più incartata e la nascita del gruppo degli "Europeisti" non ha al momento allargato la maggioranza che sostiene Conte. Il forzista Luigi Vitali che diceva di aver rotto con il suo gruppo è invece rientrato nei suoi ranghi dopo una telefonata con Berlusconi.
    Gli Europeisti però sono convinti che il gruppo parlamentare aumenterà nel caso la legislatura dovesse proseguire con Conte. La sensazione è che gli altri parlamentari usciranno allo scoperto solo se annusano un'aria migliore.
    Infatti ognuno rimane arroccato nelle sue posizioni. Pd, M5s, Leu, Autonomisti ed europeisti sono per il reincarico a Conte.
    Lega e Fratelli d'Italia chiedono il voto, Forza Italia è disponibile ad un Governo di Unità nazionale, Emma Bonino non vuole il Conte ter. Italia Viva si dice disponibile a tornare in maggioranza, ma dopo aver letto e discusso il programma, anche se preferirebbe l'incarico a Paolo Gentiloni e il dicastero del Tesoro nelle mani di Mario Draghi. Restano le distanze tra i partiti soprattutto sul nome del premier.
    E si diffonde l'ipotesi che, per la difficoltà di comporre il caos nella potenziale maggioranza, il capo dello Stato possa affidare un mandato esplorativo al presidente della Camera Roberto Fico.
    Una voce, nulla di più. Il nodo si scioglierà tra venerdì e sabato, al termine delle consultazioni.
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  • Il corsivo di Daniele Biacchessi del 1/02/2021: Conte verso il terzo incarico
    Il Presidente della Camera Roberto Fico ha ascoltato dalle forze politiche di maggioranza un solo nome in grado di traghettare la crisi politica verso un patto di fine legislatura con un cronoprogramma. E' Giuseppe Conte. Lo hanno pronunciato durante le consultazioni M5s, Pd, Leu, autonomisti, europeisti, Maie, Centro Democratico, deputati e senatori sparsi del Gruppo Misto. Non ancora Italia Viva che si dichiara favorevole ad un Governo politico e ad un programma comune.
    La strada intrapresa da Fico è quella di inchiodare alle responsabilità le anime variegate della vecchia maggioranza, ma poi dovranno essere i partiti, nella loro autonomia, a sedersi intorno ad un tavolo e stilare un programma condiviso.
    Molti temi restano divisivi, soprattutto il Mes, ma anche differenti sono le visioni sull'organizzazione della distribuzione e della somministrazione dei vaccini, sul rientro a scuola in presenza, e sui vari segmenti del Recovery. Si cerca una sintesi possibile che metta da parte le divisioni, perfino la fronda anti Renzi del M5s non trova la quadra, ma al di là del programma, delle tattiche, delle strategie, per far sembrare nuovo il prossimo esecutivo qualcosa dovrà cambiare in termini di ministri e poltrone.
    C'è chi mette le mani avanti.
    Per Confindustria al dicastero dell'Economia deve rimanere Gualtieri. Serve stabilità, dice Bonomi.
    Ma alla fine di questa pantomima, qualcuno poi dovrà prendersi la responsabilità politica di spiegare agli italiani perché il Paese ha perso settimane per una crisi inspiegabile.
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  • Il corsivo di Daniele Biacchessi del 30/01/2021: Fico verifica il patto di legislatura della maggioranza
    La frase chiave della crisi politica la pronuncia Vito Crimi al termine del colloquio con il Capo dello Stato Sergio Mattarella: un governo politico a partire dalle forze di maggioranza attuali ma con un patto di legislatura con Conte premier. 
    Cosa significa? Vuol dire che nonostante i tanti mal di pancia, il M5s accetta di trattare con Renzi e Rosato di Italia Viva si dice appagato.
    Tra veti annunciati e retromarcia repentini si va verso questa direzione, nonostante il centrodestra abbia chiesto di andare a elezioni anticipate. 
    Conte ritrova la sua vecchia maggioranza rinforzata da una decina di responsabili, riscrive un nuovo programma basato su alcune linee strategiche condivise tra tutte le forze politiche, approva Ristori, Recovery rivisitato e volta pagina. 
    Ma un conto sono le enunciazioni pubbliche, ben diverse restano le pratiche quotidiane. E le domande sono molte. Alla prima riunione della maggioranza saranno chiariti i nodi che hanno provocato l'inutile crisi politica? Conte rappresenterà davvero quello che Pd e M5s definiscono "il punto di equilibrio del Governo"? Prevarranno i veti incrociati di ciascun componente dell'esecutivo? In sintesi ci sarà un vero patto di legislatura oppure un accordicchio?
    Il Paese non può più aspettare. Troppe sfide sanitarie, economiche, sociali restano da fare.
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  • Il corsivo di Daniele Biacchessi del 28/01/2021: Il dilemma dei numeri
    Sulla soluzione della crisi politica finita in queste ore al Quirinale pesa il dilemma dei numeri.
    Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella vuole una maggioranza solida, coesa, con un programma politico chiaro.
    Poi alla fine delle consultazioni deciderà se offrire una terza possibilità a Conte oppure consegnare il Paese nelle mani di un nuovo Presidente del Consiglio di profilo istituzionale: si parla di David Sassoli, Paolo Gentiloni, Carlo Cottarelli, Marta Cartabia.
    La nascita del gruppo di Palazzo Madama "Europeisti- Maie- Centro Democratico" fornisce al momento dieci senatori alla maggioranza Pd, M5s e Leu. Ci sono ex M5s come De Falco, ex Forza Italia come Mariarosaria Rossi e Andrea Causin, ed altri provenienti dal Maie e dal Gruppo Misto. Non bastano ancora per sostituire i sedici di Italia Viva che si erano astenuti e che potrebbero nel futuro votare una "sfiducia costruttiva", per poi appoggiare il Governo sui singoli provvedimenti.
    Con l'annuncio del nuovo gruppo di senatori da parte della Presidente Elisabetta Casellati esiste anche la loro formalizzazione sul piano giuridico, tanto che la nuova sigla è autorizzata a conferire con Sergio Mattarella.
    Ma la presenza degli europeisti non modifica in modo sostanziale gli equilibri tra maggioranza e opposizione, perché i dieci membri che attualmente lo compongono hanno già votato la fiducia al governo in occasione dell'ultimo passaggio parlamentare. Dunque al Conte ter in Senato andrebbero ancora 156 voti, una maggioranza deficitaria per garantire la stabilità chiesta dal Quirinale e dal Paese.
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  • Il corsivo di Daniele Biacchessi del 27/01/2021: La road map di Mattarella
    E' stretta e complicata la road map del Capo dello Stato Sergio Mattarella per trovare la soluzione della crisi politica.
    E Giuseppe Conte lo sa, perché il Quirinale gli ha dato poche ore per presentare il progetto di un nuovo Esecutivo e la sua fattibilità numerica. "Una maggioranza solida in grado di governare", ha detto Mattarella a Conte. Pd, M5s e Leu appoggiano Conte, Italia Viva si riserva di leggere il programma, senza porre veti, ma a parte pochi nessuno dei vecchi alleati ha intenzione di riprendere Renzi nella maggioranza.
    Invece qualcosa si sta muovendo in campo parlamentare ed alcuni dei senatori che hanno votato l'ultima fiducia a Conte come l'ex M5s de Falco, passato al Gruppo Misto, chiedono l'adesione formale al Centro Democratico di Bruno Tabacci, presente alla Camera, ma non in Senato.
    Il gruppo dei responsabili parte da lì e al momento conterebbe una decina di aderenti, pochi comunque per sostituire la defezione di Italia Viva.
    Al di là delle dichiarazioni di facciata, il centrodestra si presenta unito in Quirinale, ma con il distinguo di Forza Italia, il cui leader Silvio Berlusconi sarebbe favorevole ad un Governo di unità nazionale che possa portare il Paese verso le elezioni. L'alternativa al Conte ter sta nelle prerogative del ruolo del Presidente Mattarella: un incarico istituzionale o tecnico, di unità nazionale o "del Presidente", fino allo scioglimento delle Camere.
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  • Il corsivo di Daniele Biacchessi del 26/01/2021: Una crisi pilotata
    La crisi politica è ormai nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
    La maggioranza non ha trovato la quadra per allargare la propria consistenza parlamentare, dopo il burrascoso voto di fiducia relativa ottenuto dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte in Camera e Senato. Uno dei principali azionisti del Governo, il Pd, è ormai convinto che in Senato non ci sono i numeri per affrontare il dibattito parlamentare sulla riforma della giustizia del ministro Alfonso Bonafede previsto il 28 gennaio.
    Le possibilità di farcela sono esigue, se non nulle, in quanto Italia Viva voterebbe con il centrodestra invece di astenersi come accaduto con la fiducia.
    E il M5s ha già detto che quello sulla giustizia è un provvedimento di tutto il Governo, rendendo chiaro l'obiettivo di fare quadrato sull'operato di Bonafede. Quindi il Governo andrebbe sotto e Conte sarebbe finito. Nelle ultime ore esponenti della maggioranza come Nicola Zingaretti e parlamentari indicati come possibili 'responsabili' come Bruno Tabacci e Pierferdinando Casini hanno indicato al premier la strada delle 'dimissioni-lampo' per ottenere il reincarico da Sergio Mattarella.
    Non è una strada, bensì un sentiero dissestato e pieno di ostacoli e trappole.
    Berlusconi ha già anticipato il suo intendimento: "unità nazionale o voto".
    Pezzi della maggioranza, tranne il M5s, lavorano in silenzio verso questa direzione.
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  • Il corsivo di Daniele Biacchessi del 25/01/2021: Nuovo Governo o voto
    Il nuovo mantra dei partiti che sostengono il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è racchiuso nella dichiarazione del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio del M5s: "o si trova la maggioranza, oppure è meglio il voto". Trovare una nuova maggioranza. Si, ma come?
    Dopo l'astensione di Italia Viva nel dibattito sulla fiducia, e in seguito all'implosione dell'Udc dovuta alle inchieste giudiziarie calabresi e il coinvolgimento del segretario Lorenzo Cesa, nuove possibili stampelle in appoggio all'Esecutivo non se ne intravedono. Nelle aule parlamentari i numeri sono troppo striminziti per assicurare una governabilità. Dunque non è possibile navigare a vista, c'è di mezzo l'approvazione del Ristori e del Recovery Plan, e il prossimo dibattito sulla riforma della giustizia del ministro Alfonso Bonafede previsto il 27 gennaio e slittato il giorno dopo, rischia di trasformarsi nell'ultimo canto del cigno del "Conte 2", perché i renziani voterebbero contro, come il centrodestra. Le pressioni per riportare nella maggioranza Italia Viva sono molte e tutte qualificate.
    Già Bruno Tabacci aveva suggerito a Luigi Di Maio la strada del "Conte Ter". Poi ci si è messo Pierferdinando Casini, secondo cui Giuseppe Conte dovrebbe recarsi al Quirinale e rassegnare le dimissioni e, forte di reincarico, recuperare il dialogo con Matteo Renzi.
    Ma i veti permangono e risultano vincolanti. Renzi in maggioranza non lo vogliono Pd, M5s, Leu e Conte.
    La sensazione è che Conte prenda ancora tempo in attesa che gli sherpa centristi riescano a mettere in campo un nuovo gruppetto parlamentare. La strada del Governo è tutta in salita e il Quirinale nel frattempo attende risposte certe.
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  • Il corsivo di Daniele Biacchessi del 23/01/2021: Torna il tempo della concertazione
    Spesso la politica sceglie la via della concertazione con i corpi intermedi, le parti sociali, quando è in difficoltà.
    La storia repubblicana è densa di esempi che vanno in questa direzione ed è anche il caso dell'esecutivo a guida Giuseppe Conte che convoca i sindacati in mezzo ad una crisi politica dagli sbocchi imprevedibili. Nonostante la fiducia ottenuta da Camera e Senato, a Palazzo Chigi resta una maggioranza relativa e risicata con margini ristretti per proseguire l'azione di Governo e che ha bisogno di nuove stampelle, nuovi gruppi di appoggio, dopo l'uscita burrascosa di Italia Viva.
    Conte ha convocato i sindacati sul Recovery e ha spiegato che questo piano ha una valenza trasformativa per il Paese che serve a fare un salto di qualità alla capacità produttiva e occupazionale e realizzare una svolta risolutiva per la modernizzazione. La stessa cosa ha raccontato Coldiretti, Confagricoltura, Cia e Copagri.
    Secondo Maurizio Landini della Cgil, il piano dovrebbe rappresentare anche una grande opportunità per avviare le riforme necessarie che servono al Paese. Ad esempio nella pubblica amministrazione serve una vera riforma. Servono investimenti, pubblici e privati per creare nuova occupazione e sconfiggere la precarietà.
    Il confronto è ripartito, ma la concertazione dovrebbe restare una buona pratica del "governare", un modello valido sempre, non una ricerca di consenso personale e politico.
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  • Il Corsivo di Daniele Biacchessi del 22/01/2021: Il cambio di passo
    Il cambio di passo della nuova amministrazione a guida di Joe Biden passa dall'immagine di una donna che gestirà i rapporti con la stampa. Si chiama Jen Psaki ed è la portavoce della Casa Bianca. Nel suo primo incontro con i reporter, ha illustrato con dovizia di particolari, cartelli, didascalie, il contenuto dei 15 ordini esecutivi firmati da Biden poco dopo il suo giuramento.
    "Quando ho accettato questo incarico dal presidente Joe Biden, abbiamo concordato che la priorità è riportare verità e trasparenza nel briefing con la stampa", ha detto Psaki.
    Lei ha 41 anni, le sue origini sono greche e polacche, è stata durante l'amministrazione Obama portavoce del Dipartimento di Stato e poi direttrice della comunicazione della Casa Bianca. Il suo lavoro nei mesi del "transition team" messo in piedi da Biden dopo la sua elezione l'ha portata a guida la comunicazione del Presidente. Forse è il compito più difficile far dimenticare alla stampa americana quattro anni di attacchi e accuse mosse in ogni conferenza stampa da Donald Trump: come quando l'ex Presidente definì la Cnn "la madre di tutte le fake news" e revocò al giornalista Jim Acosta il pass d'ingresso alla Casa Bianca. Verità e trasparenza, l'America di Biden parte anche da qui.
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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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