Il Corsivo

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  • Stretta europea sugli export dei vaccini | 25/03/2021 | Il corsivo
    Prima gli europei. Così possiamo sintetizzare la mossa della Commissione di Bruxelles sui vaccini. Nello specifico si tratta di una vera e propria revisione del meccanismo per l'autorizzazione all'esportazione delle dosi, fuori dal trattato di Schengen. Il via libera adotterà criteri di reciprocità e proporzionalità.
    L'Europa intende dunque limitare l'esportazione di vaccini al di fuori del circuito dei 27 paesi aderenti. La decisione della Commissione Europea giunge dopo essersi accorta che le case farmaceutiche con sedi nel Regno Unito e negli Stati Uniti bloccano o rallentano da mesi la fuoriuscita di vaccini, creando ripetuti problemi all'importazione da parte dei paesi europei. Nella sostanza è in atto una guerra dei vaccini e l'Europa, principale acquirente di Pfizer, AstraZeneca, Moderna e Johnson & Johnson, intende controllare le forniture in modo da impedire cartelli di monopolio e difficoltà di reperire il prezioso antidoto al Covid -19. L'obiettivo è che le richieste di export non costituiscano una minaccia per la sicurezza dell'approvvigionamento per i 27 Paesi dell'Ue. L'iniziativa revoca l'esenzione per 17 Paesi, mentre i 92 Paesi a basso e medio reddito del Covax restano esclusi dal campo di applicazione dello strumento. L'ultimo allarme giunge da ciò che si è scoperto in questi giorni. Nello stabilimento della Catalent di Anagni ci sono 29 milioni di dosi del vaccino di AstraZeneca pronte per essere spedite nel Regno Unito e scoperte dalle autorità italiane in seguito ad un'indagine scattata su segnalazione della Commissione Europea. In Italia si produce il vaccino AstraZeneca per la Gran bretagna, nei giorni in cui per 95 ore tutto viene bloccato in attesa del parere dell'Ema. Diciamo che il provvedimento europeo è solo il primo passo di una regolamentazione più generale della produzione e dell'esportazione dei vaccini.
    3 min
  • La riforma della Magistratura, secondo Mattarella | 24/03/2021 | Il corsivo
    C'è bisogno di una riforma della giustizia e penale, ora e subito. Quante volte abbiamo sentito questa frase, eppure il Capo dello Stato Sergio Mattarella è tornato a chiedere una revisione delle norme, perché sono attese da tempo e diventano necessarie. Il Presidente della Repubblica interviene al plenum straordinario del Csm, il primo a cui prende parte anche la ministra della Giustizia Marta Cartabia, a quasi due anni dal caso Palamara. Da allora molte sono state le promesse di una riforma del Csm, molti anche i passi fatti, ma la nuova norma ancora non c'è. Il Capo dello Stato lancia quindi un nuovo appello, fiducioso che il ministro appena insediato e le Camere giungano a una riforma, come chiesto anche dal vicepresidente dell'organo di
    autogoverno della magistratura David Ermini. Intanto un primo passo è stato fatto. L'Italia, con un ritardo importante, fa un passo verso la procura europea. Il Csm ha votato sì alla richiesta di parere del ministro della Giustizia, presente alla riunione, sulla proposta di accordo con il Procuratore Capo Europeo, la toga rumena Laura Codruţa Kövesi. La procura europea è un organismo indipendente nato per perseguire, davanti ai tribunali degli stati membri, i reati che vanno a danneggiare gli interessi finanziari dell’Unione. In particolare l'obiettivo della procura europea saranno il riciclaggio, la frode, la corruzione e frodi Iva transfrontaliere che superano i 10 milioni di euro. Ad oggi hanno aderito 22 stati. La struttura centrale esiste, mancano alcuni snodi importanti. Ed ecco che l’Italia dovrà accelerare per colmare il vuoto che finora ha lasciato e designare i magistrati italiani che dovranno assolvere questa funzione.
    3 min
  • Lo strano caso della società lombarda "Aria spa" | 23/03/2021 | Il corsivo
    È uno strano caso tutto italiano quello della società della regione Lombardia "Aria spa", i cui vertici sono stati azzerati dal Presidente Fontana dopo aver
    provocato numerosi disagi durante la campagna vaccinale nelle province di Cremona, Monza, Como. Infatti per tre giorni consecutivi , i funzionari della società non sono riusciti a gestire il sistema di prenotazione della somministrazione di dosi di vaccino destinate agli over 80, prima non avvisati via sms, poi chiamati via whatsapp dall'Azienda socio sanitaria territoriale di Cremona, poi ancora invitati a stare a casa senza prenotazione. Un disastro che ha provocato sconcerto, indignazione, vergogna tra i cittadini, e ha obbligato Fontana a prendere immediati provvedimenti dopo le prese di posizione di
    Letizia Moratti, assessore al Welfare, e di Guido Bertolaso, responsabile per l'emergenza Covid in Lombardia. Dove sta la stranezza di questa vicenda? "Aria spa" nasce il 1 luglio 2019 da un'idea di Attilio Fontana, presidente regionale, e di Davide Carlo Caparini, assessore al bilancio e alle partecipate.
    Che cos'è Aria spa, la società "soggetta a regione Lombardia" con cui ce l'hanno tutti. Nella nuova società confluiscono Lombardia Informatica, infrastrutture lombarde e Arca Lombardia. Nella sostanza, Aria spa è una "società soggetta a direzione e coordinamento da parte della Regione Lombardia", come si legge su suo sito. La gestione del sistema delle prenotazione fa circolare una ventina di milioni che ora passano dritti dritti a Poste italiane. Ora la Regione Lombardia azzera i vertici di una sua società voluta dal suo Presidente. La sensazione è che uno scontro di poteri sia in atto da tempo al Pirellone e che Fontana sia stato in qualche modo obbligato a compiere la scelta per non essere sfiduciato da altri.
    3 min
  • Lotta alla mafia, il tempo della responsabilità | 22/03/2021 | Il corsivo
    È accaduto che in mezzo ad una pandemia epocale, l'associazione Libera di Don Luigi Ciotti ha chiamato a raccolta, tra eventi in presenza e da remoto, migliaia e migliaia di persone, molti giovani, alcuni giovanissimi.
    Il 21 marzo è il giorno in cui si ricordano le vittime di mafia. I loro nomi e cognomi si sono sentiti forti e chiari all'Auditorium Parco della musica di Roma. Così come altrettanto forti e chiare sono state le parole utilizzare da Don Ciotti. “Chi rappresenta le istituzioni deve dimostrarsi eticamente all’altezza del ruolo. Non bastano le rifirme se la politica non riforma se stessa".
    Tanta strada è stata fatta lungo il cammino della lotta contro le mafie, ma molto c'è ancora da fare. Sono passati 25 anni dalla legge del 1996 sui beni confiscati. Bisogna che avvenga l’effettiva estensione della confisca ai corrotti; serve che la destinazione di una quota del fondo unico sulla giustizia sia messa a destinazione affinché i beni siano consegnati operativi. Dev’essere migliorata la Legge sia nel dispositivo che nell’attuazione: bisogna evitare lungaggini burocratiche, ma servono anche maggiori competenze.
    Soprattutto deve tornare il tempo della responsabilità per la politica e la società civile.
    2 min
  • Marco Biagi e la sua ultima bicicletta | 20/03/2021 | Il corsivo
    Questa è la storia di un uomo, un consulente del ministero del Welfare, un esperto di mercato del lavoro, che pedala con la sua bicicletta solo e senza scorta nel centro di Bologna. E' la storia di Marco Biagi, ucciso dalle Brigate Rosse la sera del 19 marzo 2002, diciannove anni fa. Quel giorno, intorno alle 13,30, Marco Biagi prende il treno alla stazione di Bologna e si reca a Modena. Tiene le sue lezioni, esamina incartamenti, legge libri, effettua qualche telefonata, accende il computer e controlla la posta elettronica.Poi alle 18,30 esce dal portone principale dell'Ateneo, si reca allo scalo ferroviario e
    attende il treno interregionale per Bologna. Un brigatista non ancora identificato avverte con il telefono cellulare Diana Blefari Melazzi, nome di battaglia Maria, staffetta del commando già operativo a Bologna. 19,41. Marco Biagi scende dalla carrozza e cammina lungo il binario 1 del piazzale ovest della stazione di Bologna.Si dirige verso l'uscita, poi volta a destra verso la saletta degli Eurostar. 19,41, Cinzia Banelli, nome di battaglia Sonia, attiva la Sim Card acquistata giorni prima a Roma. Alle 19,53, il professore esce dalla saletta Eurostar con il biglietto per Roma del giorno dopo. Poi cammina a piedi ed esce dalla stazione.Le telecamere della Polizia Ferroviaria sono sempre accese.Quando è sera funzionano con i raggi infrarossi. Così gli uomini non sono più ombre che camminano, i loro contorni restano ben visibili e in primo piano.Biagi è alto, con i capelli argentati. È inconfondibile, non ci si può sbagliare. Lui attraversa la piazza, attende il verde del semaforo e taglia di traverso la strada. Entra nella Galleria Due Agosto.Lì ritrova la sua bicicletta.
    È chiusa con due lucchetti, appoggiata ad un cartello stradale. La sua borsa è poco accanto al manubrio. Diana Blefari Melazzi, pure lei in bicicletta, si accerta che il professore sia partito. Con la ricetrasmittente, scandisce agli altri componenti del commando il percorso abituale di Marco Biagi. Il suo
    ultimo tragitto. La sagoma di Biagi viene ripresa più volte dagli impianti televisivi a circuito chiuso di banche, società, istituzioni. Mario Galesi, nome di battaglia Paolo e Roberto Morandi, nelle BR conosciuto come Luca, sono già sotto l'abitazione di Marco Biagi. Indossano i caschi integrali. Attendono il professore sopra un motorino color verde scuro. Cinzia Banelli è ferma sulla sua bicicletta in piazza San Martino. Nadia Desdemona Lioce, nome di
    battaglia Rosa, pure lei in bicicletta, si trova verso via Zamboni, tra via Valdonica e vicolo Luretta. Diana Blefari Melazzi è posizionata tra vicolo Luretta e via Marsala. Sono le 20,10. Il freddo di marzo comincia a pungere davvero e la scena dell'omicidio è fulminea. Marco Biagi si trova davanti al portone, posa la borsa di pelle nera, sta per infilare le chiavi nella toppa…Solo una voce acuta giunge alle sue spalle. “Professore…ehi professore” Il primo proiettile della pistola semiautomatica di Mario Galesi si conficca sul muro di via Valdonica. Gli altri cinque trafiggono il corpo di Marco Biagi. L’arma è una Makarov marcata Carl Walther 9×17 tipo corto. Mario Galesi e Roberto Morandi fuggono con il motorino verso Piazza San Martino e via Marsala. Cinzia Banelli accende la ricetrasmittente e chiude l'azione: “Buona notte”. Diciannove anni dopo, i brigatisti responsabili dell'omicidio sono in carcere. Nessuno invece ha pagato per le ripetute minacce ricevute da Biagi, nei giorni in cui lo Stato gli aveva perfino tolto la scorta. Per la memoria troppo corta del nostro Paese, il sacrificio di Biagi è già troppo.
    5 min
  • Quella tromba di Fresu in memoria delle vittime innocenti | 19/03/2021 | Il corsivo
    A volte, quando le parole non riescono ad esprimere il dolore di una Nazione, ci pensa la musica. E' accaduto tante volte nel passato, in Italia e nel mondo. E' avvenuto anche ieri a Bergamo. La tromba di Paolo Fresu, uno dei principali jazzisti italiani, ha fatto memoria delle oltre 100 mila vittime del Covid-19 nel giorno del loro ricordo al parco Martin Lutero, davanti al Presidente del Consiglio Mario Draghi, il sindaco della città Giorgio Gori. Quel suono circolare, armonioso e triste, forte e potente e al contempo sommesso ha rievocato tutti quei nomi di persone comuni, morti dopo mille sofferenze nei nostri ospedali, nelle abitazioni, nelle Rsa, e a volte in seguito a negligenze ancora tutte da accertare in sede giudiziaria. Quella tromba di Fresu ci ha raccontato in pochi minuti non solo la terribile fotografie delle bare trasportate di notte dai camion dell'esercito a Bergamo, ma anche un anno di storie di uomini e donne che non ci sono più. Pensionati, impiegati, operai, studenti, ragazzi, perfino bambini. E ancora medici, infermieri, agenti delle forze dell'ordine, vigili del fuoco, protezione civile, giornalisti, manager, dirigenti, e molti altri ancora, impegnati. solamente a vivere. Tutta la loro vita, le speranze, le delusioni, le vittorie e le sconfitte, i sogni e le delusioni, è confluita dentro il suono di uno strumento, un urlo di dolore e di rabbia che ha fatto il giro del mondo.
    Nulla è più stato come prima per vittime innocenti che non sono più corpo e spazio, i cui familiari sono stati relegati a seguire da casa la diretta televisiva a causa delle restrizioni.
    3 min
  • Venti di guerra fredda tra Usa e Russia | 18/03/2021 | Il corsivo
    Ogni volta che alla Casa Bianca si insedia un nuovo presidente, venti da guerra fredda soffiano tra Stati Uniti e Russia. Era accaduto all'inizio
    dell'amministrazione di Donald Trump, avviene anche oggi con Joe Biden che non sembra aver trasformato di molto la sua politica estera rispetto a quella del suo predecessore. E' accaduto che Biden, in un'intervista all'Abc, ha giudicato Vladimir Putin un "killer" e ha assicurato che il leader del Cremlino "pagherà" per aver interferito nelle elezioni americane del 2020". Il giudizio di Biden si basa su un corposo rapporto dell'intelligence
    americana secondo il quale Putin avrebbe autorizzato operazioni volte a denigrare la candidatura di Biden e a sostenere quella di Trump, minando la fiducia dell'opinione pubblica nel processo elettorale e seminando divisioni. I nuovi documenti prodotti dai servizi americani vanno a sommarsi a
    quelli accumulati negli anni e formerebbero un vero e proprio atto di accusa, una sorta di seconda versione del Russiagate. Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov respinge le accuse, definendole "completamente infondate". E il presidente della Duma di Stato, la Camera bassa del Parlamento
    russo, Vyacheslav Volodin ha detto che "gli attacchi contro Putin sono attacchi alla Russia". La sensazione è che le affermazioni di Biden siano solo una prova di forza senza conseguenze operative, in quanto nonostante la convinzione che Putin sia un assassino, il capo della Casa Bianca sostiene di poter lavorare insieme alla Russia per "interessi comuni". Un esempio che vale per tutti: l'estensione dell'accordo per il controllo delle armi nucleari New Start.
    2 min
  • La responsabilità dei giornalisti durante la pandemia | 17/03/2021 | Il corsivo
    No, cari colleghi, non ci siamo proprio. Quella che tutti gli organi di stampa avevano attribuito come una morte collegata direttamente all'iniezione del vaccino AstraZeneca, altro non è che un arresto cardiocircolatorio. Infatti nell'autopsia non è stata individuata con assoluta certezza la causa della morte di Sandro Tognatti, l’insegnante di 57
    anni di Biella deceduto domenica mattina, 14 ore dopo l'inoculazione di una dose.
    E si è trattato probabilmente di un decesso cardiaco improvviso che non ha lasciato segni di cause macroscopiche sul corpo. E neppure esistono indizi che possano in qualche modo mettere in relazione il decesso con la somministrazione del vaccino AstraZeneca.
    Eppure, solo pochi minuti dopo la morte di Tognatti già i portali dei maggiori quotidiani confondevano quello che oggi è un arresto cardiaco improvviso con il vaccino,
    provocando una psicosi tra chi lo aveva preso e chi lo doveva ancora fare. Non solo. L'assoluta incapacità di verificare le fonti che dovrebbe essere un obbligo per noi
    giornalisti ha fatto diffondere una notizia risultata non vera, proprio nelle ore in cui i paesi europei, Italia compresa, sospendevano in via precauzionale la somministrazione
    del vaccino AstraZeneca.
    Certo in tutta Europa si sono registrati alcuni altri casi analoghi, ma la stessa Ema, l'Agenzia europea del farmaco, in attesa del giudizio definitivo che sarà diffuso giovedì dopo numerosi test e approfondimenti, ha affermato che "il rapporto rischi-benefici del vaccino AstraZeneca rimane positivo". Del resto quando si
    vaccinano milioni di persone, una vaccinazione di massa di vaste proporzioni, non è raro che si abbiano reazioni avverse. E il ruolo delle istituzioni sanitarie è valutare
    che qualsiasi caso sia un reale effetto collaterale o una coincidenza. Consiglio ai colleghi di riprendere i vecchi arnesi del mestiere che, in mezzo ad una pandemia epocale, a volte evitano brutte figure.
    3 min
  • Oscar alle eccellenze italiane in un Paese chiuso allo spettacolo | 16/03/2021 | Il corsivo
    L'Italia è il luogo dei paradossi. Piazziamo tre nomination per gli Oscar, agli Academy Awards, in programma il prossimo 25 aprile. "Pinocchio" di Matteo Garrone: e' candidato per i costumi di Massimo Cantini Parrini e per il make up di Mark Coulier, Dalia Colli e Francesco Pegoretti. Laura Pausini e' invece nominata agli Oscar per "Io Si" nella
    categoria della miglior canzone originale per il film "La vita davanti a sé" di Edoardo Ponti. Nel mondo trionfa la grande eccellenza del cinema e della canzone di un Paese
    che però ha blindato fin dall'inizio della pandemia ogni forma di spettacolo dal vivo, chiudendo cinema, teatri, sale polifunzionali, tutte le grandi strutture stabili della lirica, della operistica, della musica sinfonica. E tutto questo è avvenuto contemporaneamente all'apertura di discoteche, come la scorsa estate. Non fa niente se piccoli, medi e grandi cinema e teatri nel frattempo sono chiusi per sempre, e centinaia di migliaia tra attori, attrici, registi, scenografi, sceneggiatori, comparse, musicisti, attrezzisti vivo a stento o sono costretti a cambiare il proprio mestiere per portare a casa un pezzo di pane. Dedichiamo a loro le eventuali statuette di garrone e della Pausini.
    Sarebbe un bel gesto, un bel ristoro mancato.
    2 min
  • In poche settimane il quadro politico è cambiato | 15/03/2021 | Il Corsivo
    In poche settimane il quadro politico è cambiato.

    Giuseppe Conte guida il M5s e da ieri Enrico Letta è il nuovo segretario del PD. Conte conserva ancor oggi un indice di popolarità notevole, tanto che i sondaggi danno il M5s intorno al 19%, in risalita rispetto ai giorni del via libera pentastellato al Governo di Mario Draghi.

    Il PD sta cambiando pelle dopo le dimissioni di Nicola Zingaretti. Nel discorso al Nazareno, all'assemblea del PD che lo ha votato segretario con una maggioranza bulgara, Letta ha detto chiaramente di voler ricostruire un nuovo partito: lavoro, sanità pubblica, parita' di genere, maggior ascolto della base e delle sezioni, il voto ai sedicenni, lo ius soli. Letta si presenta dunque, come sostiene il professor Marc Lazar, meno democristiano, meno liberal, e più riformista. Diciamo, un ambientalista progressista.

    Ed è proprio sul tema ambientale che nasce l'asse strategico tra Enrico Letta e Giuseppe Conte. Uno ha bisogno dell'altro in questa fase politica di Governo, e l'impronta economica sostenibile da dare al Paese, a partire dalla riscrittura del Recovery e dal Ministero della transizione ecologica favoriranno le convergenze tra le due forze politiche.

    Ma tutto dipenderà dalla stabilità del Governo Draghi e dall'orizzonte delle prossime elezioni politiche naturali nel 2023 oppure anticipate, al netto della gestione delle opposizioni interne che si troveranno ad affrontare Letta e Conte.
    2 min

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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca.

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