Il Corsivo

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  • Il corsivo di Daniele Biacchessi del 21/01/2021: Il giorno di un Presidente normale
    Ci sono almeno cinque scene delle ore in cui Joe Biden diventa il 49esimo Presidente degli Stati Uniti.
    Le immagini riprese dall'alto della Casa Bianca all'alba di un giorno importante della Storia. Il decollo dell'Air Force One che porta Donald Trump e Melania nella loro residenza di Mar-a-Lago. La discesa delle scale della Casa Bianca di Mike Pence e consorte, la resistenza all'assalto al Capitol Hill.
    Il discorso di Joe Biden poco dopo il giuramento con Kamala Harris. "Questa è la giornata dell'America, della democrazia, della storia, della speranza, la democrazia ha prevalso".
    Il sole che va a tramontare sopra i tetti di Washington.
    Senza mai citarlo, il fantasma di Trump compare in ogni passaggio della sua prima apparizione come Presidente: "vinceremo sul suprematismo bianco e sui terroristi interni, ripareremo le nostre alleanze, il mondo ci guarda, respingere la cultura della manipolazione dei fatti, proteggere la Costituzione, difendere la democrazia e l'America".
    E' il giorno di un Presidente tranquillo, un onesto uomo del Delaware, che porta gli Stati Uniti verso la normalità e parla senza populismo anche all'altra parte d'America, quella che non lo ha votato. "Sarò il presidente di tutti gli americani, mi batterò anche per coloro che non mi hanno sostenuto".
    Si volta pagina.
    2 min
  • Il corsivo di Daniele Biacchessi del 19/01/2021: Conte vince la sfida del Senato
    Alla fine il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte incassa la fiducia del Senato anche con maggioranza relativa: 156 si, 140 no e 16 astenuti.
    Sono molti i fattori che hanno determinato questo successo personale e politico del premier.
    Sul piano tecnico al Governo sarebbe bastato un solo voto in più dei suoi oppositori.
    A questo si aggiunge il regolamento del Senato in vigore dal 2017 che considera le astensioni come tali, non più contabilizzate come preferenze contrarie, in questo caso le 16 astensioni di Italia Viva.
    Sotto il profilo personale, Conte è andato avanti in questi giorni per la sua strada senza farsi travolgere dalle polemiche innescate dal suo avversario principale, Matteo Renzi, che invece lo attaccava su ogni canale radiofonico, televisivo e sulle prime pagine dei giornali.
    Conte ha scelto un'andatura sobria, e ha portato se stesso e ciò che restava della sua maggioranza dritti in Parlamento.
    In Senato si è presentato come un uomo che intende fare Bene Comune, il cui cammino si è interrotto da un componente della maggioranza che ha messo davanti i propri interessi personali a quelli dell'intero Paese. E' stata la sua strategia, dall'inizio della crisi ad oggi.
    Più volte, nel discorso e nella replica, Conte si è fatto la stessa domanda che si pone la maggioranza degli italiani: è giusta una crisi politica in mezzo ad una pandemia epocale? E alla fine questa è stata la mossa vincente di Conte che ha messo all'angolo Renzi. Lo ha dipinto come una persona inaffidabile.
    Ma la fiducia non può far passare in secondo piano le difficoltà che permangono, e riguardano l'ampiezza e la coesione della maggioranza politica. Un margine così ristretto di voti porterà più volte Conte ad affrontare lo scoglio parlamentare, anche chiedendo la fiducia, ma è il sale della democrazia.
    Sarà la prossima sfida del Governo.
    3 min
  • Il Corsivo di Daniele Biacchessi del 17/01/2021: Conte sfida il Senato
    Anche in politica, come nella vita quotidiana, la matematica non è un'opinione, e il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte accetta la sfida del dibattito parlamentare alla Camera e al Senato e la relativa fiducia. Nel passato repubblicano, molti premier, senza più una maggioranza solida, hanno fatto male i loro conti e ci hanno lasciato lo zampino. Conte corre lo stesso rischio.
    Rispetto ai suoi predecessori non è un Presidente uscito fuori dalle urne elettorali attraverso una indicazione di uno schieramento, ma è il frutto di una mediazione politica parlamentare tra Partito Democratico, M5s, Leu e Italia Viva. Ora che Renzi si è chiamato fuori e annuncia di non votare la fiducia al Governo, a Conte e la sua maggioranza "light" non resta che affrontare la prova del Senato dove i numeri sono decisamente più risibili. Renzi fissa in 161 la soglia necessaria per garantire il successo di Conte, ma non dice la verità. Sul piano tecnico la fiducia si ottiene con la maggioranza relativa, non più assoluta.
    Vuole dire che Conte passa in Senato con un solo voto a favore in più dei suoi oppositori.
    Lo dicono le regole dettate dai Costituenti che chiesero e ottennero la maggioranza relativa e lo statuto del Senato del 2017 che ha cancellato la possibilità di equiparare una astensione ad un voto contrario.
    Conte potrà anche superare la prova del Senato, ma dovrà sciogliere il nodo politico della sua maggioranza alle prese con sfide importanti sul piano sanitario ed economico.
    2 min
  • Il Corsivo week end di Daniele Biacchessi del 16/01/2021: I responsabili costruttori
    Il futuro del Governo a guida Giuseppe Conte è appeso ai numeri che saranno espressi nel voto parlamentare previsto lunedì e martedì.
    A Montecitorio il margine della maggioranza è ampio, mentre a Palazzo Madama a Conte servono almeno 161 senatori. In molti si stanno spendendo per garantire all'Esecutivo i voti necessari per rimanere in piedi. Sono in corso le mediazioni di Clemente Mastella, Dario Franceschini e di altri "pontieri".
    Dal gruppo renziano si sono già sfilati i socialisti che avevano permesso a Italia Viva di costituire il suo gruppo parlamentare. E in Senato è nato "MAIE-Italia 23 che ruota intorno a Riccardo Merlo,
    Sottosegretario agli Esteri, che intende costruire uno spazio politico che ha come punto di riferimento Giuseppe Conte. Se l'operazione dei "responsabili e costruttori" dovesse aver
    successo, il governo al Senato potrebbe anche sopravvivere, ma solo con uno scarto di pochi voti di maggioranza e soprattutto grazie ai molti astenuti, tra cui alcuni di Italia Viva.
    Ecco perché tutto questo darsi da fare per salvare Giuseppe Conte non basta. Perché per gestire una pandemia epocale sul piano sanitario ed economico, e amministrare ben 310 miliardi del Recovery Plan in arrivo dall'Unione Europea, serve una maggioranza politica coesa con un patto di fine legislatura solido. E questo al momento non si intravede tra
    le crepe di una crisi politica tutta ancora da definire.
    2 min
  • Il Corsivo di Daniele Biacchessi del 15/01/2021: Crisi politica, un danno della nostra immagine all'estero
    Il mondo ci guarda e non pensa bene di noi.
    Sfogliando i giornali internazionali non c'è da rallegrarsi dopo aver letto i commenti dei più autorevoli osservatori di cose italiane.
    La nostra immagine già traballante è offuscata dalla più incomprensibile crisi politica della Storia del nostro Paese. Per l'agenzia Reuters, "Renzi completa la trasformazione da
    riformatore a distruttore". Der Spiegel è ancora più duro: " Duello quasi tragico: da una parte Conte, il premier più popolare da 25 anni, dall'altra Renzi, uno dei politici più impopolari". Financial Times e
    Guardian definiscono Renzi "Demolition man". Il tedesco Handelsblatt sottolinea che il ricatto sul Recovery Plan avrebbe dato frutti, ma questo a Renzi non gli è bastato. El Pais annota che l'Italia deve ora
    trovare la formula per un probabile terzo governo di questa legislatura, nel mezzo di una pandemia proprio quando si decide il
    destino di decine di miliardi in arrivo dall' Unione Europea. Il New York Times ricorda che Renzi aveva il potere di struggere e non ha resistito.
    Comunque si evolverà la crisi politica, con l'ingresso di nuova linfa parlamentare a sostegno di Conte, un danno di immagine non quantificabile è già stato prodotto. E ci sono già alcuni segnali
    economici da non sottovalutare: rendimenti in rialzo per i Btp e spread in rapida salita. Non solo. Da un rapporto di Banca d'Italia emerge come le banche stiano utilizzando i nuovi depositi per comprare
    titoli.
    Che fare allora? Riaffermare il senso alto della politica, delle istituzioni. L'idea di Beppe Grillo di mettere insieme maggioranza e opposizione per fare Bene comune in una situazione di emergenza sarebbe
    auspicabile, ma è irrealizzabile nel nostro Paese. Implica notevoli passi indietro di tutti i partiti e schieramenti. Ma statisti, a parte il Presidente Mattarella, non se ne vedono all'orizzonte e il futuro
    politico si fa sempre più tenebroso.
    3 min
  • Il Corsivo di Daniele Biacchessi del 14/01/2021: Il ritorno di Clemente Mastella
    E' bastato l'odore di legna bruciata intorno a Palazzo Chigi, con la crisi politica e la relativa ricerca di una nuova maggioranza, per far tornare in campo Clemente Mastella, il democristiano doc che ha attraversato la scena dalla prima Repubblica fino ad oggi.
    A lui che se ne era stato in disparte per qualche anno alla guida della sua Benevento, in molti sono andati a chiedere una mano per sostituire i parlamentari di Italia Viva con deputati e senatori centristi, sparsi per i vari gruppi di Camera e Senato. I cosiddetti "responsabili" dovrebbero salvare il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e la sua maggioranza in caso di conta e fiducia parlamentare.
    E il pensiero di Mastella sta tutto racchiuso in questa dichiarazione delle ultime ore.
    "Conte deve capirlo, i responsabili sono come l'amante. Ad un certo punto devi dare loro dignità, portarli allo scoperto, riconoscere il loro valore. Altrimenti ti dicono addio e sul più bello non potrai contare su di loro". Quelli di Mastella sono messaggi chiari per chi naviga in politica.
    Tradotto. Se vuoi stare in piedi ti darò le stampelle ma devi riconoscere chi ti ha aiutato.
    Ma quanti "responsabili" servirebbero Conte e alla sua maggioranza?
    Alla Camera il margine è molto ampio, ma al Senato si gioca la vera partita. Ci vogliono diciotto senatori per rimpiazzare gli altrettanti parlamentari di Italia Viva. Mastella potrebbe portarne almeno cinque, dice lui, forse qualcuno in più.
    Mastella in politica ci sta da una vita. Dopo la diaspora democristiana ha fondato numerosi partiti di ispirazione centrista divenuti fondamentali soprattutto durante le situazioni di crisi: CCD, CDR,UDR, UDEUR, Popolari per il Sud. E' passato con grande aplomb da alleanze di centrodestra e schieramenti di centrosinistra.
    Il suo nuovo interesse per la scena nazionale politica segna anche il ritorno di chi ha fatto del trasformismo una ragione di vita.
    3 min
  • Il Corsivo di Daniele Biacchessi del 13/01/2021: Lombardia fanalino di coda nei vaccini anti Covid
    I dati della somministrazione dei vaccini in Italia si possono visualizzare sul sito salute.gov del commissario straordinario Domenico Arcuri.
    Sono aggiornati fin dalle prime ore del 31 dicembre 2020. Le vaccinazioni in Italia sono a quota 718 mila.
    Nella classifica è in testa l'Umbria con il 102,3%, seguono la Valle d'Aosta con il 99,9%, il Veneto con il 99,6, la Campania con il 97,6%.
    Vanno a rilento le operazioni nella provincia autonoma di Bolzano con solo il 29,5%, Basilicata 39,1%, Molise 48,1%.
    Girano nella fascia medio bassa Calabria, Liguria e Lombardia .
    I riflettori sono puntati da mesi proprio sulla debacle della sanità lombarda che ha causato pochi giorni fa un rimpasto della giunta guidata da Attilio Fontana, con il netto siluramento dell'assessore al Welfare Giulio Gallera e la sua sostituzione con Letizia Moratti. Dall'inizio della pandemia in Lombardia si sono registrati oltre 500 mila contagi, quasi 26 mila morti, un rapporto tra contagi e popolazione del 4,971%. Sono numeri impressionanti e ufficiali, dunque risultano incontrovertibili.
    Come è potuto accadere che la regione che vanta le più importanti eccellenze sanitarie d'Italia abbia collezionato dal febbraio 2020 un numero così elevato di inefficienze?
    In Lombardia si è passati dalla sottovalutazione iniziale alle tante colpevolezze ormai accertate, alcune ancora oggetto di inchieste giudiziarie: gli anziani morti al Pio Albergo Trivulzio e in altre Rsa lombarde; la mancata zona rossa in provincia di Bergamo; la movida nelle grandi città contrastata in modo blando; lo scontro continuo tra Regione e Istituzioni nazionali; la selva di deroghe concesse durante i vari lockdown; le decine di gaffe pubbliche dell'assessore Gallera; gli appalti farlocchi; vaccini anti-influenzali introvabili, ma disponibili, a caro prezzo, nelle strutture sanitarie private; l'avvio inesistente del piano di vaccinazione anti covid con la Lombardia fanalino di coda della classifica. In Lombardia, le varie giunte che si sono succedute da 25 anni ad oggi hanno provveduto ad aumentare il peso della sanità privata a discapito di quella pubblica.
    E l'emergenza pandemica non ha fatto altro che far emergere queste disfunzioni.
    Ora, al di là dei rimpasti e delle successioni, servirebbe un serio ripensamento delle politiche sanitarie, riportando la Lombardia al ruolo che gli compete in Italia e in Europa.
    3 min
  • Il Corsivo di Daniele Biacchessi del 12/01/2021: Il Recovery della discordia
    Sono ore cruciali per il futuro del Governo. Oggi è stato convocato il Cdm sul Recovery Plan e il Presidente Giuseppe Conte tirerà fuori la bozza finale per poi chiedere il parere dei ministri e dei leader della maggioranza. Il leader di italia Viva Matteo Renzi ha già mandato a dire che non gli interessa se Conte va o no va al Quirinale, ma attende il documento. Solo allora deciderà se votare la bozza. Secondo Marcucci del Pd, da sempre amico di Renzi, alla fine Italia viva darà il via libera.
    Ma al di là dello scontro politico cosa c'è scritto nelle nuove carte del Recovery?
    Le risorse ammontano a 222,03 miliardi: in particolare 209,84 riguardano il Next Generation, 66,6 miliardi sono già impegnati in progetti in corso, 143,24 su nuovi progetti. La quota relativa agli investimenti per il Sud ammonta al 50 per cento. Alla sanità saranno destinati 19,7 miliardi, 7,9 per assistenza di prossimità e telemedicina e 11,8 miliardi per innovazione dell'assistenza sanitaria. Rispetto alla prima versione raddoppiano i finanziamenti destinati al comparto cruciale della sanità.
    Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza assicurerebbe un impatto sul Pil di circa 3 punti percentuale e un incremento occupazionale importante.
    32 miliardi andranno per le Infrastrutture per una mobilità sostenibile. Aumenta la dotazione per la scuola nel Recovery. Scendono a 69 miliardi i fondi destinati alla rivoluzione verde e alla transizione ecologica. Lo stanziamento totale per la componente Turismo e cultura ammonta a 8 miliardi, più del doppio rispetto ai 3,5 miliardi della bozza del piano del 30 dicembre.
    Il documento, almeno in teoria, recepisce in gran parte le richieste di Italia Viva.
    Se non ci fosse un consenso sui numeri e sulla sostanza, rimarrebbe in campo la questione politica: il progetto di sostituire Conte con Draghi per avviare un esecutivo tecnico-politico che possa portare il paese verso la fine della legislatura.
    3 min
  • Il Corsivo di Daniele Biacchessi del 11/01/2021: Un tentato sovvertimento delle istituzioni americane
    Sull'attacco al Capitol Hill di Washington molte cose non tornano. Nelle settimane precedenti, Fbi e Cia osservano strani post sulle pagine social di militanti dei vari gruppi della galassia suprematista americana. Sembrano parlare in codice e si comprende che è in corso un piano per impedire l'elezione di Biden. Nessuno interviene.
    Tre giorni prima dell'azione l'ex nunzio Carlo Maria Viganò, oppositore di Papa Francesco, viene intervistato da Steve Bannon, ideologo di tutti i sovranisti.
    “I figli della Luce devono agire adesso a favore di Trump contro Biden”.
    Al comizio di Donald Trump che precede l'attacco numerosi poliziotti sono tra i manifestanti e aderiscono alla protesta. Solo in queste ore sono state avviate inchieste per espellere i poliziotti. Nel comizio, Donald Trump si rivolge a Mike Pence chiedendogli coraggio per impedire a Joe Biden di diventare Presidente. Pence tira dritto, si smarca da Trump e sceglie di restare fedele alle istituzioni. Davanti al Capitol Hill, ci sono non più di 350 agenti. Una forza iniqua. Alcuni di loro sollecitano pure i manifestanti ad entrare nel palazzo, ripresi da diverse telecamere.
    Il consigliere di Stato per la Difesa Christopher C. Miller, già direttore del "National Counterterrorism Center", nominato il 9 novembre da Trump, si rifiuta di far intervenire la Guardia Nazionale. Ci pensa Pence e i soldati arrivano quando tutto è finito.
    E ci sarebbe molto altro ancora. Quello al Capitol Hill risulta dunque un tentativo non riuscito di sovvertimento delle istituzioni, più che un'azione sfuggita di mano.
    2 min
  • Il Corsivo di Daniele Biacchessi del 09/01/2021: Strage di Viareggio, nessuno è stato
    Il 29 giugno 2009 è sera e a Viareggio fa caldo.
    E' in corso la stagione estiva e i ristoranti, lungo la passeggiata, sono già pieni.
    Le famiglie fanno la coda davanti alle gelaterie, i bambini giocano nei parchi, e le discoteche sul lungomare sono stipate di ragazzi e ragazze che ballano e si divertono.
    Il treno merci 50325 è come un mulo, di chilometri ne ha macinati tanti nella sua vita e quella sera viaggia tranquillo da Trecate (Novara), verso Gricignano (Caserta).
    Trasporta gpl, una sostanza altamente infiammabile.
    Poco prima della stazione di Viareggio, un asse di ferro corroso dalla ruggine si spezza, il treno perde l'equilibrio e inizia a deragliare.
    Sono le 23,48. I due macchinisti prima frenano poi lanciano l’allarme e si mettono in salvo dietro un muro. Quattro cisterne si rovesciano, una di loro perde i pezzi e si sgretola. Il gas fuoriesce e l'aria diventa irrespirabile. Poi ad un tratto uno, due , tre, quattro botti e la stazione di Viareggio si trasforma in un enorme rogo. Muoiono 32 persone.
    Undici anni e mezzo dopo i loro familiari si trovano ancora una volta in un'aula giudiziaria e attendono la sentenza definitiva della Corte di Cassazione.
    Sperano, confidano nella giustizia. Invece no.
    Tutti prescritti i reati accollati agli imputati, i vertici di Rete ferroviaria italiana, Trenitalia, Cargo Chemical, Gatx Rail Germania e Austria, altre società di manutenzione.
    Il sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti Roberto Traversi sostiene che “in un paese civile non può esistere che la morte orribile di 32 persone resti senza colpevoli e la prescrizione impedisca l'accertamento delle responsabilità di chi doveva vigilare e poteva impedire che si verificasse una strage e non l'ha fatto.”
    Uno dei familiari delle vittime, Marco Piagentini, non ci sta a digerire la decisione dei giudici: "hanno cancellato due gradi di giudizio e le perizie che hanno raccontato nella aule dei tribunali quale fosse lo stato delle Ferrovie italiane, hanno cancellato tutto con la parola 'prescrizione' ma oggi non abbiamo perso noi, ha perso il paese”.
    Si può solo dargli ragione.
    3 min

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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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